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I Romanzi e le storie di Jacopo Fo

La formazione militare delle ragazze.

Capitolo 9

I telegiornali ebbero un bel da fare a raccontare cosa era successo.
Nella battaglia alla fortezza erano restati a terra 98 cadaveri.
La polizia brancolava nel buio: terrorismo, sette sataniche, trafficanti di droga. I resti di una grande quantità di computer diedero da fare ai tecnici della squadra informatica che in effetti capirono ben poco delle stringhe di numeri archiviati. Conclusero che si trattava di una sorta di alchimia magica… Quindi una setta esoterica…
Quella notte scoprii anche il nome di quelli che avevano attaccato la Fortezza: la Congregazione.
Me lo disse l’uomo con gli occhiali arancione, che mi spiegò che loro, i buoni, avevano scelto come nome l’Alleanza.
Camminammo a lungo per le campagne e lui aveva voglia di parlare.
In testa mi si precisava un quadro sempre più chiaro. La Congregazione e l’Alleanza si combattevano da parecchi anni. Entrambi volevano utilizzare l’analisi della frequenza dei numeri per prevedere le oscillazioni azionarie e accumulare montagne di soldi.
Ma la Congregazione desiderava soltanto usare questo denaro per dominare il mondo. Invece l’Alleanza usava il denaro sottratto dal mercato azionario per compiere opere meritorie e tra queste, fondamentale, sventare i piani di dominio della Congregazione.
Mentre camminavo a fianco dell’uomo con gli occhiali arancione mi chiesi cosa c'entrassi io in quella guerra e perché mai c’ero finito in mezzo.
Avevo rischiato di morire o di uccidere. Per fortuna entrambi i destini mi erano stati risparmiati grazie a un colpo benefico del caso. 
 

La formazione militare delle ragazze. Il tripudio della confusione

Capitolo 8

Avevo sognato di fare a botte tutta la notte. Prevalentemente con lucertole-locuste bipedi che avevano un alito straziante.
Avevo sognato che le facevo a pezzi a mani nude.
E mentre spezzavo ossa e chele e spargevo intestini e sangue verde su prati rachitici mi complimentavo con me stesso. Una roba tipo: “Wow! Non credevo di essere così forte!”
Non serve uno psicanalista per capire che il mio inconscio era stato influenzato dagli eventi degli ultimi due giorni.

Stavo ancora con gli occhi chiusi ma già avevo percepito una presenza nella stanza. Mi fissava insistentemente. Avrei preferito non aprire gli occhi in nessun caso. Ma ben presto mi resi conto che la presenza non avrebbe smesso di fissarmi. Quindi mi rassegnai e guardai.
Miriam era di fronte a me.
Mi osservava con l’espressione che si usa guardando una grossa cacca. Mentre ci si chiede quale bestia può averla fatta così grossa.
“Ciao!” Dissi.
“Che ci fai qui?”
“Passavo...”
“Anche questa volta ti sei scopato mia sorella a tua insaputa?”
“No questa volta no.”
Odio gli scontri interpersonali. Non servono a niente. Ma in questo caso mi faceva piacere vedere che era incazzata. Mi sentivo gratificato.
“Beh, riprenditi. Hai una mattinata intensa. I nostri salvatori vogliono verificare che tu non contenga virus potenzialmente letali per la comunità. Ti aspettano in infermeria.”
“Come la trovo?”
“Segui i cartelli.”
Non disse altro e se andò.
Io sorrisi.

La formazione militare delle ragazze. Eventi indecifrabili

Capitolo quinto

“E’ un cellulare criptato!” Disse Miriam abbastanza soddisfatta di sé.
Sì… figurati… Pensai io. Stavo diventando insofferente.
Forse invece di telefonare potresti spiegarmi. Mi sembra che tu mi abbia coinvolta abbastanza nei tuoi casini!”
Lei mi fece uno di quei sorrisi che si vedono esclusivamente nelle pubblicità delle auto da corsa… Sono sorrisi che le fotomodelle si fanno pagare tantissimo.
“Forse è meglio che ne parliamo in un posto un po’ più tranquillo di un tram… Che ne dici? O pensi sia meglio che facciamo un comizio… Anche una seduta collettiva potremmo fare… Psicoanalisi thriller da tram… Potrebbe venirne fuori una moda di massa…” Dopo queste spiritosaggini mi fece un altro sorriso da auto di lusso. A lei non costavano niente.
Restai senza parole. E’ un effetto che le donne mi fanno.
Ragionano troppo velocemente. A partire da mia madre. Quando le telefono mi fa delle domande difficilissime, tipo “Credi veramente che sia iniziata una fase recessiva?“ E dopo un secondo che mi ha sparato la domanda mi chiede: “E’ caduta la linea o stai facendo un videogames?” Come se passassi la giornata a fare i videogames. Non ti danno un secondo per pensarci su. Non so me facciano le donne. Hanno già tutte le risposte scritte dentro e basta loro pronunciarle a voce alta.
Ho letto che è una questione di sinapsi. Ne hanno molte di più dei maschi. Noi abbiamo immense nuvole di dati che veleggiano nella nostra mente completamente sconnesse dal resto della materia grigia.

