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Per nessuna ragione al mondo! - Romanzo a puntate di Jacopo Fo - Cap. 22

Per nessuna ragione al mondo!
(L'impossibile a portata di mano)
Romanzo di Jacopo Fo

Capitolo ventiduesimo

(Sei zampe ha il ragno. Sei facce il cubo. Sei segni in ogni carattere del "I King".
Il sei è il simbolo della scelta. Sei quel che sei. Prendi tre volte il sei. Tre è il numero perfetto della completezza (altezza, larghezza, profondità; liquido, solido gassoso. Aggiungici il quattro, la possibilità dell'azione, l'Imperatore, e otterrai la conoscenza suprema, 22, il mondo.)

Veronica era furente e sconvolta. Cercò di negare l'evidenza: "Non ti credo. Ti potrei credere solo se mi dimostrassi che anche tu sai far camminare i paralitici o guarire i tumori. E che sai predire le tempeste". I suoi occhi comunicavano sfida.
Michele la guardò: "Non è difficile. Ma te lo posso far vedere solo in una situazione adatta. Una parte dei paralitici non ha nulla di spezzato fisicamente. Sono paralisi di tipo psichico. E ci sono tumori che hanno la stessa origine. Poi esistono altri casi che sono destinati a guarire in ogni caso. Parla con qualunque medico, assistono continuamente a guarigioni inspiegabili. Ci sono migliaia di guaritori che possono dimostrare in modo certificato di aver guarito un malato terminale. Un medico francese ha catalogato più di tremila guarigioni inspiegabili. Il fatto curioso però è che queste guarigioni si erano verificate in 1.500 modi diversi. Nessun grande mago ha la fortuna di guarire più di una decina di casi. Ma tutti possono sperare di incontrare almeno un paio di malati terminabili e paralitici guaribili con una bella scossa psicologica.
E spesso alla scossa psicologica si dà una mano con un piccolo trucco. Il mago porta una cintura di batterie elettriche e nell'istante in cui tocca il malato, con l'altra mano, tocca i fili elettrici. Così al malato arriva una forte scossa.
Se avessi la possibilità di scegliermi con calma un paralitico adatto potrei anch'io dimostrarti che sono un guaritore. Ma al momento ne sono sprovvisto". Sorrise per la sua battuta. Veronica invece lo guardava impietrita. Non perdeva una sola parola.
"Anche predire gli uragani richiede un minimo di preparazione." Continuò lui "Posso invece farti vedere come è possibile paralizzare una persona, oppure moltiplicare la forza in modo apparentemente miracoloso. E posso farti vedere come è possibile che le tue braccia si muovano senza che tu decida di muoverle."
"Avanti, mostramelo!" Disse lei con forza.
"Per farti capire come funziona ti devo raccontare come ho scoperto questo 'potere'.
Decifrare il segreto del Ki, l'energia vitale, è stato molto complicato.
Quando avevo diciannove anni un mio amico sparì per sei mesi. Lo rividi a una festa. Ci raccontò che aveva passato tutto quel tempo a respirare con le mani e con i piedi, in una baita in montagna, alimentandosi solo di riso integrale e soia.
Lo prendemmo per pazzo. Era il 1974 e non avevamo mai sentito parlare di mistica new age, ci interessava solo la rivoluzione comunista. Lui allora si sedette per terra con le gambe incrociate e le mani appoggiate sulle ginocchia. Chiese a due di noi di provare a spostarlo. Era mingherlino e noi due eravamo più grossi di lui ma non riuscimmo a muoverlo di un millimetro. Quell'esperienza contribuì molto a spingermi a studiare le tecniche del Ki. Volevo sapere se c'era qualche cosa di straordinario. E se c'era lo volevo imparare.
Anni dopo lessi un libro che mi pose un altro interrogativo: 'Lo Zen e l'arte del tiro con l'arco', un piccolo libro strano e affascinante. E' la storia di un diplomatico tedesco che negli anni trenta si trovava in Giappone. Studiò con grande applicazione il tiro con l'arco giapponese, una tecnica complicatissima e antica.
Si impegnò per quattro anni nello studio. Ma quando scagliò una freccia, il suo Maestro lo toccò con un dito e poi gli disse: "Non va bene."
E lui non capiva cosa ci fosse che non andava bene perché la sua tecnica era perfetta.
