Per nessuna ragione al mondo! - Romanzo a puntate di Jacopo Fo - Cap. 25

Per nessuna ragione al mondo!
(L'impossibile a portata di mano)
Romanzo di Jacopo Fo

Capitolo venticinquesimo

I malvagi vivono nella convinzione che prima o poi verrà quel momento... Hanno quasi sempre ragione.
Un'auto si presentò al Centro Olistico Shanti alle ore 23. Era stato scelto quel momento perchè gli zuccheri assorbiti durante il pranzo sono già stati bruciati e le persone sono più malleabili. Inoltre Veronica aveva spiegato che in quel momento quasi tutti si ritrovavano nella palestra per la meditazione serale.
Posteggiarono l'auto con il lampeggiatore calamitato sul tetto, una tipica Alfa Romeo modello auto civetta, sotto la villa dove Marra aveva il suo appartamento.
Tre uomini e una donna in divisa da carabinieri e un uomo in borghese  scesero dall'auto.
Entrarono. Salirono lo scalone fino al primo piano, Veronica aveva disegnato loro la mappa della casa. Avanzarono con le pistole spianate, verso la camera da letto-studio  del Maestro che si trovava proprio in fondo al corridoio. La porta era socchiusa. Alcune voci femminili. Aspettarono. Finalmente si sentì la voce di Marra. Dovevano essere sicuri che lui ci fosse. Entrarono, davanti i tre uomini e la donna in divisa, dietro Michele in borghese: un completo grigio.
Silenzio.
Sul letto Marra e due ragazze più o meno svestite... Giochi d'amore col Maestro.
"Buonasera." Dice Michele. Sono paralizzati.
Marra guarda gli intrusi con gli occhi spalancati.
Michele dice: "Buonasera." E ha la voce che dovrebbe  avere l'angelo vendicatore quando presenta il conto ai malvagi. "Mi dispiace disturbarla. Ragazzi mettete via le pistole."

