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Hollywood films on american indians always tell us of indians been defeated. In this video Dario Fo tell us a different story never been told before. The story is the one about the epic John Horse, who fought against the American troops during the second Seminole war (1835-1842). Dubbing Mario Pirovano.
Hai amici anglofoni? Segnala loro questo video, grazie!
Mi sono letto tutta la ricerca su Bowles realizzata dal prode Massimo Capotorto (stiamo proseguendo con la ricerca sui Seminole) e vedendo questi fatti tutti in fila mi è sembrato veramente incredibile che un uomo abbia potuto affrontare tanti ostacoli e perseguire obiettivi tanto ambiziosi….
Se la depressione ti attanaglia, se ti senti preda della delusione, la vita di William Augustus Bowles, può regalarti un po’ di ottimismo e di speranza, dentro ognuno di noi c’è una forza immensa...
La sua storia potrebbe servire come unità di misura delle potenzialità umane.
Bowles nasce nel 1763 nel Maryland, America.
Suo padre è un funzionario inglese che viene malmenato dagli indipendentisti americani e lui nel 1777, forse animato da sentimenti di vendetta, si arruola nell’esercito inglese.
E' un tipo strano, nonostante abbia circa 15 anni è un appassionato di letteratura, filosofia, musica, pittura e scienze. Un ragazzo di grande cultura che mal si adatta alla burocrazia militare e sfrutta tutte le occasioni per fare altro. Durante una sosta forzata della sua unità a Baltimora, durata quasi un anno, si sperimenta anche come attore scoprendo grandi doti di comunicazione.
Poi parte con l’esercito verso la Florida. Durante il viaggio insulta un ufficiale, nel processo che ne segue riesce a difendersi talmente bene che evita una dura pena, viene però espulso dalle Forze Armate della Corona.
Si trova così a Pensacola, ultimo avamposto bianco al confine con i territori delle indomabili tribù dei Creek e dei Seminole.
Si unisce a una banda di cacciatori Creek e vive con loro due anni, sposa due figlie di capi e impara tre lingue indiane, dimostrando una grande capacità linguistica. E diventa, grazie alla sua oratoria travolgente, un capo influente tanto da convincere alcune centinaia di Creek a combattere in difesa degli inglesi contro gli spagnoli.
Gli spagnoli sbaragliano gli inglesi ma Bowles acquisisce grande stima presso la Corona d’Inghilterra e viene ricompensato con un terreno alle Bahamas.
Passa i successivi mesi a creare una rete di relazioni con commercianti inglesi interessati ad acquistare pelli della Florida.
Va a New York dove per mantenersi recita drammi e commedie, interpretando anche ruoli femminili e riscuotendo un certo successo. E poi arrotonda le sue entrate realizzando ritratti.
Nel 1778 torna in Florida con una nave carica di doni e di manufatti, forniti dai mercanti di Nassau, che offre come anticipo sull’acquisto delle pelli dalle tribù indiane.
Probabilmente a questo punto inizia a delinearsi nella sua mente un progetto a dir poco ambizioso: far nascere uno stato indiano, con tanto di bandiera nazionale. Affronta il progetto in modo molto realistico, cercando alleanze politiche (a un certo punto si reca di nuovo a New York e poi a Londra con una delegazione di capi indiani) e commerciali.
Parallelamente consolida la sua credibilità presso gli indiani dimostrando che unendosi possono ottenere grandi vantaggi materiali. Tenta addirittura di costruire una grande alleanza con altre tribù che si trovano a migliaia di chilometri più a nord della Florida.
Non sappiamo fino a che punto gli stesse a cuore la difesa degli indiani e fino a che punto mirasse al proprio tornaconto personale. Fattostà che il suo tentativo di creare una nazione indiana va avanti. In capo a qualche anno arriva alla proclamazione della nazione Muskogee che raccoglie 50 tribù Creek, Seminole e di altre etnie.
I Seminole sono una tribù molto ospitale e presso di loro da sempre hanno trovato rifugio i neri che fuggivano dalla schiavitù. Quando viene proclamata la nazione Muskogee sono già centinaia i neri che vivono con gli indiani.
Per aumentare la popolazione dello Stato, e trovare altri soldati per difenderlo, Bowles incentiva le fughe degli schiavi neri dalle piantagioni, a volte attaccandole, depredandole, e liberando i neri con la forza.
E arruola nel suo esercito anche molti bianchi. Altri impiantano attività commerciali.
Nel 1792 viene catturato dagli spagnoli e deportato prima in Spagna e poi addirittura nelle Filippine, quindi, nel 1797, cinque anni dopo la sua cattura, gli spagnoli decidono, di fargli cambiare ancora il luogo di detenzione. Si forma un convoglio diretto in Europa con una nave spagnola scortata da due navi francesi. Lo caricano su una di queste.
Dopo aver fatto tappa nella Sierra Leone e a Londra ritorna in Florida dove continua a guidare la Nazione Muskogee con la carica di Direttore Generale.
Bowles riesce a destreggiarsi per anni tra spagnoli, inglesi e nord americani, commerciando, stringendo alleanze, combattendo. Secondo alcune fonti arriva a dichiarare guerra prima alla Spagna e poi agli Stati Uniti.
La nazione Muskogee esce dall’immagine consueta delle guerre indiane.
Innanzi tutto l’esercito dei nativi è dotato di artiglieria mobile, trainata da cavalli.
E il villaggio che funge da capitale è difeso da contrafforti e cannoni.
E poi hanno una flotta che arriva a possedere 16 navi, dedite per lo più ad attaccare i vascelli spagnoli carichi di merci. Si tratta sicuramente di una delle più grandi flotte di pirati che si sia mai vista. Ed era amministrata in modo molto efficiente: i due terzi del bottino andavano al capitano della nave e alla ciurma, un terzo andava alla nazione Muskogee e veniva distribuito alle tribù che garantivano la difesa via terra del porto e dei magazzini, con il supporto delle unità di schiavi neri fuggiti che arrivano a costruire villaggi autonomi.
