Per nessuna ragione al mondo!
(L'impossibile a portata di mano)
Romanzo di Jacopo Fo
Capitolo ventitreesimo
L'auto si spostava veloce nella notte seguendo le linee bianche disegnate sull'asfalto.
Veronica, silenziosa, si accarezzava il ginocchio sovrappensiero.
A un certo punto chiese: "E tua moglie come si chiama?"
"Anita."
"Quanti figli hai?"
"Due bambine."
"Sei felice?"
"Non tutti i giorni. Ma morirò con onore."
"Come si fa a morire con onore?"
"Succede quando muori e ti dispiace di morire, ma in fondo accetti che l'Universo è così, per qualche motivo che non capisci, e accetti che si compia il tuo destino.
E muori senza bestemmiare. Neanche sottovoce."
Veronica ci pensò un po' su. Michele aveva detto un paio di cose intelligenti.
Lo guardò e gli sorrise.
L'auto correva nelle prime luci dell'aurora.
Veronica aveva avuto un brevissimo colloquio con la madre. Solo per verificare che fosse vero che aveva chiesto a Gaetano Michele di venire a cercarla, Lei aveva confermato. La madre aveva pianto al telefono liberandosi così dall'ansia accumulata.
E anche Veronica era scoppiata in lacrime.
Poi era passato altro tempo in silenzio.
Michele Gaetano faceva attenzione alla strada. Non voleva andare a sbattere proprio quella notte. Le grandi imprese falliscono perchè scivolano sui particolari e lui l'aveva imparato a sue spese.
Veronica ricominciò a parlare: "Hai fatto molto per me... Eri parecchio innamorato di mia madre?"
"Ho sempre sognato di soccorrere damigelle in pericolo."
Silenzio.
Poi, arrivando alla conclusione di una serie di pensieri complicati Veronica chiese: "E sei capace anche di togliere la nicotina alle sigarette?"
"Che nicotina?"
"Te l'ho detto, Marra riesce a fare un rito con le sigarette, dice che cambia la vibrazione degli atomi, li trasmuta con il pensiero, con la sua energia... Dopo che ha fatto un mantra sulle sigarette non sanno più di niente."
"Vediamo...Come funziona?...Lui ti fa accendere una tua sigaretta e ti chiede di ascoltare il sapore con attenzione?" Lei annuì. "Poi ti chiede di appoggiare un'altra sigaretta davanti a te, fa un rito strano, poi tu accendi questa sigaretta e, miracolo, non sa più di niente?"
"Pressappoco..."
"Allora è facile..."
"Non c'è niente di facile...Tu fai tutto facile." Disse lei con un tono esasperato.
"Non riesci a capire come si fa solo perché non sai una cosa fondamentale sulle sensazioni. Cioè in realtà la sai. Ma non l'hai mai identificata."
"Hai un'aria che ti prenderei a schiaffi."
"Non sei la prima che me lo dice..."
"Sentilo! Avanti dimmi come si fa!"
"Hai notato certamente che ogni tanto senti il battito del tuo cuore?!"
"Beh, sì."
"Perciò converrai che le tue percezioni possono essere più o meno efficienti. Puoi alzare o abbassare il volume delle percezioni. La prima volta che aspiri la sigaretta la tua mente è concentrata sul sapore. Senti al cento per cento. Ma dopo che lui ha fatto il rito sulla seconda sigaretta una parte del tuo cervello è occupata a chiedersi: 'Che strano rito ha fatto questo!?'
Una parte del tuo cervello sta valutando quel che succede, si domanda se lui abbia sostituito la sigaretta. Un'altra parte si interroga: 'Funzionerà? E se funziona come fa? E perchè lo fa a me? Mi vuole soggiogare? Sono in pericolo?...'
Ti fai tutte le domande del mondo perché non sai cosa sta succedendo... Così non senti il sapore semplicemente perché una parte troppo grande della tua mente è occupata a fare altro e perciò tu non riesci a tenere al massimo il volume dell'ascolto."
"Sembra incredibile! Anche questo l'ha scoperto lo psicologo americano?"
"No, ci sono arrivato da solo. Funziona per forza, non servono i superpoteri. Basta avere un po' di capacità teatrale... Creare l'atmosfera. Un po' di tensione...poi tutto va da sé."
"Ma tu come sai tutte queste cose?"
"Dovevi conoscere mio zio. Adesso è morto. Da piccolo mi faceva vedere dei miracoli incredibili. Faceva parlare gli oggetti, mangiava coltelli, muoveva le monete con il pensiero, indovinava le carte..."
"Era un prestigidatore?"
Avevano lasciato la superstrada ed erano entrati in autostrada.