"Cosa succede?" Domandò Marra.
Michele: "Me lo dica lei?!" Voce piatta.
Un angolo della mente di Michele Gaetano Ferro pensava: "Attenzione al rilassamento muscolare. Ti fotto amico mio!"
"Questo è un mandato di perquisizione" disse la donna poliziotto  mostrando un foglio "E quando abbiamo trovato quello che cerchiamo allora chiediamo un mandato di arresto e lei viene con noi. Possiamo metterci un giorno intero oppure mezz'ora."
Marra era ammutolito dallo stupore. Questa proprio non se l'aspettava.
Fu Michele a continuare il discorso: "E magari se lei è gentile con noi se la può anche cavare alleggerendo la sua posizione. Poi potrà patteggiare. Ha un buon avvocato? Vuole chiamarlo? No? Come preferisce, ma il tempo per noi è essenziale. Lei non è il nostro bersaglio. Ci è capitato tra i piedi e ci può venire utile. Se vuole le diamo una mano. Sennò lasciamo che gli ingranaggi burocratici la stritolino."
Michele cambiò tono: "Allora vuoi continuare con le tue piccole orgette e tutto il resto? Oppure vuoi farti male da solo?"
Marra non riusciva a capire nulla. Le due ragazze si erano messe vicine, in un angolo del letto, cercando di diventare invisibili.
La frase "piccole orgette" aveva fatto sobbalzare Marra. Aveva la posizione corporea del perdente, con il ventre abbandonato e le labbra secche. Michele pensò: "Un dilettante."
"Marra sveglia!" Gli fiatò in faccia schioccandogli  le dita davanti agli occhi. Umiliazione. Gli agitò davanti  alla faccia il mandato di perquisizione. "La prego di leggere..." Marra cercò di mettere a fuoco la vista ma era troppo confuso. "Su sforzati, leggi ad alta voce."
Tensione mandibolare.
"Allora leggo io."
Michele Gaetano gli girò intorno, col braccio piegato a tenaglia intorno al suo collo, gli mantenne il foglio fermo davanti agli occhi. E' necessario che il soggetto riesca a mettere a fuoco la vista. Pochi sanno che per leggere si devono compiere una serie complicata di procedure e che per farlo si entra spontaneamente in uno stato mentale simile all'ipnosi. Era quello che Michele voleva che lui facesse.
Parlava lentamente. Doveva lasciargli  il tempo di regolare il cristallo della retina: "Mandato di perquisizione... Per la ricerca di materiale connesso ad attività terroristica... Suona  bene..."
"Ma io..."
"Lo so che non c'entri niente. E neanche il terrorismo. Ma c'è di mezzo gente importante che non bada tanto ai termini. E' l'essenza che ci interessa. Vuoi collaborare?"
"Ma io?"
"Dì di sì..."
"Sì..."
"Dì: sì, io voglio collaborare...
"Sì io voglio collaborare..."
"Bravo... E ora dimmi... Cosa vuoi mostrarci?"
Michele lo disse molto lentamente guardando senza mettere a fuoco, i movimenti della gola e delle labbra di Marra. Cercò di copiarli. Nella sua mente si formò spontaneamente la parola: "cocaina". Non si aspettava di trovare cocaina. Ma era un colpo di fortuna.
"Bravo, hai un po' di droga e ce lo vuoi dire? Dov'è?"
"Io non ho droga."
"Dov'è? "
"Io non ho droga. Ma sapete chi sono?"
"Sì sappiamo chi sei, prevedi inondazioni e disastri. I giudici saranno entusiasti di condannare un profeta di disgrazie come te. Ora smetti di vantarti delle tue stronzate e dimmi dov'è la roba...Dov'è?" La sua gola continuava a ripetere "libreria".
"Va bene tanto lo sappiamo già dov'è. E' nella libreria...Ti  hanno venduto Pallino... La tua libreria..." Le sue labbra dissero "dietro". Era nella merda.
"Ok,  maresciallo Ligresti" disse rivolto alla donna "vada a demolire la libreria... Oppure  vuoi aprirci il tuo cuore e guadagnarti qualche anno di libertà condizionata? Su tesorino. Ormai è fatta... Me lo hai detto?
Non l'ho sentito! Ridillo!
Vuoi sapere come mai ero a conoscenza  della cocaina e della libreria?
Conosco un uccellino..."
Le ultime frasi Michele le disse come se parlasse a un bambino deficiente. "Alzati e cammina, su comportati da ometto."
Lo prese per un orecchio e lo spinse verso la libreria in fondo alla stanza. Lui si ribellò:"Come si permette?!"
Il maresciallo Ligresti, che in realtà si chiamava Giovanna Balestrini, quarantenne maestra di Shaolin, mollò a Marra un ceffone: "Tu non hai capito, stronzetto che stiamo cercando di evitarti dieci anni di galera! Non farci perdere tempo!"
Le due ragazze si erano lasciate sfuggire un gemito di protesta. Ma un'occhiata di uno dei carabinieri era bastata per terrorizzarle.
Marra si era piegato portandosi le mani alla testa come probabilmente aveva fatto da bambino per ripararsi dagli schiaffi della mamma. Era immobile.
"Avanti!" Lo pungolò Giovanna.
 Si raddrizzò lentamente e guardò dentro gli occhi azzurri della donna carabiniere e vi lesse tutta la rabbia di lei. Veronica le aveva raccontato la storia e avevano pianto insieme.
E fu a quel punto che si sentì distintamente che l'aurea energetica di Marra si spezzava. Si diresse verso la libreria in fondo alla stanza muovendosi senza forza, spossato, o finalmente liberato da tutti i segreti. I vigliacchi  sono così, crudeli fuori e inconsistenti dentro.
Marra si avvicinò al primo scaffale a sinistra della libreria. Schiacciò un tasto invisibile, camuffato come un nodo del legno e una porzione della grande scaffalatura di legno chiaro arretrò e poi scivolò di lato, passando dietro il frontale dei ripiani e lasciando visibile  l' ingresso a una nicchia. Si sentì solo il ronzare sommesso di un motorino elettrico.
Una luce si accese automaticamente mostrando un vano di poco più di un metro per settanta centimetri di profondità. Un piccolo armadio a muro. Il nascondiglio era ricavato nello spessore dell'enorme muro della casa di pietra. Nella nicchia c'erano un paio di piccole sculture di rame evidentemente etrusche e di notevole bellezza, una preziosa spada da samurai e una borsa di pelle a soffietto con i manici, simile a quelle dei medici di una volta, dentro c'erano  un mucchio di soldi, una video camera digitale grande come una lattina di birra, un sacchettino contenente una polvere bianca, presumibilmente alcuni grammi di cocaina. E poi c'erano una cinquantina di piccolissime  videocassette digitali. Nient'altro.
Praticamente una piccola Fort Knox.
Michele iniziò a parlare a Marra standogli addosso con la faccia mentre cacciava un dito nella cocaina e l'assaggiava soddisfatto: "Buona!  Ah beh... Sei messo proprio male... Non so se ti potremo aiutare... Io sapevo solo della cocaina... Ma qui cosa c'è? Filmini.... Hai  stuprato qualche minorenne e hai girato il video per farti le seghe?
Va beh, non mi interessa.... Senti, ti propongo un piccolo accordo... La lista di tutti quelli che compaiono nei filmini. Senza bugie. E tutto quello che c'è in questo buco nel muro. Tu te ne dimentichi. Io me ne dimentico. Vuoi dimenticare questo brutto momento? Non è mai esistito niente. Basta che tu dica sì."
Silenzio. Michele lo guardò negli occhi visualizzando le proprie mani che gli aprivano le costole e penetravano nella sua cassa toracica strappandogli il cuore. Gli altri quattro carabinieri stavano facendo lo stesso. Le ragazze erano imbambolate, ancora sedute sul letto in fondo alla stanza.
Marra li guardò. Elio, che di mestiere faceva il macellaio, portò la mano alla fondina. Marra notò  il movimento e mormorò:"Sì."
Dirlo gli costò caro.
Giuliano Santuzzi, che di mestiere inventava le domande dei quiz per i giochi televisivi,  per l'occasione tenente dell'Arma, gli avvicinò un piccolo registratore alla bocca:"La lista. Inizia a parlare."
"C'è un foglio lì, con tutti i nomi, le cassette sono numerate."
"Sei un tipo ordinato, bravo!" Giuliano aveva la voce impastata da maniaco omicida.
A questo punto Michele Gaetano, come l'arcangelo del signore che si avventa in sella al suo cavallo nero sul drago, tirò il colpo mortale.
Afferrò Marra cingendogli il collo con le mani. Marra si difese aggrappandosi ai polsi di Michele per liberarsi dalla sua presa. Michele emise un lungo sospiro rilassato e fece qualche cosa nella sua mente che gli diede l'accesso a una forza animale. Piantò i polpastrelli dei pollici ai lati della carotide, vicino all'attaccatura del collo e iniziò a premere.
"Uno, due, tre, quattro." Disse lentamente con la voce distorta dallo sforzo. Al "quattro" Marra si afflosciò. Michele lasciò la presa. I testi giapponesi parlano molto chiaramente della necessità di premere sulle arterie che portano sangue al cervello solo per quattro secondi. Se si preme per sette secondi il paziente muore. Era il sistema con il quale i medici medioevali del Sol Levante risparmiavano il dolore ai loro assistiti durante gli interventi chirurgici. Quando Marra rinvenne era pallidissimo.
Michele Gaetano non gli diede il tempo di riprendersi: "Ora parlami delle inondazioni.  ... Solo alcuni particolari. Sappiamo che gli uragani erano provocati da un sistema di antenne wireless che si trovano in Alaska.
Sappiamo che il capo dell'organizzazione che controlla questo impianto è Marco Frangipane. Uno dei suoi complici è Carlo Giustibelli, avvocato. Ma ora vogliamo sapere come facevano a passarti le informazioni sulle date."
Marra lo guardava come in sogno.
"Io..." Provò a resistere.
"Ormai puoi dirmelo...."
"Mi lasciavano un messaggio in una chat..."
In chiaro?"
"Sì."
Dicendo questo crollò del tutto. Incurvò le spalle e iniziò a confessare. Michele non ebbe bisogno di fargli altre domande. Marra era un verme. Piangeva e parlava.
"Era l'unico modo per fermare la follia umana. La gente soffre perché è accecata da mille paure. Sono bestie impazzite che corrono verso il precipizio. Io ho cercato in mille modi, per anni, di spiegare... Ma pochi mi ascoltavano. Poi viene da me questo avvocato. E dopo aver visto quello che sapevo fare inizia a farmi discorsi strani, Alla fine ho capito quele era la loro idea: provocare tempeste per spaventare la gente e usare il terrore per convincere gli esseri umani a cambiare vita. Poteva funzionare, capite, all'inizio non ci credevo neanch'io. Dicevano che era una tecnologia che avevano rubato al Pentagono... Poi mi fecero una donazione di duecentomila euro e capii che facevano sul serio. Ci fu anche una prova generale per dimostrarmi che funzionava. Fecero straripare il Gange, vi ricordate due mesi fa..."
Marra si confessò per un buon quarto d'ora. Sembrava che non riuscisse più a smettere. Ma per Michele era sufficiente.