Ma Bowles si dedica anche a costruire un porto con magazzini per ammassare le merci “sequestrate” agli spagnoli. Decide poi di aprire una tipografia per stampare un giornale e i testi delle leggi del nuovo Stato. E fonda anche una scuola e un’università, che anche se non durarono a lungo e furono poco più di un abbozzo, mostrano il suo desiderio di costruire qualche cosa di più di una repubblica di pirati.
Alla fine, nel 1803, viene catturato dagli spagnoli.
Pare che ciò sia avvenuto all’indomani di un grande raduno Muskogee durante il quale Bowles viene proclamato re.
Il giorno dopo una banda di guerrieri lo cattura e lo consegna ai bianchi.
Forse se non avesse perso la testa con questa storia di essere re, la storia avrebbe seguito un’altra via… Questi indiani della Florida sono molto permalosi e gelosi della loro autonomia… Un Direttore generale potevano accettarlo… Un re proprio no…
Durante il viaggio di trasferimento verso Cuba riesce ancora una volta a fuggire rubando una canoa, ma viene riacciuffato. Morirà in carcere nel dicembre 1805, forse avvelenato.
Il bilancio dell’incredibile vita di Bowles è sicuramente un grande contributo alla coscienza indiana dei diritti delle tribù native e della loro forza.
La Florida era già terra di guerrieri indomabili, che resistono all’avanzata dei bianchi fin dal 1500 (vedi “Joan Padan a la descoverta delle Americhe”) quindi l’azione di Bowles si innesta su un terreno fertile. E’ un fatto che anche dopo la sua morte, Seminole e Creek continuano la loro lotta e i Seminole riescono a resistere a svariate guerre che durano per decenni, fin oltre la metà del 1800, senza che si arrivi mai alla loro resa. Se vuoi saperne di più clicca qui
Un altro contributo, curioso, alla storia degli indiani della Florida fu la passione per i vestiti più assurdi. Bowles, forse perché attore e pittore, aveva un gusto particolare per l’abbigliamento, e mischiava capi di vestiario occidentali ad altri che parevano piuttosto costumi di scena per drammi cinquecenteschi. Questo suo modo di vestire pittoresco contagiò i nativi che divennero famosi per l’andare in battaglia vestiti con i mix più improbabili. Una gonna bianca a pois rossi, una giacca da ufficiale spagnolo, una sciarpa, un turbante, un mantello di pelliccia… Arrivarono a costruire enormi cappelli cubici, simili a grosse scatole di biscotti, rivestiti di tessuti morbidi… Decenni dopo raggiunsero l’apoteosi quando un banda Seminole capeggiata da Wild Cat (Gatto Selvaggio) catturò un carro di costumi teatrali.
Wild Cat iniziò a vestirsi come Amleto...
I Seminole hanno resistito 500 anni perche' non hanno mai smesso di lottare e di trattare. Le due cose contemporaneamente. Ecco perche' ci siamo messi a raccontare la storia Seminole.
Se vogliamo uscire dal pantano tocca essere disposti a combattere fino in fondo e mediare.
Stamattina mi sono svegliato storto, anzi molto storto. Ieri abbiamo avuto una serie di problemi tecnici. E poi c'era la tensione del momento fatidico. Si', perche' non e' che il solo fatto di mettere insieme 18 attori, cantanti, musicisti, scrittori, ballerini e fumettari basti per far uscire qualche cosa di buono. Non e' automatico. Puo' quagliare o non quagliare, dipende dal caso, dalla fortuna, da quel che hai mangiato. E ovviamente io stavo molto in tensione. Su questa storia abbiamo messo 8 mesi di lavoro nel collettivo web sul mio blog “privato” (http://www.jacopofo.com/facciamo-un-romanzo-collettivo).
Quello che e' successo oggi e' stato grande. Mio padre che improvvisava insieme a grandissimi cantori, Sergio Laccone, i Modena City Ramblers, i Sud Sound System, Imad Zebala. E abbiamo trasmesso in diretta la nascita di un paio di canzoni improvvisate con dei livelli musicali altissimi. Raro che si riesca a registrare il momento della nascita di un pezzo. Generalmente questo la gente non lo vede, al pubblico arriva il pezzo finito. Ma io credo che far vedere questa fase del lavoro creativo sia importantissimo, sia una lezione fenomenale e rara.
Al di la' della produzione di un dvd dello show, che e' lo scopo del lavoro, questa parte, questo mostrare il vivo della pratica creativa, era per me l’obiettivo fondamentale. E lo abbiamo centrato al 100%. Abbiamo immortalato un momento magico, lo abbiamo pure vissuto con grande emozione. (E poi ho avuto una grande emozione a sentire mia madre recitare magistralmente un pezzo scritto da me...)
Cosa c’entra questo con la situazione politica e le elezioni?
Tantissimo, e cerco di spiegare il perche'.
Questa iniziativa sui Seminole mi ha fornito un quadro che reputo molto realistico della situazione del movimento progressista oggi: la maggioranza della gente e' scoglionata. Scoglionata a un punto tale che anche se organizzi un evento veramente di grandissimo livello non ci crede, si sta occupando d’altro. Intendiamoci, il nostro obiettivo non era fare grandi numeri. Quelli li faremo quando quel che abbiamo fatto andra' in televisione. Non quella italiana che da tempo rifiuta di trasmettere qualunque cosa realizzata da Franca e Dario, questo prodotto e' destinato a paesi civili dove ci sono tv che fanno cultura, andremo in onda nei paesi scandinavi, in Francia e in Canada… Ma comunque mi ha sinceramente stupito il poco interesse che un evento cosi' potente ha trovato nella stampa nazionale, solo il Fatto Quotidiano ci ha dato lo spazio per parlarne. E mi ha stupito ancor di piu' che poche migliaia di persone siano interessate a quel che stiamo realizzando.
