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Io, lei e il futuroCiao Jacopo e ciao a tutti i lettori del blog. Mi chiamo Mosè e scrivo da Vicenza. Sto vivendo un periodo di grande incertezza a causa di una storia d'amore apparentemente giunta a una sorta di poco spiegabile "stand-by". Provo a raccontarvi un po' com'è andata e come sta andando, anche solo perché credo sia utile di per sé mettere per iscritto una sorta di "status quaestionis". Circa tre anni fa, ho iniziato una storia con una collega di studio e di lavoro. E' cominciato tutto quasi per gioco, anche perché tra noi ci sono differenze profonde, nelle idee e anche nello stile di vita. Provo a elencarne qualcuna. Lei è cattolica, io sono ateo militante. Lei è socievole e ama le compagnie numerose, io sono misantropo e amo le compagnie selezionate. Siamo di estrazione sociale diversa. Lei trova del bello in ogni cosa, io mi faccio assorbire totalmente da poche passioni scandagliate nel profondo. D'altra parte, abbiamo anche diverse cose in comune: entrambi siamo grandi amanti dell'arte e abbiamo lavorato nel settore, ci piace viaggiare "allo stesso modo" (sembra stupido ma avete capito) e soprattutto abbiamo avuto fasi di convivenza assolutamente piacevole e serena. La sua famiglia ha un appartamento a Venezia, nel quale, appunto, stiamo sperimentando da molti mesi una convivenza discontinua (i nostri lavori ci portano spesso in località distanti). Per molto tempo abbiamo scherzato sui nostri diversi progetti di vita futuri, ma io col passare dei mesi mi sono legato molto a questa ragazza e ho cominciato a pensare a un progetto di vita comune, peraltro continuando a rimanere pieno di dubbi al riguardo. Qualche giorno fa è improvvisamente scoppiato un problema: la sorella di lei ha annunciato che si vuole sposare (ancora non si sa quando) e io, saputa la notizia, ho fatto capire alla mia lei che io non partecipo alle messe e che quindi mi sarei unito ai festeggiamenti al termine del rito. E' successo il finimondo, e lei ha deciso di lasciarmi. Io, che non prevedevo una reazione simile, sono tornato sui miei passi e le ho detto che avrei presenziato anche al rito (tecnicamente non potrei, dato che sono sbattezzato, ma a lei questo non interessa). La mia retromarcia però non è bastata: l'incomprensione ha scatenato una sorta di rimessa in discussione di tutto il nostro rapporto. Durante una brutta telefonata, lei mi ha rinfacciato cose vecchie di anni, che pensavo fossero chiare: per esempio mi ha accusato di non aver convissuto con lei in modo continuativo per evitare di impegnarmi troppo (in realtà, come ho già scritto, il ritmo della convivenza era dettato da esigenze pratiche, peraltro decise assieme). Il problema di fondo emerso da parte di lei è che "non abbiamo un progetto di vita comune", per esempio riguardo ai figli. Io per anni ho pensato che non avrei mai avuto un figlio, perché mi sento totalmente inadeguato nel ricoprire il ruolo di padre; d'altra parte, sotto sotto penso che avere un figlio sia un'esperienza da fare una volta nella vita, e che quindi prima o poi probabilmente lo farò. Però non è certamente tra le mie priorità, e quindi sinceramente non me ne sono mai preoccupato. Io ho spiegato tutto questo a lei in un incontro che abbiamo avuto ieri: le ho detto che non chiudo del tutto la porta all'idea di avere un figlio, ma che comunque non è certo tra le mie priorità dato che, adesso, non sono neanche in grado di mantenere me stesso. Durante questo incontro, io mi sono detto disponibile a cercare il compromesso in ogni situazione pur di non perdere quel che abbiamo costruito in questi tre anni, senza però