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Jacopo Fo srl
Loc. S.Cristina, 53
06020 Gubbio (PG)
Iscritta presso il registro delle imprese di Perugia con numero di iscrizione 01956540544
Capitale sociale interamente versato: Euro 119.000,00;
Ci ho messo quei trent’anni e passa ad arrivarci ma alla fine ci sono riuscito.
In tutti questi anni ho potuto realizzare molto, e di questo ringrazio la fortuna. Sono meriti miei invece i numerosi fallimenti.
Negli ultimi 35 anni si e' ripetuta innumerevoli volte la scena del fallimento di un mio grande progetto.
Fino ad un certo punto andava tutto bene, si ottenevano buoni risultati ma poi a un certo TRACK, tutto andava a sbattere contro un muro invisibile.
Faccio un esempio: realizzi una serie di incontri con un comune, viene fuori un progetto strepitoso, inizi a lavorare, realizzi un primo intervento di efficienza energetica a costo zero, funziona tutto, tutti sono entusiasti, tu tiri fuori un progetto di ristrutturazione globale del sistema energetico, tutti sono entusiasti. Il progetto parte, poi rallenta e muore. Hai ottenuto 10 ma quando cerchi di smuovere 100 succede qualche cosa. Cambia il sindaco, si ammala, diventa buddista, si innamora di una minorenne.
Ogni volta che succedeva una di queste sfighe mi dicevo: “Puo' capitare… Qualche cosa e' andata storta… riproviamo…” Ma poi passano gli anni, i decenni, tu ti sforzi come un pazzo a limare, migliorare, riorganizzare, aspetti una nuova onda positiva curando piccoli gioiellini ben fatti, arriva l’onda, parti, tagli il traguardo per primo alla prima tappa, trionfo, poi al traguardo della seconda tappa, quella con il super premio, non ci arrivi mai.
Elencare tutte le volte che abbiamo vinto la prima tappa e perso il Giro D’Italia sarebbe lungo e noioso. Ma sono proprio tante.
A un certo punto ho pensato di avere una tara che mi impedisce di andare oltre un certo livello.
Poi, in un periodo di depressione, ho iniziato a sospettare di essere finito su di una lista nera dei reietti.
Da un certo punto in poi ho avuto una sorta di illuminazione prerazionale. Non me la sono piu' sentita di buttarmi da solo nelle storie. Se trovavo una persona molto quadrata che ci stava avevo il doppio di probabilita' di riuscita. Cosa volesse dire poi “Trovare una persona piu' quadrata di me” non mi era chiaro. Andavo a tentoni.
Qualche giorno fa, discutendo con Gaetano e Dario delle difficolta' enormi che incontriamo a convincere i sindaci a compiere scelte di efficienza energetica, ho capito che cosa non avevo capito.
Una grande luce si e' accesa nel mio cervello e io mi son detto: “Sono un idiota.”
La soluzione del problema che mi ha angustiato per decenni e' ovvia, banale.
La mia idea e' che io vado da un sindaco, gli parlo, gli spiego cosa potrebbe fare, gli porto esempi realizzati e verificabili, credenziali scientifiche, certificazioni, avvalli di enti rispettabili, un pacchetto semplificato, preconfezionato. Tutto perfetto, tutto in ordine, tutto chiaro, onesto, trasparente e conveniente, e non faccio la cosa essenziale.
Vorrei spiegarmi bene, cosi' mentre lo spiego lo capisco meglio anche io, perche' e' un’idea nuova.
Allora: cosa porta un sindaco a decidere di compiere un’azione elementare come isolare termicamente tutti i tetti del comune?
La convenienza, il buon senso, gli ideali ecologici?
No. Il meccanismo e' completamente diverso.
E non sto parlando di un sindaco corrotto, no, parliamo di un bravo sindaco che vuole il bene dei cittadini.
Il mio errore e' pensare che il sindaco ha tutto il potere.
Il sindaco non ha il potere, e' un mediatore. E’ uno strano animale che e' riuscito a convincere persone che a volte si odiano a mettersi insieme per farlo diventare sindaco.
Tra la sua intenzione di isolare il tetto e la realizzazione di questo progetto c’e' di mezzo un mare di eventualita'.
Innanzi tutto il sindaco deve fare 600 cose urgenti e sa benissimo che 500 dovra' rimandarle (se tutto va bene).
Se hai mai gestito un’azienda sai che comandare vuol dire in gran parte decidere cosa puoi non fare restando a galla comunque.
Quindi perche' la tua proposta vada in porto deve succedere che una serie di persone, che hanno dei rapporti organici con il sindaco, gli dicano che la tua proposta e' piu' urgente del festival delle lumache sorde e dei problemi che il sindaco ha con l'amante e con sua zia con la sciatica.