La situazione era ben diversa qualche anno fa. Quando mandammo in onda “Ubu Bas va alla guerra” fu visto da 2 milioni di persone. 150 mila solo sul web, su Virgilio, durante la diretta.
Certo c’era la grande emotivita' dell’inizio della guerra in Iraq e ci fu una mobilitazione di migliaia di siti web e singoli che si scatenarono a scrivere mail a chiunque conoscessero. Per questa iniziativa ci hanno linkato 400 siti circa, che non e' certo poco, ma rispetto a Ubu c’e' un baratro.
Stamattina ho passato un’ora al telefono con Michele Dotti, che insieme a Marco Boschini si sta impegnando allo stremo per cercare di organizzare una consociazione di associazioni della societa' civile, per fare una lista alla francese, di grande unita' ecologista. Ecologie Europeenne ha preso alle ultime elezioni il 16% dei voti, e qualche cosa di simile e' accaduto in Germania e altri Paesi…
In Italia pare impossibile riuscire a mettere insieme un fronte di volonterosi.
Ancora prima di iniziare c’e' chi chiede di tirar fuori distinguo, linee di confine, tabu' e dogmi. E la cosa e' in salita…
Oltretutto, sfoderando la proverbiale rissosita' italica, gia' c’e' chi accusa Marco e Michele di essere due furbastri con chissa' quale obiettivo recondito… Forse vogliono solo farsi eleggere…
Ma cavolo, sono due ragazzi che da sempre si fanno in quattro per missioni in Africa, iniziative ecologiche, comuni virtuosi, eccetera… Ma io li benedico se hanno ancora la voglia di provare a far politica in modo corretto… Ma la nevrosi pessimista vuole le sue vittime da sacrificare sull’altare del nichilismo, dello sfascismo.
Ora, porca patata zozza, mi chiedo: ma la vediamo la situazione in Italia?
I dogmatici dovrebbero chiedersi: cosa succedera'?
Cioe' cavolo, crolla Pompei, intere regioni sono sott’acqua, e' uno scenario da caduta dell’impero romano!
Io vedo che se va su di nuovo Berlusconi (improbabile, ma possibile) siamo morti.
E siamo morti anche se va su un inguacquo PD, UDC, Fini.
Abbiamo poche possibilita' di fare qualche cosa di meglio ed evitare anni di sudore e sangue per milioni di italiani che gia' oggi sono in difficolta'.
E, ahime', anche se ci uniamo tutti insieme a Grillo, se andiamo da soli contro il PD, abbiamo un successo travolgente e prendiamo il 7%, spingiamo il PD tra le braccia dell’UDC e lasciamo Di Pietro a rappezzare qualcosina... E moriamo poveri e democristiani.
L’unica possibilita' di salvare l’Italia dal tracollo totale e' quella di trovare qualche cosa di meglio. Non la cosa perfetta. Quella realizzabile.
Io credo che Travaglio abbia centrato il discorso: bello Vendola, bravissimo, ma possiamo star certi che il PD non accettera' mai un candidato che e' di un partito che non sia il PD. E mi sembra anche logico.
Travaglio cosa dice? Concentriamo la nostra forza su un candidato che sia PD e contemporaneamente abbia caratteristiche di onesta' e spirito innovativo. E schieriamoci dietro a questo candidato pretendendo pero' alcuni impegni essenziali.
Ad esempio, io porrei come condizione primaria che il PD rinunci a candidare inquisiti. E poi io vorrei anche che il PD giurasse che nei primi 30 giorni di governo il Parlamento approvera' quella cinquantina di leggi elementari ed essenziali che cambierebbero il volto della giustizia e della spesa della pubblica amministrazione. Una cinquantina di leggi che sono tutte gia' scritte e presentate in Parlamento da tempo. Tutte firmate anche da esponenti del PD, quindi il PD dovrebbe condividerle. Ma sono leggi che finora non si ha avuto il coraggio di portare in aula quando la sinistra aveva la maggioranza. Beh, vogliamo che si giuri che il Parlamento le approvera' subito.
Questo non vorra' dire che se vinceremo le elezioni avremo il governo che sogniamo. Vuol dire che riusciremo pero' a togliere dai binari alcune grosse pietre che stanno per far deragliare la nazione Italia.
Questo e' il mio obiettivo fondamentale e sono disposto a allearmi anche con il PD per arrivarci.
Capisco che l’idea di ritirarsi puri e perfetti oltre il disgusto per l’inciucio abbia il suo fascino.
Ho sentito dire: dobbiamo toglierci da questo pantano, costruire lentamente, magari ci metteremo 10 anni prima di creare un partito che possa vincere le elezioni.
10 anni? Ma avete calcolato quanti morti e quanto dolore causerebbe il tracollo italiano?
Si', morti. Non e' un gioco. L’Italia e' veramente al collasso come dice Beppe Grillo (che io amo). Ha ragione. Ma proprio perche' ha ragione non possiamo rinunciare a costruire un salvagente. Non posso limitarmi a dire: “Ora guardate come questa Casta inciuciona porta l’Italia al massacro e la prossima volta fate meglio i vostri conti quando votate…” Non me la sento.
C’e' di mezzo il posto di lavoro di milioni di persone, l’assistenza medica, l’aria velenosa delle citta', il disastro geologico, la distruzione di un patrimonio artistico incredibile.
Non posso ritirarmi dalla battaglia in purezza. Non ce la faccio. Io sono disposto a combattere e a trattare. Le due cose insieme possono ammortizzare i colpi piu' duri e ottenere risultati anche se circoscritti.
Quelle 50 leggi che il PD ha presentato e mai approvato, se fossero attuate, creerebbero, con costi ridicoli, nuovi posti di lavoro (piu' di un milione li porterebbe solo una saggia politica energetica e mica i posti di lavoro di B. a fare docce fredde e saltare sul lettone di Putin… posti veri).
