I Romanzi e le storie di Jacopo Fo
Capitolo quarto
Fermai un taxi al volo.
Mi feci lasciare a cento metri dall’appartamento di Ester. Iniziai a seguire un percorso tortuoso per essere sicuro di non aver dietro nessuno.
Vidi una donna che avanzava pesantemente verso di me. Una settantenne sovrappeso con l’aria pacata da casalinga, vestita in modo inappuntabile. Sembrava uscita da poco dal parrucchiere. I capelli erano striati di rosso pomodoro e castano. Per il resto sembrava normale. Indossava un pesante cappotto di lana blu e reggeva un sacchetto stracolmo di spesa dal quale spuntava la chioma di un sedano. Pensai che aveva fatto la spesa al mercato, non al centro commerciale.
La donna, quando fu a tre passi da me si fermò guardandomi. Poi disse con una bella voce chiara: “Ma tu sei Michele!”
La guardai perplesso: “No, signora, io sono Giovanni, mi dispiace…”
“No tu sei Michele. Dai retta a me. Adesso ancora non lo sai ma questo nome ti sarà utile. Lo sento. E scusa se mi permetto di darti un consiglio.
Ci sono tre ragazze, lo so benissimo. E tu non sai quale scegliere. Eh, ma una devi sceglierla. Dammi retta, non puoi continuare a fare il farfallone.”
La presi per una pazza: “Bene, grazie per il consiglio… Ne terrò conto.” E ripresi a camminare.
“Bene!” Disse lei. Poi come se si ricordasse improvvisamente di una cosa importante si girò seguendo con lo sguardo il mio movimento: “E comunque la domanda è: che cosa ti sta succedendo? Chi tira i fili? E’ chiaro che certe cose non possono succedere per caso… C’è un complotto e tu devi capire cosa vogliono da te. Qual è il bottino.”
Stavo per tempestarla di domande quando arrivò un ragazzino che la prese per il gomito: “Su vieni nonna, andiamo a casa, la mamma è in pensiero!”
Io le chiesi: “Che complotto?”
Il ragazzino mi disse: “La perdoni signore, mia nonna ogni tanto si confonde…”
E la nonna disse: “Sì ogni tanto mi confondo , sa com’é… L’età…”
Fece un risolino e si lasciò trascinare via dal nipote che le ripeteva che non doveva sparire così, che erano tutti preoccupati.
Restai a guardarli andare via indeciso sul da farsi. La nonnina non mi avrebbe detto più niente, e non potevo certo costringerla a parlare in mezzo alla strada…
Capitolo terzo
La ragazza bionda non degnò neppure di uno sguardo la mia faccia allibita e partì al contrattacco contro la sorella: “E’ stata Miriam a portarlo qui. Non io! Va bene? Io sono arrivata qui alle 4 del mattino. Sapevo che non c'eri ed ero da queste parti! Punto! E non avevo voglia di tornare a casa… Quando sono arrivata Miriam se ne stava andando. Mi ha detto che aveva da fare… Alle quattro del mattino. E poi voglio vedere se fai anche il terzo grado. Mi ha detto che c’era un uomo nel letto che però non mi avrebbe dato fastidio…” Mi guardò. “Mi ha detto che potevo stendermi sul materasso… Non è colpa mia se in questo cazzo di casa c’è un solo posto dove dormire. Mi sono stesa e mi sono messa a dormire.” Mi guardò di nuovo senza far trapelare niente su quanto era successo. Il viso assolutamente indifferente. Un’artista. “Ho dormito e poi sei arrivata tu urlando e mi hai accusata di aver infranto tutti i codici! E io non c’entro un cazzo. E mi becco sempre le colpe tue e di Miriam!”
Interruppi la discussione: “Scusate: chi è Miriam?”
La biondina mi guardò stupita: “Miriam, mia sorella. Non la conosci?”
“Mi ha detto di chiamarsi Teresa…”
La donna in grigio sbotto: “Oh Santo Iddio! Ma quella è un’altra fuori di testa! Ma state ancora facendo i vostri giochini di manipolazione? No, io non ne posso più di voi due!”
La biondina si rifiutò di incassare l’accusa: “Senti Noemi: non mettere in conto a me quel che fa Miriam! Non parlare al plurale! Io non c’entro più con le sue storie del cazzo! Mi sono rotta di lei, delle tue sgridate, lasciatemi in pace!”
Capitolo secondo
RAGAZZE EDUCATE
A volte la città non sembra più un ammasso di case, strade e semafori, ma un luogo misterioso, una foresta percorsa da fiumi metallici, o lava incandescente che sgorga dagli incendi intermittenti che vivono dentro i motori.
E tu veleggi su una barca a vela con le ruote, lungo quei canali infernali o lussureggianti. Lava o giungla… Forse dipende dall’umore. Per me era lava scura.
Dopo un’ora di giri, di garage per posteggiare il motorino, di portoni, cortili, centri commerciali e cunicoli sotto le cantine che lei, la mia guida, evidentemente ben conosceva e di cui, ragazza previdente, aveva le chiavi, arrivammo di fronte a una porta qualsiasi di un qualsiasi appartamento urbano. Una porta rivestita di legno, blindata, che si aprì grazie a chiavi nate per impensierire gli scassinatori. La ragazza si era tolta il casco, e sotto il suo viso era luminoso. Aprì la porta senza incertezze. Aveva le dita affusolate.
L’appartamento era spoglio, vuoto. Una serie di stanze dove sembrava non ci fosse nulla. Solo il frigorifero era moderno, enorme e pieno. Lei mi offrì un succo di frutta corretto con un dito di vodka. Mi fece bene. “Mi chiamo Teresa. So che tu sei Giovanni Lanzacurte…” Ci stringemmo la mano dopo che per mezz’ora ero stato abbracciato a lei sul motorino… Insolito.
C’era un’unica stanza con un minimo di arredi: un materasso steso per terra, sopra un tappeto pachistano di poco prezzo, sopra il materasso lenzuola bianche, una trapunta color panna, poi un tavolo e due sedie. Un portatile per terra. La ragazza si accoccolò sul materasso bevendo da una tazza. Io presi una sedia e mi misi di fronte a lei: “Mi puoi raccontare cosa è successo? Ho le idee un po’ confuse.”
Buon 2012, che sia un anno radioso!
E per ingraziare un buon anno ecco a voi il primo capitolo di un grandioso romanzo epico.
La prossima settimana la seconda puntata.
La formazione militare delle ragazze.
Capitolo primo
OTTIMA MARMELLATA D'ARANCE
I seni della ragazza stesa nuda sul letto erano tondi in modo impressionante. Ma il movimento che facevano sospinti dal suo respiro mi facevano escludere che fossero finti.