La formazione militare delle ragazze. Agguati mentali

Capitolo quarto

Fermai un taxi al volo.
Mi feci lasciare a cento metri dall’appartamento di Ester. Iniziai a seguire un percorso tortuoso per essere sicuro di non aver dietro nessuno.
Vidi una donna che avanzava pesantemente verso di me. Una settantenne sovrappeso con l’aria pacata da casalinga, vestita in modo inappuntabile. Sembrava uscita da poco dal parrucchiere. I capelli erano striati di rosso pomodoro e castano. Per il resto sembrava normale. Indossava un pesante cappotto di lana blu e reggeva un sacchetto stracolmo di spesa dal quale spuntava la chioma di un sedano. Pensai che aveva fatto la spesa al mercato, non al centro commerciale.
La donna, quando fu a tre passi da me si fermò guardandomi. Poi disse con una bella voce chiara: “Ma tu sei Michele!”
La guardai perplesso: “No, signora, io sono Giovanni, mi dispiace…”
“No tu sei Michele. Dai retta a me. Adesso ancora non lo sai ma questo nome ti sarà utile. Lo sento. E scusa se mi permetto di darti un consiglio.
Ci sono tre ragazze, lo so benissimo. E tu non sai quale scegliere. Eh, ma una devi sceglierla. Dammi retta, non puoi continuare a fare il farfallone.”
La presi per una pazza: “Bene, grazie per il consiglio… Ne terrò conto.” E ripresi a camminare.
“Bene!” Disse lei. Poi come se si ricordasse improvvisamente di una cosa importante si girò seguendo con lo sguardo il mio movimento: “E comunque la domanda è: che cosa ti sta succedendo? Chi tira i fili? E’ chiaro che certe cose non possono succedere per caso… C’è un complotto e tu devi capire cosa vogliono da te. Qual è il bottino.”
Stavo per tempestarla di domande quando arrivò un ragazzino che la prese per il gomito: “Su vieni nonna, andiamo a casa, la mamma è in pensiero!”
Io le chiesi: “Che complotto?”
Il ragazzino mi disse: “La perdoni signore, mia nonna ogni tanto si confonde…”
E la nonna disse: “Sì ogni tanto mi confondo , sa com’é… L’età…”
Fece un risolino e si lasciò trascinare via dal nipote che le ripeteva che non doveva sparire così, che erano tutti preoccupati.
Restai a guardarli andare via indeciso sul da farsi. La nonnina non mi avrebbe detto più niente, e non potevo certo costringerla a parlare in mezzo alla strada…

La formazione militare delle ragazze. Una situazione complessa.

Capitolo terzo

La ragazza bionda non degnò neppure di uno sguardo la mia faccia allibita e partì al contrattacco contro la sorella: “E’ stata Miriam a portarlo qui. Non io! Va bene? Io sono arrivata qui alle 4 del mattino. Sapevo che non c'eri ed ero da queste parti! Punto! E non avevo voglia di tornare a casa… Quando sono arrivata Miriam se ne stava andando. Mi ha detto che aveva da fare… Alle quattro del mattino. E poi voglio vedere se fai anche il terzo grado. Mi ha detto che c’era un uomo nel letto che però non mi avrebbe dato fastidio…” Mi guardò. “Mi ha detto che potevo stendermi sul materasso… Non è colpa mia se in questo cazzo di casa c’è un solo posto dove dormire. Mi sono stesa e mi sono messa a dormire.” Mi guardò di nuovo senza far trapelare niente su quanto era successo. Il viso assolutamente indifferente. Un’artista. “Ho dormito e poi sei arrivata tu urlando e mi hai accusata di aver infranto tutti i codici! E io non c’entro  un cazzo. E mi becco sempre le colpe tue e di Miriam!”
Interruppi la discussione: “Scusate: chi è Miriam?”
La biondina mi guardò stupita: “Miriam, mia sorella. Non la conosci?”
“Mi ha detto di chiamarsi Teresa…”
La donna in grigio sbotto: “Oh Santo Iddio! Ma quella è un’altra fuori di testa! Ma state ancora facendo i vostri giochini di manipolazione? No, io non ne posso più di voi due!”
La biondina si rifiutò di incassare l’accusa: “Senti Noemi: non mettere in conto a me quel che fa Miriam! Non parlare al plurale! Io non c’entro più con le sue storie del cazzo! Mi sono rotta di lei, delle tue sgridate, lasciatemi in pace!”
 