Riflettendo su questa questione ho ripercorso la storia delle iniziative di maggior successo alle quali ho partecipato.
E mi sono reso conto che dal Male a Tango ai pannelli solari la costante e' che si sono formate delle squadre di professionisti con caratteristiche umane molto diverse. Teste che funzionavano in maniera diversa. Qualita' particolari.
Oggi penso che avremmo potuto avere lo stesso successo anche senza un paio dei grandi autori che fecero il Male. Ma se mancava Lionello Massobrio non avremmo concluso nulla. Un personaggio molto “diverso” anche se e' un regista. Lui aveva una mente fatta in modo diverso. Dovevamo stampare il primo numero del Male e non avevamo soldi. E nessuno credeva nel nostro progetto e voleva finanziarci. Arriva Massobrio e ci dice: datemi il giornale che ve lo stampo.
Ma tu hai i soldi per la tipografia?
Certo che no!
Porta il giornale in tipografia e gli dice: ti pago tra tre mesi. Poi va dal distributore e lo convince a dargli un anticipo come se avessimo gia' venduto il 25% della tiratura. Poi cerca un’altra tipografia disposta a stampare un numero con pagamento a tre mesi. Un delirio. E non oso pensare cosa sarebbe successo se il quinto numero non fosse andato esaurito, permettendoci di pagare i debiti. Avremmo dovuto fare dei mutui per ripagare tutti. Ma quando Lionello ci spiego' come si doveva fare era tutto cosi' semplice logico, ineluttabile.
Massobrio aveva il dono incredibile di parlare con dieci persone e convincerle completamente. Faceva lo stesso con le donne. Non potevano dirgli di no. Far l’amore con lui era una necessita' improrogabile primaria. Anche se non piaceva non poteva rinunciare. Sarebbe stata una follia!
Ecco, raccontando questa storia ho capito un libro che ho letto 10 anni fa: Il punto critico (I grandi effetti dei piccoli cambiamenti, di Gladwell Malcolm, Editozioni BUR)
Tra le altre cose utili racconta con dovizia di esempi storici che, perche' un nuovo comportamento si diffonda, e' necessaria la collaborazione di 3 tipologie umane: l’esploratore che trova la novita', la prova e si convince che va bene. Poi c’e' una specie di uomo delle tecniche, quello a cui chiedi consiglio se devi comprare un cellulare perche' ci capisce. E infine c’e' il comunicatore, quello che dice: “Avete visto che l’esploratore ha trovato questa cosa buona e l’esperto ha detto che e' veramente buona, anch’io l’ho provata, e' fantastica, se la provi anche tu resterai entusiasta!”
Fino a che questa squadra non si coagula intorno a un nuovo comportamento o prodotto, le cose non si muovono.
Mi sembra un concetto semplice in fondo, quando lo hai capito. La diffusione di un comportamento e' un fenomeno complesso, le persone hanno paura di sbagliare, non hanno voglia di mettersi li' a capire la novita', sono distratte.
Non basta che incontrino qualcuno che gli dice che si possono piantare pomodori migliori, non gli basta neanche vedere un campo di pomodori migliori.
Non e' un fenomeno esclusivamente razionale, non riguarda solo la comprensione. La persona che ha capito che gli conviene cambiare deve poi trovarsi in una SITUAZIONE EMOTIVA DI CAMBIAMENTO caratterizzata da un mix di fascinazione, esaltazione, desiderio, che gli permettano di superare diffidenza e paura del cambiamento e del connesso possibile fallimento.
Ho parlato di pomodori non a caso. Il libro cita uno studio sul tempo impiegato in una certa regione perche' i contadini si convincessero a adottare un nuovo tipo di pomodoro, piu' buono, piu' resistente alle malattie, piu' produttivo. Una qualita' di pomodori veramente e indiscutibilmente superiore, tanto che alla fine tutti iniziano a coltivarla. I primi campi con le prime piantine di pomodori di questa varieta' superiore si diffondono nel 1928, ma ci vogliono 7 anni perche' la meta' degli agricoltori adotti questa novita'. E altrettanti perche' il resto dei contadini si decida a gettarsi nel cambiamento.
Questo ci puo' far capire che la paura e' un cardine essenziale della nostra mente.
Attenzione, la paura ha un funzione determinante anche nello spingere gli innovatori. Solo che fa pressione su circuiti mentali diversi.
Il coraggioso ha il terrore di perdere la possibilita' di avvalersi dell’innovazione. Nella sua mente la paura di perdere un vantaggio (che lo metta al sicuro dai disastri della vita) ha un peso maggiore della paura di subire una perdita per un insuccesso. Da un certo punto di vista potremmo addirittura affermare che il comportamento dell’innovatore che nel 1928 pianta i nuovi pomodori e' scriteriato. Infatti il danno che potrebbe trarre da un insuccesso e' maggiore del vantaggio che trarrebbe da un successo. L’innovatore gioca d’azzardo, il conservatore va sul sicuro. I suoi pomodori funzionano, ci guadagna bene. Perche' cambiare se persiste il minimo dubbio, la minima possibilita' di insuccesso? Egli cambia solo quando le certezze sui nuovi pomodori sono esattamente equivalenti a quelle sui vecchi pomodori.