L'autore del libro è un vero tedesco e un perfezionista, si esercitò fino allo stremo e gli sembrò di tirare le frecce bene quanto gli allievi giapponesi. Ma ogni volta che il maestro lo toccava mentre tendeva l'arco, gli diceva:"No".
Alla fine, una notte, dopo l'ennesima bocciatura, perse la pazienza.
Andò dal suo maestro e lo accusò di essere razzista. Di non accettarlo perchè lui è alto, biondo e ha gli occhi azzurri. Il maestro allora lo portò nel dojo, prese l'arco e una freccia, spense le luci e scagliò la freccia. Poi riaccese le luci e la freccia era piantata nel centro del bersaglio. Poi diede il suo arco all'allievo e gli disse "Tira!".
Gli fece così un grande onore, perché gli allievi non possono mai toccare l'arco del Maestro.
Il tedesco prese l'arco e scagliò la freccia. Il maestro lo toccò con un dito mentre la freccia stava per partire e disse: "Sì".
Il libro finisce così: senza spiegare perché il maestro valuta l'abilità dell'allievo toccandolo con un dito e perché prima gli dice "no" e poi dice "sì".
Tutto è presentato come una questione mistica, magica. Non c'è un senso logico.
Il libro ti chiede di sentire non di comprendere.
Per anni studiai arti marziali e poi tiro con l'arco ma non riuscii a capire nulla.
Però appresi che l'arco giapponese funziona in modo strutturalmente diverso da quello occidentale. Mentre l'arciere rilascia la corda dell'arco, le sue spalle e la sua schiena hanno uno scatto violento che si trasmette al polso e alla mano che impugna l'arco. Una cosa stranissima: l'arco ruota sul proprio asse come una vite. L'arco giapponese funziona in modo simile a una fionda o a una catapulta.
E sapere questo fu essenziale.
Poi un giorno mi ricordai di un gioco che facevo da bambino."
A questo punto Michele si alzò avvicinandosi a Veronica. "Alzati e mettiti al mio fianco." Veronica lo fece. Era chiaro che lui si stava impegnando a spiegarle qualche cosa che gli era costata anni di fatiche. E lo faceva con modestia.
"Ora appoggia il dorso della tua mano contro il dorso della mia.
Inizia a spingere. Così. Continua a spingere. Ecco: se noi spingiamo per sessanta secondi e dopo sessanta secondi smettiamo di spingere e lasciamo il braccio rilassato, succede una cosa strana: il braccio si alza da solo. E senti una sensazione buffa, il braccio è leggero e fresco. Ora diciamo che sono passati sessanta secondi. Smetti di spingere, lascia il braccio rilassato..." E così dicendo si allontanò da lei e le loro braccia iniziarono a alzarsi spontaneamente. Veronica, sentendo quella sensazione inusuale scoppiò a ridere.
"E questo cosa dimostra?"
"Dimostra che abbiamo due parti del cervello e due muscolature distinte una razionale e una irrazionale. Inizi a spingere con la muscolatura razionale ma dopo pochi secondi questa si stanca e comincia a lavorare quella irrazionale. Quando tu dopo sessanta secondi dici 'basta' lo fai con la mente razionale. Nessuno avvisa la mente irrazionale che continua a spingere.
Quella che senti mentre il braccio si alza da solo è la sensazione della muscolatura irrazionale al lavoro."
Veronica non riusciva a capire dove lui volesse arrivare. Si grattò il naso e decise di concedergli ancora un minuto.
"Ora stendi il braccio. Fingi di essere una bambina e gioca a immaginare che il tuo braccio sia un tubo dell'acqua"
Michele si era avvicinato a Veronica, si era messo al suo fianco, le aveva steso il braccio e ora accarezzava l'aria intorno, nel senso della lunghezza, proiettando l'idea dello scorrere dell'acqua nell'arto disteso. "Fingi per un solo istante di sentire un getto d'acqua fredda che scorre con forza all'interno del tuo tubo-braccio, Non concentrarti, basta che per un attimo immagini di innaffiare davanti a te con un getto potentissimo. Bene. Ora non fare nulla. Stai solo a guardare."
Appoggiò una mano nell'incavo del gomito del braccio teso e l'altra contro la mano dello stesso braccio, così da fare leva, spingendo per piegare il braccio di lei. Poi iniziò a fare forza. Il braccio non si piegò. Eppure lei non stava facendo nessuno sforzo.
