Per nessuna ragione al mondo! - Romanzo di Jacopo Fo - Cap. 26

Per nessuna ragione al mondo!
(L'impossibile a portata di mano)
Romanzo di Jacopo Fo

Capitolo ventiseiesimo

Si ritrovarono con Veronica in un Motel a un paio di ore di macchina.
I soldi erano stati divisi equamente tra i soci della banda. Centomila euro. La cocaina l'avevano buttata via.

Restavano un po' di cose da fare prima di dichiarare conclusa l'operazione.  Divisero i compiti e giurarono tutti di tenere la bocca chiusa. Poi si separarono.

Egidio si prese l'incarico di riconsegnare le vhs a tutti i soggetti ripresi dalle telecamere nascoste. Tutti tranne Frangipane e Giustibelli. Le avrebbe distrutte davanti a loro dopo aver mostrato un saggio del contenuto.   
Se il Maestro si fosse mostrato in giro per il mondo se la sarebbe vista brutta.
I suoi clienti erano ricchi, potenti e vendicativi. Se non voleva che lo prendessero avrebbe dovuto andare a vivere in qualche villaggio sulle vette dell'Himalaya. Uno di quei posti dove i santoni se li mangiano a colazione.

Michele brigò un po' a trovare Antonella Lusardi, che di mestiere faceva i montaggi video. Le chiese di mollare il lavoro che stava seguendo e raggiungerlo. Lei era a Padova. Si diedero appuntamento in un albergo a Forlì. Arrivò con un portatile, un lettore e qualche altro aggeggio più misterioso. Prese il nastro dell'orgia nella quale apparivano Frangipane e Giustibelli.
Caricò il video sul pc, lo aprì con Adobe Premiere e poi lavorando su ogni singolo fotogramma cancellò  tutte le facce eccetto quelle del Maestro e dei suoi due soci. A Michele sarebbero bastati un paio di minuti di video nel quale si vedessero bene le facce. Tre ore di lavoro. Per tutto il tempo Antonella disse soltanto: "Cazzo ma che maiali questi..." Sapeva benissimo di compiere qualche cosa di illegale, però non sapeva cosa. Michele le aveva detto che meno sapeva e meglio era. Anche lei era stata nell'Armata Rossa negli anni settanta e credeva ancora a quelle cose tipo: "Tacere ed eseguire gli ordini". Stare zitta la faceva sentire più nella parte.
D'altronde, anche volendo, non ci sarebbe stato molto da dire. Subito dopo averle spiegato che cosa dovesse fare Michele Gaetano aveva detto: "Devo assolutamente dormire. Se arriva qualcuno spara ma non svegliarmi."
Poi era crollato di traverso sul letto e aveva cominciato a russare come un ciclope ubriaco.
Antonella aveva assentito. Poi si era detta: "Non ho la pistola... Con cosa gli sparo?"
Si era anche risposta: "Farò BUM con la bocca."
Poi aveva aperto Adobe.
Il Mac non fece storie.
Aveva capito che non era aria.

Mentre Antonella lavorava il resto del gruppo si dava da fare.

Otto ore dopo le divise erano state riconsegnate a un'amica di Egidio che faceva la costumista per un telefilm ambientato in una ridente cittadina umbra.
Giovanna si era occupata dell'auto. L'aveva posteggiata sotto la casa di un'amica della proprietaria dell'auto. Le chiavi buttate nella casella della posta. Se ci fosse stato qualche problema la proprietaria avrebbe semplicemente denunciato il furto dell'auto.
Un amico di Giovanni si era incaricato di rivendere la spada e le statuine etrusche.
Michele  Gaetano sapeva che non era eticamente corretto. Sarebbe stato meglio donare quei capolavori a un museo ma gli sembrava giusto ricompensare chi aveva rischiato in quella storia in modo molto soddisfacente. In fondo avevano reso un grande servizio all'Umanità e non potevano neanche andare in giro a raccontarlo.
Michele sperava di poter distribuire dai cinquemila ai quarantamila euro a testa a secondo dei ruoli. Se riusciva a farsi pagare anche dai carabinieri avrebbe potuto aggiungere qualcos'altro...