Tutto questo discorso per dare un’idea della complessita' di valutazioni e paure che giocano intorno alla decisione di cambiare.
Ma torniamo al nostro sindaco che deve decidere se isolare il palazzo del comune, e mettiamolo vicino a un personaggio, che chiameremo X, che sfiora spesso un deflagrante successo ma raramente lo coglie fino in fondo. Andare fino in fondo presuppone un notevole cambiamento.
Il sindaco soffre di un’affezione alla capacita' di cambiare perche' lo trattiene il senso comune che sta nella testa del suo gruppo di potere.
Mister X soffre di un’affezione che blocca il successo, il cambiamento radicale insito nel successo totale.
Quel che ne viene fuori nella mia mente, e' che esiste un tavolo da gioco, coperto di panno verde e ben delimitato, sul quale si svolge la partita della realizzazione o della non realizzazione di un cambiamento.
Questo tavolo da gioco e' l’universo delle relazioni.
Per questo e' piu' facile vincere quando sei parte di una squadra, perche' piu' persone hanno piu' relazioni, quindi piu' potere relazionale.
Ma questo non sempre e' vero. Una banda di diseredati del Bronx ha infinitamente meno relazioni di una banda di commercialisti milanesi.
E molti studi dimostrano che possiamo calcolare il livello di successo potenziale di un individuo scoprendo di quante persone e' capace di indicare nome, cognome e 5 informazioni sul tipo di vita, lavoro, capacita'.
Ma voglio andare oltre: questi aspetti sono solo una facciata della questione.
Non basta conoscere, bisogna emozionare.
Possiamo misurare il “tasso di relazione sociale” di una persona, ma possiamo immaginare anche un “tasso di relazione emotiva”.
Ci sono persone che conoscono tutti ma che sono considerate da tutti inaffidabili.
Il che vuol dire che quando si forma una squadra di lavoro e' importante sapere che serve qualcuno che abbia carisma emotivo. Ti serve Obama, uno che quando parla alla gente si sente che sta bene.
Persone che hanno la dote di abbassare il livello di paura delle persone. Danno sicurezza.
Attenzione, non per forza poi queste persone devono essere il leader. In una buona squadra nessuno e' il leader. Se c’e' uno che comanda vuol dire che gli altri non sono abbastanza bravi. Ci puo' essere un catalizzatore. E catalizzatore e leader possono essere due persone diverse.
E attenzione attenzione, non e' detto che il comunicatore emotivo carismatico sia quello che parla davanti alla folla, a volte si', a volte no. A volte quello che parla davanti alla folla e' solo uno simpatico che racconta belle barzellette. Ma nessuno gli da' retta se propone nuovi pomodori senza avere dietro qualcuno che abbia credibilita' emotiva.
E qui improvvisamente capisco quale e' il problema di Mister X e quale e' la differenza tra le imprese che hanno avuto pieno successo e quelle che non ne hanno avuto.
La squadra. La squadra e' tutto. Ma non per quello che fa nel suo insieme, internamente, non solo per i prodotti che produce. E’ importante per la sua capacita' di produrre una rete di emozioni, una trasmissione di emozioni attraverso una rete di persone emotivamente ben disposte.
Il risultato di questo discorso mi spiega finalmente che cosa sto facendo ormai da qualche anno, in modo istintivo.
Mi fa capire fino in fondo una cosa che alla grossa in effetti avevo gia' compreso da tempo ma che ora mi appare con una nitidezza e un peso preponderanti.
Mi sembra di scorgere il nucleo.
In pratica bisogna rovesciare un paradigma operativo: “ho una buona idea-la propongo a chi trarrebbe vantaggio dall’usarla” diventa “buona idea-trovo una squadra-la squadra genera un campo emotivo positivo intorno all’idea-qualcuno vuole la nostra idea”.
E la cosa essenziale e' il CAMPO EMOTIVO POSITIVO.
Infatti se guardiamo il mondo vediamo che i malvagi si occupano essenzialmente di questo. Vivono per questo.
La Massoneria, i complotti, i party mondani, i motoscafi, le fondazioni letterarie, i consigli di amministrazione degli enti, i giri di magnaccia e puttane, i sensali, i mediatori, i sostegni elettorali, il clientelismo. Sono tutti sistemi che potremmo inscrivere nella categoria degli strumenti utili a determinare un Campo Emotivo Positivo intorno al disonesto.