La stanza era grande e semivuota. C’erano il grande letto, un tavolino, una sedia e un armadio antico costruito con tavole sbozzate. Alto come una persona, si stringeva salendo. Il pavimento era di assi accostate munite di incastro. Legno chiaro. Probabilmente acero. Le lenzuola erano bianche e il piumone color panna, ammassato, era sul bordo più lontano del letto e un lembo pendeva fino a toccare il pavimento. C’era una finestra con gli infissi verniciati di bianco. Le pareti era color sabbia chiara. A destra, lungo il muro, al centro, c’erano una cinquantina di libri disposti di costa, come fossero in una libreria pensile.
Lei mi disse: “Raccontami tutto!” La sua voce era morbida e piena, con i suoni leggermente scivolati, quel tanto da renderla sensuale senza farla sembrare una bambina.
In effetti non conosco una parola che identifichi il timbro della sua voce. O forse era il modo di pronunciare le parole che la rendeva particolare. Era una voce che sembrava uscire da una creatura estremamente delicata ed elegante. Ma sapevo che lei poteva essere più dura di uno spigolo urtato al buio di notte, mentre cerchi il bagno in una stanza di albergo della quale hai perduto la mappa.
(Questo è un racconto criptico su quel che stiamo per fare, non che ci siano segreti… è solo che il linguaggio corrente non esprime i concetti.)
Sto radunando la vecchia banda. Quella che suonava il rock e non faceva le rapine.
E’ come il discorso degli zapatisti. La banda può essere di rapinatori o di suonatori.
Gli zapatisti li puoi avere in versione light o hard. Noi siamo la versione light.
Alcatraz compie 30 anni.
Scusate ma mi vien l’impulso di un po’ di trionfalismo.
Mia mamma mi diceva che sono incostante. Qualche mese fa ha ammesso che si era sbagliata.
E ringrazio il Grande Culo Cosmico che ha vegliato su di me, o forse le mie nonne, perché 30 anni in questa valle verde sono stati proprio un bel regalo.
Mi fermo qua e vi lascio intuire il resto dell’autoincensazione, ingigantito dal fatto che dopo 18 anni alla fine sta nascendo l’Ecovillaggio.
L’esercito zapatista era pronto all’insurrezione, avevano le camice blu e i pantaloni bianchi tutti uguali e anche il berretto, cuciti la sera dopo mangiato, in mille case.
E non vi dico la fatica per trovare i fucili.
Dovevano prendere in un colpo solo tutti i commissariati del Chapas, una cosa complicata.
5.000 uomini e donne, pronti e armati, con le divise immacolate, appostati in un centinaio di capannoni, forre e granai. Si aspettava il segnale per attaccare, il proiettile in canna, pronti a togliere la sicura.
Uno sforzo immane, una preparazione che andava avanti da anni, discussa da tutti ogni virgola e nessuno ne aveva mai parlato. Avevano il tesoro di tenere la bocca chiusa. E poi, improvvisamente ci si accorge che quelli di San Fernando non sono arrivati. “Ma porca zozza l’anima traditrice, non va bene.” disse una donna anziana con in mano un fucile più grande di lei. E dopo un po’ il comandante Marcos comunicava che non se ne faceva niente, era tutto rimandato di un anno. Perché la data, per tutta una serie di motivi, doveva restare quella di quel giorno. I particolari sono essenziali.
Noi non abbiamo dovuto rimandare di un anno ma di dieci. Siamo zapatisti lenti.
Dicevo che sto cercando di radunare la banda.
Il problema è che non ho tutti gli indirizzi.
A volte mi mancano anche i nomi.
Ma di che parli?
Mi chiederà qualcuno.
Appunto. Un discorso criptico, l’avevo detto.
Cerco di spiegarmi.
La banda.
Ti ricordi della banda?
Suonavamo la musica demenziale, indiani metropolitani, biodinamici sperimentali, vignettari satirici, imprenditori ludici, tessitori di relazioni, marinai, guitti, volontari.
Forse per capirsi è meglio un questionario.
Fa parte della banda chi può rispondere sì a almeno 3 di queste domande
Al secondo Festival di San Scemo, al palazzotto dello sport di Torino, hai attaccato a ballare in modo esagerato? (quando attaccò “E’ colpa di tua mamma che non vuole che facciamo, l’amore sopra il letto in cucina o sul divano, facciamolo sul tram nel centro di Milano…
Vorrei prenderti sul tram della circonvallazione!”
Eri sul Ticino, quel giovedì di giugno che ci trovammo in 100mila a sparar cazzate sopra i prati quando fummo attaccati da pensieri smodati a proposito di futuri incrociati.
Di fronte al bar Magenta, il 7 dicembre del ’77 pochi minuti prima che la polizia caricasse uscendo dal buio e facendo quel massacro, hai avuto la sensazione che eravamo spacciati ed era finita un’epoca?
Sei la zia di quella ragazza di Latina, molto carina, che aveva gli occhi del colore del cielo la mattina?
Conosci il Mistero Assoluto della Liposuzione?
Conosci Adelmo Ferraretti?
Hai voglia di costruire qualche cosa di divertente, politicamente rilevante, umanamente confacente, impertinente, impenitente, progressista e affascinante?
Hai un forte impulso a uscire dalla linearità ripetitiva di un certo periodo della tua vita?
Hai un paio di occhiali tipo Blues Brothers?
Sei John Belushi? (o anche John Lennon, è indifferente)
Fai vignette disegnate alla grande?
Vorresti comporre istant song satiriche? (ma sai suonare o usi Garage Band?)
Hai una voglia a forma di mandala sulla natica sinistra?
Sai dirmi quali sono i 7 segreti che il gigante della foresta svela a Gilgamesh, in cambio della promessa (povero fesso) di future disponibilità della sorella di quest’ultimo?
(questo vale 100 punti e una settimana da Grande Puffo a Puffonia. Anche perché nel poema Il Gilgamesh non c’è scritto…)
Capisci Google? (personalmente)
Hai visto a volte l’alba sembrare un tramonto?
Se hai risposto di sì ad almeno 3 domande sei nei guai perché hai incontrato “Il Reclutamento Automatico Passivo”, una specie di droga numerica progressista che ti spinge inesorabilmente verso intensi rapporti sociali e artistici.
Vieni qui, domani. Se no collegati alle ore 18 su www.alcatraz.it
Faccio una diretta (visibile poi in differita).
Obiettivo numero uno: un web corteo di fotomontaggi compromettenti, un inno, una rete di blog eversivi e assolutamente molto altro.
Insorgete.
Il Rock & Roll Demenziale è tornato.
Non faremo prigionieri… Solo agglutinamenti.