"No, molto di più. Ci sono dei giochi che lui faceva e che poi ho studiato quando sono diventato adulto. Sono semplicemente impossibili da fare. Mio zio conosceva i segreti della manipolazione. Creava una situazione di attesa spasmodica iniziando con trucchi classici. E quando credevi di aver capito che erano solo trucchi ti faceva vedere l'impossibile. Riusciva a creare nel pubblico vere e proprie allucinazioni. Era incredibile."
La vecchia Volvo blu di Michele correva nella notte. Entrava e usciva dalle gallerie illuminate di giallo, i puntini rossi dei catarifrangenti schizzavano via uno dopo l'altro. L'auto passava valli e montagne e correva sospesa su nastri di cemento armato sostenuti da piloni che sembravano finti.
"Senti... Però c'è una cosa che non riesco a capire."
"Cosa?" Era chiaro che fino a quel momento lei aveva divagato. "Fino a che punto è possibile manipolare una persona? Puoi veramente fargli vedere qualche cosa che non c'è?"
"Certo, puoi tagliargli una mano senza che senta dolore. Puoi farlo parlare con Napoleone..."
"Puoi fargli avere un orgasmo? Puoi far godere una persona fino a fargli perdere coscienza?"
"Toccando la spina dorsale sì."
"Solo la spina dorsale?"
"Sì, poco sopra l'osso sacro. Ma non è facile farlo. Ma Gurdjef probabilmente ci riusciva anche senza toccare la persona."
"Chi?"
"Gurdjef, un grande manipolatore vissuto nella prima metà del 1900, usava una tecnica restata misteriosa. Riusciva a generare tempeste erotiche nelle donne limitandosi a guardarle."
"Come faceva?"
"A furia di studiare le sue tecniche ho capito che lavorava sulla tensione muscolare. Variandola emettiamo qualche cosa di simile a un suono. L'idea che un muscolo emetta un suono può sembrare assurda. Ma è possibile registrare la musica dell'attività delle cellule. Ci sono dei centri dove ti fanno stare un'ora in un guscio insonorizzato e poi ti danno il cd con le tue cellule che cantano."
"Tu sei capace di farlo?"
"Non ci ho mai provato."
"Non farmelo mai."
"Va bene."
Sorrisero.
"Lui era capace di farlo. E' stato pazzesco. E' riuscito a farmi fare qualsiasi cosa" Mormorò lei amaramente. "Mi ha detto che avrei purificato la mia anima dal ricordo di quello che avevo subito da mio padre solo se avessi accettato fino in fondo la mia parte animale. E per me è stato terribile scoprire questa mia natura. Mentre lui mi faceva scopare e toccare da tutti quegli uomini e quelle donne io urlavo, non capivo più niente, più mi facevo schifo e più volevo degradarmi e più mi esaltavo di quella depravazione." Veronica faceva fatica a continuare. "E poi la cosa più terribile è che non riuscivo a controllare la vescica, me la facevo addosso a ogni orgasmo e mi vergognavo ma non riuscivo neanche ad ammetterlo."
Scoppiò a piangere.
Michele accostò la macchina alla prima area di sosta. Lei singhiozzava. L'abbracciò.
Sentiva fisicamente il suo dolore. Lei era in piedi sul suo baratro mentale. Ma non perse se stessa. Continuò a piangere tra le braccia di lui.
Poi Michele Gaetano riuscì a dire: "E comunque non era pipì." Gli sembrava importante. In qualche modo l'informazione spostava tutto l'evento di un capello. Ma in certe situazioni lo spazio di un capello può essere importante.
"Cosa?"
Era un discorso imbarazzante.
"Durante l'orgasmo anche le donne possono eiaculare. Tra le donne di alcune popolazioni africane e delle isole della Micronesia è normale. Ma anche le donne europee, in certe situazioni, possono farlo."
"Sei sicuro?"
"La prostata femminile è stata fotografata dal professor Jannini dell'Università dell'Aquila, negli anni '90."
"Sei documentatissimo." Disse lei smettendo di singhiozzare.
Michele guardò nello specchietto retrovisore. Ripartì. Il motore diesel lavorava silenzioso.
Lei restò in silenzio mentre lasciavano l'autostrada per una statale. Una trentina di chilometri verso l'interno. Ormai erano all'altezza di Ravenna. Albeggiava e si vedeva il mare. Posteggiarono l'auto sotto l'insegna di un albergo a tre stelle. Park Hotel. Ce n'è uno ovunque. Non si tratta di una catena di alberghi. Piuttosto è una sindrome che prende molti albergatori nel momento in cui devono scegliere il nome della loro attività.
Presero una camera a due letti. Michele pensò che non fosse il caso di farla dormire da sola.
Lei si addormentò tra le sue braccia.
E continuò a piangere nel sonno.
Michele non riuscì ad addormentarsi per molto tempo. Continuava a vedere film vietati ai minori che avevano Veronica come protagonista. Era impietrito dalla rabbia.
Per certa gente un inferno solo non basta.
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