vi dono una delle poesie che ho scritto...è la più prosaica e sembra quasi un saggio, ma spero sia gradita, se non altro per creare un immaginario che ci potrebbe portare verso un mondo migliore...Viva il dono!!!
un abbraccio alla benigni a tutti,
nino
ps: la poesia è all'interno di un libro in cui si cerca di trattare la divinità secondo un modo più ampio, quindi per gli atei, prendete solo il lato socio-psico-economico e non quello mistico... :-)
Economia del dono
Marcel Mauss fu il primo qui da noi,
a sistematizzare in un saggio,
ciò che è stata la prima economia del mondo
e che tutt’ora è diffusa in gran parte di esso,
in alcuni casi come principale forma economica
e in altri persino, anche se rari, come unica.
Non è di certo nessuna forma di economia monetaria
vecchia, vecchissima realtà, già alla nascita,
che ha schiacciato l’Uomo con l’illusione di esser il progresso
per il piacere solo materiale di pochi uomini.
Non è nemmeno il baratto, che,
benché sia decisamente più evoluto della moneta,
dà comunque un valore all’oggetto e non al lavoro,
per cui una macchina vale milioni di mele.
No! Niente di tutto questo!
L’economia del Regno è l’economia del dono,
che ha un’unica semplice, ma geniale, legge:
dono il mio tempo lavorativo e metto sul mercato il prodotto delle mie fatiche gratuitamente,
siccome ciascuno fa lo stesso, inevitabilmente ricevo,
questo mi euforizza a tal punto che la volta successiva dono un poco di più;
praticamente il contadino si tiene alcune mele per il suo fabbisogno e regala le altre
al fruttivendolo che se ne tiene a sua volta un poco per sé e regala il resto
all’operaio che costruisce macchine che ovviamente ricambia con la sua merce
sia il contadino che il fruttivendolo.
Utopia?
A parte che in TV una volta ho visto un prete, missionario in una favelas del Perù,
che diceva che l’utopia in Sud America significa speranza,
vorrei che voi rifletteste sulla possibilità di vivere
in un mondo globale dove tutto è gratuito e,
poiché tutti possono avere tutto,
la fame e la sete scompaiono in virtù del diritto alla vita dignitosa, che in questo mondo regna sovrano,
la disoccupazione non esiste più, ché tutti hanno da donare qualcosa,
la lotta di classe scompare, dato che nasce solo dal desiderio di chi non ha di avere,
la scusante di oggi, per cui se non ci sono soldi non si può lavorare, non c’è più.
Di fatto, pensateci, se tutto è gratis
e c’è da mettere in sesto il territorio non si aspettano i finanziamenti,
lo si fa subito e basta,
in cambio gli architetti, i geometri, i muratori avranno la loro macchina ecocompatibile
autolimitata dal satellite, per cui potrà correre solo in pista e nel resto delle strade rispetterà i limiti,
e le mele biologiche derivate dalla permacoltura sempre, ogni Santissimo Giorno della loro stagione.
Non solo, essendo tutto gratuito,
le migrazioni di qualsiasi genere scompariranno,
così resteranno solo tre tipi di spostamento sia di merci che di uomini:
il primo sarà dei pochi beni che non si possono produrre e ricavare a livello locale,
ciò vuol dire che la fabbrica di automobili sarà in ogni regione,
il paradosso è che non essendoci più brevetti, che servono solo per far soldi,
il bene “nuovo”, che sia una macchina o la cura per il cancro,
è subito riproducibile e quindi diventa così universale:
precisamente appariranno in ogni paese,
piccoli ospedali, che avranno tutto il necessaire per riprodurre tali cure
e piccole fabbrichette, poco più che officine, dove lavoreranno
i meccanici, i carrozzieri, gli informatici, gli ingegneri meccanici,
dove si costruiranno macchine a mano e per il fabbisogno della comunità,
dove rinasceranno le mitiche automobili degli inizi secolo scorso, se qualcuno le vorrà ancora
ovviamente costruite con tutte le conquiste della tecnologia di oggi;
ci sarà poi il grosso degli spostamenti rimanenti,
che sarà quello per le vacanze, sarà l’esplosione del turismo,
e ogni sito archeologico, per esempio, sarà completamente intatto e pieno di gente,
perché archeologi, storici, conservatori dei beni culturali, guide e operai
potranno finalmente lavorare senza temere di non mangiare;
ma la vera stranezza di questa economia è l’ultimo spostamento,
che ricorda quello attuale della migrazione nelle sue motivazioni:
il bisogno di star bene,
quindi non stupitevi se nel Regno ex-broker votati ai soldi,
che, quando lo erano,
frustrati hanno sempre segretamente sognato di aprire un bar ai caraibi
tanto per passare il tempo
data la sicurezza economica raggiunta,
e per far questo hanno scatenato anche guerre,
che migreranno a vivere là, a fare la loro vita finalmente felici e senza più bisogno di far e farsi male.