Tenere le fila di favori e controfavori, debiti e crediti, contatti e credenziali e' l’attivita' essenziale.
Quel che produce il gruppo e' indifferente, l’importante e' avere i mezzi emotivi per imporre che sia comprato (per MEZZI EMOTIVI in questo caso leggi: mazzette, favori, pistole, ricatti)
Per inciso proprio perche' la costruzione di un campo emotivo e' una cosa di una complessita' che supera le capacita' umane di gestione, io non credo alla possibilita' del successo dei complotti. Essi diventano automaticamente una bolgia di campi emotivi con sottoinsiemi emotivi discordanti. Il complotto si spezza in sotto-complotti con gruppi di complottatori che cercano di fregare altri gruppi per prendere il controllo del complotto.
E questo funziona anche per i complotti dei buoni.
(La soluzione e' la rete capace di cooperare in modo semplice sulle singole azioni senza proiezioni di cervellotici modelli onnicomprensivi. La realta' e' complessa e imprevedibile).
E per finire cosa faro' da grande
Nonostante tutte le meditazioni pacifiste la mia formazione resta militarista. Quindi penso ai 7 samurai.
Forse esiste un film senza spade che racconta come un gruppo di giocatori di qualche sport si mette insieme per formare una grande squadra, ma non me lo ricordo.
E poi nei 7 samurai il processo di aggregazione del gruppo e' grande.
Tutto comincia con due contadini paurosi e ignoranti che partono a cercare dei samurai che difendano il villaggio dai briganti. Per pagarli hanno solo riso. Una follia. Sono loro gli esploratori, i primi eroi della storia. E sono loro che poi riescono a mediare col villaggio. Ma non hanno avuto l’idea. L’idea l’ha avuta un vecchio saggio. E la prima persona che devono trovare e' qualcuno che poi comandi i samurai, uno capace di formare un gruppo, di dare fiducia.
E cosi' via. E il settimo samurai e' un pazzo. Interessante. Nel gruppo devono esserci grandi biodiversita', grande tolleranza e comprensione. E alla fine e' l’elasticita' di questo samurai anomalo e istrionico a risolvere la situazione. Lui in realta' non e' un samurai, e' della casta infima dei contadini. Ma e' lui che diventa il leader, che parla ai contadini del villaggio che hanno paura di combattere. Lui conosce la loro vita. Li insulta, li deride, gli fa vedere che non cambiare sarebbe sicuramente peggio di cambiare, gli mostra che la strada del cambiamento e' l’unica via possibile. E allora, finalmente, si crea una grande squadra. E la tecnica della battaglia sara' quella di dividere gli avversari e poi buttarsi tutti sul gruppo piu' piccolo di nemici. Li ammazzano tutti, due per volta, combattendo sempre in trenta contro uno.
Bene, ti auguro di trovare alla svelta gli altri 6 samurai del tuo gruppo e che siano simpatici.
Questa e' la mission, poi colleghiamo i gruppi di samurai (o di calciatori) e facciamo una super rete di stati emotivi.
L’inquinamento, la fame e la guerra hanno i giorni contati.
Nella presentazione di un mio libro, “Ti amo ma il tuo braccio destro mi fa schifo, tagliatelo”, sul risvolto di copertina avevo scritto che Adamo era un coglione, perche' quando Dio (che e' uno che in un giorno ti fa tutte le stelle del firmamento, mica cazzi) ti dice NON MANGIARE LA MELA devi proprio essere scemo per non ubbidire.
Ma quando mi arrivo' il libro stampato scoprii che una mano misteriosa alla frase: “Adamo era un coglione” aveva aggiunto le parole: “Per non parlare di Eva”.
Cazzo, telefono invelenito alla casa editrice e dopo un’indagine che Sherlock Holmes mi fa una pippa, scopro che l’aggiunta e' stata decisa da una donna.
Minchia!
Masochista questa!
Le telefono e appuro che non e' in grado di spiegare come mai si sia permessa di modificare il testo di un libro senza avvisare l’autore. Scopro che non ne ha la minima idea.
Perche' una donna ce l’ha con le donne tanto da contravvenire a fondanti principi che regolano le relazioni tra autore e editore, rischiando peraltro evidenti ritorsioni?
E’ un tema affascinante sul quale mi sono accapigliato con la meravigliosa Eleonora Albanese, questa mattina, sul suo letto, dopo averle portato il caffelatte in trepidante attesa di poter avere accesso alle morbidezze aleggianti di tepore che nascondeva sotto l’imbottita di bambagia di seta.
Invece ci siamo messi a analizzare il motivo per il quale, sostanzialmente, gli esseri umani potrebbero vivere alla grande se solo smettessero di essere indolenti, stupidi, privi di autostima, complici della distruzione del proprio mondo fantastico.