La formazione militare delle ragazze. Ragazze educate

Capitolo secondo

RAGAZZE EDUCATE

A volte la città non sembra più un ammasso di case, strade e semafori, ma un luogo misterioso, una foresta percorsa da fiumi metallici, o lava incandescente che sgorga dagli incendi intermittenti che vivono dentro i motori.
E tu veleggi su una barca a vela con le ruote, lungo quei canali infernali o lussureggianti. Lava o giungla… Forse dipende dall’umore. Per me era lava scura.
Dopo un’ora di giri, di garage per posteggiare il motorino, di portoni, cortili, centri commerciali e cunicoli sotto le cantine che lei, la mia guida, evidentemente ben conosceva e di cui, ragazza previdente, aveva le chiavi, arrivammo di fronte a una porta qualsiasi di un qualsiasi appartamento urbano. Una porta rivestita di legno, blindata, che si aprì grazie a chiavi nate per impensierire gli scassinatori. La ragazza si era tolta il casco, e sotto il suo viso era luminoso. Aprì la porta senza incertezze. Aveva le dita affusolate.
L’appartamento era spoglio, vuoto. Una serie di stanze dove sembrava non ci fosse nulla. Solo il frigorifero era moderno, enorme e pieno. Lei mi offrì un succo di frutta corretto con un dito di vodka. Mi fece bene. “Mi chiamo Teresa. So che tu sei Giovanni Lanzacurte…” Ci stringemmo la mano dopo che per mezz’ora ero stato abbracciato a lei sul motorino… Insolito.
C’era un’unica stanza con un minimo di arredi: un materasso steso per terra, sopra un tappeto pachistano di poco prezzo, sopra il materasso lenzuola bianche, una trapunta color panna, poi un tavolo e due sedie. Un portatile per terra. La ragazza si accoccolò sul materasso bevendo da una tazza. Io presi una sedia e mi misi di fronte a lei: “Mi puoi raccontare cosa è successo? Ho le idee un po’ confuse.”

La formazione militare delle ragazze. Ottima marmellata d’arance

Buon 2012, che sia un anno radioso!
E per ingraziare un buon anno ecco a voi il primo capitolo di un grandioso romanzo epico.
La prossima settimana la seconda puntata.

La formazione militare delle ragazze.

Capitolo primo
OTTIMA MARMELLATA D'ARANCE

I seni della ragazza stesa nuda sul letto erano tondi in modo impressionante. Ma il movimento che facevano sospinti dal suo respiro mi facevano escludere che fossero finti.
La stanza era grande e semivuota. C’erano il grande letto, un tavolino, una sedia e un armadio antico costruito con tavole sbozzate. Alto come una persona, si stringeva salendo. Il pavimento era di assi accostate munite di incastro. Legno chiaro. Probabilmente acero. Le lenzuola erano bianche e il piumone color panna, ammassato, era sul bordo più lontano del letto e un lembo pendeva fino a toccare il pavimento. C’era una finestra con gli infissi verniciati di bianco. Le pareti era color sabbia chiara. A destra, lungo il muro, al centro, c’erano una cinquantina di libri disposti di costa, come fossero in una libreria pensile.
Lei mi disse: “Raccontami tutto!” La sua voce era morbida e piena, con i suoni leggermente scivolati, quel tanto da renderla sensuale senza farla sembrare una bambina.
In effetti non conosco una parola che identifichi il timbro della sua voce. O forse era il modo di pronunciare le parole che la rendeva particolare. Era una voce che sembrava uscire da una creatura estremamente delicata ed elegante. Ma sapevo che lei poteva essere più dura di uno spigolo urtato al buio di notte, mentre cerchi il bagno in una stanza di albergo della quale hai perduto la mappa.

Siamo l’Armata Zapatista (versione senza fucili)

Sub comandante Marcos(Questo è un racconto criptico su quel che stiamo per fare, non che ci siano segreti… è solo che il linguaggio corrente non esprime i concetti.)

Sto radunando la vecchia banda. Quella che suonava il rock e non faceva le rapine.
E’ come il discorso degli zapatisti. La banda può essere di rapinatori o di suonatori.
Gli zapatisti li puoi avere in versione light o hard. Noi siamo la versione light.

