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Fermai un taxi al volo.
Mi feci lasciare a cento metri dall’appartamento di Ester. Iniziai a seguire un percorso tortuoso per essere sicuro di non aver dietro nessuno.
Vidi una donna che avanzava pesantemente verso di me. Una settantenne sovrappeso con l’aria pacata da casalinga, vestita in modo inappuntabile. Sembrava uscita da poco dal parrucchiere. I capelli erano striati di rosso pomodoro e castano. Per il resto sembrava normale. Indossava un pesante cappotto di lana blu e reggeva un sacchetto stracolmo di spesa dal quale spuntava la chioma di un sedano. Pensai che aveva fatto la spesa al mercato, non al centro commerciale.
La donna, quando fu a tre passi da me si fermò guardandomi. Poi disse con una bella voce chiara: “Ma tu sei Michele!”
La guardai perplesso: “No, signora, io sono Giovanni, mi dispiace…”
“No tu sei Michele. Dai retta a me. Adesso ancora non lo sai ma questo nome ti sarà utile. Lo sento. E scusa se mi permetto di darti un consiglio.
Ci sono tre ragazze, lo so benissimo. E tu non sai quale scegliere. Eh, ma una devi sceglierla. Dammi retta, non puoi continuare a fare il farfallone.”
La presi per una pazza: “Bene, grazie per il consiglio… Ne terrò conto.” E ripresi a camminare.
“Bene!” Disse lei. Poi come se si ricordasse improvvisamente di una cosa importante si girò seguendo con lo sguardo il mio movimento: “E comunque la domanda è: che cosa ti sta succedendo? Chi tira i fili? E’ chiaro che certe cose non possono succedere per caso… C’è un complotto e tu devi capire cosa vogliono da te. Qual è il bottino.”
Stavo per tempestarla di domande quando arrivò un ragazzino che la prese per il gomito: “Su vieni nonna, andiamo a casa, la mamma è in pensiero!”
Io le chiesi: “Che complotto?”
Il ragazzino mi disse: “La perdoni signore, mia nonna ogni tanto si confonde…”
E la nonna disse: “Sì ogni tanto mi confondo , sa com’é… L’età…”
Fece un risolino e si lasciò trascinare via dal nipote che le ripeteva che non doveva sparire così, che erano tutti preoccupati.
Restai a guardarli andare via indeciso sul da farsi. La nonnina non mi avrebbe detto più niente, e non potevo certo costringerla a parlare in mezzo alla strada…
Poco dopo, a casa di Miriam, mi dedicai a un’accurata perquisizione di quel poco che c’era.
Dietro al calorifero del bagno era scivolato un libro. Anzi solo una metà.
La copertina era quella di Biplano di Bach, il frontespizio e il titolo riportato su ogni pagina era I 36 Stratagemmi. Ma il testo che riempiva le pagine era di nuovo L’educazione militare delle ragazze.
Mi sdraiai sul letto con la finestra che illuminava il libro e iniziai a leggere.
“Fai un’ipotesi. Sei in un’astronave in fiamme, 15 persek a ovest di Alfa Centauri. Il colonnello Wamar ti manda a chiamare. Le luci di emergenza lampeggiano e le sirene gridano.
Il colonnello Wamar ti dice: 'Prendi una scialuppa e corri a Shaxhim, vai nella città di Bassiri. Raduna un esercito, marcia su Timbuktù che è sotto assedio e liberala.' E tu dici: 'Signore, la nave è in fiamme.'
E lui: 'Fottitene soldato, fai quello che ti ho detto.'
Che cosa fai?
Ubbidisci? Oppure abbandoni il Settimo reggimento dell’Aria al suo destino e ti salvi con una delle poche navette disponibili?
Se sei un soldato ubbidisci.
Perché hai avuto un ordine e l’ordine prevede di non morire subito, quel giorno stesso. Quindi perché dovresti disobbedire?