Devo ammettere che in questi giorni sono provato dalla protervia del potere post democristiano e dalla vuotaggine mentale in cui brancola il movimento progressista e ho optato per una scelta esistenziale spartana (allo scopo di non soccombere psicologicamente alle oscure trame del nulla). Mi sono messo a lavorare duro (costruire e' stabilizzante, specie se tiri su dei bei muri), ho raddoppiato il movimento fisico, e mi sono dedicato con costanza ad ammazzare nazisti. Uso un fucile di precisione, in un videogames sull’avanzata dell’Armata Rossa in Blenorussia. Poi di notte continuo a sognare scontri epici con le Orde del Male. Ma io, una volta tanto, sono armato meglio e ho una mira da paura.
E mentre guardavo un film dove l’attore che fa 007 e' un ebreo blenorusso che si mette a sparare sui nazisti, mi son chiesto: MA VERAMENTE IN QUESTO MONDO LA GENTE PUO’ ANDARE COSI’ FUORI DI TESTA DA UCCIDERE UN ALTRO ESSERE UMANO?
In un altro videogames mi hanno dato un fottutissimo carro armato Sherman e dovevo sfondare le linee dei tank nazisti sulle Ardenne.
Un gioco da ragazzi. I carri nazisti mi possono colpire anche 3 volte e sopravvivo, e mi bastano 2 colpi per far saltare i loro carri. Questo perche' gioco in modalita' principiante perche' mi piace vincere facile.
Ma mentre sterminavo la Panzerdivision la mia fottutissima anima comunista mi diceva che era una stronzata perche' in realta' gli Sherman erano dei carri di merda che avevano la corazza piu' leggera e i cannoni meno potenti dei carri tedeschi. (E non lo dice Travaglio, lo dice Discovery Channel).
E mi metto a riflettere su quanto cavolo dovettero stare male i carristi Usa quando si accorsero che li avevano mandati a farsi massacrare su carri da schifo.
Probabilmente non sapevano neanche che i sovietici invece avevano dotato le truppe di carri al livello di quelli tedeschi. Da notare che entrambi gli Stati maggiori sapevano quanto erano spesse le corazze tedesche e quanto erano potenti i loro cannoni. Ma quelli del Pentagono hanno detto: machissenefrega! e c’hanno rimesso decine di migliaia di carri armati e equipaggi.
E tutti gli eroici sottufficiali, capocarro, mitraglieri, cannonieri, gente con le palle cubiche capace di morire bruciati vivi senza deflettere di un solo millimetro, non sono stati capaci di dire ai loro capi: TESTE DI CAZZO, QUESTI CARRI ARMATI SONO UNA CHIAVICA!
Io ho avuto culo che non sono nato in tempo per finire crivellato sulla spiaggia della Normandia.
Ma cazzo, avrei fatto carte false per non partecipare a quello sbarco demenziale a culo scoperto sotto il fuoco delle mitragliatrici.
Questo e' l’assurdo: ci sono esseri umani che dimostrano un eroismo totale ma sono incapaci di far valere assennatamente i loro sacrosanti diritti.
Perche'?
Io credo sia una questione di Dna culturale. Hanno introiettato fin da piccoli un modello del mondo che non contempla la possibilita' di essere artefici della propria vita e del cambiamento.
Non hanno proprio idea delle potenzialita' che lasciano morire. Non hanno un immaginario fantastico.
Il nostro nemico non e' Berlusconi, e' l’IGNAVIA.
Siamo noi la maggioranza sana del paese. Ma siamo sprovvisti di capacita' di metterci veramente a cambiare le cose.
Continuo a incontrare gente inferocita col governo. Mi vien da chiedergli: scusa ma tu che fai di concreto contro questo delirio di politici corrotti?
Non hanno aderito a nessun gruppo d’acquisto, non hanno costruito un punto di ritrovo alternativo, un evento, una festa ribelle, un’impresa etica. Niente. Continuano a lavorare sotto padrone, dando ogni giorno buona parte del loro tempo al sistema e ogni tanto protestano al bar o in piazza. E come possiamo concludere qualche cosa?
Disgraziatamente non ho la soluzione per smuovere il Dna culturale della gente.
Ma qualche azione di commandos possiamo concretizzarla.
Ad esempio Eleonora ha lanciato nelle sue trasmissioni tv una campagna per il benessere quotidiano. E questa campagna prevede, tra l’altro, di troncare quelli che ti svegli e trovi sulla pagina di Facebook la foto straziante del bimbo malato per la donazione. Cioe' e' una coltellata alla schiena. Si prevede che se sei mio amico lo sai che io gia' mi faccio in quattro con 12 iniziative di solidarieta'… Puoi anche risparmiarmi la botta di angoscia subito dopo il caffe'.