Teoricamente potremmo mettere insieme un 16% alla francese che ci dia il peso per indurre il PD a fare il bravo… Entro certi limiti…
Io credo che un simile progetto potrebbe perfino funzionare. Ma servirebbe mettere insieme un paio di migliaia di attivisti concreti che si mettessero a cucire insieme i contatti tra terzo settore (cooperative sociali) movimento etico, gruppi di difesa del territorio e delle minoranze… Esistono ancora? Io credo di si', sono lo zoccolo durissimo, gli incrollabili, quelli che continuano a tirare la carretta negli organismi di base… Ma sono un pochettino stanchi. E li capisco…. Gli ultimi 10 anni sono stati duri…
Ancora non vedo moltissima gente disposta a sbattersi, ANCORA, per un sogno…
Per questo, per inciso, abbiamo deciso di raccontare la storia dei Seminole. In questo momento di scoramento e scazzatura puo' essere utile ricordarsi di quanto grande puo' essere la determinazione degli esseri umani e di come sempre, alla fine, questa determinazione trionfi. Magari ci metti 500 anni ma ci riesci. Se non tu i tuoi figli.
E noi non dobbiamo neanche resistere 100 anni nascosti nelle paludi mangiando solo coccodrilli CRUDI, senza neanche piu' poter avere una casa.
Noi dobbiamo solo riuscire a mettere su una cavolo di alleanza tra gente di buona volonta', con obiettivi chiari e semplici che ormai sappiamo a memoria, e riuscire a spostare un po’ il PD verso il buon senso individuando un candidato che possa incarnare un sano borghese razionalismo, legalitarismo, efficienza, innovazione.
Beh, non e' poco…. Ma non e' neanche come scalare il Monte Bianco con le scarpette da ballo.
Il primo passo in questa direzione e' contarci. Ci servono una montagna di firme, sotto la dichiarazione di intenti di questo nuovo “movimento dei movimenti”, dobbiamo fondare una cosa basata sulle buone pratiche invece che sulle chiacchiere. Ma non riusciamo neanche a partire se non ci mettiamo un minimo di attivismo. Cioe', sto parlando di raccogliere un paio di milioni di firme… Le buone vecchie sane firme. Abbiamo bisogno di dimostrare che ci siamo!
Se lo facciamo tutto il resto e' in discesa. Perche' se raccogliamo 2 milioni di firme vuol dire che si sono svegliati i guerrieri e perche' se raccogliamo 2 milioni di dichiarazioni di voto possiamo convincere la parte abulica e la parte pessimista del movimento che si puo' immaginare qualche cosa di leggermente diverso. Ma tocca darsi una mossa… E senno' accontentatevi della soddisfazione di aver gridato: “Affonda!” Mentre la nave affondava.
Poi pero' non vorrei sentire lamentele.
E vorrei concludere in modo proporzionato alla reale gravita' del momento con la poesia che sostenne Mandela nei momenti piu' duri dei suoi 27 anni di prigionia.
INVICTUS
dalla notte che mi avvolge
nera come la fossa dell’inferno
rendo grazia a qualunque Dio ci sia
per la mia anima invincibile.
la morsa feroce degli eventi non m’ha tratto smorfia o grido
sferzata a sangue dalla sorte non si e' piegata la mia testa
di la' da questo luogo d’ira e di lacrime
si staglia solo l’orrore della fine
ma in faccia agli anni che minacciano
sono e saro' sempre imperturbato
Non importa quanto sia stretta la porta
quanto impietosa la sentenza
Sono il padrone del mio destino:
il capitano dell'anima mia.
Hanno promosso questo appello:
Michele Dotti - Educatore, formatore e scrittore
Francuccio Gesualdi - Coordinatore Centro nuovo modello di sviluppo
Marco Boschini - Assessore a Colorno
Andrea Segre' - Preside Facolta' di agraria di Bologna, ideatore del Last Minute Market
Riccardo Petrella - Economista, fondatore del Contratto Mondiale dell'Acqua
Jacopo Fo - Scrittore, attore, esperto di ecotecnologie
Chiara Sasso - Rete dei Comuni Solidali
Flavio Lotti - Coordinatore Tavola della pace e Enti locali per la pace
Dario Fo - Attore, scrittore nobel per la letteratura
Franca Rame - Attrice e scrittrice
Fabio Salviato - Fondatore di Banca Etica
Michele Buono - Giornalista, autore televisivo
Luca Fioretti - Sindaco di Monsano
Antonio Vermigli - Rete Radio Resch, promotore Marcia per la giustizia di Quarrata
Franco Bassi - Socio fondatore circolo arci Fuori Orario
Salvatore Borsellino - Movimento delle Agende Rosse
Domenico Finiguerra - Sindaco di Cassinetta di Lugagnano
Federico Taddia - Scrittore e autore radiofonico, radio 24, La stampa
Don Andrea Gallo - Sacerdote, fondatore della comunita' di San Benedetto al Porto di Genova
Alessio Ciacci - Assessore all'ambiente Capannori
Giulietto Chiesa - Giornalista, pacifista e politico
Vincenzo Cenname - Gia' sindaco di Camigliano
Loris Mazzetti - Giornalista, autore televisivo
Marco Fratoddi - Direttore de La nuova Ecologia
Don Giorgio De Capitani - Sacerdote, Monte di Rovagnate
Lucia Cosmetico - Giornalista ed autrice radiofonica
Massimo Marino - Ambientalista, Gruppo delle Cinque Terre
Eugenio Scardaccione - Dirigente scolastico, vice-presidente del GEP (Gruppo Educhiamoci alla Pace)
Matteo Ponzano - Direttore di Reset Radio
Alfredo Giacon - Movimento Etico Solidale, scrittore e velista
Giovanni Costa - Imprenditore, Eco-Recuperi
Giuliano Tallone - Ambientalista
Ezio Orzes - Assessore all'ambiente di Ponte nelle Alpi
Paolo Cacciari - Giornalista e politico
Eugenio Melandri - Fondatore di Chiama l'Africa e direttore di Solidarieta' internazionale
Salvatore Giannella - Giornalista gia' direttore di Airone e L'Europeo
Padre Ottavio Raimondo - Missionario Comboniano
3 giorni con Dario Fo, Franca Rame, Tony Esposito, Sergio Laccone, Milo Manara, Modena City Ramblers, Sud Sound System, Jacopo Fo, Nando Citarella, Imad Zebala, per realizzare un'opera multimediale sulla storia dei Seminole, gli indiani che hanno resistito per 500 anni alla colonizzazione.