All'imbrunire Michele, dopo essere restato mezz'ora a mollo nella vasca da bagno dell'albergo e aver salutato Antonella, l'addetta al montaggio, era andato da solo in macchina a Cesena. Nel posteggio dell'Ipercoop si incontrò con Cassara, gli  consegnò  la cassetta mini dv con i due minuti montati da Antonella e la registrazione dell'interrogatorio del Maestro dicendo: "Qui c'è la confessione di Marra e il video dell'incontro tra Frangipane, l'avvocato e Marra. Sono nudi... Frangipane e i suoi soci li avete presi?"
"Sì li stanno interrogando... Sai con chi ha chiesto di parlare Frangipane?"
"Con il Papa?"
"Bravo, ci sei andato vicino... Con  il presidente degli Stati Uniti..."
"Allora è un mitomane..."
"Sospetto che non lo sia del tutto...."
Michele Gaetano fece un'espressione perplessa.
"E adesso?"
"Sparisci per sei mesi... Magari un anno... Tanto per prendere qualche precauzione. Quando in America eleggeranno un altro presidente forse potrai farti rivedere in giro. Magari a te e la Salce procuriamo un'altra identità."
Michele ci pensò un po' su.
La sua vita   era  improvvisamente sparita. Almeno per  come era stata fino a quel momento. "No" si disse "E' tutto cambiato da quando l'ho incontrata."
"Non c'è altra soluzione" concluse "Ti chiederei una sola cortesia: quando mi fai i documenti falsi ci scrivi che mi chiamo Michele?"
"Va bene... Possiamo  sapere come mai ti piace Michele?"
"Hai l'anima di un poliziotto... Non  c'è nessun motivo ma il nome Michele mi è sempre piaciuto."
"Vada per Michele..."
"Senti... E per questo lavoro ci saranno soldi per me?"
"Beh, ti abbiamo abbuonato un sequestro di persona, violazione  di domicilio,  percosse, millantato credito, impersonificazione abusiva di pubblico ufficiale... Non ti basta averla fatta franca?"
"Diciamo che cinquantamila euro sarebbero sufficienti per i ragazzi e le prime spese...."
"Diciamo..." Concluse stancamente Cassara. In un'altra situazione avrebbe continuato a mercanteggiare ma non vedeva l'ora di correre a sbattere in faccia a Frangipane quel video e di prendere gli elogi dei suoi superiori. Un colpo come quello gli apriva la strada a diventare generale...
Michele  ripartì osservando nel retrovisore  l'auto del carabiniere fare  manovra.