Ovviamente le banche non servono più,
così come la finanza e le tasse,
la borsa sarà solo un posto dove si calcolano le domande di un certo bene
e l’unico compito del settore produttivo è per l’appunto raggiungere un’offerta pari alla domanda.
Un mondo del genere ha un andamento bulimico all’inizio,
con una crescita immensa, dato che bisogna soddisfare una domanda enorme,
considerando che proviene da una realtà in cui l’80% della popolazione
può attingere solo al 20% delle risorse,
il ché significa che ci sarà una tale offerta di lavoro che forse dovremo
per forza
far lavorare tutti,
perché non solo c’è da garantire un frigorifero ecocompatibile in ogni casa del mondo
che adesso non l’ha,
ma c’è da convertire in ecocompatibile tutto il resto del mondo che il frigorifero già ce l’ha!
Tuttavia questa crescita raggiunge un piano di mantenimento,
una volta che il bene-essere materiale è stato raggiunto da tutti.
Ognuno quindi è proprietario di beni, tale economia difatti è l’esaltazione della proprietà privata
poiché tutti hanno e il bello è che tutti possono, se lo vogliono, essere ricchi sobriamente.
Tutto ciò è possibile perché la sobrietà in tale sistema
significa che tutti hanno compreso che i beni replicabili li possono avere,
ma non c’è la necessità di cambiarli sempre, per cui quando il muratore
restaura la casa al contadino,
sa che la prossima volta gliela restaurerà tra minimo vent’anni
e in cambio avrà ogni giorno una mela,
mentre per i beni scarsi c’è la condivisione,
per cui la piccola barca si usa solo quando se ne ha bisogno e il resto del tempo la si presta
e la grande villa in montagna si coabita con gli amici.
La storia ci insegna che gli scambi commerciali sono iniziati
come doni all’interno di piccoli gruppi,
gli animali sociali fanno lo stesso
e tutta la natura è un dono frutto del lavoro del soggetto
(il leone caccia la preda che gli viene poi donata, non la compra di certo con i soldi).
La vita stessa è un dono e l’umanità è sufficientemente evoluta
per poter fare un accordo globale in piena coscienza e
accettare di annullare qualsiasi transazione monetaria a favore del dono,
ché è assurdo che oggi si possa persino morire se non si hanno i soldi.
Sento manager affermare che è nella competizione che si diventa ricchi e produttivi:
errato, totalmente fallimentare, misero sistema, infatti, è quello che risponde a tale legge,
giacché c’è un primo e poi tanti ultimi spalmati sulla piramide sociale
che saranno sempre dei frustrati.
No! Il sistema del Regno prevede che tutti siano primi e cooperino
per il benessere personale e collettivo senza privilegiare né il primo né il secondo,
bensì soddisfacendoli entrambi contemporaneamente,
e l’unica economia che può realizzare ciò è proprio quella del dono.
Inoltre c’è il discorso spirituale,
infatti dobbiamo considerare che proprio perché l’oggetto donato
è il risultato del nostro lavoro, quindi della nostra energia,
noi trasferiamo tale energia nell’oggetto,
il che è come dire che trasferiamo il nostro Spirito nell’oggetto,
che a questo punto diventa anch’esso un soggetto, quindi degno d’essere considerato sacro,
che con tale virtù viene donato, ecco perché quando lo riceviamo
saremo sempre grati di questo regalo e ci sentiremo in dovere,
che è onere, quindi lavoro, più piacere, quindi euforia per i doni che scambieremo,
di ricambiare.
Ma soprattutto c’è l’aspetto affettivo,
solo quando si riceve un dono riconosciuto tale
si prova gioia:
perché frutto del lavoro dovuto alla società,
perché frutto dell’impegno che ci appassiona,
perché frutto della creatività geniale delle infinite potenzialità di ogni animo umano,
perché frutto della libertà finalmente riconquistata,
perché frutto del Regno finalmente vissuto da tutte le donne e gli uomini,
perché frutto sinceramente sentito dal cuore,
perché frutto della relazione sana che si basa sull’ama tutto ciò che ti circonda come te stesso,
perché frutto dell’Eccellenza Umana che si migliora sempre,
ché il mito della perfezione è la vera utopia,
ciò che è veramente gradito a Dio è la passione di una vita intera
vissuta sulla via della perfettibilità, che non prevede una misera meta irraggiungibile,
bensì la gioia di riconoscere i propri errori, le proprie debolezze, i propri vizi
come non uno stato eterno, ma come una risorsa per migliorarsi sempre,
cosicché tutti possano crescere fino all’ultimo giorno della propria vita,
con la stessa voglia del primo.
03/12/2010
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