L'11-14 novembre a Alcatraz un happening EPOCALE, un’occasione unica!
Tutte le sere alle ore 21,30 web tv in diretta
Durante la giornata collegamenti dalle 11:00 alle 12:00 e dalle 17:00 alle 20:00, una web cam sui laboratori ai quali potrai partecipare via chat, blog, facebook e Skipe.
Uniremo improvvisazioni teatrali e musicali, danze, racconti scritti e per immagini.
Una roba multimediale sinergica in maniera pazzesca.
Da 8 mesi stiamo preparando questo evento con un laboratorio di scrittura (su http://www.jacopofo.com/facciamo-un-romanzo-collettivo), Claudia Rordorf e Vania Di Febo sono andate in missione in Florida a intervistare storici e esponenti della nazione Seminole, abbiamo scovato libri nelle biblioteche e notizie nella rete.
Lavoreremo assieme e registreremo tutto il racconto, ripercorrendo i momenti della storia Seminole: un fatto verra' raccontato con una canzone, un altro con un pezzo teatrale o a disegni.
Oltre al gruppo di lavoro formato da professionisti ci sara' un secondo laboratorio formato da appassionati presenti a Alcatraz e dalle persone collegate via web. Da questo lavoro tireremo poi fuori una serie di dvd, libri, siti web che raccoglieranno il risultato della nostra ricerca storica e il lavoro creativo che su questa stiamo sviluppando.
Mai niente di simile era stato tentato prima!
Collegati a www.alcatraz.it o a www.jacopofo.com
E guarda le dirette.
Vuoi essere presente di persona?
Per informazioni e prenotazioni 075 9229911 oppure info@alcatraz.it
Ecco il frutto di mesi di lavoro di un collettivo web che ha come obiettivo la costruzione di un racconto multimediale. L’11-14 novembre 2010 ci incontreremo a Alcatraz con un gruppo di grandi professionisti per realizzarlo (in diretta web tv su www.alcatraz.it).
La storia censurata
Parte prima
L’arrivo dei bianchi
Nel maggio 1513, Juan Ponce de León sbarco' sulla costa occidentale della Florida, probabilmente alla foce del fiume Ca loosahatchee. Era nel territorio degli Acuera, una tribu' che faceva parte dell’alleanza Timucua.
Juan Ponce de León nel 1513 comanda il primo tentativo di colonizzare la Florida. Ma i Calusa sapevano gia' quali erano le intenzioni degli spagnoli. Calata l’ancora delle sue navi Leon tento' di proporre ad alcuni indigeni dei baratti. Dopo 10 giorni arrivo' un uomo calusa che parlava spagnolo e disse che dovevano aspettare il loro capo. Poco dopo 20 canoe da guerra, con paratie di protezione in legno, attaccarono le navi spagnole. Il giorno dopo furono 80 le canoe ad attaccare. Non ci furono molti caduti ma la reazione degli Acuera indusse de Leon a ritirarsi.
Nel 1517 Francisco Hernández de Córdoba si fermo' sulla costa della Florida di ritorno dalla spedizione che aveva portato alla scoperta dello Yucata'n. Venne subito attaccato dai Calusa e se ne ando'. Nel 1521 Ponce de León torno' nel sud-ovest della Florida per creare una colonia ma i Calusa attaccarono, lo stesso de Leon fu ucciso e gli europei si ritirarono nuovamente. Pánfilo de Narváez comanda una spedizione nel 1528 che deve anch’essa ritirarsi.
Nel 1539 Hernando De Soto tenta nuovamente di conquistare la Florida. Sbarca in territorio Acuera, la popolazione fugge nascondendosi nella foresta. Hernando de Soto occupa il centro urbano piu' grande, la citta' di Anhaica , oggi Tallahassee , e trascorre lì l'inverno del 1539-40- Vi trova cibo sufficiente per sfamare i suoi 600 uomini e 220 cavalli per 5 mesi. Il che mostra che aveva di fronte una societa' florida e ben organizzata. Ed e' giusto una fortuna perche' l’armata di de Soto e' disorganizzata e hanno gia' finito le riserve di cibo e acqua. De Soto, consolidata la posizione, intima a un capo locale, che lui chiama Acuera, di sottomettersi alla corona di Castiglia, sostenendo di essere lì in pace.
La risposta del capo e' molto dura: “Attraverso quelli di voi che sono gia' venuti qui ho imparato a conoscere i castigliani. Per me voi siete incursori che vanno da un luogo all’altro e vi guadagnate da vivere rubado, saccheggiando e uccedendo persone innocenti.
Non voglio in nessun modo stringere amicizia o fare pace con voi. Voglio piuttosto una mortale e perpetua inimicizia… Io non ho paura di voi…. E vi prometto di farvi guerra per tutto il tempo che resterete nel nostro territorio. Non vi combatteremo in campo aperto ma ci dedicheremo ad agguati. Ho comandato ai miei capi di portarmi due teste cristiane ogni settimana.”
Poi il capo Acuera deride l’offerta di diventare suddito del re di Spagna: “Io sono il re sulla mia terra… io considero spregevoli coloro che vivono sottoposti ad un altro quando possono vivere da uomini liberi… Io e la mia gente siamo disposti a morire cento volte pur di restare liberi. Questa e' la nostra risposta per il presente e per sempre… Vi stimo ancor meno perche' siete servi e state lavorando per conquistare regni dei quali potreste godere i frutti.
