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Questa non è malasanità. Questa è rabbia e dolore

Questa non è “malasanità”. Questa è rabbia e dolore.

La notte tra sabato santo e la domenica di Pasqua 4 aprile una splendida bambina di 11 anni muore di leucemia al Bambin Gesù di Roma.
I medici hanno provato di tutto, gli sforzi, l'abnegazione e i sacrifici durati più di tre anni non sono serviti a nulla e la piccola Alessia ha lasciato nello sconforto più totale i genitori e il fratellino.
Solo la settimana scorsa il papà e la mamma riescono a trovare la forza di spiegare al fratellino Mattia che sua sorella non c'è più.

Passano pochi giorni, e la sera del 19 aprile Massimo, il papà di Alessia e Mattia, ha un malore.
I sintomi sono quelli di un infarto: forte dolore, sudorazione copiosa, risentimento al braccio...
Tutto il repertorio, insomma.

Viene chiamato il 118, arriva un'autombulanza e gli infermieri, fortemente spaventati, caricano in tutta fretta Massimo Veno (42 anni) e lo trasportano all' ospedale più vicino: l' Aurelia Hospital di Roma.
Qui i solerti dottori del pronto soccorso, dopo meno di un'ora e un elettrocardiogramma, escludono il rischio cardiaco, parlano di un “ernia iatale” e lo dimettono con una diagnosi di “Ansia reattiva” consigliandogli un blando antidolorifico e una dieta “più controllata”.
Anzi, avendo saputo del recentissimo lutto, spiritosamente gli consigliano di prendersi “un paio di mesi di vacanza in Australia” per combattere lo stress.

Si torna a casa e la giovane moglie,Alessandra, si accorge, con stupore, che Massimo ha ancora un ago nel braccio e le “ventose” dell'elettrocardiografo sul petto. E' stato dimesso così.
Un cugino fa quello che avrebbe dovuto fare l'infermiere di turno: sfila l'ago, toglie le ventose e lo aiuta a mettersi a letto visto che il dolore è ancora tutto lì, in attesa che passi.

La mattina dopo, 20 aprile 2010, (ieri) tra le 11,30 e le 12, mentre la mamma è uscita un momento a fare la spesa, il piccolo Mattia assiste alla morte del padre disteso sul divano di casa sua, vittima, secondo la diagnosi dell’Aurelia Hospital di “ansia reattiva”.

La magistratura indagherà.
Dopo l'autopsia sapremo di cosa è morto veramente Massimo Veno.
Ma stavolta da parte nostra non ci sarà “cristiana rassegnazione”.
Noi non tenteremo neanche di sopire la nostra rabbia fino a quando non sarà fatta piena chiarezza sull’accaduto.
Stavolta vogliamo che chi ha lasciato morire un uomo di 42 anni col cuore letteralmente a pezzi paghi cara la sua colpevole superficialità..

Uno zio
Lucio Aiello

Caro Lucio che storia

Caro Lucio che storia terribile! Che dolore. Che assurdità. Ti prego di dare un abbraccio da parte mia a Alessandra. Se possiamo fare qualche cosa siamo disponibili. Se vuole venire qualche giorno a Alcatraz per cambiare aria sarà nostra ospite... Una cosa così può distruggere chiunque. Spero che Alessandra riesca a reagire. A volte di fronte a dolori di questa portata si verifica un miracolo. Ho conosciuto persone che sono riuscite a cavare dal dolore perfino la voglia di continuare a vivere. Spero che questo accada anche a voi.