E per superare il senso di colpa di essere ancora vivo cercherai veramente di arruolare un esercito a Bassiri, sul pianeta Shaxhim per liberare Timbuktù la Profumata. E magari morirai nel tentativo di farlo.
Una ragazza ben educata cercherà sempre di capire come chiedere trovando sempre una ragione valida per il sistema mentale, per il codice, dell’interlocutore.
Cosa può spingere il funzionario pubblico che ora sta seduto di fronte a me a non applicare la legge?
Che io sia colpevole o innocente è secondario. La domanda è: sono capace di dimostrare che i miei intenti erano equi?
Sono capace di trovare un motivo per il quale questo funzionario potrebbe desiderare di non applicare la legge alla lettera ma di interpretarla a mio favore?
Sono capace di trovare un motivo che renderebbe per questo dolce essere umano insopportabile attenersi alla lettera della legge?
Fino a che punto la lettera della legge è ambigua?
Quale argomento potrebbe indurre questa persona potente e colta a muovere il culo per darmi una mano?
Ovviamente per concepire questa serie di pensieri una ragazza dabbene deve essere assolutamente convinta che esistono solo due leggi: la prima dice che non si può fare nulla la seconda dice che si può fare tutto.
E ovviamente questo vale in alcuni paesi più che in altri…
Ma è anche essenziale che la ragazza di irreprensibili costumi sappia, con l’esattezza della lama di una pattada, che lei è una persona straordinaria alla quale sarebbe impossibile infliggere un comportamento standard perché essa, dalla punta dei sui capezzoli alle dita più piccole dei piedi è intrinsecamente, assolutamente un caso straordinario.
Anzi il caso straordinario. E sarebbe, è chiaro, un peccato, contro Dio e contro la morale, non operare in tutti i modi per evitare che un abominio si compia.
Attenzione: mai in nessun caso, la ragazza accorta, si permetterà di violare il recinto sacro dell’individualità del funzionario pubblico, suggerendogli un modo perché lui possa aiutarla. Dovrà assolutamente essere lasciata a lui l’onore di trovare, nelle infinite pieghe delle stratificazioni secolari di leggi, regolamenti e interpretazioni, il pertugio miracoloso capace di trasformare un’imputazione in una bolla di sapone senza consistenza. Non perché la legge non viene applicata ma perché è compito del genio umano interpretare il testo scritto. A scrivere le leggi sono capaci anche gli stupidi che siedono al parlamento. Ma chi fa vivere le leggi, sangue pulsante della società civile, è l’acume dei funzionari, che sopravvivono ai governi e alle rivoluzioni, e lastricano con il sudore delle loro dita e con il sangue delle mosche che schiacciano, le vie sulla quale avanza la civiltà.
La mente umana funziona così.
Se trovi quali sono i benefici mentali possibili puoi spostare le montagne teoriche. La costrizione, le minacce e i ricatti non sono strumenti altrettanto efficienti e pratici.
Più sono i benefici immediati insiti in una scelta più è probabile che venga perseguita.
E’ difficile che la nostra mente si soffermi più di tanto a valutare i possibili disastri futuri che questa scelta può portare.
Se una giovane donna sarà capace di trovare le motivazioni giuste e riuscirà a farle pesare tutte insieme potrà quindi indurre una persona a perseguire perfino il suo stesso suicidio.
E’ una pura questione di pesi. O di leve.
Come il saggio Archimede disse: datemi una leva e sposterò il mondo, così potremmo dire che trovata la leva giusta ogni uomo diventa un burattino.
Quanto vale avere altri uomini nel proprio potere?
Questo dovrebbe comprendere una ragazza di buona famiglia. Questo dovrebbe insegnare il padre premuroso.”
Ebbi la netta sensazione di essere io la preda di un gioco che non capivo.
Mi sembrò che tutti i fatti che erano accaduti facessero parte di un’unica macchinazione ai miei danni.
Lo so che nei momenti d’ansia è facile cadere preda dei fantasmi che complottano… Inventare oscure congiure è un modo per alleviare la tensione, un unico colpevole di tutti i mali è una soluzione tranquillizzante.
