Da "22 cose che la sinistra deve fare e non ha ancora fatto" - Cap 12

Capitolo 12 - Formazione permanente e sviluppo delle potenzialità umane. Centralità del metodo didattico dell'asilo Diana di Reggio Emilia.
Riforma della didattica scolastica in questa direzione

L'ingiustizia in qualsiasi luogo è una minaccia alla giustizia dovunque
(Martin Luther King)

Riformare la scuola significa innanzi tutto cambiare il modo di insegnare la cultura che viene proposta. Il primo e più drammatico problema della scuola italiana è che uccide di noia gli studenti, spegne la loro fantasia, annega il loro naturale desiderio di conoscenza.
Nel dopoguerra Malaguzzi, pedagogo comunista, propose un nuovo metodo didattico per gli asili nido. Sbeffeggiato dai vertici del PCI riuscì comunque a realizzare un'esperienza straordinaria nell'asilo Diana di Reggio Emilia. Egli buttò all'aria i concetti di base della didattica.
Nel suo asilo non si "insegnava" ma si aiutava a imparare. Dalle conversazioni con i bambini emergeva un interesse intorno a un particolare argomento. Allora gli educatori si mettevano a disposizione dei piccoli incoraggiando con giochi ed esperimenti una ricerca su quel tema.
La grande innovazione stava sul fatto che si lasciasse che fossero i bambini a porsi le domande e darsi le risposte. L'importante non era che i bambini, alla fine, trovassero le risposte giuste ma che inventassero un percorso che li portava a trovare risposte. I piccoli progettano e realizzano esperimenti concreti, spesso esilaranti, per trovare le loro soluzioni. Insegnare a farsi domande invece di insegnare a imparare a memoria le risposte.
La scuola sarebbe molto più utile e appassionante se si occupasse di aiutare i ragazzi a rispondere alle domande che la vita pone loro via via che crescono.  La scuola dovrebbe essere un laboratorio di sollecitazioni. Gli studenti sarebbero entusiasti di imparare se a scuola avessero modo di occuparsi di un orto, di allevare piccoli animali, di condurre iniziative reali, pratiche, che li portassero a misurarsi col mondo. Il primo dovere della scuola non è quello di annoiare e giudicare ma di aiutare a capire che la possibilità di realizzare qualche cosa nella vita dipende dalla conoscenza.
I ragazzi escono oggi dalla scuola senza sapere nulla di come si compili un vaglia, di come funziona un conto bancario, di come fare una domanda a un ente pubblico. La scuola non ha parlato loro delle esperienze fondamentali che li attendono, il mondo del lavoro, il sesso, la paternità e la maternità, le malattie.
La scuola sembra abbia fatto un punto d'onore del non affrontare nessun tema fondamentale che abbia un'utilità pratica immediata. Per giunta i ragazzi vengono imbottiti di nozioni che troppo spesso sono pure sbagliate, censurate o sottilmente falsificate. Studiamo ancora la vita di Giulio Cesare come se si trattasse di un grande, eroico, patriota. Invece era un serial killer, e basta leggere quel che racconta sul De Bello Gallico per rendersene conto. Chissà come mai nelle versioni di latino non trovi mai il capitolo dove Cesare racconta come massacra fino all'ultimo il popolo degli Eburoni o come uccide tutti gli abitanti di Avaro.
Poi ci si stupisce che ci siano tanti giovani criminali... 
La nostra lotta deve tenere ben presente la necessità di crescere le future generazioni in modo diverso, dando loro la possibilità di espandere tutte le loro potenzialità.
I temi relativi all'allevamento della prole non hanno mai interessato veramente la sinistra. Invece la questione del parto dolce, del rispetto dei diritti dei neonati, del modo nel quale i genitori li trattano e l'educazione scolastica sono elementi importanti se vogliamo far crescere esseri umani più completi e più capaci di vivere positivamente e di opporsi alle brutture del mondo.

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