(Sire non è una rivoluzione. E’ una mutazione!!! - sui muri di Parigi, maggio ’68)
PS
Lunedì, se il Gran Kebab del web lo vuole, aprirà i battenti www.ridere.it, diciamo verso le 18,08.
Si tratta di una corazzata. Vuoi satireggiare?
Dag a doss!
Preparatevi.
Psicologicamente.
Nulla poi sarà più uguale.
Siamo tornati.
Suoniamo male
Siamo stonati
Mangiamo l’Inferno
Scoreggiamo al profumo di violette.
Aug!
Post Post
Mi sento un po’ esaltato questo pomeriggio… Com’è?
Detto in altre parole: da lunedì a domenica, per 7 giorni vorrei far finta che esistesse la mega comunità creativa di cui da tempo si vagheggia su queste pagine. Più di 7 giorni si crolla ma 7 giorni se po’ fa. C’arprovamo?
Il ritorno di Toni Barra, investigatore privato al servizio del Sindacato Metalmeccanici.
Ero andato a accompagnare la piccola Engels a scuola. La sua maestra di religione mi ha guardato come se vedesse uno streptosauro produrre un escremento grande come una Mini Minor. Gialla.
Avevo detto a Engels che Gesu', essendo un ebreo di 2.000 anni fa, difficilmente poteva essere biondo con gli occhi azzurri. Era tale e quale a un marocchino.
E probabilmente Engels l'aveva detto alla maestra.
E la maestra era rimasta sconvolta: le avevo stravolto l’immagine di Dio.
Ma sono abituato all'odio fondamentalista.
Andai al Bar Pannacci, il migliore del quartiere, e ordinai il mio solito cappuccino con cornetto e bicchiere d'acqua fredda ma non ghiacciata, senza gas. Dissi: "Il solito." E’' uno dei vantaggi del scegliere il miglior bar e andarci tutti i giorni.
La barista, Silvia, una ragazza squisita, mi disse: "Ci sono due armadi che ti danno la caccia. Vuoi che chiami la polizia?"
Scherzava. Ormai li conosce anche lei. Mi sedetti al tavolino e iniziai a inzuppare la massa morbida e dolce del cornetto. Perfetta. Me la presi calma, tanto il sindacato e' come la pioggia, se ti deve beccare ti becca.
Avevo appena finito di deliziarmi le papille gustative quando i due armadi rispuntarono: erano Sacco e Vanzetti. Per un istante non li riconobbi. Erano tirati a lucido, gessato blu notte.
"Lasciatemi indovinare, non e' che il capo del sindacato metalmeccanici mi vuole subito, immediatamente nel suo ufficio..."
Sacco, che e' il piu' loquace disse: "Andiamo."
Non un BUON GIORNO o cose frivole del genere. Si esercitano per essere cosi' duri?
No, probabilmente gli viene spontaneo.
Salimmo sopra una Skoda blindata del ‘78, di quelle fatte ancora dai comunisti. Roba indistruttibile.
Vanzetti guidava come al solito lentamente. Raramente superava i 20 chilometri orari.
Ma ora stava fisso sotto i 12. Sembrava stesse pensando intensamente.
Non era normale.
Chiese: "Ma secondo te un nemico e' sempre un nemico?"
Era chiaro che si trattava di una domanda trabocchetto. Preferii essere evasivo.
"Dipende..."
E feci bene. Inizio' a bestemmiare in romagnolo stretto. Spaventoso.
Arrivai di fronte alla porta dell'ufficio del capo e sentii uno strano odore. Non si avvertiva piu' quella nuage di muffa, sigarette e mortadella con la salsiccia e il pecorino coi vermi. Era piuttosto una cosa tipo eau de rose.
Il capo, per fortuna aveva la solita faccia da tritacarne, 120 chili di peso e la mascella stava triturando una braciola. Cruda.
"Cazzo, Toni, devi darmi una mano. E non tirarmi fuori anche tu delle storie di merda sul passato. Hai qualche obiezione?"
"E come faccio a dirtelo? Non mi hai ancora detto niente."
"Non iniziare a fare il sofista anche tu!!! Hai presente quando le cose sono sottili e arrivano al loro termine? Come si dice? Non mi viene la parola..."
" Fini?"
"Ecco, si'. Lo devi proteggere."
"Cosa?"
"A minuti arriva una di loro. Farai coppia con lei. Ci serve di sapere chi cavolo sta organizzando questa messa in scena. Hai sentito Castelli da Santoro? Ha detto che uno che riveste una carica pubblica ad alto livello non puo' avere a che fare con societa' off shore. E Berlusconi, che ne ha fatte a decine di societa'' off shore, non conta? C'hanno l'onesta' intellettuale di un coccodrillo morto."
Non avevo ben capito: "Fai un passo indietro dai coccodrilli. Chi dovrei proteggere?"
"Senti non cominciare a rompermi i coglioni anche tu. Ma lo sai che una volta ho dovuto fare servizio d'ordine per Mastella? E non dovevamo ucciderlo, dovevamo stare attenti che non si facesse male. Hai capito?
Operai comunisti a difendere Mastella. Che schifo? Quindi fai il tuo dovere e
basta."
Non riuscivo ad articolare i pensieri. "E lei chi sarebbe?"
"Non sarebbe... E'. Togliamo le incertezze. Lei e' una ex del servizio d’ordine di Alleanza Nazionale."
"E me lo dici cosi'…"
"E come te lo dovevo dire, in francese?"
"Dio mio!"
"Bene, mi fa piacere che tu sia diventato credente. Ti sara'' piu' facile, grazie al perdono e a tutte quelle belle cose che avete voi cristiani."
"Ma che stronzate dici?"
Stavo per partire per una sequenza di improperi quando la porta si apri' senza preavviso e entro' una giovane donna con un completo blu, gonna al polpaccio e scarpe ortopediche. Anche carina se vogliamo....
Mezz'ora dopo eravamo in auto. La Skoda. Lei voleva prendere il suo Mercedes ma io lo avevo escluso. Sui principi si puo'' trattare solo fino ad un certo punto.
Avevamo seduti dietro Sacco e Vanzetti che facevano finta di non esistere.
Probabilmente stavano elencando la lista dei ragazzi uccisi dalla polizia tra il 25 aprile 1945 e il 2001.
Lei, che si chiamava Sofia Garingotti, mi disse: "Non credere che per me sia facile lavorare con voi. Ma sono stata educata a Credere, Obbedire e Combattere. E obbedisco."
"Allora in questo siamo simili. Anche noi siamo abituati a obbedire. Anche nel caso in cui non c'e' piu' niente da credere."