Visto che in questa impresa soffrite la fame, la fatica, e le difficolta' di altro genere nonche' si rischia la vita, sarebbe per voi piu' onorevole e vantaggioso acquisire le vostre conquiste per voi e la vostra discendenza piuttosto che per qualcun altro… E visto che sono ben consapevole di quel che venite a fare su questa terra so bene come comportarmi con voi.
INSENSIBILE ALLE INGIURIE DEL TEMPO...
Son qui che mantengo fede all'impegno preso. Mancano 6 giorni allo scadere del contratto. Un piccolissimo gruppo di baldi scrittori 8e scrittrici) sta dandosi da fare. Ecco un altro capitolo. Un pezzo scritto per essere recitato. Hasta la victoria! Siempre!!!
(Se vuoi saperne di più su quel che sta succedendo qui, a nord di paperopoli, sulle montagne:
“Eih! Eih! Eih!” Urlava come un pazzo.
I bianchi culo stretto sparavano come demoni ma non lo colpivano. Io era dietro un masso, con la testa tra le braccia, e mi dico: adesso lo ammazzano. Lui gridava: “Eih! Eih! Eih! Vi piace la frusta vilgiacchi? Vi piace che vi tengano il giogo sul collo come a un bue castrato? Ehi, svegliatevi! Guardate qua! Mi sparano? Sentite che mi sparano? Eppure non mi colpiscono!”
E in effetti gli stavano sparando addosso. Decine di soldati gli sparavano addosso. E io mi dico: “Adesso lo colpiscono e smette di urlare quel fanatico!” Ma non lo colpivano. E continuava a urlare: “E’ questa la forza che non avete! La forza di credere all’impossibile! E voi, bianchi, iene uscite dall’inferno! Non sapete sparare meglio? Oppure avete dimenticato di mettere il vostro Dio dentro i proiettili! Come mai non mi colpite con i vostri grandi fucili?”
Saltava, piroettava, si inchinava, rotolava, lo guardavo ogni tanto, sollevando la testa appena per verlo. Gli sparavano e non lo colpivano e lui li insultava e insultava anche noi che stavamo sdraiati per terra in preda al terrore. Perché un conto è bere un bicchiere di alcol di canna da zucchero e dire: “Andrò in battaglia e li ammazzeremo tutti!” Un conto è alzarsi la mattina presto e camminare nel fango tuo il girono epoi trovarsi di fronte questi bastardi che ti sparano davvero. Eravamo 300 schiavi ribelli, appena fuggiti dalle piantagioni ma in quel momento avremmo preferito tutti starcene in pace abbracciati ai maiali con delle belle catene ai piedi piuttosto che dover affrontare tutti quei bianchi armati e intenzionati a ucciderci.
Ma intanto Horse continuava a saltellare e a urlare, e i bianchi non riuscivano proprio a farlo stare zitto. Adesso stava insultando i bianchi: “Forse ho qualche cosa che manca a voi. Forse sono andato a letto con le vostre donne e vi ho rubato l’energia!
Ma che strano! Non mi colpisci!
Il vostro problema è che fate schifo al vostro Dio e alle vostre donne! Siete puzzolenti, non vi lavate mai!” Poi ricominciò a insultare ancora noi. E mi venne voglia di sparargli io perché era snervante sentire gli scoppi dei fucili che gli tiravano addosso e continuare a ripetersi: “Adesso lo colpiscono, adesso crepa, e invece niente.”
“Allora, schiavi di merda, volete uscire o no da dietro i vostri ripari? Volete guardarli in faccia questi signori, i vostri padroni, sono venuti a riprendervi, se chiedete perdono in ginocchio forse vi picchieranno piano, così non vi si rovinerà la schiena e potrete ancora lavorare per loro. Voi, i vostri figli, le vostre figlie. Le vostre figlie lavoreranno di più dei vostri figli. Lavoreranno di giorno, lavoreranno di notte.
E tu scemo crescerai il figlio bastardo del padrone.
Avanti, venite a strisciare ai piedi dell’uomo bianco!”
Urlava così, come un pazzo, saltellava, si tuffava, faceva capriole, mostrava il deretano, mimava passi di danza, camminate da donna. E i bianchi sparavano. Certo che sparavano. Ma chissà cosa gli aveva preso. Forse veramente Jonh Horse aveva fatto un maleficio, aveva un patto con i suoi Dei Neri. Oppure aveva lanciato un malocchio talmente cattivo da allocchire persino Gesù Cristo e San Giusepe e tutti gli Arcangeli protettori dei proiettili e dei fucili.
Ma qualche cosa aveva fatto perché aveva di fronte i fucilieri inglesi. Gente che vive per la guerra. Non puoi pensare che improvvisamente smettessero si saper sparare. Gli tremavano le mani, avevano il midollo stregato. Sparavano un colpo dietro l’altro. E non colpivano quel pazzo che saltapicchiava sul crinale fingendosi ora un demone ora un animale selvatico e un po’ ubriaco.
E ad un certo punto io ho alzato la testa, per guardare oltre il masso che mi nascondeva. E lui era lì che faceva l’imbecille, o forse era diventato più santo dei santi dei bianchi. Non lo so. E guardo vicino a me c’era Tom il Grosso, nero come la notte, con quel sorriso un po’ storto per via che ha preso un bacio dallo zoccolo di un cavallo ferrato male. E quello mi ha detto: “Non ce la faccio più a stare qui, con quello lì che urla e loro gli sparano ma non lo colpiscono.” E io gli ho risposto: “Anch’io.”