Alcatraz compie 30 anni.
Scusate ma mi vien l’impulso di un po’ di trionfalismo.
Mia mamma mi diceva che sono incostante. Qualche mese fa ha ammesso che si era sbagliata.
E ringrazio il Grande Culo Cosmico che ha vegliato su di me, o forse le mie nonne, perché 30 anni in questa valle verde sono stati proprio un bel regalo.
Mi fermo qua e vi lascio intuire il resto dell’autoincensazione, ingigantito dal fatto che dopo 18 anni alla fine sta nascendo l’Ecovillaggio.

L’esercito zapatista era pronto all’insurrezione, avevano le camice blu e i pantaloni bianchi tutti uguali e anche il berretto, cuciti la sera dopo mangiato, in mille case.
E non vi dico la fatica per trovare i fucili.
Dovevano prendere in un colpo solo tutti i commissariati del Chapas, una cosa complicata.
5.000 uomini e donne, pronti e armati, con le divise immacolate, appostati in un centinaio di capannoni, forre e granai. Si aspettava il segnale per attaccare, il proiettile in canna, pronti a togliere la sicura.
Uno sforzo immane, una preparazione che andava avanti da anni, discussa da tutti ogni virgola e nessuno ne aveva mai parlato. Avevano il tesoro di tenere la bocca chiusa. E poi, improvvisamente ci si accorge che quelli di San Fernando non sono arrivati. “Ma porca zozza l’anima traditrice, non va bene.” disse una donna anziana con in mano un fucile più grande di lei. E dopo un po’ il comandante Marcos comunicava che non se ne faceva niente, era tutto rimandato di un anno. Perché la data, per tutta una serie di motivi, doveva restare quella di quel giorno. I particolari sono essenziali.
Noi non abbiamo dovuto rimandare di un anno ma di dieci. Siamo zapatisti lenti.

Dicevo che sto cercando di radunare la banda.
Il problema è che non ho tutti gli indirizzi.
A volte mi mancano anche i nomi.
Ma di che parli?
Mi chiederà qualcuno.
Appunto. Un discorso criptico, l’avevo detto.
Cerco di spiegarmi.
La banda.
Ti ricordi della banda?
Suonavamo la musica demenziale, indiani metropolitani, biodinamici sperimentali, vignettari satirici, imprenditori ludici, tessitori di relazioni, marinai, guitti, volontari.
Forse per capirsi è meglio un questionario.
Fa parte della banda chi può rispondere sì a almeno 3 di queste domande

Al secondo Festival di San Scemo, al palazzotto dello sport di Torino, hai attaccato a ballare in modo esagerato? (quando attaccò “E’ colpa di tua mamma che non vuole che facciamo, l’amore sopra il letto in cucina o sul divano, facciamolo sul tram nel centro di Milano…
Vorrei prenderti sul tram della circonvallazione!”
Eri sul Ticino, quel giovedì di giugno che ci trovammo in 100mila a sparar cazzate sopra i prati quando fummo attaccati da pensieri smodati a proposito di futuri incrociati.

Di fronte al bar Magenta, il 7 dicembre del ’77 pochi minuti prima che la polizia caricasse uscendo dal buio e facendo quel massacro, hai avuto la sensazione che eravamo spacciati ed era finita un’epoca?

Sei la zia di quella ragazza di Latina, molto carina, che aveva gli occhi del colore del cielo la mattina?

Conosci il Mistero Assoluto della Liposuzione?

Conosci Adelmo Ferraretti?

Hai voglia di costruire qualche cosa di divertente, politicamente rilevante, umanamente confacente, impertinente, impenitente, progressista e affascinante?

Hai un forte impulso a uscire dalla linearità ripetitiva di un certo periodo della tua vita?

Hai un paio di occhiali tipo Blues Brothers?

Sei John Belushi? (o anche John Lennon, è indifferente)

Fai vignette disegnate alla grande?

Vorresti comporre istant song satiriche? (ma sai suonare o usi Garage Band?)

Hai una voglia a forma di mandala sulla natica sinistra?

Sai dirmi quali sono i 7 segreti che il gigante della foresta svela a Gilgamesh, in cambio della promessa (povero fesso) di future disponibilità della sorella di quest’ultimo?
(questo vale 100 punti e una settimana da Grande Puffo a Puffonia. Anche perché nel poema Il Gilgamesh non c’è scritto…)

Capisci Google? (personalmente)

Hai visto a volte l’alba sembrare un tramonto?

Se hai risposto di sì ad almeno 3 domande sei nei guai perché hai incontrato “Il Reclutamento Automatico Passivo”, una specie di droga numerica progressista che ti spinge inesorabilmente verso intensi rapporti sociali e artistici.