Puoi facilmente credere di essere in grado di battere un solo nemico.
Scoprire che invece i nemici sono tanti, tutti diversi, e che ognuno progetta un modo diverso per danneggiarti, è un pensiero che crea solo spavento.
Il rumore della porta d’ingresso che veniva aperta mi portò rapidamente a uno stato di ansia.
Mi alzai dal letto e cercai qualche cosa per difendermi.
Una voce femminile disse: “C’è nessuno?” Capii subito che era spaventata. Le andai in contro e vidi che era Miriam, lei che aveva finto di chiamarsi Teresa e che mi aveva telefonato facendomi andare nell’appartamento dove il padrone del pesce rosso era riverso sopra un tappeto color avana Ikea, insanguinato.
Lei aveva il viso teso: “Per fortuna che ti ho trovato qui! Dobbiamo scappare!”
La guardai: “No, forse è meglio che prima mi spieghi qualche cosa. C’era un morto in quella casa!”
“Sì, era mio marito. Vieni che ti spiego tutto. Mi tirò per il braccio verso la porta. Afferrai il giaccone e la seguii. Arrivati sul pianerottolo vedemmo che l’ascensore stava salendo. Mi fece cenno di tacere e di seguirla lungo le scale. Salimmo al piano superiore: le scale giravano intorno al pozzo dell’ascensore delimitato da una spessa rete di ferro nera sostenuta da sbarre spesse e nere… Ascensori antichi. Arrivammo al penultimo gradino prima del piano superiore. Si formava uno spiraglio tra il gradino e la soletta del pianerottolo, dal quale si poteva osservare il pianerottolo sottostante. L’ascensore si fermò e ne scesero due uomini. Restammo a guardare solo un secondo. Una pistola nera balenò nelle mani di un uomo. Intanto si sentivano altri passi, qualcuno stava salendo di corsa le scale. Lei mi trascinò via. Salimmo altri due piani mentre quelli di sotto sfondavano la porta. Dal rumore era chiaro che si erano portati un ariete di ferro con i manici, di quelli che usa la polizia.
Arrivati al quarto piano girammo a destra e percorremmo tutto il corridoio.
Miriam aprì la finestra in fondo. Scavalcò. C’era un terrazzino. Si girò a guardarmi: “Ci venivo da bambina.” La seguii. Da lì era facile calarsi sopra il terrazzo del palazzo adiacente. C’era un salto di un paio di metri. Miriam era agile.
La porta che dava sulle scale era aperta.
Scendemmo e ci trovammo a uscire da un portone che dava su una via laterale. A duecento metri c'era la fermata di un tram che stava arrivando. Ci salimmo
Ero scosso.
Sicuramente contento di essere ancora vivo.
E cosa fai a Milano quando sei ancora vivo?
Cerchi di capire che cosa succede e cerchi di continuare a fare quello vivo.
Per riposarsi poi c’è l’eternità.
Il mio sospetto è che, disgraziatamente per lui, sia innocente.
Molti sospettano che Rutelli non potesse non saper nulla su quello che stava succedendo alle casse della Margherita. Tanto più che, nell’estate 2011, promise solennemente trasparenza sui fondi del partito. Ma il mio sospetto è che veramente non si sia accorto dei 13 milioni di euro scippati da Lusi. Rutelli è completamente sprovvisto di senso pratico. È vanesio come un fiordaliso.
Ricordo la puntata di Annozero di Santoro, nella quale ebbi la grande soddisfazione di ribattere a Rutelli, allora vicepresidente del Consiglio, dimostrando che non sapeva un cavolo della legge approvata dal suo governo che finanziava al 100% gli impianti fotovoltaici. All’inizio ironizzò dandomi del disinformato. Poi si rese conto che stava nuotando nel vuoto e abbozzò in modo patetico. Nella stessa puntata ammise, candido come un giglio, di non aver mai sentito parlare della strage di operai causata dall’amianto a Monfalcone. Semplicemente Rutelli non vive in Italia in questo millennio. CONTINUA SUL BLOG DEL FATTO QUOTIDIANO
Sono le 320 opere pubbliche mai ultimate in Italia.
