Carissimo Jacopo,
Mi chiamo Serena ed ho quasi 32 anni. Ho appena concluso un Dottorato di ricerca in Iberistica (che roba è? Boh, diciamo che ho studiato storia, lingua e letteratura di Spagna, Portogallo ed America Latina. Utilità pratica? Nessuna) ed è da dicembre che non percepisco più un euro, sia sotto forma di borsa di studio, sia di stipendio.
La mia storia non è molto diversa, credo, da quella di molti miei coetanei.
Ho dedicato alla studio la maggior parte della mia vita, sempre con risultati soddisfacenti (talvolta persino notevoli), ottenuti sempre col minimo sforzo possibile.
Questo ha fatto sì che io potessi contemporaneamente lavorare, in modo tale da pesare il meno possibile sulle spalle dei miei genitori, che non sono poveri, ma nemmeno ricchi (2000 euro al mese in due, ora che ci penso non sono ricchi proprio per niente, tranne che nello spirito).
Ho quindi iniziato a fare la cameriera all'età di 14 anni. Solo d'estate, ovviamente, ed escludendo il mese di agosto, durante il quale andavo in ferie coi miei.
Però mi piaceva, un po' perché potevo stare a contatto coi grandi, un po' perché mi sentivo già un po' indipendente.
La cosa è durata durante tutto il periodo scolastico, a fasi alterne.
Con l'università, invece, ha iniziato ad essere più che un passatempo.
Ho iniziato a fare la cameriera in un pub un mese prima dell'inizio delle lezioni, e non ho più smesso, alternando lavori stagionali a contratti part-time a, ovviamente, lavori in nero.
Una volta laureata in Lingua e letteratura spagnola, ho trovato un lavoro che coi miei studi c'entrava ben poco, ma che mi piaceva da morire: la libraia! Che gioia passare le giornate in mezzo ai libri, forse meglio che in biblioteca perché potevo parlare a voce alta e discutere di libri con clienti e colleghi.
Ma vendere libri di questi tempi non è proprio un grande affare, perciò alla scadenza del contratto mi hanno presentato due possibilità: o il licenziamento, o il trasferimento nella nuova libreria che avrebbero inaugurato di lì a poco a Bologna. Mi sono detta "perché no?" e mi sono trasferita.
Vita nuova, amici nuovi, tutto bello.
Poi, la Fortuna. Leggo per sbaglio un bando di concorso per una borsa di studio di dottorato e decido di provare. Così, senza neanche studiare, con una lingua che non parlavo più da tre anni e con poche ore di permesso dal lavoro.
Vinco.
Arrivo seconda, borsa di studio di tre anni, 800 euro al mese. Non è l'America, ma mi pagano per studiare e la cosa mi sembra meravigliosa.
Mi licenzio e mi lancio nella vita accademica.
Pessima idea.
Le mie ricerche vengono tutte rifiutate ("Perché studiare la letteratura contemporanea quando ancora sul '700 hanno scritto così poco?". Un motivo ci sarà, avrei voluto rispondere) e alla fine mi riduco a scrivere tesine tristissime, che nessuno fuori dalla commissione leggerà mai e che non serviranno certo ad arricchire chicchessia.
Mi ritrovo a pensare con amarezza che quella borsa di studio poteva essere data a uno studente di medicina che magari, chissà, annaffiando un girasole con la grappa trovava la cura per il cancro.
Triste, tristissima, ho portato a conclusione la mia missione, tra umiliazioni e scene che sarebbero perfette per una puntata di Report sulla mafia universitaria, continuando a lavorare saltuariamente (ma in nero, ovviamente: un dottorando non può lavorare. Come se uno potesse campare con 800 euro al mese) e assistendo anche alla chiusura della mia vecchia libreria, e con lei delle mie speranze di tornare dai miei libri.
Ed eccomi qui.
Ho percepito l'ultima borsa di studio (di 1000 euro per questo ultimo anno, grazie ad un fantastico colpo di coda dell'ex ministro Mussi) a dicembre, e da lì, il nulla.