Vieni qui, domani. Se no collegati alle ore 18 su www.alcatraz.it
Faccio una diretta (visibile poi in differita).
Obiettivo numero uno: un web corteo di fotomontaggi compromettenti, un inno, una rete di blog eversivi e assolutamente molto altro.
Insorgete.
Il Rock & Roll Demenziale è tornato.
Non faremo prigionieri… Solo agglutinamenti.
(Sire non è una rivoluzione. E’ una mutazione!!! - sui muri di Parigi, maggio ’68)

PS
Lunedì, se il Gran Kebab del web lo vuole, aprirà i battenti www.ridere.it, diciamo verso le 18,08.
Si tratta di una corazzata. Vuoi satireggiare?
Dag a doss!

Preparatevi.
Psicologicamente.
Nulla poi sarà più uguale.
Siamo tornati.
Suoniamo male
Siamo stonati
Mangiamo l’Inferno
Scoreggiamo al profumo di violette.

Aug!

Post Post
Mi sento un po’ esaltato questo pomeriggio… Com’è?

Detto in altre parole: da lunedì a domenica, per 7 giorni vorrei far finta che esistesse la mega comunità creativa di cui da tempo si vagheggia su queste pagine. Più di 7 giorni si crolla ma 7 giorni se po’ fa. C’arprovamo?

 

A volte gli escrementi volano alti. Ma prima o poi ricadono per via che non hanno le ali.

Il ritorno di Toni Barra, investigatore privato al servizio del Sindacato Metalmeccanici.

Ero andato a accompagnare la piccola Engels a scuola. La sua maestra di religione mi ha guardato come se vedesse uno streptosauro produrre un escremento grande come una Mini Minor. Gialla.
Avevo detto a Engels che Gesu', essendo un ebreo di 2.000 anni fa, difficilmente poteva essere biondo con gli occhi azzurri. Era tale e quale a un marocchino.
E probabilmente Engels l'aveva detto alla maestra.
E la maestra era rimasta sconvolta: le avevo stravolto l’immagine di Dio.
Ma sono abituato all'odio fondamentalista.

Andai al Bar Pannacci, il migliore del quartiere, e ordinai il mio solito cappuccino con cornetto e bicchiere d'acqua fredda ma non ghiacciata, senza gas. Dissi: "Il solito." E’' uno dei vantaggi del scegliere il miglior bar e andarci tutti i giorni.
La barista, Silvia, una ragazza squisita, mi disse: "Ci sono due armadi che ti danno la caccia. Vuoi che chiami la polizia?"
Scherzava. Ormai li conosce anche lei. Mi sedetti al tavolino e iniziai a inzuppare la massa morbida e dolce del cornetto. Perfetta. Me la presi calma, tanto il sindacato e' come la pioggia, se ti deve beccare ti becca.
Avevo appena finito di deliziarmi le papille gustative quando i due armadi rispuntarono: erano Sacco e Vanzetti. Per un istante non li riconobbi. Erano tirati a lucido, gessato blu notte.
"Lasciatemi indovinare, non e' che il capo del sindacato metalmeccanici mi vuole subito, immediatamente nel suo ufficio..."
Sacco, che e' il piu' loquace disse: "Andiamo."
Non un BUON GIORNO o cose frivole del genere. Si esercitano per essere cosi' duri?
No, probabilmente gli viene spontaneo.
Salimmo sopra una Skoda blindata del ‘78, di quelle fatte ancora dai comunisti. Roba indistruttibile.
Vanzetti guidava come al solito lentamente. Raramente superava i 20 chilometri orari.
Ma ora stava fisso sotto i 12. Sembrava stesse pensando intensamente.
Non era normale.
Chiese: "Ma secondo te un nemico e' sempre un nemico?"
Era chiaro che si trattava di una domanda trabocchetto. Preferii essere evasivo.
"Dipende..."
E feci bene. Inizio' a bestemmiare in romagnolo stretto. Spaventoso.