Il record in Sicilia.
Le opere pubbliche abbandonate a metà sono una storia vecchia.
Ma oggi, grazie a un lavoro certosino fatto da www.incompiutosiciliano.org possiamo rifarci gli occhi vedendole tutte in fila in un elenco che fa paura.
Non esiste una stima globale di questo spreco ma parliamo di miliardi di euro buttati al cesso.
Questa lista la si dovrebbe far imparare a memoria nelle scuole così magari poi la gente ci pensa quando vota.
Incompiuto Siciliano non si è limitato a redarre una lista, ha anche organizzato un tour turistico all’incompiuto come corrente artistica. E si sono perfino portati una colonna di cemento armato alla Biennale di Venezia.
Insieme alla redazione del Male abbiamo deciso di lanciare una campagna di satira per rendere più visibile questo scempio etico e ambientale.
Grazie a un’idea di Vincino, con la collaborazione del Male e di questo gruppo di artisti è stata organizzata nello stadio per il Polo di Giarre, abbandonato da 20 anni, la prima partita a Polo con disoccupati al posto dei cavalli. Alla festa happening hanno partecipato centinaia di persone.
La ragazza bionda non degnò neppure di uno sguardo la mia faccia allibita e partì al contrattacco contro la sorella: “E’ stata Miriam a portarlo qui. Non io! Va bene? Io sono arrivata qui alle 4 del mattino. Sapevo che non c'eri ed ero da queste parti! Punto! E non avevo voglia di tornare a casa… Quando sono arrivata Miriam se ne stava andando. Mi ha detto che aveva da fare… Alle quattro del mattino. E poi voglio vedere se fai anche il terzo grado. Mi ha detto che c’era un uomo nel letto che però non mi avrebbe dato fastidio…” Mi guardò. “Mi ha detto che potevo stendermi sul materasso… Non è colpa mia se in questo cazzo di casa c’è un solo posto dove dormire. Mi sono stesa e mi sono messa a dormire.” Mi guardò di nuovo senza far trapelare niente su quanto era successo. Il viso assolutamente indifferente. Un’artista. “Ho dormito e poi sei arrivata tu urlando e mi hai accusata di aver infranto tutti i codici! E io non c’entro un cazzo. E mi becco sempre le colpe tue e di Miriam!”
Interruppi la discussione: “Scusate: chi è Miriam?”
La biondina mi guardò stupita: “Miriam, mia sorella. Non la conosci?”
“Mi ha detto di chiamarsi Teresa…”
La donna in grigio sbotto: “Oh Santo Iddio! Ma quella è un’altra fuori di testa! Ma state ancora facendo i vostri giochini di manipolazione? No, io non ne posso più di voi due!”
La biondina si rifiutò di incassare l’accusa: “Senti Noemi: non mettere in conto a me quel che fa Miriam! Non parlare al plurale! Io non c’entro più con le sue storie del cazzo! Mi sono rotta di lei, delle tue sgridate, lasciatemi in pace!”
C’è un bla bla di sinistra che non raggiunge nessun risultato. Sono solo chiacchiere. Ma c’è chi lavora… Di fronte al tracollo economico i partiti di sinistra e molte organizzazioni progressiste sembrano ipnotizzati.
Sarebbe invece il momento di scatenare una campagna di iniziative capaci di offrire opportunità di cambiamento alle persone in difficoltà. Ci sono per fortuna i mille gruppi di base che non si arrendono all’idea che la politica si faccia con i discorsi in Parlamento e che basti fare qualche corteo o qualche blocco stradale, per sentirsi a posto con la propria coscienza progressista. La cosiddetta Società Civile si sta muovendo un po’ dovunque e dimostra con i fatti di essere l’unica alternativa alla vecchia politica e alla cultura marcia che ci ha portato al tracollo. Sono questi volontari i soli capaci di costruire una via d’uscita dallo sfascio di questa Italia che assomiglia sempre più a una nave da crociera spiaggiata. Sono invisibili per i partiti e per i media. Non fanno notizia, non vengono citati nei comizi, non vengono presi ad esempio dai ministri, non ispirano i programmi elettorali.