"E' stranissimo!" Disse lei. "Non sto resistendo..."
Invitò lei a fare la stessa prova con lui, cercando di piegarli il braccio. Lui le fece notare che il braccio sotto sforzo non tremava e sembrava avere una strana consistenza perché i muscoli superficiali erano completamente rilassati, solo le fasce profonde erano contratte.
Poi le chiese: "Hai capito tutta la storia del tiro con l'arco?"
Lei lo guardò interrogativa: "No ..."
"Eppure hai tutti gli elementi.
E' semplicissimo.  Ma in effetti io ho impiegato anni per arrivare a intuire le connessioni."
Michele si sfregò lentamente le mani mentre cercava il modo migliore di riassumere quello che stava per dirle.
"Abbiamo due parti della mente, della muscolatura, dei riflessi.  La muscolatura non razionale non trema sotto sforzo, ed è necessario usare la mente non razionale per mirare con un arco giapponese. L'arciere occidentale tira stando il più fermo possibile per mirare meglio.
L'arciere giapponese scagliando la freccia si muove e l'arco si avvita su se stesso, la corda che scaglia la freccia rotea come una catapulta. Non è possibile prendere la mira. Si può solo usare l'istinto. Visualizzare la freccia piantata nel bersaglio. Riuscirci è difficilissimo.  E può farlo solo la mente non razionale. E non puoi usare la mente istintiva per mirare e la muscolatura razionale per tendere l'arco. Anche l'arco devi tenderlo con la muscolatura irrazionale (che non trema).
Per questo il maestro tocca l'arciere. Il contatto con un dito gli è sufficiente per capire se l'arciere sta tremando e quindi sta usando la muscolatura razionale e la mente razionale e quindi non sarà capace di mirare con l'istinto.
Neppure i maestri di tiro con l'arco conoscono la spiegazione fisiologica di quello che fanno. Loro credono realmente che ci sia un miracolo del Ki. Al massimo pensano che il tremore sia associato alla debolezza del Ki.
Per questo non trovi questa spiegazione in nessun libro. Ma quando alla fine sono riuscito a capire questo sono riuscito anche a capire come si rompono i mattoni, come si possono suggestionare le persone e paralizzarle, come in ipnosi si può far muovere il corpo del paziente sottraendolo alla sua volontà. E come si può sbloccare una paralisi da shock. E se ti alleni un po' può diventare impossibile spostarti. Usi in maniera diversa e istintiva le leve e l'enorme forza della muscolatura non razionale, la forza dei pazzi, degli acrobati e degli atleti. Ci sono Maestri di Aikido di sessant'anni che riescono a resistere senza sforzo apparente alla spinta di una decina giovani robusti."
Veronica pensò: "Esattamente quello che ha fatto Marra. Ma lui non ha spiegato cosa stava facendo". Poi domandò secca a Michele: "Saresti capace di paralizzarmi?" Aveva bisogno di un'altra prova.
"Sì."
"Fallo."
"Se sai che sto per farlo è più difficile." Si schernì lui.
"Fallo."
"Se vuoi che ci riesca in una situazione come questa devi permettermi di fare una trasgressione."
"Falla."
"Non ti arrabbierai?"
"A questo punto voglio solo sapere la verità a qualunque costo."
"Va bene... Allora ascolta il tuo respiro... - Miiiichele iniiiiziò a parlare lentaaaamente - Ascolta l'aria che entra nei tuoi polmoni. Ascoltala mentre esce... Senti che l'aria ti dà una sensazione piacevole. Il tuo corpo aumenta di peso. Le tue braccia si abbandonano." Poi, Michele mise una mano sulla testa di Veronica. Poi la mano scivolò dietro la nuca fino al collo. Veronica notò che era calda e gradevole. Aveva bisogno di un diversivo che la distraesse.
"Lascia andare il respiro. Puoi farlo. E' piacevole. Prova a lasciare andare il respiro fino in fondo. Svuota. Ora puoi riempire fino in fondo."
Spostò la mano sull'ombelico e iniziò a massaggiarla spingendo con le dita i visceri, lentamente.
Con le dita dell'altra mano tamburellava la base della colonna vertebrale. I movimenti delle mani di Michele seguivano un ritmo completamente diverso una dall'altra.