Mia nonna diceva sempre che se vuoi sapere qualche cosa devi chiedere a una donna. Diceva anche che se devi sparare e' meglio usare un mitragliatore. Ma questo non c'entra, non dovevamo sparare a nessuno.
Probabilmente.
Andammo da Milu', una ragazza che faceva la pranoterapeuta. Lasciai Sacco e Vanzetti in auto. Sapevo che preferivano stare il piu' lontano possibile da Sofia, la storia della collaborazione con frange democratiche ex fasciste li confondeva.
Milu' era famosa nel suo campo e curava gente di tutti i tipi. Forse lei ne poteva sapere qualche cosa. Era in debito con me per via che si era fidanzata, in un momento di confusione mentale, con il capo della polizia politica. E quando lo aveva mollato per un ragazzo della fonderia, lui aveva iniziato a fare il prepotente.
Gli avevo spiegato che la nostra priorita'' non era piu' quella di uccidere poliziotti ma che potevo sempre andare a casa sua a prendere un the con un migliaio di extracomunitari polacchi miei amici. Aveva capito che facevo sul serio e l'aveva piantata di rompere.
Milu' lancio' un MAYDAY su Facebook, tra le sue amiche veggenti, macrobiotiche e sensitive: “Cerchiamo storie su un tale che ha coperto di merda Montecarlo.” Era una frase allusiva. La rete inizio' a scatenarsi. Trovammo cosi' il contatto con un’imbalsamatrice di gatti da salotto e chihuahua che ci disse che conosceva un tipo che aveva il dono di finire dentro a tutti guai, dagli scandali con le escort a quelli con
travestiti e cocaina.
Andammo da lui. Questa volta Sacco e Vanzetti erano con noi in ascensore mentre salivamo al terzo piano di una palazzina di lusso dove aveva sede la International Communication Stars. Una segretaria che aveva le unghie laccate di 5 colori diversi ci disse che il commendatore non c’era. Passammo oltre, sfondammo la porta. Facemmo alcune domande. Il commendatore fece il vago. Sofia, la nostra accompagnatrice di destra, gli afferro' il cavallo dei calzoni. Forse afferro' anche qualche cos’altro. Il faccendiere inizio' a gridare.
Sacco e Vanzetti fecero qualche cosa che poteva sembrare un sorriso, ma serviva un po’ di fantasia per vederlo.
Il tipo inizio' a parlare. E’ stupefacente quanto poco resistano. Fanno sempre i coraggiosi coi coglioni degli altri.
Fu cosi' che entrammo in possesso di tutte le informazioni che ci servivano e anche di molte altre completamente inutili. Non smetteva piu' di parlare. Ci confesso' anche che da piccolo aveva rubato 500 lire a sua zia. Mi segnai il nome della zia per andarglielo a raccontare. A volte sono un po’ stronzo.
La situazione MONTECARLO era abbastanza semplice. Un uomo, che veniva descritto giovane e bello, con gli occhi azzurri e molti capelli, aveva commissionato a un ex giocatore di calcio dopato la realizzazione di una polpetta avvelenata, questi si era rivolto a un paparazzo, stipendiato dai servizi segreti deviati, dal Sifar alla Gladio, che era amico di un tale che stava in Costa Rica e vendeva banane ma siccome per le nuove leggi dell’Unione Europea le banane sono andate in crisi si era messo a organizzare un servizio a tassametro con ragazze compiacenti, e aveva anche corrotto il presidente di una repubblica caraibica in crisi per il commercio delle banane al quale ha promesso di spostare li' lo stabilimento della Fincantieri di Castellammare di Stabia, e per questo motivo alla fine il presidente della repubblica aveva dichiarato che era vera una sua lettera falsa in cui dichiarava che il cognato di Fini era il proprietario della societa' off shore che si era comprata la casa di Montecarlo regalata da una vecchia signora fascista a Alleanza Nazionale, il cui valore (della casa non della vecchia signora) era stato stimato in 270 mila euro ed era stata invece venduta a 305 mila euro. Cioe' di piu'. Contemporaneamente Feltri dava le dimissioni da direttore responsabile di Libero per evitare che Cuba lo condannasse all’ergastolo.
Insomma il solito casino.
Tornammo dal Capo del sindacato. Sacco e Vanzetti stavano squamandosi perche' non c’era modo di abbassare il riscaldamento della Skoda che era andato in tilt, e loro non se la sentivano proprio di togliersi la cravatta di fronte a una militante dell’estrema destra anche se al momento la destra estrema pareva piu' a sinistra di Rutelli (che non ci vuole molto).
Il Capo si fece raccontare tutto due volte. Poi disse: “Cazzo, che casino.”
Quella sera il mondo mi pareva una cloaca confusa.
La verita' diluita in un mare di merda liquida.
Avevo passato la giornata a collaborare con una ex squadrista.
E mi chiedevo cosa ne avrebbe detto mia nonna.
Dopo cena misi a letto Engels e le raccontai la storia dell’orco Agnelli che faceva morire gli operai della verniciatura.
Poi pero' gli operai si vendicavano e compravano solo Volkswagen. Che una volta erano una fabbrica nazista e invece adesso sono simpatici.
Il mondo cambia.
Engels si addormento' sorridente.
Io mi sedetti di fronte alla tv e iniziai a massaggiare i piedi della donna della mia vita, Rosa, che e' tutta rosa, mentre guardavamo Santoro aggirare la censura con un dribbling alla Maradona. Poi andammo a verificare se e' vero che esiste un punto oltre il quale il respiro si scioglie e diventa musica dentro l’anima.
Per leggere la prima parte del racconto clicca qui
Alcibiade Scassi lascio' il Questore, Adolfo Bellagamba, dicendogli che avrebbe fatto il possibile per aiutarlo a districarsi dall’inchiesta piu' pazzesca che abbia solcato con il suo faldone i paludosi mari giudiziari italiani.
Il Questore in cambio aveva promesso che gli avrebbe fatto togliere la multa da 4 milioni di euro per divieto di sosta.
Ed era ovvio anche che Bellagamba non avrebbe mosso un solo muscolo vocale per la multa di Alcibiade se lui non avesse prima risolto il mistero.
Il mistero riguardava una banale inchiesta su di una ragazza ricca scomparsa, che era arrivata a coinvolgere il Presidente del Consiglio, il KGB, un ramo deviato del Mossad, Lenin, Mao Tse Tung e la camorra.
L’aspetto della storia che aveva sconvolto di piu' Alcibiade erano le prove che dimostravano che Ilona Staller, in arte Cicciolina, pornodiva degli anni ’80, fosse la figlia segreta di Mao Tse Tung. Alcibiade da ragazzo era stato un militante maoista.