Contemporaneamente Giuliano aveva radunato a casa sua un gruppo di studenti stranieri. Durante l'incursione aveva indossato un paio di occhiali con una microtelecamera e un microfono incorporati. Una cosa che ormai trovi su internet per duemila euro. E lui aveva sempre avuto la passione per certe cose. Così aveva registrato tutto. Avevano registrato l'audio con il piccolo registratore digitale e il video con gli occhiali. Michele non aveva voluto rischiare di fottere tutto per un  disguido tecnico.
Giuliano aveva caricato in un pc (Giuliano non amava i Mac) solo la confessione di Marra e cancellato il resto. Aveva fatto sette copie del file e distrutto il dischetto madre. Casomai qualcuno decidesse di provare a rigenerare la memoria dei file. Poi aveva consegnato le copie ai suoi ospiti stranieri seduti nella sua sala da pranzo con i portatili sul tavolo mentre sua moglie, Paola, preparava panini per tutti. Ora i ragazzi stavano traducendo in una decina di lingue la confessione del Maestro. Via via che terminavano il lavoro altri due di ragazzi montavano i sottotitoli sopra una copia del filmato. Poi Sandrino Mac, un amico di Paola, si sedette alla consolle di un Internet Point a cento chilometri da casa sua. Aveva presentato una patente falsa vergognosa. Aveva sorriso, aveva detto, con una smorfia di rincrescimento: "Mi è finita nella lavatrice...".
Poi si era seduto alla consolle e seguendo un percorso labirintico e cambiando più volte identità aveva posteggiato il video sulla rete e lo aveva linkato in una cinquantina di blog e spedito a una decina di agenzie stampa internazionali. Il file aveva un titolo molto  accattivante: "Il guru degli uragani confessa: abbiamo manipolato il clima  con un  sistema ideato dal Pentagono. Era stata Veronica ad avere l'idea.
Il contatore allegato al video gli disse che nel giro di un'ora era stato scaricato mille volte. Un giro su alcuni blog gli aveva confermato che era entrato in rete e stava rimbalzando in modo automatico grazie al sistema degli rss. Per diffondere il video avevano approfittato di uno degli ultimi   ritrovati della rete. Grazie a un grazioso software ogni blog ripubblica automaticamente l'ultima notizia pubblicata da tutti i blog collegati.
Un altro aspetto di questo programmino e che è in grado di rilevare quando in un blog appare qualche cosa di interessante. Se in pochi minuti un file viene scaricato parecchie volte subito una lucina si accende sulla notizia di quel blog attirando utenti da tutta la rete digitale come una  bionda naturale in un convegno di parrucchieri. E così quel blog sale velocemente la classifica dei blog più visitati. Più è visto più attira visitatori. Prima di mezzanotte era stato copiato su centinaia di siti e scaricato un milione di volte.
Bastava connettersi a un motore di ricerca e digitare "tempesta di New York" per trovarsi di fronte la faccia di quello che per tutti ormai era l'uomo che aveva finto di essere il Messia.
E la notizia rimbalzava insieme a quella dell'arresto di Frangipane e del resto della banda.
Marra aveva chiuso.

Quella notte stessa Michele e Veronica viaggiavano verso Milano.
Il capitolo era chiuso.
Ma la storia non era ancora finita.

Era notte fuori dall'auto in corsa.
Una notte calda d'estate. La luna era un segno sottile nel cielo.
Crescente.
Veronica disse tra sé e sé: "E' stata un'esperienza sconvolgente. Ho la sensazione di essere sopravvissuta a un naufragio."
Michele non disse niente. Stava cercando di metabolizzare tutto quello che gli era franato addosso. Si sentiva mediamente euforico.
Le forze del male erano state sconfitte e il bene aveva trionfato. E anche se tutto il merito va sempre al caso, alla fortuna e al contesto lui era orgoglioso delle vittoria.
"Ancora una cosa non mi hai detto. Qual è il trucco per rompere i mattoni?" Chiese Veronica uscendo dalle sue riflessioni.
"Devi colpirli piano. I mattoni sono più duri delle ossa. Se colpisci con tutta la forza ti fratturi. Devi colpire usando la muscolatura non razionale. E' la vibrazione che rompe il mattone.
Come i tenori che riescono a fare scoppiare i bicchieri solo con un do di petto..."
"Ma tu hai fatto veramente il guru?"
"Sì. C'è stato un momento nel quale mi ero convinto di avere un'energia speciale. Di saper guarire la gente."
"Usavi trucchi anche tu?"
"Sì, ma non pretendevo di farli passare per miracoli. Poi mi sono reso conto che le persone si convincevano comunque che fossero azioni paranormali. Le persone hanno un enorme bisogno di soprannaturale."
"E poi?"
"Poi ho capito che ottenevo un grande potere e le persone facevano quello che io dicevo. Ma così non imparavano niente. Solo se smetti di cercare un maestro e inizi a seguire le tue sensazioni e il tuo piacere puoi crescere.
E poi alla fin fine non ero sicuro di niente. Facevo troppe stupidaggini nonostante tutto il mio Zen."
"E adesso cercheranno di ammazzarci?"
"In Sud America conosco della gente che sta nascosta da venticinque anni, se la passano bene e ci aiuteranno. Loro sanno come farci sparire."
"Mi sembra di essere in un film."
"Per adesso è un film dal quale usciamo vivi."
"Ci provi gusto?"
"No, preferivo andare al mare a Cesenatico. Ma visto che la vita ha deciso così cerco di farmela piacere."
"Mi sembri un po' disumano. Sei così freddo"
Michele non rispose.
Sapeva che era così. Sapeva che era sbagliato ma non era capace di fare meglio.
No, in fondo si andava bene così.
Pensò: "Cazzo ti ho portata fuori dall'Inferno e non ti vado bene così?"
Era incazzato ma non disse niente.
In fondo erano stanchi morti tutti e due.
"Abbiamo soldi a sufficienza e amici disposti a farsi in quattro per noi, abbiamo agito bene e la nostra coscienza è linda... Speriamo che Dio abbia pietà di noi."
"Sei proprio un samurai..."
"Ci sono malattie più gravi... E poi ammetterai che ci siamo battuti con onore...."
"Sì, volevo proprio dirtelo. Sei una grande persona. Tu e i tuoi amici. Siete stati grandi e vi devo la vita:"
"Non esagerare..."
"Non esagero."