dover annullare la mia identità. Mia mamma dice: se due si amano veramente, il compromesso viene spontaneo. Lei invece era decisa a lasciarmi anche dopo tutte le mie aperture, ed è tornata parzialmente sui suoi passi solo poco prima di salutarci, quando mi ha detto che è molto confusa e che ci penserà. La cosa buffa è che mentre discutevamo di massimi sistemi continuavano a baciarci e coccolarci, e che appena iniziavamo a parlare del più e del meno scattava la nostra sintonia e serenità di sempre. Lei dice di amarmi e dice di essere stata benissimo in questi tre anni, ma contemporaneamente dice che mi lascia, però poi dice di essere confusa, e mentre dice tutto questo mi bacia appassionatamente. Chi di voi ci ha capito qualcosa? :-) Notizie utili. La sorella che si sposa è una sua gemella (eterozigote), con la quale lei aveva un rapporto molto stretto fino a poco tempo fa; credo che il casino dipenda in gran parte dal fatto che lei vede sua sorella costruire rapidamente un rapporto stabile col suo ragazzo, attraverso quelle fasi "canoniche" (fidanzamento, matrimonio) che io aborro e che non accetterò mai. La mia (ex?) ragazza ha da poco avuto un nuovo lavoro, che la assorbe quasi completamente e la fa essere parecchio stressata. Anche io in realtà, come lei, ho diversi dubbi sul nostro rapporto, ma io credo che due che si amano e stanno bene insieme possano superare gli ostacoli. Boh. Non so neanche io cosa pensare. Datemi consigli, anche inutili! :-) Mosè Edit: sono stato lasciato definitivamente, e mi sento la vita che mi crolla addosso. Anche se a questo punto non possono avere un effetto pratico, leggerei lo stesso i vostri consigli e le vostre considerazioni... grazie :-)
Edit 2: Ri-edito per raccontare una curiosità. Qualche giorno fa, io e la ragazza di cui ho parlato ci siamo rivisti per dividerci le cose. E' stato un incontro triste, ma compatibilmente con le circostanze è andato bene. Lei mi ha detto di aver deciso di troncare perché si è sentita troppo "sotto pressione" durante la fase di indecisione: in realtà io sono stato parecchio discreto, credo semplicemente che l'amore sia finito. Non è buffo il fatto che quando una storia inizia nessuno si chieda perché mentre quando finisce tutti vogliono scoprirlo? :-)
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Leggendo , noto tra le righe
Leggendo , noto tra le righe ( mi posso sbagliare eh) che tu descrivi il tuo essere diverso a lei con un certo senso di superiorità nei suoi confronti. Come se fosse giusto e piu' interessante il tuo e non il suo. CI ho pensato molto prima di scrivere queste due righe in quanto anch'io semplice lettrice e qualche volta commentatrice di qualche argomento, mi sono sentita ( leggendoti) forse non adeguata a risponderti in quanto non al tuo livello. Poi ho detto ma chi se ne frega....scrivo!
Secondo me, la diversità tra due soggetti nel rapporto di coppia ma anche in altri tipi di rapporti , è molto bella e interessante se viene rispettata e messa allo stesso livello. Ci possono essere dei contrasti ma non bisogna sempre pensare che cio' che è la propria idea o il proprio stile di vita siano in qualche modo migliori di quelli dell'altro soggetto.Credo, poi , che lo stress dell'incompresione e della diversità di vedute , la tua compagna lo abbia sentito piu' intensamente nel momento in cui tu gli hai detto che avresti fatto qualcosa di non coerente al tuo modo di pensare , ma che comunque lo avresti fatto solo per compiacerla e non spontaneamente. Il cosidetto "zuccherino". In un rapporto ci sono sempre dei compromessi ma non bisogna mai farli pesare.
Ciao cara Arietta! Grazie
Ciao cara Arietta!
