Per nessuna ragione al mondo! - Romanzo a puntate di Jacopo Fo - Cap. 20

Per nessuna ragione al mondo!
(L'impossibile a portata di mano)
Romanzo di Jacopo Fo

Capitolo venti

I cinesi sono pragmatici e furono prese una serie di misure di sicurezza, anche se tutti i meteorologi erano pronti a giurare che non ci sarebbe stato né un ciclone, né un uragano e neanche una tempesta oceanica. Niente di niente, solo forse, un po' di pioggia a Canton.
Ma le voci viaggiano anche su internet e nessuno dell'ufficio censura del partito Comunista Cinese aveva pensato di dover censurare parole come spaventosa, tempesta, onde enormi, mettetevi in salvo.
Così il giorno annunciato, quando il mare si mise in verticale e l'aria tentò di dimostrare di essere più solida dei muri delle case, e quasi ci riuscì, e centinaia di barche furono fatte a pezzi e scagliate sulla costa, poche persone furono colte di sorpresa.
Le barche erano quasi tutte vuote e alla fine la conta dei morti fu più clemente rispetto a San Pietroburgo, 187 e ottocento feriti.

Il maestro era ormai diventato L'Uomo dei disastri. Il "Centro il Calice e la Spada" era stato circondato da un accampamento di roulotte con decine di operai che lavoravano giorno e notte per imbrecciare sentieri, collegare acqua e luce, montare un tendone capace di ospitare cinquecento persone per la grande conferenza stampa nella quale il Maestro avrebbe annunciato il terzo cataclisma.
Ogni giorno le lezioni spirituali del Maestro erano ritrasmesse in diretta da decine di network televisivi e uno stuolo di editori facevano la fila per assicurarsi l'esclusiva per gli scritti, le videocassette, i dvd, le edizioni a dispense.
Migliaia di persone ordinavano via internet poster, magliette, amuleti e spille d'oro. Il Maestro aveva creato con una rapidità incredibile un ospedale a San Pietroburgo e uno a Shangai per soccorrere le vittime e aiutare il recupero psicologico delle famiglie colpite dai lutti. Sui conti correnti dell'associazione arrivavano versamenti a ritmo continuo: dieci dollari, quatto sterline, duecento euro, mille yen, settanta rubli, un milione di dollari, venti cruzeiros, otto euro, un euro, centomila yen. Ogni giorno la segreteria del Maestro annunciava che era stato raggiunta la cifra necessaria per finanziare un'altra colossale impresa umanitaria. Apparentemente dal nulla era stata creata un struttura di persone disposte a tutto pur di servire il Maestro. E lavoravano bene. Molto bene. Quattordici ore al giorno. Quando lavori per uno che sa quel che passa nella mente di Dio, generalmente, ti impegni. Se poi quello è capace di sapere i tuoi segreti, guarire gli storpi e sanare le ferite dell'anima ci metti un sovrappiù di dedizione maniacale. La gente credeva a Marra. Ti bastava stare in sua compagnia per un'ora per capire che DOVEVI credergli per forza. La verità era dentro di lui. Era Colui che sa. E poi c'erano anche gli incentivi: nessuno riceveva soldi dal Maestro ma si mormorava che ai più meritevoli egli dispensasse iniziazioni mistiche nelle quali sacerdotesse di bellezza abbagliante aprivano il cuore e i chakra con pratiche sessuali più antiche della Grande Piramide. Chi riceveva quella benedizione di piacere girava poi per giorni con il sorriso stampato sulla faccia, parlava a bassa voce e lavorava sedici ore al giorno riuscendo a ottenere che cento camion di pannelli fotovoltaici, pompe, tubi e cereali venissero scaricate da navi partite apposta non domani, adesso!!!
E c'era sempre una telecamera dietro a ogni camion di aiuti. E i telegiornali di tutto il mondo documentavano l'enormità delle imprese umanitarie del Maestro. Orde di operai specializzati arrivavano in villaggi sperduti colpiti dalla carestia e li ricostruivano da zero con tanto di scuola, ospedale e centro multifunzionale cooperativo per artigiani e contadini. E tutto veniva ripreso come in quei reality show dove in una settimana rifanno casa alla famiglia sfigata trasformandola in una reggia paperondepaperonesca.
Qualcuno disse che con Marra l'idea stessa di aiuto umanitario aveva fatto un salto sostanziale diventando una forma di intrattenimento.
Dieci canali satellitari trasmettevano ininterrottamente le gesta del Maestro irradiandole su tutto il pianeta in una trentina di idiomi.
E più il Maestro donava e più i soldi arrivavano. E un fiume di persone accorrevano da tutto il mondo per vedere il Maestro della televisione, il Maestro dell'Apocalisse, per mostrargli le proprie piaghe e i propri dolori. E molti scoppiavano a piangere durante la benedizione che concludeva le conferenze del Maestro e urlavano: "Miracolo!!! Sono guarito!!!" E in molti casi era vero. E comunque, dopo aver gridato al miracolo tiravano fuori le loro carte di credito e e scaricano sul conto corrente dell'associazione tutto il loro fondospese mensile. Alcuni lasciavano cadere nella cassetta delle offerte assegni con l'equivalente del bilancio annuo di centinaia di famiglie honduregne. Qualcuno disse che forse il vecchio centro "Il Calice e la Spada" era troppo piccolo ormai, per ospitare le attività che stavano crescendo a dismisura. Ma Marra disse: "No, siamo in emergenza, l'umanità sta vivendo un'era tragica, siamo come i soccorsi ai terremotati, siamo qui per ricostruire le case per i senzatetto, non per noi, possiamo benissimo resistere nelle tende."