"Ora desideri chiudere gli occhi. - Sussurò Michele - Ora puoi farlo...
Ora senti una luce calda dentro di te...  Lascia andare le braccia...
Lascia andare la spina dorsale.
Una forte corrente, un raggio di energia percorre il tuo corpo dalla testa ai piedi, un raggio potente e caldo e tu non vuoi interrompere questo raggio. Per questo anche se proverai a muoverti non riuscirai." Poi iniziò a dire, con una voce di gola:"Cerchio materno, quadrato paterno, triangolo filiale..."
La voce di Michele cambiò di nuovo: "Ecco Veronica. Mi senti? Ora puoi provare a muovere il tuo corpo. Ma non ci riuscirai. Stai provando? Vedi che non è possibile? Sei completamente paralizzata. Non senti più il tuo corpo. Ora capisci cosa può provare una persona paralizzata."
Veronica era immobile. Nessuno dei suoi muscoli si muoveva. Ma un lampo di terrore attraversava i suoi occhi.
Michele contò ad alta voce fino a dieci. Poi disse:"Va bene ora puoi riprendere il controllo del tuo corpo. Al mio tre tutto tornerà normale e tu si sentirai benissimo e in ottima forma. Uno, due tre."
Veronica si scosse strabuzzando gli occhi e portando le mani al viso:"Oh Dio mio!" Tossì "E' stata un'esperienza terribile! Ero completamente paralizzata!!!"
Michele Gaetano non riuscì a nascondere un mezzo sorriso di soddisfazione.
"Ma come ci sei riuscito?"
"Ipnosi. Qualunque manuale ti spiegherà che nella nostra mente esiste un riflesso istintivo gregario. Si è scoperto che seguendo una precisa sequenza di azioni è possibile attivarlo. Sostanzialmente ti stupisco dicendo una serie di parole evocative e senza un senso apparente e poi parlo con il tuo irrazionale e lui esegue quel che gli chiedo ignorando la volontà. Tu razionalmente cerchi di muoverti ma la muscolatura razionale non riesce a farlo perché la muscolatura NON razionale è più forte e lo impedisce.
Nello stesso modo posso indurti a muoverti contro la tua volontà o fare qualunque cosa o quasi..."
"Fai tutto facile..." disse lei  "Non è facile."
Veronica era pensosa. Tutti i pezzi dello scenario di quelle settimane giravano vorticosamente nella sua mente e trovavano una collocazione diversa dalla precedente. Tutto si spiegava in un altro modo. La forza fisica del Maestro era un trucco delle arti marziali, la lettura del pensiero una raffinata tecnica scoperta da uno psicologo americano. Il Maestro non faceva miracoli, era solo uno straordinario puzzle di ipnosi, suggestioni, manipolazioni e uso astuto delle poco conosciute qualità della muscolatura irrazionale? E lei era stata abbindolata?

Poi lei lo guardò. E lui vide lo sforzo delle connessioni mentali dipingersi sulla sua fronte.
Alla fine sbottò: "Ma scusa. Ma tu da dove arrivi? Cioè, io sono qua in preda a un pazzo manipolatore e tu sbuchi dal nulla, come la Fata Turchina e mi sveli tutti i misteri meglio di una puntata di Quark e magari mi porti in salvo e salvi anche la mia anima dalla perdizione...
Non ti suona male? Perché sei qui? Avanti, parla!!!" Era proprio incazzata.
Lui la guardò e sorrise: "Sì, hai ragione. Io non sono capitato qui per caso. No, sono venuto apposta per te."
"Per me?!? Chi ti ha mandato?"
"Tua madre."
"Mia madre?" Il suo panorama mentale franò un'altra volta, si sentì il cervello riempirsi di acqua con le bollicine.
"Sì, lei." Lo sguardo di Veronica comunicava tutta la sua incredulità.
"E perché proprio te? Non ti ho mai visto! Sei un investigatore privato?"
"No, sono un vecchio amico di tua madre. Erano anni che non ci vedevamo."
"E ha telefonato proprio a te?"
"Sì, mi ha detto che vi eravate sentite al telefono. Le avevi detto che avevi iniziato un'altra vita, che avevi conosciuto un grande Maestro. Tua madre ti ha sentita in pericolo. Ha avuto paura. E si è ricordata di me. Una volta, tanti anni fa, facevo anch'io quasi il guru. E sapeva che ho una certa pratica con le situazioni torbide.