L'università non mi ha insegnato alcun mestiere, né abilità. Sono troppo vecchia per un contratto da apprendista, non ho esperienza per essere assunta in un ruolo qualsiasi.
Oltretutto, ho scelto il peggior momento storico degli ultimi 70 anni per rimanere disoccupata.
E non è perché ho troppe pretese.
Non mi assumono neanche più come cameriera o commessa, perché un apprendista costa meno. A raccogliere la frutta assumono immigrati che prendono in un giorno quello che io dovrei riscuotere in un'ora.
Le agenzie interinali sgranano gli occhi e mi chiedono cosa so fare. Io non so rispondere, so solo che ogni cosa che ho provato a fare mi è sempre riuscita, e piuttosto bene, direi. In tutti i posti di lavoro dove sono stata ho sempre risolto le emergenze senza difficoltà: assenze di colleghi, black out, poveracci sorpresi a rubare coi quali ho barattato il mio silenzio con la restituzione del maltolto e la promessa di non farlo più (vebbè, uno ci prova...), malori vari, computer che saltano, clienti isterici...
Ho un carattere difficile, ma su di me si può contare: non credo di aver mai deluso le aspettative di nessuno. Tranne le mie.
Ma tu dirai: e io che c'entro? Boh, non lo so. So solo che se non trovo un lavoro entro due settimane dovrò lasciare Bologna e tornarmene dai miei, con il mio sacco pieno di pive.
Non riesco a capire come sia possibile che io non possa lavorare in un posto che mi permetta di indignarmi e lottare per risolvere le cose che mi fanno arrabbiare. Non parlo delle Grandi Ingiustizie, ma di quelle piccole: gli sprechi, i diritti dei consumatori calpestati, i piccoli cambiamenti che si potrebbero fare con facilità (quanti ce ne sono sul tuo blog!) e non si fanno. Possibile che non ci sia nessuno pronto a scommettere su di me? Perché nessuno sfrutta i miei ideali e la mia indignazione per un suo tornaconto economico? Tu che te ne intendi, esiste un modo per mettersi in vendita senza vendersi?
Che bello se trovassi un lavoro etico, soddisfacente, di quelli che vai a letto distrutto, quasi sempre un po' frustrato, probabilmente, ma a testa alta!
Ma a questo punto potrei dire "che bello se trovassi un lavoro!" e punto.
Oppure dovrò scendere a compromessi e tornare in quel ristorante dove il proprietario mi paga in nero e mi tocca il culo.
Il rischio più grande è che l'accumularsi di tanti piccolissimi fallimenti, senza neanche uno che sia talmente grande da farmi urlare "Basta!", mi renda una persona peggiore.
E allora ho pensato di scrivere ad un ottimista, e chissà che non mi porti fortuna.
Scusa lo sfogo, ma non credo in dio e quindi non posso nemmeno pregare.
Grazie per Cacao, è la mail più piacevole che mi arriva ogni giorno, specialmente in questo periodo, e mi lascia aperta un po' di speranza.
Ti abbraccio,
Serena
Cara Serena
Complimenti per tutto quello che sei riuscita a fare. Non dev'essere stato facile.
Non ho nessuna idea che ti possa risolvere il problema del lavoro in due settimane.
Però posso proporti un paio di idee che ti possono dare risultati su tempi un po' più lunghi.
Eccole.
--L'esperienza di Nuovi Mondi Media, creata da Laura Malucelli, ha evidenziato un grosso limite della maggioranza degli editori italiani. Sono deboli nella ricerca di libri da ripubblicare in Italia e sono molto lenti nel decidere una volta che hanno trovato un libro di valore.
Questa è stata la chiave del successo di Nuovi Mondi Media: la velocità nel trovare libri e pubblicarli.