E allora ci siamo alzati, ci siamo ripuliti un po’ dalla polvere, se c’era da morire meglio farlo decentemente. Abbiamo iniziato a avanzare, in piedi, come se si passeggiasse. I bianchi ci sparavano e in effetti non colpivano nessuno. Forse veramente qualche donna aveva lanciato un maleficio sulle loro polveri. E Tom Grasso ha gridato: “Salsiccia vieni fuori c’è da fare un lavoro.” Salsiccia si chiama così perché pensa solo a mangiare. E’ un mulatto, per via che sua madre era molto bella e era piaciuta al padrone bianco.
Gli era piaciuta molto, infatti Salsiccia ha cinque fratelli. E sono usciti tutti da un avvallamento e hanno iniziato a venire avanti contro i bainchi anche loro. E anche a loro i fucili dei bianchi non li colpivano. E poi anche altri, visto che noi si andava avanti e non ci colpivano, si sono alzati in piedi e sono venuti all’attacco anche loro. Ma non corravamo all’attacco, camminavamo come se si trattasse di una passeggiata.
E John Horse continuava a urlare. Adesso diceva: “Bianchi, scappate, adesso vedete questi diavoli neri! Sono neri come diavoli, vengono a mangiarvi gli occhi. I vostri fucili non servono! Li avete fatti arrabbiare adesso! Li avete fatti molto molto arrabbiare! Vi mangeranno il cuore. Sono neri! Guardate come sono neri!”
Urlava con una voce che sembrava più forte delle trombe del Dio dei bianchi che fanno crollare le mura delle città. Una voce che urlava direttamente dentro le tue orecchie, rimbesuiva.
E i bianchi erano tutti schierati in fondo alla valle. E alcuni avevano smesso di sparare perché non riuscivano a colpire niente. Erano sbigottiti come uno che vede una vacca nera uscire da una stalla con la schiena incendiata, di notte.
Allora visto che ormai stavamo attaccando noi, iniziammo a sparare. Ma i nostri fucili sparavano giusto. Tu sparavi e ne colpivi uno. Anche i neri orbi nati, che ce n’era qualcuno anche in mezzo a noi, che non avrebbero colpito un elefante da due metri, anche loro sparavano e colpivano.
Ogni colpo un bianco morto.
A quel punto i cani bianchi culostretto strinsero ancora di più il culo e furono travolti dalla paura e scapparono. E noi continuammo a sparargli addosso e ad ammazzarne fino a quando si potettero vedere. E per un po’ li inseguimmo pure.
Poi quando finì quella battaglia ci mettemmo a ballare e a cantare mentre giravamo tra i morti nemici per prendergli le armi e tutto il resto.
Alcuni avevano proprio delle belle scarpe e io ne trovai un paio della mia misura, di cuoi morbido. Ottimi.
E mentre ballavamo agitando i fucili mi guardai intorno e ripensai a quella notte che Jonh Horse era venuto alla piantagione.
Ci eravamo radunati nel fienile, Tenevamo solo una candela accesa per non farci soprire. La candela stava vicino a Jonh Horse e gli si vedeva il viso mentre raccontava: “Sapete com’è, vivere da liberi è diverso, pensate che se hai mal di pancia puoi perfino restare a dormire. Perché la terra è tua. Le vacche sono tue. Avete mai visto un negro con una vacca sua? Io ho dieci vacche. E mia moglie non deve andare a scaldare il letto dei bianchi. Sono piccole cose certo. E qualcuno potrà chedersi se vale la pena di morire ammazzati per questo. Lo capisco. Ma quando io zappo la terra, il solo pensiero che poi me le mangerò io le verze, la lattuga, le zucche dolci e le carote mi fa sorridere. E anche pensare che il figlio sarà mio mi da più gusto quando sto sveglio la notte con la mia donna. E anche quando sto sveglio di giorno. Il problema della schiavitù non è tanto la mancanza di libertà. Quanto il fatto che ti cambia il sapore delle cose. Ad esempio tu, quando guardi un bel culo rotondo a cosa pensi? Ecco guardate la sua faccia! Ci sta pensando sì ci sta pensnado. All’inizio hai proprio la faccia di uno che guarda un bel culo rotondo e sente dentro di se e dentro il culo rotondo la grandezza dell’opera di Dio. Il nostro Dio che fa i culi delle nostre donne. Che Dio li benedica. Ma poi lo sai che ti arriva quel pensiero in testa, come un trapano. Perché il culo, il culo che ha fatto il tuo Dio e che lo ha dato a quella donna stupenda non è un culo qualsiasi. E’ il culo di un bianco. Perché l’ha comprato! E’ suo come il culo del suo cavallo!
Lui bianco culo stretto con una moglie senza culo ha diritti sul culo della tua donna.
Ma allora ditemi, uomini, ditemi, per che cosa sopportate tutti i malanni della vita, il mal di denti, il mal di pancia, il mal di schiena, il mal di culo, se poi non potete sentire fino in fondo la divinità del culo di una donna?
Per questo vale la pena di riballarsi, di combattere insieme ai vostri fratelli perché anche se tu dovessi morire comunque avrai fatto in tempo a vedere un culo rotondo che non è di nessun culo bianco!
Ma lo so che molti hanno paura. Il padrone bianco ha tutto, ha le armi ha i soldati, ha i cannoni, ci sparerà addosso e addio al nostro povero culo.
Ma voi lo sapete chi sono? Io l’ho dimostrato che i bianchi sono stupidi quanto molti altri. Lo sapete che ho venduto per 30 volte le stesse due tartarughe allo stesso medesimo generale? Aveva un bel vestito, certo, la spada, due pistole e un fucile. Ma era uno stupido. Per lui le tartarughe hanno tutte le stessa faccia. Per lui i negri sono tutti uguali. Non distingue.
Ma se non distingue non è intelligente come sembra, e se non è intelligente possiamo batterlo.
Quante volte hai pensato che questi bianchi sono proprio stupidi oltre che cattivi?
Quante volte?
Sono falsi, artefatti, vigliacchi. Lo sai. E allora perché quando pensi di ribellarti ti fanno così paura?