La questione che metteva in ansia il Questore Bellagamba era che nell’inchiesta erano coinvolti praticamente tutti i tipi di traffici e di corruzioni e tutto il campionario possibile di tresche, insabbiamenti, servizi segreti, compravendita di informazioni, segreti, video di accoppiamenti e consumo di droga. La cosa impressionante era poi la mole di prove e confessioni di cui la Polizia era entrata in possesso.
Bellagamba era con le spalle al muro. Se andava avanti con l’indagine era un uomo finito, nessuno puo' mandare in galera decine di alti papaveri di svariate potenze occidentali e continuare a fare il Questore.
E d’altra parte come poteva bloccare le indagini? Aveva talmente tante prove inconfutabili da farci un castello di carta e dvd.
Alcibiade provava pieta' per quell’uomo. E anche per se' stesso: se non fosse riuscito a farsi togliere alla svelta la megamulta avrebbe avuto gravi problemi economici.
Alcibiade decise di darsi da fare.
Ando' a casa, si spoglio' nudo, in cucina, sorseggiando ginseng, si lavo' sotto la doccia, traccio' un grande cerchio con il gesso sul pavimento di cotto grezzo, all’interno del cerchio disegno' una stella a 6 punte formata da due triangoli sovrapposti, l’antico simbolo delle due polarita' energetiche diventato solo millenni dopo simbolo di Israele. Accese due candele e un incenso e mise agli angoli della stella pezzi di pirite, rame nativo, cristallo di rocca, una pietra occhio di tigre, granito e sabbia.
Poi si sedette al centro del pittogramma, semisdraiato sopra una grossa poltrona ergonomica.
Chiuse gli occhi e inizio' a ascoltare le sensazioni che provenivano dal suo corpo.
Dopo circa due ore smise di russare. Resto' a contemplare i brandelli di sogni che erano restati attaccati alla sua coscienza razionale. Aveva sognato qualche cosa a proposito di un barile di birra, il sole, una ragazza che sapeva tutto ed era molto carina, coi capelli neri riccioluti e la pelle chiara. Nel sogno c’era anche un albero-casa dove vivevano alcuni ex bancari di Alessandria. Alessandria in Piemonte, no quella in Egitto.
Decise che innanzi tutto doveva trovare la ragazza.
Puo' sembrare strano mettersi a cercare una ragazza incontrata in un sogno. Ma Alcibiade vedeva le cose cosi'.
Lui era un investigatore olistico. Per lui il mondo era un ricamo di coincidenze con microcosmo e macrocosmo intimamente interconnessi e una visione taoista della concatenazione tra cause e effetti. A volte tutto e' rovesciato: quello che apparentemente e' l’effetto di un evento in realta' ne e' la causa e la causa lo e' solo apparentemente.
Decise che quella era comunque una storia di grandi appetiti sessuali ed economici. Quindi trovo' logico, per affinita', iniziare le sue ricerche da un ristorante biologico in cima a una montagna. Un posto nel quale non capitavi per caso. La cucina era superba, venerata da una scelta cerchia di estimatori del buono senza orpelli. Il buono che ti prende il palato e te lo porta a farsi un giro nello zen.
Conosceva Paolo, il ristoratore che era anche il regista del ristorante. Ai fornelli c’era Sua Sublimita' Alessia Fantozzini Salice. Neanche lo Spirito Santo sapeva far saltare gli spaghetti alle vongole come lei.
Dopo che Alcibiade ebbe spolverato 4 capesante che erano una forma di preghiera, un humus di ceci filosofico, un roccolo (di mucca) che ti leggeva nel pensiero e una mousse di lamponi che conosceva il karate, decise che poteva parlare con Paolo il ristoratore.
“Credo che esistano 22 colonne che reggono il cielo. Sicuramente questo posto e' una delle 22 colonne. Detto questo avrei bisogno di un tuo aiuto. Guardami e immagina una storia incredibile. Avrei bisogno che tu mi dicessi cosa vedi attraverso i tuoi occhi.”
Passarono alcuni secondi che servirono a Paolo per osservare serenamente Alcibiade.
“Vedo un gran piatto di ossobuco. Alcibiade. Ossobuco con risotto allo zafferano e fiori di zucca. Possibilmente non fritti, seccati al forno. Tostati. Ridotti alla trasparenza.”
“E dove si mangia una cosa simile?”
“A Ivrea, certamente. Al Ramarro Ubriaco. E’ un locale poco conosciuto ma te lo consiglio.”
Mentre usciva, Alcibiade passo' a salutare Alessia Fantozzini Salice e porgerle i complimenti per la sua spiritualita' alimentare.
Lei lo guardo': “Alcibiade, stai attento, hai una nuvola nera sulla testa. Quando hai fatto l’amore l’ultima volta?”
Un’avventura di Alcibiade Scassi indagatore olistico.
(Una storia allegra)
Un giorno Alcibiade usci' di casa che sembrava un intero squadrone di carabinieri incazzati.
E non era neanche carabiniere.
Era un investigatore privato.
Gli avevano appena notificato una multa di 400 milioni di euro per divieto di sosta. E gli sembrava un po’ cara come multa. SPROPORZIONE TRA IL DELITTO E LA PENA, avrebbe sentenziato il Beccarla, che era uno che se ne intendeva.
La multa gliel’aveva fatta la Polizia, quindi stava andando in Questura. Quando arrivo' allo sportello blindato dove una ragazza spaventosamente avvenente, in divisa, dava informazioni, chiese: “Dove ci si rivolge per contestare una multa da 400 milioni di euro per divieto di sosta?” E non avresti saputo dire se era rabbia cieca o ironia quel tono che gli usciva dal profondo della gola.
L’agente gli sorrise come fosse stata una pubblicita' degli spaghetti al pomodoro. “Il questore l’aspetta. Le faccio strada.”
Dopo due minuti Alcibiade era davanti al questore.
Era alto, grosso, coi capelli a spazzola brizzolati. Disse: “Se vuoi vedere una persona non c’e' nulla di piu' rapido che spedirgli una multa da 400 milioni di euro per divieto di sosta.”
“Mi prende per il culo?” Chiese Alcibiade.
“Facciamola breve. Tu hai subito una grave ingiustizia. Ma siamo in uno stato di diritto e ci sono procedure, tempi, gradi di giudizio. Puoi dedicare i prossimi due anni a farti annullare la multa, oppure possiamo trovare una mediazione.”
Alcibiade dedico' 10 secondi a contemplare l’immagine mentale dell’inevitabile.
“Cosa vuoi da me?”
“Voglio che tu mi dia una mano a capire cosa sta succedendo.”
“E non potevi telefonarmi e affidarmi un’indagine?”
