acqua
Si celebra oggi la Giornata mondiale degli Oceani. Coprono il 70% della superficie terrestre, producono oltre il 50% dell’ossigeno nell’atmosfera, ospitano l’80% della biodiversità e il 50% della popolazione mondiale (abitanti delle zone costiere).
Negli ultimi tre anni l’estensione delle aree marine protette è più che raddoppiata: siamo all'1,42% del totale!!!
(Fonte: Greenews.info)
di Roberto Piumini
Non proprio all'Equatore, un po' più su,
nell'Africa che cuoce al solleone,
viveva, in un villaggio, una tribù
di trentasette o trantasei persone:
il numero preciso non si sa
ma il nome sì, ed era Ihuallà.
In quelle terre, come tutti sanno
l'acqua è davvero scarsa, quasi assente,
e gli Ihuallà, per quasi tutto l'anno
mandavano lontano, a una sorgente,
le donne e i bambini con un vaso,
per riportarlo indietro, pieno raso.
Quando erano più piccoli, i bambini
andavano soltanto con le donne
senza portare il vaso, attaccati alle gonne,
ma, appena cresciuti, anche a loro,
era affidato un vaso, e quel lavoro.
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Da un progetto di Fabrizio De Giovanni e Maria Chiara Di Marco nasce questo spettacolo di teatro-documento per sostenere il diritto all'acqua per tutti, per riflettere sui paradossi e gli sprechi del "Bel Paese", per passare dalla presa di coscienza a nuovi comportamenti. L'acqua non deve diventare "l'oro blu" del XXI secolo, dopo che il petrolio è stato "l'oro nero" del secolo XX. L'acqua deve invece essere considerata come bene comune, patrimonio dell'umanità. L'accesso all'acqua potabile è un diritto umano e sociale imprescrittibile, che deve essere garantito a tutti gli esseri umani. Perché questo avvenga bisogna sottrarre l'acqua alla logica del mercato e ricollocarla nell'area dei beni comuni, alla cui tavola devono potersi sedere tutti gli abitanti della Terra con pari diritti, comprese le generazioni future. Attraverso una documentazione rigorosa si affrontano i temi della privatizzazione dell'acqua, delle multinazionali, del contratto mondiale dell'acqua, delle guerre dell'acqua e delle dighe, degli sprechi e dei paradossi nella gestione dell'acqua in Italia, del cosa fare noi-qui-ora, della necessità di contrastare e invertire l'indirizzo di mercificazione e privatizzazione. Uno spettacolo per affermare che un altro mondo è possibile, non all'insegna del denaro, ma della dignità umana.
Il progetto nasce in modo travagliato. E' Fabrizio De Giovanni - scuola di Dario Fo e Franca Rame nonché protagonista di H2Oro - ad abbozzare l'idea dello spettacolo. "Ogni qualvolta ci siamo scontrati con i diritti umani questi, in qualche modo, erano e sono connessi all'acqua", ha dichiarato in una recente intervista. E sono proprio le connessioni tra diritti umani e crisi idrica che lo spingono a documentarsi verso la fine degli anni Novanta facendogli scoprire un mondo parallelo, fatto di quelle che definisce assurdità e negazioni di un bene fondamentale. "E' pazzesco! Lo sapevate che i parametri di qualità per l'acqua potabile sono più restrittivi di quelli previsti per l'acqua in bottiglia? O che con 1 euro le multinazionali acquistano 100 mila litri d'acqua potabile che poi rivendono in bottiglia a un prezzo enorme?", denuncia anche fuori dal teatro. Il materiale è mastodontico, il tema scomodo, ma dopo anni di tentativi la Compagnia, con la decisiva collaborazione della scenografa Maria Chiara di Marco, riesce a dar forma allo spettacolo.
De Giovanni porta, così, in scena un monologo di quasi due ore intervallato sapientemente dai filmati di Dario Barezzi e dalle testimonianze scritte di giornalisti, studiosi e premi Nobel sulla carenza dell'acqua e sulla speculazione dell'imbottigliamento delle risorse idriche. E' questo, infatti, uno dei temi centrali della pièce che punta il dito contro la privatizzazione delle acque potabili da parte delle multinazionali e contro l'Italia, prima consumatrice al mondo - anche prima degli Stati Uniti - di acqua in bottiglia. Esilaranti le interviste alle persone comuni che dichiarano di bere "acqua normale" - cioè in bottiglia - anziché "strana" come quella del rubinetto. Come ilare è il tentativo del protagonista di capire cosa debba fare per ottenere l'analisi dell'acqua che beve: un'odissea infinita fatta di rimpalli tra uffici comunali, asl e telefoni chiusi in faccia .