E tua madre sapeva anche che poteva chiedermi aiuto e lo ha fatto. E, in effetti, ha fatto una scelta giusta. Come hai visto mi intendo di certe cose. Chiamala, se non ci credi."
"Fammi capire. Non vedi mia madre da anni. Lei ti chiama e ti racconta che io sono stata plagiata e sto bevendomi il cervello in un Centro Olistico e tu ti precipiti qui a salvarmi? Non ti sembra assurdo?"
"Si, è quello che mi hanno detto mia moglie e le mie figlie. Ma io avevo preso un impegno con tua madre tanti anni fa e sentivo che lo volevo onorare."
"Che impegno?"
"Io amavo tua madre. Lei no. Ma una notte che ero veramente ridotto alla disperazione lei mi stette vicino.
Mi consolò e poi fece l'amore con me. Per generosità, per amicizia, per solidarietà.
Per me fu importante. Posso dire che in un certo senso le devo la vita. O quantomeno la fiducia negli altri. Per questo quando lei mi ha telefonato spaventata ho preso un po' di informazioni in giro e poi sono venuto qui a vedere se c'era modo di parlarti."
"E di farmi ragionare."
"Sì."
"E pensi di esserci riuscito?"
"Sì."
Veronica restò silenziosa per un po'.

"Ti crederei solo se tu mi dessi anche una qualsiasi spiegazione per le tempeste... Come avrebbe potuto prevedere gli uragani?
"Questo è un altro discorso" disse Michele Gaetano, a quel punto tanto valeva buttar giù le carte "Tua madre si è rivolta a me perché sa anche che lavoro per i carabinieri..."
"Mia madre è andata a letto con un carabiniere?"
"Non sono un carabiniere, e comunque conosco alcuni carabinieri molto gradevoli. Le barzellette sui carabinieri sono solo propaganda della mafia.
Io sono uno specialista in indagini di sistema. Una cosa complicata, metto insieme dati apparentemente insignificanti e se ne esce qualche cosa la segnalo e loro mi pagano..."  Veronica aspettava che arrivasse al dunque. "E' una settimana che mi spacco la testa su questa storia degli uragani. Era inutile che venissi qui a parlarti se non ero capace di spiegare dove fosse il trucco. E quel che ho scoperto è veramente da pazzi. Ecco leggi questo..." dalla tasca posteriore dei calzoni aveva tirato fuori quattro fogli piegati coperti da piccoli caratteri.
"Sono diventato matto a trovare questa roba. In parte sono documenti del Pentagono reperibili in internet, in parte sono materiali riservati, che ho avuto grazie a un paio di amici dell'esercito... In breve: dal 1991 il Pentagono sta costruendo una nuova arma in grado controllare il clima sui campi di battaglia. Il primo documento che trovi citato riguarda proprio l'annuncio di queste ricerche. Il secondo documento è del 1999 e annuncia la conclusione dei lavori per la costruzione del primo impianto sperimentale in Alaska. 40 antenne wireless alte come un palazzo di quattro piani, con trasmettitori molto potenti.
Nei testi che seguono trovi alcuni documenti pubblicati da pacifisti americani che mettono in relazione la siccità a Cuba e in Afghanistan, iniziata proprio nel 1999, con questi esperimenti sulla manipolazione del clima. E notano inoltre che in Afghanistan la siccità è finita all'indomani della caduta dei Talebani.
Nell'ultima pagina c'é un rapporto del  Wwf contro la costruzione di una grande osservatorio radio in Alaska, in un'area protetta. Evidentemente chi lo ha fatto costruire è molto potente perché sono riusciti a ottenere permessi che sarebbero stati negati a chiunque. Il documento del Wwf elenca una serie di società finanziatrici del progetto. Una piccola ricerca mi ha permesso di scoprire che sono tutte società domiciliate in paradisi fiscali, tutte assolutamente sconosciute che non producono un bel nulla ed è impossibile risalire all'origine di tutti i soldi investiti.