Bisogna dirgli che non e' il modo di relazionarsi. Prova a darmi un’emozione positiva, se ti interesso come persona, cosi' poi avro' piu' energia per fare qualche cosa di buono.
Eleonora ieri ha aperto la sua trasmissione http://www.livestream.com/alcatrazindiretta dicendo che si era alzata felice perche' c’era un bel sole.
Una persona le ha risposto sulla chat simultanea che se doveva alzarsi per andare in miniera non si sarebbe sentita cosi'…
Ok, non voglio piu' parlare con persone che invece di essere contente che nonostante la bruttezza di una certa parte del mondo riesco a essere contento, mi sgridano perche' non soffro come un minatore.
E poi quando ti alzi e ti immedesimi in un minatore triste che forza hai per combinare qualche cosa di buono?
E se io sono triste, il minatore sta meglio?
Che poi magari il minatore, nonostante faccia un lavoro durissimo, riesce perfino a essere piu' allegro del super manager che ha tutto ma ha il cuore vuoto.
Retorica?
Si', ma e' anche vero. Ci sono piu' depressi a New York che nel deserto del Kalahari che e' un posto dove per farti un bicchiere d’acqua devi marciare per 10 chilometri sotto un sole che sembra una lampada abbronzante aliena.
Scriviamolo finalmente sui muri che il mondo migliora tanto piu' le persone riescono a creare un’energia positiva.
Il problema non e' berluschino, e' che abbiamo l’energia bassa.
Durante il maggio francese del ’68 sui muri c’era scritto:
La spiaggia sotto i pave' (i cubetti di porfido che lastricavano le strade di Parigi, i Sampietrini…)
E poi c’era scritto: Siate realistici, chiedete l’impossibile.
Siamo riusciti a trascinare mezzo mondo verso la rivolta e a trascorrere momenti impagabili quando siamo riusciti ad affermare il sogno, il diritto umano alla visione fantastica della vita.
E non lo chiedevamo con i cortei. Lo facevamo senza permesso. Subito.
Li', sui materassini delle palestre dei licei occupati.
Baci ribelli, illegali, che appena i giovani che avevano un minimo di sangue nelle vene lo venivano a sapere, che ci si baciava nella scuola occupata, diventavano rivoluzionari.
La rivoluzione era la cosa piu' bella che potevamo regalarci.
Si cantava, si ballava, ci si lasciavano crescere i capelli, si accorciavano le gonne, si parlava per ore del futuro migliore, si autogestivano le scuole, si viaggiava in autostop e si faceva l’amore. Che cazzo potevi volere di piu'?
Avevamo gia' vinto. La rivoluzione era li'!
Ebbrezza pura.
Questo trascina il mondo.
Desiderio di amore, di cambiamento, di gioco, di contatto.
Vuoi tirare giu' il governo?
Emozionati.
Sappiamo, (perche' abbiamo con noi oracoli, profeti, e indovini di straordinaria potenza) che questo Natale tu hai assoluta necessita' di realizzare un regalo pazzesco.
E noi lo realizzeremo per te.
Prova a pensare a qualunque cosa.
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Vuoi una statua? Non c’e' problema. Vuoi farle la sorpresa di entrare in bagno e trovarsi di fronte tutte le piastrelle dipinte una per una (smaltate) che nell’insieme sono un quadro iperrealista di lei che va a cavallo nella brughiera normanna con i capelli al vento?
Preferisci che cavalchi un drago rosa con la sella d’oro?
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Ti interessa? Mandaci una mail a info@alcatraz.it con il tuo numero di telefono. Ti richiameremo.
Qualcuno dira': “Ma in soldoni quanto mi costa?”
Ecco alcuni esempi di prezzi (escluse spese di spedizione).
Un mattone tipo lego, ma 100 volte piu' grosso, in legno massiccio, firmato LA BATTAGLIA PER L’ARTE, 30 euro. Ottimo come fermacarte e strumento bellico. Pesantissimo.
Bottiglie di vetro contenenti “Vero sangue verde di extraterrestre, miracoloso contro le verruche” 20 euro.
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Una bottiglia di un vino biologico eccellente, con etichetta dipinta a mano e pensata apposta per te ed eventualmente con tua foto, 30 euro. 1000 bottiglie (per chi ha molti amici), 20 euro l’una.
Piatto diametro 40 centimetri, in ceramica dipinta con motivi ornamentali a scelta (scarafaggi, formiche, vermoni, scene bucoliche, momenti epici tratti dalla storia del Movimento Operaio) 100 euro.
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In spregio alle regole del mercato i prezzi degli artisti del Gruppo Lepre Bianca sono tutti uguali e vanno a misura: 0,10 euro a centimetro quadrato (il Gruppo Lepre Bianca e' un sottogruppo del laboratorio creativo: LA BATTAGLIA PER L’ARTE, dipartimento italiano dell’International Rebel Art).