“Tu non hai idea di quanto sia folle la burocrazia. Approvazioni, preventivi, consuntivi… In Italia ci sono due leggi. La prima dice che tutto e' vietato, la seconda che tutto e' permesso. Basta organizzarsi e capire i percorsi.”
“Cosa vuoi sapere?”
“Siamo alle prese con un caso incredibile. Tutto inizia con una sparizione. Giovanna Priolo, l’ereditiera, scompare.
La ritroviamo in un giro di ragazze facili. Cosa ci fa una ragazza simile in un giro del genere? Cerca soldi? Sesso perverso? Vuole punire la sua famiglia per qualche odio infantile?
Niente di tutto questo. E’ una ragazza con la testa sulle spalle. Sta cercando di salvare l’impero di famiglia che evidentemente non e' solido come sembra. Non cerca soldi ma appoggi politici. E li ottiene dedicandosi alla passione per le videocamere nascoste. I Priolo si occupano di immondizia. E scopriamo che c’e' un giro incredibile di camion della spazzatura. C’e' di mezzo un camorrista, Lando Cuculo, che e' in affari con le imprese che raccolgono l’immondizia a Palermo. Che tra parentesi sta scoppiando di spazzatura accatastata per le strade, ma nessun tg va a riprenderla. E questo Cuculo e' anche il genero di Antonio Cannino, fratello del senatore Cannino membro della commissione di controllo sulle grandi opere, quella che dovrebbe vigilare sulle spese de La Maddalena, per il G8 che poi si fece all’Aquila. Hai presente la storia che se sei simpatico qualcuno ti compra una casa a tua insaputa?”
Alcibiade annui'. Il questore era pure spiritoso.
“E poi scopriamo che anche la Giovanna Priolo e' stata a Roma, a una di quelle feste a Palazzo Grazioli. Scopriamo anche che ha parecchi dvd e che in uno di questi appare Gheddafi. E non stava pregando.
E c’e' tutta una storia di un grande buco nel deserto libico. Pieno di schifezze.
A questo punto arrivano gli israeliani che tramite una societa' della quale sono soci anche i Priolo, i fratelli Cannino, Briatore, Moggi e la Fiat controllano un traffico di scorie radioattive dal Pakistan del nord al Sudafrica.
E in realta' tutto l’attacco alla nave con gli aiuti a Gaza, quei 9 morti… In realta' i morti sono 12. Quattro erano degli svedesi affiliati alla camorra che sono stati ammazzati e buttati a mare. Erano loro il vero obiettivo del blitz. Un colpo di mano di un settore deviato del Mossad. Gli svedesi stavano cercando di portare a Gaza le prove della collaborazione tra il Mossad e i pachistani per le scorie nucleari. Le avevano nascoste in un panda di peluche. Volevano venderle ai leader di Hamas.
E non le e' sembrato strano che un gruppo di pacifisti reagisse a bastonate all’assalto delle teste di cuoio israeliana, riuscendo peraltro a disarmare, picchiare e catturare 3 incursori? Le sembra un’azione da pacifisti?
E non lo dicono le fonti israeliane ma Norman Paech, un anziano ex parlamentare tedesco che era con i pacifisti sulla nave… Infatti scopriamo anche che i finti pacifisti che hanno menato bastonate alle teste di cuoio israeliane erano dei provocatori al soldo dei francesi. Erano tutti maestri di savate', la versione francese del kung fu, importato nel 1800 dalla Cina. Si ricorda le guerre dell’oppio? Quando a spacciare la droga era la marina britannica? Comunque Sarkozy vuole vendicarsi dei pacifisti per via che Carla Bruni lo ha tradito col capo di una Onlus che lotta per salvare i delfini. E chi ha le foto di un accoppiamento furioso tra Carla Bruni e John Big Banana, il pacifista di cui sopra?”
Alcibiade scatto' ormai travolto dal racconto: “Gheddafi!”
“No, ancora piu' incredibile: il Papa. Il Vaticano e' coinvolto perche' e' dalle casse papali che arriva il grosso dei soldi che il ramo deviato del Mossad ha investito nel traffico di scorie radioattive.”
Alcibiade non riusci' piu' a trattenersi: “Ma tutto questo e' incredibile! E’ assurdo!”
“Bene! Vedo che e' arrivato alle mie stesse conclusioni. NON E’ ASSOLUTAMENTE POSSIBILE! Un caso del genere non esiste. Ma ci sono prove. Tonnellate di prove. Tutti gli elementi coinvolti erano dei maniaci delle registrazioni, dei dossier, dello spionaggio e del controspionaggio. Abbiamo trovato migliaia di file, di fotocopie, di tutto. Tutto. E messi davanti alle loro responsabilita' questi confessano subito. Abbiamo catturato un agente del Mossad, Ben Jacobs, era venuto in Italia per mettere al sicuro il backup del loro archivio segreto, intanto che aspettava di seppellirlo nel caveau di qualche banca, ha organizzato un’orgia con 8 ragazze ucraine amiche di Berlusconi e 20 grammi di cocaina. Una ragazza e' entrata in coma, noi siamo arrivati e abbiamo trovato l’archivio del ramo deviato del Mossad. Ha idea di cosa ci puo' essere dentro?
Io ci ho dato solo un’occhiata. Ci sono file dedicati al terzo segreto di Fatima. Documenti della CIA che provano che Reagan fu sostituito da un sosia quando mori' facendo sesso con Madonna. Ci sono migliaia di file anche del KGB sovietico. Che penserebbe se le dicessi che il Titanic fu sabotato dagli uomini di Lenin? E che penserebbe se le fornissi le prove che Ilona Staller e' la figlia illegittima di Mao Tse Tung?”
Alcibiade era interdetto. “Ma io cosa centro in tutto questo?”
“Lei si occupa di ricerche olistiche. Beh, magari con la sua astrologia puo' aiutarmi a capire qualche cosa di quello che sta succedendo. Sono assolutamente terrorizzato da quanto ho di fronte. E’ pura follia. Farei rinchiudere in manicomio chiunque si presentasse con un’indagine simile. E’ oltre l’incredibile! Io voglio sapere se qualche cazzo di mago stronzo mi ha fatto un malocchio, se e' uno scherzo di Dio, se sono caduto in un universo parallelo. E soprattutto voglio sapere come posso uscire da una storia del genere.”
Nella prossima puntata saprai tutta la verita' su Monica Lewinsky, l’omicidio di Marilyn Monroe, le orge dei Figli di Satana, la guerra di Corea, i rapporti tra Corporation americane e nazisti durante la seconda guerra mondiale.
Questo e molto altro fra sette giorni su Cacao della Domenica il settimanale piu' cool della galassia occidentale.