Elio e gli altri due presero tutto quello il contenuto del nascondiglio,  lo misero sopra un tappeto persiano che si trovava nella stanza, ne fecero un bel rotolo e scesero a infilarlo in macchina.
"Sei stato bravo. Sono contento di te.. Ti sei comportato da persona intelligente. Sei ancora vivo e questo è un grosso risultato. E hai anche tutte le dita delle mani. Ma non fare più stronzate che non sei capace. E se vuoi un consiglio,  non farti trovare qui domani mattina, i carcerieri italiani sono pessimi."
Una delle due ragazze, che avevano ascoltato la confessione del Maetro senza quasi respirare si alzò dal letto con calma si avvicinò a Marra e gli diede un calcio nello stomaco che lo fece rotolare per terra.
Poi si avventò su di lui urlando: "Bastardo!!! Hai ammazzato tutta quella gente!!!" Iniziò a colpirlo a calci e pugni.
Con molta calma Elio e Giuliano gliela tolsero di dosso. Mara aveva il viso insanguinato e si era arrotolato in posizione fetale. Piangendo si lamentò: "Anche tu non mi ami più Aisha...."

Uscirono. Morbidi e sicuri come tartarughe nell'acqua. Arrivarono all'auto senza affrettare il passo. Salirono. Elio al volante, Michele al suo fianco, gli altri tre dietro. Elio girò la chiave. L'auto non fece la stronza come nei film americani, il motore rombò. E via.