Torre di comodini anni ’50; metri 2,50 di altezza, decorata con tempere profumate, 1200 euro.
Parete bagno metri 2x4, composizione piastrelle policrome con immagine stilizzata grosso elefante allegro, spedita in scatoloni con piastrelle 20x20 numerate, 3.000 euro.
Carta da parati, illusione ottica, tipo trompe l'oeil, grande finestra che guarda su Paradiso Terrestre (o a scelta grande discarica), metri 3x2, 4.000 euro.
Vera automobile senza targa e non molto funzionante, anzi poco, dipinta con smalto da carrozziere in modo imbarazzante, 4.000 euro.
Pannello metri 12x3 con scena di sbarco di marziani con grandi seni gialli e blu, molto sexy, dipinto a mano, 12.000 euro. Se si preferisce che sia dipinto solo da pittori astemi che non fumano 18.000 euro.
Scarpa di cemento armato, lunghezza metri 6, altezza metri 3, forma a scarponcino, con dentro letto, bagno, wc, ingresso a tombino, con ampia vetrata a lucernario, 58.000.
Casa tenda con coibentazione spaventosa, metri quadrati 15, esterno pvc stampato con immagini luddiste di distruzioni ottocentesche di macchine a vapore, o, a scelta, etichette di barattoli di passata di pomodoro anni ‘50 e ‘60, interno canapa color sabbia, pavimento in abete coibentato, porta a vetri tripli e finestra, struttura portante in lamellare o profilato alluminio, adatta a climi polari, 8.000 euro. Versione completa di wc a dondolo (nostro brevetto) 16.000 euro.
Non sto scherzando, tu ordini, noi costruiamo. Se ordini subito consegniamo entro il 20 dicembre, in confezione blindata. Per l’eventuale spedizione di gioielli lo facciamo veramente, te li consegna un commando di poliziotti privati, a casa tua, con un piccolo sovrapprezzo di 140 euro. Molto emozionante. E anche questo e' incredibile ma vero. Passeremo alla storia come quelli che hanno trasformato il commercio in una forma di dadaismo estremo!
Se vuoi saperne di piu' consulta il catalogo delle Merci Impossibili a prezzi ragionevoli: http://www.enciclopediauniversale.it/catalogoimpossibile/index.html
In Brasile il gruppo Semco sta riscuotendo grandi successi economici. E questa non sarebbe una grande notizia. Lo strano e' che l’azienda diretta da Ricardo Semler e' diventata un laboratorio di esperimenti che qualunque manager giudicherebbe almeno stravaganti.
Sono state cancellate le segretarie, anche i manager si fanno le fotocopie. Gli orari sono flessibili e i lavoratori decidono le assunzioni. L’azienda si e' impegnata anche nel risparmio energetico e nella riduzione dell’inquinamento. Ogni anno una percentuale degli utili viene reinvestita in un settore scelto dai dipendenti.
Abbiamo dato vita a un nuovo movimento. Abbiamo scelto un nome grandioso: REALIZZATORI DI SOGNI.
Vuoi aderire?
Tu dirai: “Prima spiegami che cavolo di movimento e', come faccio ad aderire se non mi dici cos’e'?”
Ma come? (rispondo io) Che movimento vuoi che sia un movimento di realizzatori di sogni? Si cercano i sogni e poi si realizzano. Cosa non capisci? La parola REALIZZARE o la parola SOGNI?
A questo punto o stai pensando che sono scemo e non entrerai mai nei Realizzatori di Sogni, oppure la cosa inizia a insospettirti. Magari non e' una stronzata pazzesca.
In effetti si tratta di un’abnorme genialata.
Quante volte hai detto che ti hanno rotto i coglioni tutti 'sti politici che fanno duemila programmi e promesse e poi non fanno un cazzo?
Facciamo un movimento che ha un solo obiettivo, semplice.
Ed anche l’idea di movimento che ci sta dietro e' semplice.
Nel Movimento dei Realizzatori di Sogni possono entrare solo i Realizzatori di Sogni. Nella domanda di iscrizione c’e' scritto: “Per essere un Realizzatore di Sogni devi per forza aver realizzato dei sogni, quindi se vuoi entrare nel movimento dei Realizzatori di Sogni devi raccontarci due sogni che hai quantomeno contribuito a realizzare.
Questo significa che non mettiamo insieme la qualunque ma solo ed esclusivamente Realizzatori di Sogni, conclamati in quanto hanno realizzato almeno due sogni prima di entrare nel movimento.
A questo punto la strategia e la tattica, la linea politica e le alleanze vengono da se'.
Il nostro obiettivo e' creare una grande tempesta di cervelli, una fucina di idee, un conciliabolo di streghe e maghi della fantasia e individuare sogni realizzabili, e realizzarli.