Il messaggio è chiaro: bevete acqua del rubinetto. A provarne l'assoluta sicurezza sono dati scientifici e studi che, con un colossale lavoro di ricerca, De Giovanni ha saputo raccogliere e sistematizzare. Da Giuseppe Altamore a Riccardo Petrella - studioso della "petrolizzazione" dell'acqua - le fonti si dimostrano eccellenti e trasformano H2Oro in una vera e propria inchiesta dall'alto contenuto informativo ma dai toni scomodi. Talmente scomodi da renderne invisa la replica nei principali teatri italiani. Fatta eccezione per Milano e Firenze, dopo ben 122 spettacoli e una targa d'argento rilasciata da Carlo Azeglio Ciampi, H2Oro non riesce ad approdare a Roma. "Teatri pieni", pare abbia risposto l'assessorato alla cultura della capitale. In realtà "rischiamo denunce e querele ad ogni spettacolo ormai", dichiara De Giovanni alla platea alla fine della replica dello scorso 6 ottobre proprio a Firenze, mentre distribuisce etichette auto-prodotte da incollare sulle bottiglie di plastica. Il marchio recita "Acqua S.Rubinetto - L'acqua che non pesa sulla spesa" ed è il modo più efficace, secondo Itineraria, per riuscire a bere acqua potabile dando uno smacco alle multinazionali. H2Oro è allora un piccolo grande terremoto che si inserisce in quella battaglia coraggiosamente condotta già da padre Alex Zanotelli. Perché l'acqua è un bene fondamentale, non una merce.
(Articolo tratto da Peacereporter.net)
Abbiamo deciso di riproporre questo libro di Giuseppe Marino, un nome un destino, perché l'argomento è di grande attualità. Il 12 e il 13 giugno oltre a votare Sì per dire No all'energia nucleare saremo chiamati anche a votare Sì per dire No alla privatizzazione dell'acqua e dei servizi idrici nazionali.
Quella per l'acqua, l'oro blu come viene chiamato, è probabilmente una delle battaglie più importanti che ci ritroviamo a dover combattere. Non possiamo lasciare l'acqua in mano ad aziende private che hanno il solo obiettivo di generare profitti, fatturato, soldi.
L'acqua non può essere privata perché ognuno di noi è composto al 70% di acqua e perché senza di essa si muore!
Di seguito vi proponiamo un estratto dal capitolo 16. Il libro può essere acquistato direttamente online cliccando qui, ve lo spediamo in due/tre giorni, così riuscite a leggerlo in tempo...
La sfida dell'acqua del sindaco
Non farà plin plin, ma “chi non le beve tutte, beve l'acqua del rubinetto”, come recitava un cartellone affisso sugli autobus di Firenze nel 2005. Il duello a colpi di spot è iniziato già da qualche anno, gli acquedotti sfidano lo strapotere della minerale: il primo cittadino di Venezia, Massimo Cacciari, ha messo la sua faccia barbuta in un manifesto nel quale si versa un bel bicchiere da una brocca sopra lo slogan, a dire il vero non proprio campione d'originalità, “Anch'io bevo l'acqua del sindaco”. Decisamente più innovativa, invece, l'idea di regalare a tutti i veneziani una brocca per gustare il prezioso liquido. A Genova sono arrivati addirittura a dare un nome al liquido distribuito dall'acquedotto locale: “Acqua San Giorgio” si chiama, e ne pubblicizzano le caratteristiche. A Roma, dopo 250 milioni di prelievi, si è deciso di rendere pubblica la “carta d'identità dell'acqua” per mostrarne ai cittadini l'elevata qualità. E Altraeconomia ha lanciato un'apposita campagna, battezzata “Imbrocchiamola”. Seicento ristoranti e locali vari hanno aderito all'iniziativa e servono caraffe d'acqua pubblica, senza storcere il naso come avviene in tanti bar. Un modo per valorizzare l'oro blu che sgorga dal rubinetto a un prezzo pari a un millesimo di quello delle acque minerali in bottiglia. Che però continuano a conquistare gli italiani : dev'essere tutta colpa di quel vecchio spot dell'anticalcare in cui si vede un idraulico che estrae la serpentina della lavatrice e la mostra a un'inquieta casalinga. Un primo piano dell'attrezzo lo inquadra orridamente incrostato a causa della “durezza” dell'acqua corrente, ossia il suo contenuto di calcare. Sarà forse così, vedendo quella serpentina appesantita da stalattiti bianche, che è nata la diffidenza verso il nostro rubinetto di casa.
In realtà, gli esperti spiegano unanimi che il calcio disciolto nell'acqua, che pure danneggia gli elettrodomestici, per il nostro organismo non è affatto un problema. Al contrario, l'associazione Altroconsumo ha realizzato una campagna a favore dell'acqua di casa invitandoci a “non restare imbottigliati”. Ha analizzato le acque di 35 città italiane, concludendo che è sicura per la salute e ottima da bere ovunque (fa eccezione la sola Reggio Calabria). “Studi recenti”, spiega Claudia Chiozzotto, responsabile dei controlli sull'acqua per Altroconsumo “dimostrano che le acque leggere, come quelle scandinave, potrebbero favorire la comparsa di malattie cardiovascolari”.
Le fa eco la nutrizionista Evelina Flachi, intervistata dal Giornale: “Le acqua del territorio nazionale”, spiega, “vengono regolarmente controllate. E sono sicure. Ci sono livelli che per legge vanno rispettati, quindi i consumatori possono stare tranquilli. L'acqua del rubinetto può competere con quelle in bottiglia.”