Ho contattato la sede locale del Wwf, sono stati molto gentili, non gli telefona mai nessuno per informarsi sulle loro battaglie. Una donazione di mille euro li ha convinti a darmi una mano. Ho chiesto una descrizione dettagliata dell'impianto e delle antenne. L'impianto è ufficialmente un centro di studio sull'effetto delle influenze atmosferiche sulle trasmissioni satellitari. Ho chiesto in giro a qualche ingegnere e a tutti sembra una stronzata. E comunque la descrizione delle antenne che ci ha inviato il Wwf non corrisponde a niente che si conosca." Da un'altra tasca dei calzoni Michele Gaetano tirò fuori alcune fotografie e le passò a Veronica che lo guardava frastornata. Quella relazione dettagliata le faceva girare la testa. Veramente era possibile? Era cascata in un infame complotto tecnologico? E tutti quei morti? Marra era complice? Impossibile! Non poteva proprio crederci. Non il Marra che conosceva lei!
"Queste sono le foto che ha scattato un nostro amico del Wwf che abita laggiù, abbiamo avuto la fortuna di beccare un patito dello spionaggio con teleobiettivo. Si vedono anche un po' di facce, sembra una delegazione in visita."
Veronica stava scorrendo le foto. Le sembravano insignificanti. Grandi antenne nella neve. Un'auto. Una guardia davanti a un'antenna, un recinto di rete e filo spinato altissimo, un gruppo di uomini con piumini polari. Poi Veronica sbiancò e si sentì mancare. Lì, davanti a lei, in quella foto scattata in Alaska, c'erano due uomini che aveva conosciuto. Sì, quella prima sera dell'Assassino... C'erano anche loro!
Michele Gaetano colse il turbamento nell'improvviso irrigidimento della ragazza: "Li conosci?"
Lei lo guardò terrorizzata.
Ora ne era certa.
E se le cose stavano così era anche in pericolo.
Dopo alcuni istanti di silenzio Veronica giunse alla sua conclusione: "Mi ha usata. Diceva che dovevo uscire dal mio orrore e che solo rivivendolo potevo smettere di essere un cane e diventare un essere provvisto di anima. Lui diceva che mio padre mi aveva usata come un oggetto e che  solo se decidevo di essere una merce di valore per scelta sarei cresciuta. Dio!!!  Ha giocato con me. Alla fine era quello che volevo! Essere punita un'altra volta per la violenza che ho subito. Una volta soltanto non mi è bastata. Sono proprio una povera stronza."
Michele non sapeva cosa risponderle. Anche lui aveva conosciuto i labirinti dell'autopunizione.
"Cosa devo fare?" gli chiese "Cosa faccio adesso?" ma sembrava chiederlo a se stessa.
"Scappiamo. Adesso. Sali sulla mia macchina e mi dici dove vuoi arrivare. Oppure andiamo avanti fino a che le ruote non si staccano. Comunque lontano da qui. Subito."
"Prendo la mia roba" disse lei decisa.
"No, saliamo in macchina e partiamo. Ho abbastanza soldi da comprarti un cambio di vestiti. Ma non siamo abbastanza forti da restare lucidi. Se rimaniamo ancora qui può succedere di tutto. Non sottovalutare Marra. Se veramente si è messo in questa storia di terrorismo climatico è pazzo. Non è detto che la prenda bene se tu gli dici che te ne vai. E non è detto che non riesca a manipolare di nuovo tutta la situazione. I figli di puttana sono più bravi delle persone oneste. Se partiamo subito, prima dell'alba saremo lontanissimi da questo posto e tu potrai dimenticare tutto..."
"Senza dire niente a nessuno?"
"Non devi niente a nessuno."
"Ma... io?"
"Vale la pena di provare altra sofferenza?"
"No."
"Allora andiamo."
Le prese la mano e la guidò fuori dal bar. La notte era ancora nera. Arrivarono al parcheggio, salirono in macchina, incontrarono solo un giornalista inglese ubriaco. Chiusero le portiere, lui girò la chiave, l'auto non fece la stronza come in certi film, e partirono. "E la mia auto?" Chiese Veronica.
"La manderò a prendere da un amico."
"Tu hai molti amici?"
"Non molti."
"E sono tutti disposti ad andare dove gli chiedi quando glielo chiedi?"
"A volte sì." Rispose lui. "Avere degli amici fidati spesso fa la vera differenza. A volte si incontrano persone che lo hanno capito."
Restarono in silenzio per quindici minuti. Poi, quando si immisero nella superstrada e Michele vide che nessuno li seguiva, respirò profondamente:"Adesso siamo fuori dal tunnel." Disse.
Si sbagliava.