Guarda quella porta negro. E’ aperta. Se questa notte vieni con me nessuno ti inseguirà. Puoi farlo. Poi dovrai combattere. Ma saremo in tanti. Saremo uniti, avremo i nostri fecili. E tu sarai un guerriero. Uno che non lascia che un padrone decida per la sua vita. Uno che si è comprato sé stesso. Forse pagando con il sangue.
Ma è meglio comunque. Fatelo per la vostra dignità, fatelo per i culi rotondi delle donne, per i vostri figli. Avete mille motivi per ribellarvi, non c’è niente di buono a fare gli schiavi!
Partiamo con l’indice del romanzo sui seminole. Cerchiamo scrittori selvaggi disposti a chiudere questo libro entro 8 giorni!
Follia? Flash Mob?
Capitolo 1
Dove si narra dell’Africa nera e di un uomo e una donna che vengono trati in schiavitù. La donna è incinta
Capitolo 2
Dove si narra della tremenda traversata, della nascita del bambino nella fazenda in Messico. Con brevi cenni sulla vita da schiavi.
Capitolo 3
La fuga dalla schiavitù della madre. Come avviene?
Capitolo 4
Fuga verso i territori Calusa. L’incontro con i nativi americani. Il villaggio dei neri in territorio Seminole e dove si racconta di come i Calusa vincero contro gli invasori bianchi quattro volte, ma furono sterminati dalle malattie, Come diedero ospitalità agli indiani profughi dalle zone conquistate dagli europei e di come mai i Calusa cambiarono nome e diventarono Seminole.
Capitolo 5
La madre si innamora di un uomo Calusa. Lui si trasferisce a vivere nel villaggio nero.
Capitolo 6
Dove incontriamo Jonh Horse e scopriamo che è bravo a imbrogliare i bianchi. Storia di come vendette le stesse 2 tartarughe, 30 volte, a un generale bianco e di come divenne così famoso tra i neri e i Seminole.
Capitolo 7
La prima Guerra seminole
Jonh Horse arringa gli schiavi nelle piantagioni invitandoli a fuggire e unirsi all’esercito dell’alleanza Seminole-Black Seminole.
Capitolo 8
Horse porta in battaglia i 300 schiavi ribelli che ha reclutato ma essi si comportano da vigliacchi. Allora lui si mette sotto il fuoco nemico e li incita deridendoli fino a quando non si decidono a combattere e vincere.
Capitolo 9
I bianchi rapiscono la moglie di Osheola, capo di battaglia Seminole, e tutto quello che accade poi.
Capitolo 10
Dove si narra di come alcuni capi Seminole furono corrotti e si determinò la grande deportazione in due riserve lontane molti giorni di cammino. E come fu che non venne dato cibo ai Seminole e molti morirono durante il viaggio.
Capitolo 11
La vera storia del capo indiano svedese e del suo amore per una donna Seminole figlia di Jonh Horse e di una ragazza bianca (di cui non si sa quasi niente di niente, nè di lui né del suo amore ma la raccontiamo comunque inventando la narrazione di un olandese ubriaco).
Capitolo 12
Dove si narra di un grande agguato dove perirono più di 100 cani bianchi.
I soldati bianchi attaccano Fort Black.
Capitolo 13
Dove si narra della figlia del Capo indiano Svedese e della figlia di Horse, di come si innamorò di un Seminole e di come insieme parteciparono in modo imprevedibile alla terza Guerra Seminole. C’è anche un traditore Seminole. (E questa è una sfida alla fantasia e alla logica perché è tutto da inventare deducendo)
Capitolo 14
Il traditore Seminole del capitolo precedente continua a far danni.
Succede qualche cosa e si arriva alla giusta punizione del traditore e alla salvezza degli innamorati. Fine delle guerre Seminole
Capitolo 15
Qui bisogna inventarsi qualche cosa che succede tra il 1860 e il 1906 (?) quando si arriva alla firma del trattato di pace con gli Usa.
Capitolo 16
Inventare una storia nel periodo fino al 1940
Capitolo 17
La storia di Mae Tiger.
Appendice storica 1
I Calusa e il divieto del re di Spagna di colonizzare le terre abitate da mostri.
Appendice storica 2
Le guerre Seminole e i Black Seminole
Sto pensando che fra 25 giorni inizia il piu' grande happening del decennio, sui Seminole, e abbiamo fatto ben poco... Claudia e Vania sono tornate oggi dalla Florida e speriamo ci portino buone informazioni... Dedichiamo 4 giorni al loro sbobinamento delle menti e poi tocchera' partire. ...
E' partita la partita Seminole. 10 giocatori in campo. 3 capitoli a testa. 10 giorni per finire un romanzo di 600 pagine. 3 giorni di chiusura del lavoro in diretta web. Sono aperte le iscrizioni. Servono persone disposte a tutto pur di partecipare al piu' grande happening del millennio. Guarda qui sotto il video e stupisciti.
Di cosa sto parlando?
Da mesi stiamo lavorando per costruire in modo multimediale (teatro, video, canzoni, scritti), in diretta web, a colori, la storia dei nativi americani che non sono mai stati sconfitti: http://www.jacopofo.com/seminole_america_storia_indiani_guerre_guerrieri_matriarcato
Non perdere questa occasione storica di arrecare danni irreparabili al sistema culturale dominante!
Iniziamo a raddrizzare i torti di 500 anni fa e raddrizzeremo quelli di oggi!!!
Dalle nostre due inviate sul campo il primo resoconto del loro viaggio alla ricerca dei nativi americani che non si sono mai arresi: i Seminole. Claudia e Vania andranno a trovare, intervistare, filmare i luoghi e le persone che ci possono raccontare le vere storie di questo magnifico popolo, e il materiale da loro raccolto sarà poi elaborato e raccontato dai nostri magnifici ospiti del fine settimana dall'11 al 14 novembre.
Potete vedere tutto il nostro straordinario progetto cliccando qui
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