Ovviamente in quanto sognatori aborriamo ogni forma di centralismo burocratico, siamo per lo sdoppiamento delle iniziative, l’accoglienza verso la minoranza, l’azione laterale, il ragionamento trasversale, le palle a effetto e la comunicazione subliminale.
Siamo i Beneandanti del 21° secolo.
Siamo una setta artistica, una massoneria letteraria, un’illusione ottica.
Se ti piace l’idea butta qui le tue proposte (commentando questo articolo; per farlo devi registrarti).
E preparati a venire a Alcatraz dal 13 al 15 novembre, realizzeremo un colossale laboratorio creativo. Affila le tue antenne emozionali (tariffa unificata per due giorni di pensione completa 100 euro).
ALTRE INFORMAZIONI SPARSE SUL PROGETTO
Dal punto di vista tecnico i Realizzatori di Sogni si configurano come un’unita' autonoma della Marina Militare della Libera Repubblica di Alcatraz.
Un’unita' scelta selezionata con l’intento di creare una force de frappe per le emergenze. Quando un attacco d’arte fa la differenza tra la sciagura e la salvezza ecco apparire dal cielo gli elicotteri gialli a pallini rosa dei Realizzatori di Sogni. E niente e' piu' uguale.
Tra i sogni dei Realizzatori di Sogni c’e' anche quello di guadagnare denaro facendo cose esilaranti e poetiche come un telegiornale che racconti eventi onirici, coprire una montagna di fazzoletti sporchi di lacrime perche' il sole le asciughi o danzare di notte dentro un torrente per agitare le acque.
Sinceramente il problema e' che questa situazione politica italiana ci ha cacciato in un tale grigiore da signori della guerra che sento impellente il desiderio di far saltare il tappo che hanno messo al mio campo visivo. Ho voglia di grida cromatiche oltre lo spettro dell’infrarosso.
Ne ho pieni i coglioni dei Biechi Blu. Voglio la policromia.
Voglio trovare i migliori artisti viventi in questo momento e metterli attorno a una tavola rotonda e voglio alzarmi e chiedere: “Come mai non siamo in otto?”
E qualcuno risponde: “E’ arrivato perfino Lancillotto!”
Ma Patata Albina!
C’e' qualcun altro che si rende conto che ci hanno affossato nella melma comatosa della fanta destra e della fanta sinistra e dei rapporti orali dei personaggi illustri e c’e' meno voglia di ballare, fare sesso e pronunciare discorsi futuristi e situazionisti, in boxer gialli a pallini rosa, in una via del centro cittadino? Questo e' il nocciolo della questione.
Rileggiamoci Do it! (Fallo!) di Jerry Rubin.
Ripartiamo da li'.
Avevo 18 anni, la mia vita era distrutta ed ero riuscito a fare l’amore pochissime volte.
Adesso ho 54 anni, ne ho viste e fatte di ogni e ho voglia di un grande urlo nella mia vita. Ho voglia di assaltare il Palazzo d’Inverno della mia tristezza, divellere le inferriate dei sotterranei e dei giardini pensili e tuffarmi nella fontana del gioco creativo.
Questo e' un appello ai diciottenni e ai cinquantaquattrenni, gli altri forse sono troppo giovani o troppo vecchi per capire.
Sarai insieme a noi nel fuoco fatuo della battaglia emozionale?
Inventerai la tua danza percettiva?
Insorgi, unisciti alle orde che tramano nella sub-rete scavando gallerie negli archetipi della comunicazione non verbale.
Apriremo i cieli con le nostre scoregge fiammeggianti?
Forse.
Sicuramente prenderemo a pernacchie le strutture mentali, distorceremo i punti di vista, cattureremo scorci ineluttabili, sonderemo abissi di piacere assoluto, bivaccheremo nel Nirvana, faremo sesso nel Satori, scaleremo scivolando sulle nostre slitte le vette dello Zen Bergamasco.
Siamo i Paul Klee, i Mozart, gli Stravinsky, siamo i claun sciamani di Bali, i monaci pazzi del Tibet, i maestri sufi della dissoluzione, siamo la reincarnazione delle schiere dei nostri antenati, quelli che sono stati bruciati perche' non credevano alle regole e ai dogmi. Siamo tornati.
Quando le idee sono morte i sogni iniziano a giocare.
Proclama rivoluzionario:
Appendi la tua visione ai pali della luce.
Arrivera' a casa mia in un momento
Cosi' sapro' che cosa pensi
E potro' cercare nel mio panorama mentale se c’e' un punto dove attaccare il tuo esagono in modo che ridica
L’obiettivo del gioco della Rete,
gia' noto come Gioco delle Perle di Vetro
e' di ricomporre il puzzle tridimensionale
far combaciare i sogni.
Troviamoci sulla Repubblica di Alcatraz
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