22 cose che la sinistra doveva fare e non ha fatto

1) Ripartire dalla gente
2) Sviluppare la cultura alternativa

Ripartire dalla gente.
Facile dirlo ma cosa vuol dire?
Oggi la sinistra e’ un movimento d’opinione. La gente e’ d’accordo, vota, al massimo va ai cortei. Si tratta di attivita’ che non incidono direttamente sulla qualita’ della vita.
Ma non e’ sempre stato cosi’.
Se oggi girate l’Italia trovate centinaia di Case del Popolo.  A Casa del Diavolo, paesino vicino ad Alcatraz che non trovate nelle carte geografiche per rispetto alla Chiesa Cattolica (giuro), ce ne sono addirittura due, a causa della scissione del PCI. Ma non servono quasi a niente. Qualche anziano ci va a giocare a carte, ogni tanto c’e’ una riunione con i soliti pochi superstiti “della politica”. I giovani non ci vanno se non una settimana all’anno, quando c’e’ la festa dell’Unita’ o di Liberazione e si balla.
Da decenni ormai non si svolge nessuna iniziativa che abbia a che vedere con la vita del paese, a parte l’aver costruito una pista per pattinare. Azione meritoria ma di certo non antagonista con il sistema di valori padronale.
Ma non e’ sempre stato cosi’.
Agli inizi del secolo scorso non era cosi’. Questa era una delle zone piu’ povere d’Italia. I contadini lavoravano come schiavi nei latifondi e poi dovevano comprare i prodotti dallo spaccio del padrone a prezzi di rapina. Il padrone fungeva anche da usuraio e la sua abilita’ era di non dare mai soldi ai contadini e tenerli in uno stato di indebitamento perenne.
Poi nacque un’idea che per i tempi era qualche cosa di incredibile. I contadini delle Leghe Bracciantili decisero di creare negozi dove acquistare i prodotti essenziali a prezzi ragionevoli. In un colpo costruirono una rete di punti vendita e un sistema di consociazione degli acquisti che aumentava moltissimo il loro potere d’acquisto. Il successo fu tale che vennero create anche le casse di Mutuo Soccorso che erano qualche cosa a meta’ tra un’assicurazione, un fondo di solidarieta’ e una banca. Poi iniziarono a nascere le sezioni del partito socialista, dove i contadini imparavano a leggere e scrivere cosi’ da poter votare, visto che la legge non lo consentiva agli analfabeti.
Il movimento crebbe talmente e creo’ un tale benessere che in alcune zone si formarono cooperative di lavoro, tra contadini, artigiani e Case del Popolo dove la gente si trovava per stare assieme, festeggiare, studiare e organizzare forme di cooperazione quotidiana.
Poi, a partire dal 1960 tutto questo progetto politico, sociale e culturale fu abbandonato quasi ovunque. Nelle case del popolo si inizio’ a giocare a biliardino e a tombola, alle feste si chiamavano i divi della televisione democristiana, l’insegnamento fu delegato alla scuola, le Coop diventarono una rete di supermercati, certamente molto piu’ onesti degli altri, l’Unipol divento’ un’assicurazione quasi uguale alle altre, le banche e le mutue cooperative sparirono quasi del tutto. In una parola fu smantellato il tessuto di economia e cultura alternativa che aveva creato la forza, la fiducia e la determinazione del movimento operaio e contadino e la sinistra scelse di diventare un movimento di opinione.
L’unico fronte di lotta concreta che venne mantenuto fu quello delle rivendicazioni salariali dei lavoratori dipendenti. Si passo’ cosi’ dal tentativo di fare a meno dei padroni, e costruire un’economia cooperativa indipendente, al tentativo di contrattare condizioni di vita decenti all’interno del sistema speculativo padronale. Gli effetti di questa scelta sono sotto gli occhi di tutti.

3) Sviluppare l’economia della cooperazione e della solidarieta’ come alternativa concreta al capitalismo della speculazione

I politici hanno una loro etica. Tutta loro. Ed e’ una tacca piu’ sotto di quella di un maniaco sessuale
(Woody Allen)

A partire dagli anni ’80 in tutto il mondo e’ ripartita una spinta poderosa verso la costruzione di un’economia indipendente e cooperativa che diventasse alternativa concreta al sistema capitalista speculativo.
Sono nate esperienze straordinarie.
Le banche del microcredito esistono in quasi tutti i Paesi del mondo e prestano denaro a piu’ di 20 milioni di persone, per lo piu’ donne. Si sono sviluppate le cooperative di contadini poveri e dei senza terra, il movimento dei microorti nelle favelas del Sud America, le banche del tempo, i gruppi di acquisto, il commercio equo e solidale, l’imprenditoria etica, il volontariato, i fondi etici di risparmio, le assicurazioni etiche, gli ecovillaggi e i centri culturali e sociali che lavorano sulla crescita intellettuale, emotiva, fisica e artistica, organizzando migliaia di corsi. I gruppi di artisti, i giornali, i luoghi di incontro, e poi ci sono i siti internet.
Tutte queste esperienze sono ormai una realta’ che ha anni di storia e che costituisce un’incredibile rete economica, culturale e sociale.
Una realta’ che e’ cresciuta senza che i politici della sinistra la riconoscessero e la sostenessero. Anche i giornali “piu’” a sinistra si sono ben guardati dal raccontare che cosa stava succedendo.
Se qualcuno vuole veramente rifondare un movimento politico di sinistra non puo’ non partire dall’affermazione della centralita’ strategica dello sviluppo della cultura della liberazione e dell’economia cooperativa, etica e solidale.