CONTINUA SUL BLOG DEL FATTO QUOTIDIANO
(Come e perché stiamo costruendo qualche cosa di completamente diverso)
A partire dal 1991 abbiamo iniziato a lavorare su un progetto, piuttosto ambizioso: creare un centro residenziale di nuovo tipo. Una città verde.
Alcatraz è un centro di ospitalità e attività culturali.
Ad Alcatraz vivono solo 3 persone.
Ma a Santa Cristina, Casa del Diavolo e Monturbino si sono trasferite parecchie persone attirate dalla possibilità di lavorare con noi e dall’indotto creato dalle nuove attività che si sono via via sviluppate.
L’idea della Città Verde rappresenta un salto di qualità. La creazione di un’area abitativa, che pur restando a bassissima densità, avesse la possibilità di offrire opportunità esistenziali, di relazione, formazione e lavoro molto maggiori di una grande città. Creando un’economia basata su schemi che non mettono al centro il solo profitto ma lo coniugano con la soddisfazione delle aspirazioni più profonde dei singoli.
Un sistema economico basato sulle reti, le comunità, la condivisione di accessi, strumentazioni e tecnologie e sulla costruzione di sistemi integrati sinergici (dalla permacultura agricola, ai sistemi di banca del tempo e del baratto).
Abitazioni ecologiche autosufficienti energeticamente, spazi individuali ma anche spazi collettivi con la condivisione “condominiale” di lavanderie, piscine, sale multifunzionali, sistemi di produzione di energia, calore, acqua, biogas e di mezzi di trasporto elettrici.
Una Città Futura dotata di tutti i confort e di tutte le più moderne tecnologie (dalla banda larga ai sistemi di gestione automatizzata di luce, calore ecc).
A volte la città non sembra più un ammasso di case, strade e semafori, ma un luogo misterioso, una foresta percorsa da fiumi metallici, o lava incandescente che sgorga dagli incendi intermittenti che vivono dentro i motori.
E tu veleggi su una barca a vela con le ruote, lungo quei canali infernali o lussureggianti. Lava o giungla… Forse dipende dall’umore. Per me era lava scura.
Dopo un’ora di giri, di garage per posteggiare il motorino, di portoni, cortili, centri commerciali e cunicoli sotto le cantine che lei, la mia guida, evidentemente ben conosceva e di cui, ragazza previdente, aveva le chiavi, arrivammo di fronte a una porta qualsiasi di un qualsiasi appartamento urbano. Una porta rivestita di legno, blindata, che si aprì grazie a chiavi nate per impensierire gli scassinatori. La ragazza si era tolta il casco, e sotto il suo viso era luminoso. Aprì la porta senza incertezze. Aveva le dita affusolate.
L’appartamento era spoglio, vuoto. Una serie di stanze dove sembrava non ci fosse nulla. Solo il frigorifero era moderno, enorme e pieno. Lei mi offrì un succo di frutta corretto con un dito di vodka. Mi fece bene. “Mi chiamo Teresa. So che tu sei Giovanni Lanzacurte…” Ci stringemmo la mano dopo che per mezz’ora ero stato abbracciato a lei sul motorino… Insolito.
C’era un’unica stanza con un minimo di arredi: un materasso steso per terra, sopra un tappeto pachistano di poco prezzo, sopra il materasso lenzuola bianche, una trapunta color panna, poi un tavolo e due sedie. Un portatile per terra. La ragazza si accoccolò sul materasso bevendo da una tazza. Io presi una sedia e mi misi di fronte a lei: “Mi puoi raccontare cosa è successo? Ho le idee un po’ confuse.”