Arrivai di fronte alla porta dell'ufficio del capo e sentii uno strano odore. Non si avvertiva piu' quella nuage di muffa, sigarette e mortadella con la salsiccia e il pecorino coi vermi. Era piuttosto una cosa tipo eau de rose.
Il capo, per fortuna aveva la solita faccia da tritacarne, 120 chili di peso e la mascella stava triturando una braciola. Cruda.
"Cazzo, Toni, devi darmi una mano. E non tirarmi fuori anche tu delle storie di merda sul passato. Hai qualche obiezione?"
"E come faccio a dirtelo? Non mi hai ancora detto niente."
"Non iniziare a fare il sofista anche tu!!! Hai presente quando le cose sono sottili e arrivano al loro termine? Come si dice? Non mi viene la parola..."
" Fini?"
"Ecco, si'. Lo devi proteggere."
"Cosa?"
"A minuti arriva una di loro. Farai coppia con lei. Ci serve di sapere chi cavolo sta organizzando questa messa in scena. Hai sentito Castelli da Santoro? Ha detto che uno che riveste una carica pubblica ad alto livello non puo' avere a che fare con societa' off shore. E Berlusconi, che ne ha fatte a decine di societa'' off shore, non conta? C'hanno l'onesta' intellettuale di un coccodrillo morto."
Non avevo ben capito: "Fai un passo indietro dai coccodrilli. Chi dovrei proteggere?"
"Senti non cominciare a rompermi i coglioni anche tu. Ma lo sai che una volta ho dovuto fare servizio d'ordine per Mastella? E non dovevamo ucciderlo, dovevamo stare attenti che non si facesse male. Hai capito?
Operai comunisti a difendere Mastella. Che schifo? Quindi fai il tuo dovere e
basta."
Non riuscivo ad articolare i pensieri. "E lei chi sarebbe?"
"Non sarebbe... E'. Togliamo le incertezze. Lei e' una ex del servizio d’ordine di Alleanza Nazionale."
"E me lo dici cosi'…"
"E come te lo dovevo dire, in francese?"
"Dio mio!"
"Bene, mi fa piacere che tu sia diventato credente. Ti sara'' piu' facile, grazie al perdono e a tutte quelle belle cose che avete voi cristiani."
"Ma che stronzate dici?"
Stavo per partire per una sequenza di improperi quando la porta si apri' senza preavviso e entro' una giovane donna con un completo blu, gonna al polpaccio e scarpe ortopediche. Anche carina se vogliamo....
Mezz'ora dopo eravamo in auto. La Skoda. Lei voleva prendere il suo Mercedes ma io lo avevo escluso. Sui principi si puo'' trattare solo fino ad un certo punto.
Avevamo seduti dietro Sacco e Vanzetti che facevano finta di non esistere.
Probabilmente stavano elencando la lista dei ragazzi uccisi dalla polizia tra il 25 aprile 1945 e il 2001.
Lei, che si chiamava Sofia Garingotti, mi disse: "Non credere che per me sia facile lavorare con voi. Ma sono stata educata a Credere, Obbedire e Combattere. E obbedisco."
"Allora in questo siamo simili. Anche noi siamo abituati a obbedire. Anche nel caso in cui non c'e' piu' niente da credere."