L’Italia era attanagliata dalla crisi economica aggressiva e dal debito pubblico esponenziale.
E pareva che l’unico modo per uscire dal pericolo di tracollo totale fosse dar retta a Tremorti, uno strano tipo che viveva in simbiosi con una calcolatrice elettronica daltonica Mistupisci.
Bisilvio si era ormai arreso al suo commercialista quando Sandra Milo gli apparve in sogno e gli disse: “Bisilvio caro, ma lo sai che stai facendo incazzare gli statali? Ma sai quanti sono e quanti parenti hanno?”
Allora Bisilvio si alzo' dal letto tutto sudato, si bevve un canarino (acqua, zucchero e scorza di limone) e poi disse a se stesso: “Io posso non credere alla crisi economica perche' sono unto dal Signore e ne faccio sette in una notte.” (Bisilvio e' capace di mentire anche a se stesso).
Dopodiche' telefono' a Bondi e gli disse: convocami una conferenza stampa.
E quando ebbe davanti tutte le tv d’Europa sparo' la sua idea geniale: “Ho sempre sostenuto che la crisi non avrebbe toccato l’Italia e adesso tutti mi prendono in giro perche' facciamo una manovra da 25 fantastiliardi. Stavo per cedere a questa idea del mio commercialista per ragioni di opportunita' nei rapporti con l’Unione Europea che sono ossessionati dai parametri di Maastricht perche' scopano poco e male con donne con il culo basso, ad eccezione di Sarkozy, che pero' la Carla Bruni e' italiana. Ma stanotte ho sognato la Vergine Maria (Gran Bugiardo, era Sandra Milo!) e ho capito che per andar dietro all’Unione Europea mi gioco la credibilita' con gli italiani. E ho deciso che non ci sto! E voglio giocarmi il tutto per tutto sulla verita'. Perche' gli italiani sono un popolo maturo e possono capire quali sono i veri interessi della nazione.
E allora diciamo innanzi tutto che la crisi italiana non esiste. Siamo il paese piu' solido del mondo. E questo non appare chiaramente solo perche' i dati ufficiali sulla nostra economia sono falsati. Si dice che abbiamo un rapporto tra debito pubblico e Prodotto Interno Lordo, cioe' il valore di tutte le cose prodotte in un anno, che e' del 118%. Cioe' il debito dello Stato e' superiore del 18% al valore di tutte le merci e i servizi comprati e venduti in Italia.
Abbiamo un Pil intorno ai 1.500 miliardi di euro.
Ma questo dato non tiene conto che abbiamo pero' la bellezza di 500 miliardi di euro di lavoro nero ed economia sommersa, il 30% dell’economia, e altri 150 miliardi di euro di giro d’affari della criminalita'. Cioe', il nostro prodotto interno lordo non e' di mille e cinquecento miliardi di euro ma di 2.150 miliardi di euro. Quindi il nostro debito pubblico non e' il 118% del Pil ma soltanto del 78% del Pil e calcolando che abbiamo un livello di indebitamento bassissimo delle famiglie italiane, che anzi sono grandi risparmiatrici, possiamo tranquillamente affermare che la crisi non c’e'.
Siamo l’economia piu' solida dell’Occidente, isole comprese.
E possiamo, anzi dobbiamo, fare scelte coraggiose per mantenere questa situazione privilegiata. Dobbiamo avere il coraggio di difendere il nostro standard di vita che per inciso e' il migliore del mondo. L’Italia e' in testa alle classifiche per quanto riguarda la durata media della vita.
Da noi si vive di piu' che in Germania, Francia, Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada. Ci battono di un soffio solo il Giappone, Macao, Andorra. Ma Andorra e Macao non esistono veramente quindi ci batte solo il Giappone. Ma loro hanno avuto le bombe atomiche quindi stiamo meglio noi.
E allora possiamo fare i moralisti catastrofisti e distruggere la nostra ricchezza, oppure possiamo guardare in faccia la realta' e fare veramente i nostri sacrosanti interessi. La verita' e' che l’Italia e' un paese ricco e florido, non a caso noi possediamo un quinto di tutte le opere d’arte e i grandi monumenti del mondo. Siamo di animo sensibile, siamo geniali, siamo innovativi. Siamo stati per millenni dominati da eserciti stranieri e ce la siamo sempre cavata perche' siamo piu' intelligenti.
La nostra ricchezza e' sempre stata basata sulla capacita' di vedere le leggi in modo dinamico, di sapersi gingillare con i cavilli legali, i bizantinismi, le sottigliezze semantiche.
L’italiano ha nel suo dna l’odio delle tasse, l’astuzia burocratica, il coraggio di farsi una legge sua.
Siamo stati per secoli la via che univa gli interessi piu' discordanti, facevamo affari con gli arabi e con i crociati, abbiamo venduto reliquie false a tutta l’Europa, abbiamo venduto perfino il perdono di Dio e il Paradiso.
Eravamo il paese col piu' forte partito comunista dell’occidente. E cosi' passavano per l’Italia i commerci sottobanco tra Usa e Urss, gli affari grigi, le vendite di armi israeliane agli iraniani, l’acquisto dell’oro del Sud Africa sotto embargo, il petrolio di Gheddafi per gli inglesi. Noi siamo la porta d’Oriente. Noi siamo la porta dell’Occidente.
A chi si sono rivolti i marines quando hanno deciso di invadere la Sicilia? Ai partigiani? No, alla Mafia! E l’hanno dovuta pagare lautamente. Ai partigiani non avrebbero sganciato un soldo. E’ stato un bene o un male?
Siamo un popolo di furbi. Mascalzoni latini. E ci piacciamo cosi'. Ed e' giunta l’ora di un grande patto di Unita' Nazionale. Firmiamo una tregua tra onesti e disonesti. Che i disonesti riconoscano che devono contribuire un po’ di piu' al bene pubblico perche' gli conviene che l’Italia prosperi, e che gli onesti la smettano di darsi tutte queste arie e capiscano che senza chi rischia tutto interpretando in modo creativo la legge, l’Italia sarebbe gia' andata a fondo da un pezzo.
Vogliamo un’Italia ricca e longeva?
Diamo un po’ di respiro a chi lotta ogni giorno per tenere su l’Altra Economia. Se li arrestiamo tutti dove andiamo a finire? Ma vi rendete conto che a causa di un complotto di giudici dissennati stiamo sterminando i corrotti, i ladri, gli strozzini? Di questo passo dove andiamo a finire?
E anche Bersani lo sa che e' cosi'… La prima legge approvata dal governo Prodi e' stata una leggina che ha mandato liberi almeno trentamila delinquenti. Solo che loro non hanno il coraggio di portare fino in fondo certe scelte, noi invece si'. Per questo gli italiani ci votano!