In sostanza, dicono le analisi, in quasi tutta Italia disponiamo, in casa, di una vera e propria fonte d'acqua oligominerale: con la giusta dose di calcio, povera di sodio quanto quelle “con una povera particella sperduta”, a “zero calorie” come quelle pubblicizzate per le diete e soprattutto, controllata in continuazione dalle aziende sanitarie locali. Il paradosso è che nel nostro paese l'acqua minerale e l'acqua del sindaco sono regolate da legge, regolamenti e parametri chimici diversi. In origine, infatti, l'acqua minerale era stata intesa dal legislatore come destinata esclusivamente a usi terapeutici – dunque, a persone che necessitano di diete particolari.
Molte acque minerali, se rapportate ai parametri previsti dalle normative che regolano il liquido che esce dai nostri rubinetti di casa, sarebbero classificate come “non potabili”.
“In Piemonte” spiega Giuseppe Altamore, in Acqua Spa, “imbottigliano un'acqua con un residuo fisso di circa 20 milligrammi/litro. Bene, nessun acquedotto distribuisce un'acqua così povera di sali, perché ritenuta 'poco potabile'. Raramente un acquedotto fornisce un'acqua con un residuo fisso al di sotto dei 100 mg/lt. Ma i venditori di minerale riescono a trasformare un difetto in un pregio”.
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La Coldiretti ha reso noto un dato statistico interessante: in Italia ogni famiglia spende mediamente 19,71 euro al mese per l'acqua minerale in bottiglia, 236,52 euro all'anno. Nel 2008 siamo arrivati a spendere 254 euro!
Come diciamo da anni, una vera e propria follia. Bevete acqua del rubinetto!!! E' costantemente controllata, non è ancora in mano a multinazionali che lucrano sul vostro diritto di bere e poi, perbacco!, costa mille volte meno!!! (Un litro di acqua in bottiglia costa dai 0,80 a 1 euro, quanto mille litri di acqua del rubinetto, fonte: Wikipedia)
Se la vostra acqua del rubinetto ha un cattivo sapore è a causa del cloro che viene utilizzato per depurarla e di quanto si deposita durante il tragitto nelle tubazioni. C'è una soluzione anche per questo. Clicca qui
Tra un film e l'altro l'attore americano Matt Damon ha fondato Water.org, un'organizzazione senza scopo di lucro che si occupa di microcredito per il rifornimento idrico.
In India, Kenya, Honduras e Haiti, i paesi dove l'organizzazione sta operando, bastano mediamente 75 dollari per permettere a una famiglia di comprare i tubi e collegare la loro casa direttamente al pozzo o alla rete idrica, dove c'è.
(Fonte: Repubblica)
In Etiopia, nel 2000, meno del 20% della popolazione aveva accesso all'acqua potabile. Oggi si è giunti a quota 68,5%.
Secondo i dati riportati dal Ministro per l'acqua Kebede Gerba, il 90% delle persone che vivono nelle aree urbane ha un punto acqua a meno 500 metri di distanza da casa. 1,5 km nelle zone rurali.
(Fonte: Internazionale e Guardian)
L'Onu ha aperto un credito per lo studio di un metodo di purificazione dell'acqua basato sulla Moringa oleifera, una pianta già alla base della dieta di molte nazioni povere. "Non è un miracolo, ma può risolvere molte situazioni di emergenza"
Lo studio sottolinea che "un metodo indigeno di trattamento delle acque adopera i semi della Moringa oleifera sottoforma di estratto solubile in acqua in sospensione, risulta come un efficace agente naturale di chiarificazione (dall'80 al 99,5%) per acque con torbidità elevata e non trattate di superficie e i contro gli agenti patogeni (la riduzione di questi ultimi va dal 90 al 99,99%)".
(Fonte: laperfettaletizia.com)
La Corte d’Appello del Botswana ha annullato oggi la sentenza che negava ai Boscimani del Kalahari l'accesso all'acqua tramite un pozzo che si trovava nelle loro terre ancestrali.
Quadrupla vittoria: il governo, che a un certo punto chiuse il pozzo, e' stato condannato a pagare tutte le spese che i Boscimani hanno dovuto sostenere per ricorrere alle vie legali, dovra' riaprire il pozzo e consentirne lo scavo di nuovi.
In piu' il tribunale ha definito il comportamento del governo “umiliante e anticostituzionale”.
(Fonte: Survival International, che in questa storia e' sempre stata al fianco dei Boscimani)
Fonte imm
Nell'Universita' australiana di Canberra e' stata vietata la vendita di acqua minerale in bottiglie di plastica. Grazie a un appello lanciato dagli studenti e raccolto dall'associazione ambientalista Do Something! (Facciamo qualcosa!), nel campus e nel bar dell'ateneo verranno installati distributori automatici di acqua naturale e gasata dell'acquedotto.
Costera' meno di quella in bottiglia e avra' un minor impatto sull'ambiente. Canberra segue l'esempio di Bundanoon, in Nuovo Galles del sud. Qui la vendita di acqua minerale e' vietata dal 2009 e lungo le strade sono state installate decine di fontanelle.
(Fonte: Ansa)
Fonte imm
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