(continua)

ECCONE UNA....

Non capisco perchè, ma alla sinistra non è mai venuto in mente di fare un piano alternativo alla privatizzazione dell'acqua e nemmeno, più semplicemente, di unirsi compatta alle proteste dei cittadini che pagano le conseguenze della gestione privata e a fini di lucro di un bene che dovrebbe essere di tutti. Vi inoltro, a questo proposito, la denuncia-appello di Padre Zanotelli (che non è esattamente un militante comunista). Non so se è già stata pubblicata nel blog, ma mi sembrava giusto condividerla, anche per far sbollire la rabbia e superare il senso di impotenza che ho provato dopo averla letta.  Sinceramente, mi è sfuggita la risposta di Veltroni a cui si fa riferimento nel testo. Sarei curiosa di vederla, per rendermi conto, ancora una volta, di quanta distanza separa, ormai, il mondo virtuale dei politici di professione dalla vita reale delle persone comuni.

 

Alla prossima, ecco qui il testo di padre Alex:

 

"Nel cuore di questa estate torrida e di questa terra calabra, lavorando con i giovani nelle cooperative del vescovo Brigantini (Locride) e dell’Arca di Noè (Cosenza), mi giunge, come un fulmine a ciel sereno, la notizia che il governo Berlusconi sancisce la privatizzazione dell’acqua. Infatti il 5 agosto il Parlamento italiano ha votato l’articolo 23 bis del decreto legge numero 112 del ministro G. Tremonti che nel comma 1 afferma che la gestione dei servizi idrici deve essere sottomessa alle regole dell’economia capitalistica. 

Tutto questo con l’appoggio dell’opposizione, in particolare del PD, nella persona del suo corrispettivo ministro-ombra Lanzillotta. 

(Una decisione che mi indigna, ma non mi sorprende, vista la risposta dell’on.Veltroni alla lettera sull’acqua che gli avevo inviata durante le elezioni!).

 

Così il governo Berlusconi, con l’assenso dell’opposizione, ha decretato che l’Italia è oggi tra i paesi per i quali l’acqua è una merce.

Dopo questi anni di lotta contro la privatizzazione dell’acqua con tanti amici,con comitati locali e regionali, con il Forum e il Contratto Mondiale dell’ acqua ……queste notizie sono per me un pugno allo stomaco, che mi fa male. 

Questo è un tradimento da parte di tutti i partiti! Ancora più grave è il fatto, sottolineato dagli amici R.Lembo e R. Petrella, che il “Decreto modifica la natura stessa dello Stato e delle collettività territoriali. I Comuni, in particolare, non sono più dei soggetti pubblici territoriali responsabili dei beni comuni, ma diventano dei soggetti proprietari di beni competitivi in una logica di interessi privati, per cui il loro primo dovere è di garantire che i dividendi dell’impresa siano i più elevati nell’interesse delle finanze comunali.“ 

 

Ci stiamo facendo a pezzi anche la nostra Costituzione!

 

Concretamente cosa significa tutto questo? 

Ce lo rivelano le drammatiche notizie che ci pervengono da Aprilia (Latina) dimostrandoci quello che avviene quando l’acqua finisce in mano ai privati.

Acqualatina, (Veolia, la più grande multinazionale dell’acqua ha il 46,5 % di azioni) che gestisce l’acqua di Aprilia, ha deciso nel 2005 di aumentare le bollette del 300%! 

Oltre quattromila famiglie da quell’anno, si rifiutano di pagare le bollette ad Acqualatina, pagandole invece al Comune. 

Una lotta lunga e dura di resistenza quella degli amici di Aprilia contro Acqualatina! 

 

Ora, nel cuore dell’estate, Acqualatina manda le sue squadre di vigilantes armati e carabinieri per staccare i contatori o ridurre il flusso dell’acqua. Tutto questo con l’avallo del Comune e della provincia di Latina! L’obiettivo? Costringere chi contesta ad andare allo sportello di Acqualatina per pagare. 

E’ una resistenza eroica e impari questa di Aprilia: la gente si sente abbandonata a se stessa. 

Non possiamo lasciarli soli!

 

L’ estate porta brutte notizie anche dalla mia Napoli e dalla regione Campania. L’assessore al Bilancio del Comune di Napoli, Cardillo, lancia una proposta che diventerà operativa nel gennaio 2009. L’ Arin, la municipalizzata dell’acqua del Comune di Napoli, diventerà una multi-servizi che includerà Napoligas e una compagnia per le energie rinnovabili.

Per far digerire la pillola, Cardillo promette una “Robintax” per i poveri (tariffe più basse per le classi deboli). 