Mia nonna diceva sempre che se vuoi sapere qualche cosa devi chiedere a una donna. Diceva anche che se devi sparare e' meglio usare un mitragliatore. Ma questo non c'entra, non dovevamo sparare a nessuno.
Probabilmente.
Andammo da Milu', una ragazza che faceva la pranoterapeuta. Lasciai Sacco e Vanzetti in auto. Sapevo che preferivano stare il piu' lontano possibile da Sofia, la storia della collaborazione con frange democratiche ex fasciste li confondeva.
Milu' era famosa nel suo campo e curava gente di tutti i tipi. Forse lei ne poteva sapere qualche cosa. Era in debito con me per via che si era fidanzata, in un momento di confusione mentale, con il capo della polizia politica. E quando lo aveva mollato per un ragazzo della fonderia, lui aveva iniziato a fare il prepotente.
Gli avevo spiegato che la nostra priorita'' non era piu' quella di uccidere poliziotti ma che potevo sempre andare a casa sua a prendere un the con un migliaio di extracomunitari polacchi miei amici. Aveva capito che facevo sul serio e l'aveva piantata di rompere.
Milu' lancio' un MAYDAY su Facebook, tra le sue amiche veggenti, macrobiotiche e sensitive: “Cerchiamo storie su un tale che ha coperto di merda Montecarlo.” Era una frase allusiva. La rete inizio' a scatenarsi. Trovammo cosi' il contatto con un’imbalsamatrice di gatti da salotto e chihuahua che ci disse che conosceva un tipo che aveva il dono di finire dentro a tutti guai, dagli scandali con le escort a quelli con
travestiti e cocaina.
Andammo da lui. Questa volta Sacco e Vanzetti erano con noi in ascensore mentre salivamo al terzo piano di una palazzina di lusso dove aveva sede la International Communication Stars. Una segretaria che aveva le unghie laccate di 5 colori diversi ci disse che il commendatore non c’era. Passammo oltre, sfondammo la porta. Facemmo alcune domande. Il commendatore fece il vago. Sofia, la nostra accompagnatrice di destra, gli afferro' il cavallo dei calzoni. Forse afferro' anche qualche cos’altro. Il faccendiere inizio' a gridare.
Sacco e Vanzetti fecero qualche cosa che poteva sembrare un sorriso, ma serviva un po’ di fantasia per vederlo.
Il tipo inizio' a parlare. E’ stupefacente quanto poco resistano. Fanno sempre i coraggiosi coi coglioni degli altri.
Fu cosi' che entrammo in possesso di tutte le informazioni che ci servivano e anche di molte altre completamente inutili. Non smetteva piu' di parlare. Ci confesso' anche che da piccolo aveva rubato 500 lire a sua zia. Mi segnai il nome della zia per andarglielo a raccontare. A volte sono un po’ stronzo.
La situazione MONTECARLO era abbastanza semplice. Un uomo, che veniva descritto giovane e bello, con gli occhi azzurri e molti capelli, aveva commissionato a un ex giocatore di calcio dopato la realizzazione di una polpetta avvelenata, questi si era rivolto a un paparazzo, stipendiato dai servizi segreti deviati, dal Sifar alla Gladio, che era amico di un tale che stava in Costa Rica e vendeva banane ma siccome per le nuove leggi dell’Unione Europea le banane sono andate in crisi si era messo a organizzare un servizio a tassametro con ragazze compiacenti, e aveva anche corrotto il presidente di una repubblica caraibica in crisi per il commercio delle banane al quale ha promesso di spostare li' lo stabilimento della Fincantieri di Castellammare di Stabia, e per questo motivo alla fine il presidente della repubblica aveva dichiarato che era vera una sua lettera falsa in cui dichiarava che il cognato di Fini era il proprietario della societa' off shore che si era comprata la casa di Montecarlo regalata da una vecchia signora fascista a Alleanza Nazionale, il cui valore (della casa non della vecchia signora) era stato stimato in 270 mila euro ed era stata invece venduta a 305 mila euro. Cioe' di piu'. Contemporaneamente Feltri dava le dimissioni da direttore responsabile di Libero per evitare che Cuba lo condannasse all’ergastolo.
Insomma il solito casino.
Tornammo dal Capo del sindacato. Sacco e Vanzetti stavano squamandosi perche' non c’era modo di abbassare il riscaldamento della Skoda che era andato in tilt, e loro non se la sentivano proprio di togliersi la cravatta di fronte a una militante dell’estrema destra anche se al momento la destra estrema pareva piu' a sinistra di Rutelli (che non ci vuole molto).
Il Capo si fece raccontare tutto due volte. Poi disse: “Cazzo, che casino.”

Quella sera il mondo mi pareva una cloaca confusa.
La verita' diluita in un mare di merda liquida.
Avevo passato la giornata a collaborare con una ex squadrista.
E mi chiedevo cosa ne avrebbe detto mia nonna.
Dopo cena misi a letto Engels e le raccontai la storia dell’orco Agnelli che faceva morire gli operai della verniciatura.
Poi pero' gli operai si vendicavano e compravano solo Volkswagen. Che una volta erano una fabbrica nazista e invece adesso sono simpatici.
Il mondo cambia.
Engels si addormento' sorridente.
Io mi sedetti di fronte alla tv e iniziai a massaggiare i piedi della donna della mia vita, Rosa, che e' tutta rosa, mentre guardavamo Santoro aggirare la censura con un dribbling alla Maradona. Poi andammo a verificare se e' vero che esiste un punto oltre il quale il respiro si scioglie e diventa musica dentro l’anima.
 

I possedimenti del demonio

Per leggere la prima parte del racconto clicca qui

Alcibiade Scassi lascio' il Questore, Adolfo Bellagamba, dicendogli che avrebbe fatto il possibile per aiutarlo a districarsi dall’inchiesta piu' pazzesca che abbia solcato con il suo faldone i paludosi mari giudiziari italiani.
Il Questore in cambio aveva promesso che gli avrebbe fatto togliere la multa da 4 milioni di euro per divieto di sosta.
Ed era ovvio anche che Bellagamba non avrebbe mosso un solo muscolo vocale per la multa di Alcibiade se lui non avesse prima risolto il mistero.
Il mistero riguardava una banale inchiesta su di una ragazza ricca scomparsa, che era arrivata a coinvolgere il Presidente del Consiglio, il KGB, un ramo deviato del Mossad, Lenin, Mao Tse Tung e la camorra.
L’aspetto della storia che aveva sconvolto di piu' Alcibiade erano le prove che dimostravano che Ilona Staller, in arte Cicciolina, pornodiva degli anni ’80, fosse la figlia segreta di Mao Tse Tung. Alcibiade da ragazzo era stato un militante maoista.
La questione che metteva in ansia il Questore Bellagamba era che nell’inchiesta erano coinvolti praticamente tutti i tipi di traffici e di corruzioni e tutto il campionario possibile di tresche, insabbiamenti, servizi segreti, compravendita di informazioni, segreti, video di accoppiamenti e consumo di droga. La cosa impressionante era poi la mole di prove e confessioni di cui la Polizia era entrata in possesso.