Trovare un nuovo libro, magari un romanzo, firmare un'opzione per 6 mesi con l'autore e riuscire a piazzarlo può essere un lavoro redditizio e pertinente alla tua sfera di interesse, ma realisticamente i primi soldi li vedi dopo 8 mesi o un anno, quando l'editore firma il primo contratto e a te arriva la percentuale che può andare dal 10 al 20%. Calcolando un anticipo di 2500 euro, cifra standard, ne escono pochissimi soldi. Ma se il libro va bene può esserci poi un buon guadagno. Evidentemente si tratta di riuscire a piazzare diversi libri all'anno e costruirsi nel tempo una rendita. Ma per iniziar a macinare ci vogliono almeno 3 anni anche perchè i tempi dell'editoria sono 1 anno e mezzo per vedere la prima fetta dei diritti d'autore, sempre ovviamente che il libro venda. Sostanzialmente è un lavoro che inizialmente ti dà pochissimo ma può essere un percorso.
L'utile può aumentare se oltre che da agente fungi anche da traduttrice, ma bisogna vedere se è un lavoro che va bene per te perché servono doti particolari e poi bisogna riuscire a farsi accettare dall'editore che ha voce in capitolo sulla scelta del traduttore.
Una fonte di reddito parallela, anche se piccola è creare un blog sulla letteratura in spagnolo e incassare qualche euro al mese da affiliazioni a siti che vendono libri e pubblicità Google. I soldi sarebbero in questo caso proprio pochi ma sarebbe uno strumento utile per trovare nuovi autori grazie alle segnalazioni degli utenti.
--Un'altra idea che mi viene in mente è quella di sfruttare la tua capacità di studio. In Usa esistono siti che vendono ricerche di informazioni sui temi più svariati.
Ecco una presentazione che avevo realizzato per questa idea.
Servizio informazioni di ogni tipo. Ricercatori su commissione.
Il mondo,le associazioni, gli imprenditori, le amministrazioni, i singoli cittadini hanno bisogno di informazioni. Orientarsi è un problema sempre più strategico nel mondo moderno. In Usa esistono già agenzie che forniscono risposte. Un operatore raccoglie la domanda e la sottopone a un organismo che, settore per settore, valuta la possibilità di offrire una risposta. Se la domanda viene accettata si stabilisce un prezzo, se il cliente lo accetta ottiene la risposta in un tempo prestabilito.
Abbiamo stretti rapporti con un’azienda che da decenni fornisce consulenze legali, commerciali, notarili per architetti ecc. E abbiamo anche raccolto in questi anni contatti con specialisti di chiara fama in molti settori.
Inoltre esistono in rete enormi risorse in questa direzione alle quali però arriva solo chi è capace di muoversi agilmente.
Quello che manca è un’azienda che organizzi il tutto e gestisca i contatti.
Questo progetto prevede una certa quantità di fondi iniziali per superare la fase di avviamento. Indispensabile però prevedere un consistente investimento pubblicitario iniziale.
A favore il fatto che l’investimento, dopo l’avvio, è tutto in lavoro essendo l’impresa completamente immateriale.
Lo scopo di questa impresa è di socializzare le informazioni di alto livello. Rendere disponibile al Movimento informazioni corrette che permettano di sviluppare attività limitando i costi di errori e disinformazione.
Spero di averti sollecitato qualche riflessione. Se queste idee ti interessano ti invito a pranzo a Alcatraz così facciamo quattro chiacchiere.
auguri!
Ti adoro
Caro Jacopo,
innanzitutto ti ringrazio: la tua lettera mi ha ridato fiducia, e finalmente inizio a fare qualcosa in più di inviare 100 cv al giorno a caso!
Ho provato a contattare Nuovi Mondi Media, già che c'ero ho scritto anche a Libera Terra (zappare contro la mafia mi sembra molto più gratificante che pontificare in un aula magna), sto riflettendo sul blog (per quello ho dei seri problemi cibernetici, temo che per me sia ancora una galassia troppo lontana), ma soprattutto la proposta finale mi sembra davvero una bella sfida. Sì, direi che se ne potrebbe parlare, e fare un salto ad Alcatraz non mi dispiacerebbe per nulla, visto che sono anni che continuo a rimandare una bella seduta di yoga demenziale, cosa che mi servirebbe davvero.
Magari, per risparmiare ai tuoi lettori l'evolversi delle mie peripezie, ti lascio un indirizzo al quale contattarmi:
serena.milloni@callipigia.com
Serena