E allora, facciamo uno scambio. Noi Stato ti togliamo il 50% delle intercettazioni. Dimezziamo i mezzi della polizia, facciamo lavorare i carabinieri con una mano legata dietro la schiena e tu Malaffare in cambio fai un condono e mi paghi il 10% secco sul tuo fatturato.
Il commerciante paga il pizzo e poi non mi paga le tasse? Ok, ma poi tu mi giri il 10% del pizzo senza tante rotture. Ogni anno facciamo una lotteria tra i detenuti. Chi ci paga 50mila euro esce subito. Tutti vincitori. Ne mandiamo liberi 10mila e incassiamo mezzo miliardo. E risparmiamo un miliardo che avremmo speso per nutrirli e custodirli. Tanto in un paio di mesi li riprendiamo quasi tutti.
E ogni 3 mesi mi fai un condono edilizio. Evadi le tasse? Sguazzi nel lavoro nero? Facciamo un forfait e ti lasciamo in pace. E vedrete che ci si impenna il Pil e lo mettiamo nel culo agli analisti di Wall Street!”
Quando Bisilvio tacque, nella sala i giornalisti erano muti, attoniti, con le bocche aperte come bambini imbambolati.
Passo' un intero minuto. Bisilvio guardava la platea e sorrideva.
Poi scoppio' un fragoroso, liberatorio, applauso.
Ahh, les italiens! scrisse Liberation.
E c’era una punta di invidia!
Capitolo sesto
Quando sperimenti gli effetti destabilizzanti di un’erezione e' importante che tu sappia che le forze stesse che danno solidita' al concetto di numero stanno operando furiosamente per portarti a un livello frenetico di godimento.
Molto di quanto realizziamo nella nostra vita, nel bene e nel male, e' determinato dalla nostra idea del mondo.
Tutte le persone che rubano, che imbrogliano, che opprimono, che fanno violenza sono evidentemente convinte che il mondo sia un caos senza regole dove ognuno puo' fare quel che vuole.
Le persone che lasciano trascorrere la propria vita senza compiere scelte, senza lavorare per realizzare sogni importanti, senza cercare di trovare il proprio modo di esprimersi, di comunicare emozioni sono persone che pensano che la vita abbia poco senso, non abbia uno scopo preciso. E non credono che sia loro interesse prioritario scoprire cosa desiderano, cosa loro e solo loro possono costruire, qual e' la loro possibilita' di realizzarsi in modo originale, unico.
Le persone che dedicano la propria esistenza a incazzarsi con gli altri, a spettegolare, a sparlare, a disprezzare non credono che la legge primaria dell’universo sia la cooperazione e che solo attraverso la condivisione l’essere umano puo' vivere con il massimo della soddisfazione.
C’e' invece chi trova la forza del proprio impegno nella fede in Dio, nell’idea della vita come transito verso un livello superiore e perfetto dell’esistenza. Questo modo di vedere la vita e' certamente portatore (potenzialmente, se vissuto con autenticita') di grande passione positiva per la vita.
Ma io sono nato da una famiglia laica come un mazzo di carte.
Mi sono dovuto quindi costruire un motivo per vivere diverso dalla semplice accettazione del volere di Dio.
Perche' siamo qui?
C’e' uno scopo?
Perche' e' meglio comportarsi onestamente?
Queste domande frullavano nella mia testa di giovane comunista. E fu con grande emozione che trovai un testo di Karl Marx che parlava proprio di questo.
Nella raccolta “Scritti filosofici giovanili” troviamo il punto di partenza del pensiero di Marx e Engels.
Egli dice ai cristiani: accusate i comunisti di essere materialisti ma in realta' voi siete materialisti, non noi. Voi credete in un compenso in una vita futura. Noi invece crediamo che l’universo intero contenga una forza positiva che attraverso un percorso tortuoso di crescita stia portando l’umanita' verso una societa' giusta e umana. Noi ci impegniamo per assecondare questo spirito positivo. Siamo spirituali.
Questo pensiero e' presente poi in tutto il lavoro dei due fondatori della filosofia comunista ma ben poco e' stato capito.
Tutto lo studio sul capitale, tutti gli studi storici e sociali di Marx e Engels avevano lo scopo di provare l’esistenza di precisi meccanismi storici che operavano in modo conseguente nei millenni portando a una continua evoluzione positiva.
Non si vedeva nella storia l’opera di singoli individui.
Si vedevano meccanismi sociali ed economici. I modi di produrre cibo e ricchezza, a causa della loro stessa meccanica, erano destinati a produrre anche l’evoluzione. E’ un meccanismo naturale come la funzione clorofilliana.
Una definizione del comunismo che non ho mai letto potrebbe essere: e' la scienza che studia l’evoluzione sociale verso il meglio.
I due filosofi battezzano la loro filosofia Comunismo Scientifico proprio per sottolineare che non si tratta solo di impegnarsi nella lotta per la giustizia sociale.
I comunisti non si occupano del cambiamento pensando di doverlo realizzare direttamente. I comunisti credono che il cambiamento sia ineluttabile e vogliono vivere schierandosi dalla parte del cambiamento. Engels parla di comunismo non perche' ha PENSATO che sarebbe una societa' migliore. Egli ha studiato la storia dei sistemi di produzione, ha visto che il salto dalle societa' dominate dai guerrieri alla societa' dominata dai capitalisti e' avvenuto a causa dello sviluppo economico che era naturalmente cresciuta DENTRO la societa' feudale. I nobili avevano bisogno di denaro per le proprie guerre e di artigiani e commercianti capaci di procurare armi e cibo. Erano stati meccanismi economici fondamentali insiti nel sistema feudale a creare la borghesia manifatturiera. Ed essa aveva preso il potere quando le macchine avevano moltiplicato per 1.000 la sua potenza economica e finanziaria. In Inghilterra e in molti altri paesi non era stata necessaria una rivoluzione violenta per suggellare questo cambio di classe al potere. E’ l’essere sociale che determina l’uomo. Sono le forme produttive che determinano chi ha il potere. Chi ha piu' denaro ha il potere. Questa realta' oggettiva, meccanica, misurabile, e' un fatto potente che determina di per se' che equilibri sociali che durano da migliaia di anni si vaporizzino in un soffio.
La teoria di Marx e Engels e' diventata presto carta straccia per la maggioranza delle persone che si dichiaravano comunisti, non avevano mai letto Marx e non si ponevano domande difficili.
Quando ero un ragazzo ero convinto come molti, che il disastro dell’Unione Sovietica, diventata presto una dittatura terroristica, fosse dovuto al fatto che Stalin era un pezzo di merda che aveva massacrato i veri comunisti.
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