Stavano viaggiando verso l'aeroporto di Roma. Il primo aereo per il Nuovo Continente partiva alle sei del mattino.
Città del Messico, e poi giù lungo la costa fino al Chiapas, la terra dei Maja. Lì c'era un sacco di gente alla quale il presidente degli Stati Uniti voleva tagliare la testa. Sarebbero stati in buona compagnia,

L'auto correva silenziosa  lungo la scia di luci e segnali fluorescenti.
A un tratto lei gli disse: "Come si chiama tua moglie?"
"Marina."
"Bugiardo avevi detto che si chiamava Anita."
Lui la guardò interdetto. Come se non capisse cosa stesse succedendo.
"Non fare la faccia del marito scoperto in flagrante che finge di niente. Ho gia visto quella faccia quando ho trovato mio marito nel nostro letto con la mia amica."
Michele sospirò storcendo la bocca:"Va bene non sono sposato e non ho due figlie."
"Perché mi hai mentito?"
"Perché dovevo evitare di darti l'impressione di volerti solo portare a letto. In tutta la storia c'era troppa pressione sessuale."
"Stai dicendo che sono una maniaca?"
Domandò lei con un mezzo sorriso.
"No. Abbiamo tutti gravi problemi col sesso."
"Lo capisci vero che a questo punto noi due dobbiamo fare l'amore?"
Michele arrossì.
Anche Veronica arrossì.
"Non fraintendermi. Non è che proprio dobbiamo fare l'amore. Ma sarebbe la conclusione più ovvia." Michele capì che stava mettendo le mani avanti.
"Voglio dire, la storia, se fosse un film... Tu arrivi, mi salvi, mi porti via, mi vendichi, eri innamorato di mia madre, io le somiglio così tanto, e poi ti sono grata, voglio sdebitarmi... Dovremmo finire a letto a questo punto..."
Lui stette zitto per tre secondi aspettando che lei continuasse. Ma visto che non continuava parlò stando al suo gioco: "Non è detto. Proprio perché lui amava la madre potrebbe decidere di rispettare la figlia. E poi potrebbe vergognarsi per la differenza d'età." Michele stava costruendo un muro che gli avrebbe impedito in ogni caso di provarci con lei.
"Rispettare? Questa da te non me la sarei aspettata..."
Poi dopo un silenzio:"Differenza d'età?" Veronica provò una profonda tenerezza per quell'uomo. Lo vide indifeso. Si allungò, verso di lui, per accarezzargli il viso.
"Tu sei il mio eroe! Non importa l'età di un guerriero valoroso!"
Michele ebbe la sensazione sgradevole che lei lo prendesse per il culo.
Lei se ne accorse. Si sporse verso il suo orecchio con il viso, gli baciò il lobo e poi mormorò: "Andiamo in un albergo."
"No" disse lui "prima dobbiamo arrivare in Sud America.