Bellagamba era con le spalle al muro. Se andava avanti con l’indagine era un uomo finito, nessuno puo' mandare in galera decine di alti papaveri di svariate potenze occidentali e continuare a fare il Questore.
E d’altra parte come poteva bloccare le indagini? Aveva talmente tante prove inconfutabili da farci un castello di carta e dvd.
Alcibiade provava pieta' per quell’uomo. E anche per se' stesso: se non fosse riuscito a farsi togliere alla svelta la megamulta avrebbe avuto gravi problemi economici.

Alcibiade decise di darsi da fare.
Ando' a casa, si spoglio' nudo, in cucina, sorseggiando ginseng, si lavo' sotto la doccia, traccio' un grande cerchio con il gesso sul pavimento di cotto grezzo, all’interno del cerchio disegno' una stella a 6 punte formata da due triangoli sovrapposti, l’antico simbolo delle due polarita' energetiche diventato solo millenni dopo simbolo di Israele. Accese due candele e un incenso e mise agli angoli della stella pezzi di pirite, rame nativo, cristallo di rocca, una pietra occhio di tigre, granito e sabbia.
Poi si sedette al centro del pittogramma, semisdraiato sopra una grossa poltrona ergonomica.
Chiuse gli occhi e inizio' a ascoltare le sensazioni che provenivano dal suo corpo.
Dopo circa due ore smise di russare. Resto' a contemplare i brandelli di sogni che erano restati attaccati alla sua coscienza razionale. Aveva sognato qualche cosa a proposito di un barile di birra, il sole, una ragazza che sapeva tutto ed era molto carina, coi capelli neri riccioluti e la pelle chiara. Nel sogno c’era anche un albero-casa dove vivevano alcuni ex bancari di Alessandria. Alessandria in Piemonte, no quella in Egitto.
Decise che innanzi tutto doveva trovare la ragazza.
Puo' sembrare strano mettersi a cercare una ragazza incontrata in un sogno. Ma Alcibiade vedeva le cose cosi'.
Lui era un investigatore olistico. Per lui il mondo era un ricamo di coincidenze con microcosmo e macrocosmo intimamente interconnessi e una visione taoista della concatenazione tra cause e effetti. A volte tutto e' rovesciato: quello che apparentemente e' l’effetto di un evento in realta' ne e' la causa e la causa lo e' solo apparentemente.

Decise che quella era comunque una storia di grandi appetiti sessuali ed economici. Quindi trovo' logico, per affinita', iniziare le sue ricerche da un ristorante biologico in cima a una montagna. Un posto nel quale non capitavi per caso. La cucina era superba, venerata da una scelta cerchia di estimatori del buono senza orpelli. Il buono che ti prende il palato e te lo porta a farsi un giro nello zen.
Conosceva Paolo, il ristoratore che era anche il regista del ristorante. Ai fornelli c’era Sua Sublimita' Alessia Fantozzini Salice. Neanche lo Spirito Santo sapeva far saltare gli spaghetti alle vongole come lei.
Dopo che Alcibiade ebbe spolverato 4 capesante che erano una forma di preghiera, un humus di ceci filosofico, un roccolo (di mucca) che ti leggeva nel pensiero e una mousse di lamponi che conosceva il karate, decise che poteva parlare con Paolo il ristoratore.
“Credo che esistano 22 colonne che reggono il cielo. Sicuramente questo posto e' una delle 22 colonne. Detto questo avrei bisogno di un tuo aiuto. Guardami e immagina una storia incredibile. Avrei bisogno che tu mi dicessi cosa vedi attraverso i tuoi occhi.”
Passarono alcuni secondi che servirono a Paolo per osservare serenamente Alcibiade.
“Vedo un gran piatto di ossobuco. Alcibiade. Ossobuco con risotto allo zafferano e fiori di zucca. Possibilmente non fritti, seccati al forno. Tostati. Ridotti alla trasparenza.”
“E dove si mangia una cosa simile?”
“A Ivrea, certamente. Al Ramarro Ubriaco. E’ un locale poco conosciuto ma te lo consiglio.”
Mentre usciva, Alcibiade passo' a salutare Alessia Fantozzini Salice e porgerle i complimenti per la sua spiritualita' alimentare.
Lei lo guardo': “Alcibiade, stai attento, hai una nuvola nera sulla testa. Quando hai fatto l’amore l’ultima volta?”

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