Ma quando fu annunciata la terza conferenza ci si rese conto che il tendone era troppo piccolo e fu necessario montare megaschermi e amplificatori esterni per permettere a tutti i giornalisti di ascoltare.
Marra fu molto misurato per essere uno che, per la terza volta, stava annunciando dove e quando Dio avrebbe colpito.
"Il mondo si sta rendendo conto che un grande cambiamento è necessario.
In questi giorni migliaia di persone stanno riflettendo sulla propria vita e sul posto che in essa ha l'amore. E si stanno chiedendo se sia ancora il caso di resistere al potente desiderio di abbandonarsi, di amare ed essere amati.
Ma c'è ancora troppo orrore, troppa stupidità, troppa frigidità per l'emozioni di vivere.
Quindi mi rammarico e soffro profondamente nel dovevi annunciare che ancora Dio impartirà la sua dura lezione.
Fra sette giorni, venerdì prossimo le forze della natura si scateneranno contro la città di New York. Dio vuole che siate avvertiti perché egli è misericordioso."
Il fatto che Dio, dopo due incursioni contro anfratti del mondo ex-comunista avesse il coraggio di prendersela addirittura con New York, il cuore dell'Impero, fece andare alle stelle le sue quotazioni (quelle di Dio oltre che del suo profeta). Per un attimo qualcuno alla Casa Bianca temette che quel toccato di Bush minacciasse ritorsioni contro il nuovo stato canaglia (il Regno di Dei Cieli). Poi tutto fu sommerso da un diluvio di Talk show dove gente che spendeva ogni mattina per fare colazione l'equivalente della paga annuale di dodici bambini coreani, si vergognava pubblicamente per una vita improntata allo sprecoso inseguimento di beni materiali che impoverivano lo spirito eccetera eccetera.
E siccome Marra sosteneva di essere devoto di tutti i culti e di tutte le religioni senza indicarne uno in particolare, migliaia di manager spirituali che avevano già ammontichiato fortune spaventose, si gettarono sul corpo fresco della nuova preda mediatica. Ma non ebbero molta fortuna.                        Nessuno compra imitazioni quando è disponibile un Maestro vivente che ha un filo diretto con Dio ed è capace di regalare cinquecento miliardi di lire in una sola settimana.
E quando Marra disse: "Le vie delle vostre città sono sporche e questa sporcizia si rispecchia nelle vostre anime e le rende sorde all'amore", il primo giorno di festa disponibile almeno cento milioni di persone scesero in piazza e iniziarono a scopare cicche e cartacce, caricare sui camion rottami di auto e frigoriferi sfondati. Avevano idee assortite su cibo e modalità delle preghiere ma tutti portavano sulla fronte una fascia bianca con disegnato un piccolo cuore rosso.
E quando egli disse: "Vai a guardare negli occhi le persone che soffrono dimenticate negli ospedali e impara da loro la serenità nel riunirsi all'energia creatrice dopo che hai vissuto la magnificenza di questo Universo", furono ancora milioni quelli che si ricordarono di un conoscente che non avevano voluto vedere perché soffriva troppo.                                 
E mentre il New York Times riferiva di un crollo notevole degli omicidi e dei crimini in cento megalopoli, aumentavano le voci di chi chiedeva la fine della guerra in Iraq, in Congo e altrove.
Sapete com'è, l'umanità sembra insensibile, cinica ed egoista ma dagli soltanto una piccola speranza di redenzione ed è capace di compiere i miracoli.
E venne il giorno annunciato per il disastro su New York e centinaia di telecamere erano puntate sul cielo terso fin dalla mattina. Poi, improvvisamente, verso le tre del pomeriggio, il cielo divenne nero e sembrò che il mare cominciasse a bollire e molti giurarono di aver visto colonne di vapore salire dall'oceano come se spilloni immensi, roventi e invisibili, venissero immersi nell'acqua facendola sfrigolare.
Poi arrivò l'uragano, la tempesta d'acqua, l'alluvione, le onde che spazzavano Manhattan come nei film catastrofici. Onde come tzunami, ma non c'era nessun terremoto subacqueo. Solo divina incazzatura.
E, mentre pareti compatte d'acqua alte fino a 6 metri sommergevano le banchine del porto qualcuno disse, parlando ai microfoni di Radio 1 N.Y.: "Ecco guardate: questa è l'ira di Dio. Ci ha dato un paradiso e noi invece di godercelo lo abbiamo trasformato in un inferno di violenza!!!"
Si piangeva nelle case della capitale dell'Impero squassate dal boato del cielo e del mare. E si pregava Dio. Uno qualsiasi.