Con la privatizzazione dell’acqua si creano necessariamente cittadini di seria A (i ricchi ) e di serie B (i poveri), come sostiene l’economista M.Florio dell’Università degli studi di Milano.

 

Sono brutte notizie queste per tutto il movimento napoletano che nel 2006 aveva costretto 136 comuni di ATO 2 a ritornare sui propri passi e a proclamare l’acqua come bene comune. Invece dell’acqua pubblica, l’assessore Cardillo sta forse preparando un bel bocconcino per A2A (la multiservizi di Brescia e Milano) o per Veolia, qualora prendessero in mano la gestione dei rifiuti campani? Sarebbe il grande trionfo a Napoli dei potentati economico-finanziari.

 

A questo bisogna aggiungere la grave notizia che a Castellamare di Stabia (un comune di centomila abitanti della provincia di Napoli ), 67 mila persone hanno ricevuto, per la prima volta, le bollette dalla Gori, (una SPA di cui il 46% delle azioni è di proprietà dell’Acea di Roma).

Questo in barba alle decisioni del Consiglio Comunale e dei cittadini che da anni si battono contro la Gori, che ormai ha messo le mani sui 76 Comuni Vesuviani (da Nola a Sorrento).

 

“Non pagate le bollette dell’acqua!”, è l’invito del Comitato locale alle famiglie di Castellamare. 

Sarà anche qui una lotta lunga e difficile, come quella di Aprilia. Mi sento profondamente ferito e tradito da queste notizie che mi giungono un po’ dappertutto.Mi chiedo amareggiato:” Ma dov’è finita quella grossa spinta contro la privatizzazione dell’acqua che ha portato alla raccolta di 400 mila firme di appoggio alla Legge di iniziativa popolare sull’acqua?

 

Ma cosa succede in questo nostro paese? Perchè siamo così immobili? 

Perchè ci è così difficile fare causa comune con tutte le lotte locali, rinchiudendoci nei nostri territori? 

Perché il Forum dell’acqua non lancia una campagna su internet, per inviare migliaia di sollecitazioni alla Commissione Ambiente della Camera dove dorme la Legge di iniziativa popolare sull’acqua? 

Non è giunto il momento di appellarsi ai parlamentari di tutti i partiti per far passare in Parlamento una legge-quadro sull’acqua?

 

Dobbiamo darci tutti una mossa per realizzare il sogno che ci accompagna e cioè che l’acqua è un diritto fondamentale umano, che deve essere gestita dalle comunità locali con totale capitale pubblico, al minor costo possibile per l’utente,senza essere SPA. “L’acqua appartiene a tutti e a nessuno può essere concesso di appropriarsene per trarne “illecito”profitto- ha scritto l’arcivescovo emerito di Messina G. Marra.Pertanto si chiede che venga gestita esclusivamente dai Comuni organizzati in società pubblica, che hanno da sempre il dovere di garantirne la distribuzione per tutti al costo più basso possibile.”

 

Quando ascolteremo parole del genere dalla Conferenza Episcopale Italiana? 

Quand’è che prenderà posizione su un problema che vuole dire vita o morte per le nostre classi deboli, ma soprattutto per gli impoveriti del mondo? (Avremo milioni di morti per sete!).

E’ quanto ha affermato nel mezzo di questa estate, il 16 luglio, il Papa Benedetto XVI:” Riguardo al diritto all’acqua, si deve sottolineare anche che si tratta di un diritto che ha un proprio fondamento nella dignità umana.

 

Da questa prospettiva bisogna esaminare attentamente gli atteggiamenti di coloro che considerano e trattano l’acqua unicamente come bene economico.” 

Quand’è che i nostri vescovi ne trarranno le dovute conseguenze per il nostro paese e coinvolgeranno tutte le parrocchie in un grande movimento in difesa dell’acqua? L’acqua è vita. “L’acqua è sacra, non solo perché è prezioso dono del Creatore- ha scritto recentemente il vescovo di Caserta, Nogaro – ma perché è sacra ogni persona, ogni uomo, ogni donna della terra fatta a immagine di Dio che dall’acqua trae esistenza, energia e vita.”

 

Sull’acqua ci giochiamo tutto!

Partendo dal basso, dalle lotte in difesa dell’acqua a livello locale, dobbiamo ripartire in un grande movimento che obblighi il nostro Parlamento a proclamare che l’acqua non è una merce, ma un diritto di tutti. 

Diamoci da fare perché vinca la vita!". 

 

padre Alex Zanotelli

 

TROPPE!!!

Troppe cose la sinistra doveva fare e non ha fatto, ... troppe...

Mi chiedo con una grande tristezza nell'animo quanti decenni impiegheremo per ridare dignità, etica, moralità, onestà, legalità a questo povero paese brutalizzato e stuprato...

Giuseppe Gatto

http://www.giuseppegatto.com

http://seavreistudiato.blogspot.com

Su Google Maps c'è!

Magari "Casa del Diavolo" non sarà su tutte le mappe, però su Google Maps c'è!

http://maps.google.it/maps?hl=it&q=casa+del+diavolo

E anche sulla wikipedia!

http://it.wikipedia.org/wiki/Casa_del_Diavolo

versione 5.10