Grazie per la tua osservazione, apprezzo moltissimo! :-)
Anzitutto lasciami dire che mi ha molto colpito il fatto che tu abbia detto di "non sentirti all'altezza"... non era certo mia intenzione apparire superiore rispetto a chicchessia. La cosa mi scatena una riflessione estemporanea. Io credo che essere sempre certi riguardo a ogni faccenda sia molto stupido; credo anche, però, che avere dubbi su ogni cosa sia altrettanto stupido. Per quanto riguarda dubbi e certezze ho una posizione molto oraziana: credo in una "aurea mediocritas", in una medietà che non va vista come mediocrità ma come salutare oscillazione tra molti dubbi e qualche certezza. Ecco, io credo che sia vista dai più come maggiormente "politically correct" la posizione di chi mette in dubbio ogni cosa: forse perché chi lo fa appare come più aperto al dialogo e/o al cambiamento. Io alcune certezze le ho, e non ho nessun problema nel dirlo chiaramente quando mi rapporto con un'altra persona, anche a costo di sembrare, talvolta, eccessivamente rigido. Non pensi (non pensate) che questa faccenda della "mentalità aperta" sia a volte leggermente abusata? Che ogni tanto sia necessario anche prendere posizione in modo inequivocabile? Esempio paradossale: c'è gente che sostiene che sia necessario consentire la pratica dell'infibulazione perché in fondo appartiene alle "tradizioni" di molti popoli. Questo vi sembra esempio di tolleranza o di somma idiozia? A me il secondo. Per tornare al "piccolo" dei rapporti interpersonali, credo che non ci sia niente di male nell'avere le proprie certezze e nel sostenerle con forza. Questo purtroppo a volte fa trasparire un senso di superiorità, e forse a volte questo senso in effetti c'è... ma c'è qualcuno che ne è immune? E' giusto esserne immuni?
Per quanto riguarda più specificamente il rapporto di coppia, credo che tu possa aver centrato il punto. Bisogna concretizzare il compromesso senza farlo pesare: in questo credo di dover allenarmi ancora per bene. Epperò: io sono certo che avrei accettato praticamente qualsiasi cosa pur di non perdere la mia ragazza, perché stavo molto bene con lei e in fin dei conti è questo l'importante. Si può dire che avrei accettato le diversità "per compiacerla", ma si può anche dire che l'avrei fatto "per non perderla": perché non dare la lettura migliore del fatto? E ancora: se devo fare qualcosa che non sopporto, è difficile che mi riesca di non farlo assolutamente pesare in alcun modo. Per avere una storia d'amore duratura bisogna saper recitare bene? E' una domanda seria. Perché se la risposta è sì, temo di essere condannato a una vita da single :-)
Grazie ancora, a presto!
Mosè
Ciao Mose', vorrei
Ciao Mose',
vorrei cominciare da una tua frase:
Epperò: io sono certo che avrei accettato praticamente qualsiasi cosa pur di non perdere la mia ragazza, perché stavo molto bene con lei e in fin dei conti è questo l'importante. Si può dire che avrei accettato le diversità "per compiacerla", ma si può anche dire che l'avrei fatto "per non perderla": perché non dare la lettura migliore del fatto?
Sai cosa mi ha colpito? il fatto che dici che ti piaceva che stavi bene ma non pronunci la parola amore.e credo che questo sia il punto fondamentale. Se c'è amore non fai qualcosa di diverso di quello che pensi per compiacere, lo fai perchè ami e quindi non risulterà agli occhi dell'altro una cosa forzata ma una cosa naturale.Io almeno la penso cosi'. Credo anche che lei ti amasse e per questo non accettava il fatto che tu avresti fatto delle cose solo per farle piacere, forse aspettava amore e la partecipazione all'evento del matrimonio della sorella non recitando una parte ma solo perchè amando lei doveva essere una bella cosa anche per te non una forzatura. Anch'io ho delle certezze nella vita ma non sono cosi' rigida , la tolleranza e il rispetto sono cose fondamentali nella vita. E nello specifico caso del matrimonio eri tu secondo me che dovevi rispettare le idee della tua donna e soprattutto della sorella. andarci non per fare una cortesia ma per rispetto. Posso farti una domanda.........la tua rigidità nel voler comportarsi secondo un modo di pensare l'hai sempre portata avanti cosi? Mai andato nemmeno ad un funerale? o che ne so al battesimo di una nipote o cosi' via??
Preciso che sono solo considerazioni le mie scaturite dal tuo racconto non giudizi su di te, non mi permetteri mai. E' una considerazione dal mio punto di vista naturalmente femminile. Ah dimenticavo non sono nemmeno una cattolica praticante, non frequento la chiesa.
sempre con simpatia
beatrice alias arietta
Ciao cara Beatrice!
Ciao cara Beatrice! :-)
>Sai cosa mi ha colpito? il fatto che dici che ti piaceva che stavi bene ma non pronunci la parola >amore.e credo che questo sia il punto fondamentale. Se c'è amore non fai qualcosa di diverso di >quello che pensi per compiacere, lo fai perchè ami e quindi non risulterà agli occhi dell'altro una cosa >forzata ma una cosa naturale.Io almeno la penso cosi'.
Sulla mancanza della parola "amore" devo dire che hai colto nel segno. Io ho sempre avuto una paura terribile nel 'verbalizzare' i miei sentimenti verso un'altra persona; anche quelli di amicizia, tra l'altro, non solo quelli di amore. Ma mi sto allenando e spero di guarire presto dalla sindrome :-)
Vorrei però capire meglio questa faccenda dell'amore che ti fa fare tutto volentieri: se è davvero così, allora io non mi sono mai innamorato. Ho sempre inteso l'amore come un sentimento compromissorio: pieno di lati meravigliosi, certo, che però si possono ottenere solo al costo di determinati sacrifici. Credo che l'idea romantica dell'amore che basta a se stesso e sistema le cose da solo sia abbastanza infantile.
>Credo anche che lei ti amasse e per questo non accettava il fatto che tu avresti fatto delle cose solo >per farle piacere, forse aspettava amore e la partecipazione all'evento del matrimonio della sorella non >recitando una parte ma solo perchè amando lei doveva essere una bella cosa anche per te non una >forzatura.
Tengo a sottolineare che dopo aver sperimentato la sua reazione io sono tornato sui miei passi e ho accettato di partecipare al matrimonio. Per me questo è stato uno sforzo notevole, anche se non lo può sembrare. E tengo anche a sottolineare che le mie posizioni sono sempre state chiare e che quindi la mia perplessità iniziale non è certo stata una sorpresa.
>Anch'io ho delle certezze nella vita ma non sono cosi' rigida , la tolleranza e il rispetto sono cose >fondamentali nella vita.
Altolà: cosa ti fa pensare che io sia rigido? Anche io di me stesso scriverei che "ho certezze ma non sono rigido". A volte ho l'impressione che essere convinti delle proprie idee faccia automaticamente passare per fanatici integralisti...
>E nello specifico caso del matrimonio eri tu secondo me che dovevi rispettare le idee della tua donna e >soprattutto della sorella. andarci non per fare una cortesia ma per rispetto.
E il rispetto delle idee mie? Io faccio parte di una associazione di atei razionalisti, e non mi è mai passato per la testa di invitare lei a qualche nostra iniziativa. Sai qual è il problema, secondo me? Che quando si appartiene a una minoranza e si cerca in qualche modo di affermare la propria identità di gruppo minoritario, c'è sempre il rischio di passare per rigidi, misantropi, manchevoli di rispetto eccetera. Prova a ripensare a quello di cui stiamo parlando. Io ho le mie idee e le metto in pratica, lei ha le sue idee e le mette in pratica. Però lei pretende che io prenda parte alla messa in pratica delle sue idee, pena conseguenze terribili. Chi è il rigido tra i due? Com'è che è sempre quello che appartiene al gruppo minoritario? Come avresti reagito se lei invece che a un matrimonio in chiesa mi avesse chiesto di partecipare a un rito vudù basato sull'adorazione di sterco di vacca, e se mi avesse mollato se non l'avessi fatto? Scommetto che a quel punto sarebbe stata lei a essere 'rigida'. La verità è che bisogna sempre, nei limiti del possibile, evitare di chiedere all'altro qualcosa che l'altro non può fare. Che è quello che io ho sempre fatto con lei.
>Posso farti una domanda.........la tua rigidità nel voler comportarsi secondo un modo di pensare l'hai >sempre portata avanti cosi? Mai andato nemmeno ad un funerale? o che ne so al battesimo di una >nipote o cosi' via??
Mai. E' dal giorno della cresima che non vado a una messa. E ne sono molto fiero :-)
Questo non significa che io non prenda parte ai vari festeggiamenti: la necessità di 'ritualizzare' alcune fasi della vita va al di là del credo religioso. C'è modo e modo per partecipare agli eventi.
>Preciso che sono solo considerazioni le mie scaturite dal tuo racconto non giudizi su di te, non mi >permetteri mai. E' una considerazione dal mio punto di vista naturalmente femminile. Ah dimenticavo >non sono nemmeno una cattolica praticante, non frequento la chiesa.
Puoi permetterti qualunque giudizio, don't worry. Anzi, ho scritto proprio per averne :-)
Mosè