Molti vi risponderanno che sono i buoni a vincere.
Ma non è vero.
I buoni non soffrono di rimorsi, sono in pace con se stessi e fanno una vita mediamente migliore, con rapporti umani e amorosi molto più profondi e di valore. Hanno anche una maggiore sensibilità ed empatia e vivono la vita con un’intensità molto più grande. I cattivi per essere cattivi devono abbassare il loro livello di empatia e sensibilità, sennò non potrebbero fregarsene del male che compiono.
Ma così facendo diventano meno sensibili alla vita, vivono con minor intensità ogni secondo. Sono sordi.
Possiamo dunque dire che dal punto di vista globale, della qualità della vita, i cattivi perdono sempre.
Ma se invece vogliamo considerare i traguardi della vita materiale dobbiamo ammettere che essere cattivi dà dei vantaggi immediati notevoli.
E se guardiamo ai grandi personaggi del passato possiamo vedere chiaramente che, quantomeno, essere un po’ stronzi aiuta.
Se uno pensa, ad esempio, all’osannato Steve Job, il creatore di Apple, non si può dire che fosse una persona gradevole. Era un colossale ladro di idee che rubò icone e mouse alla Xerox. Era un isterico, scortese, pretendeva che i suoi ricercatori lavorassero come muli…
Forse non era proprio cattivo ma neanche un buono.
Ho conosciuto molti grandissimi professionisti e ho sempre scorto in loro la capacità di fottersene delle buone maniere. E se non sono un po’ stronzi sono almeno completamente incoscienti…
E da bambini erano dei teppisti incapaci di rispettare le regole e sprovvisti di buon senso. Mio padre, insieme a suo fratello, legò sua sorella piccolina a un palo, accumulò delle fascine e cercò di bruciarla viva. Un’altra volta si buttarono dal balcone aggrappati a due ombrelli. Non soddisfatti cercarono di attraversare il lago Maggiore a bordo di una tinozza che affondò a 30 metri dalla riva. Insomma, non era un bravo bambino. E con la stessa incoscienza sfidò la Rai, il Vaticano, il Pci…
Peraltro è una brava persona… Ma è meglio che sul lavoro gli diate retta…
Credo che un elemento essenziale per avere successo sia l’essere liberi dalle regole.
Quello che frega quelli troppo buoni è che quando fanno un progetto si sentono obbligati a rispettare tutta una serie di regole morali e di consuetudini che alla fine impoveriscono la loro visione.
E’ evidente che è possibile essere buoni e fregarsene delle regole e delle convenzioni. Ma statisticamente è più probabile che la mente di una persona buona sia limitata dal senso del dovere e della disciplina. Che per l’appunto sono due qualità abbastanza buone.
Chi ha successo invece, generalmente non è disciplinato, è ossessivo.
Ora la domanda è: una persona gentile, educata, rispettosa, buona e ligia al dovere, può essere anche una persona di successo?
Io credo che potenzialmente queste persone potrebbero battere in tutti i campi i malvagi.
Ma credo che per riuscirci sia importante capire che il successo è alla fin fine una questione di potenza energetica, potenza di intenti, libertà progettuale, visione della realtà libera da condizionamenti e preconcetti.
Quindi, si può anche non essere indisciplinati o egoisti o malvagi ma bisogna capire che è indispensabile essere liberi mentalmente.
Credo che un esercizio che potrebbe essere molto utile è quello di affrontare la realizzazione dei propri desideri smettendo per un paio d’ore di essere delle brave persone.
Soprattutto nella fase iniziale della progettazione abbiamo bisogno di procedere senza alcuna regola.
In pratica, ti metti lì e ti immedesimi nella versione della tua persona egoista, schizoide, aggressiva, imbrogliona e mentitrice, spietata, vendicativa eccetera.
Quando hai deciso quali sono i tuoi interessi più sordidi, le tue aspirazioni più basse, le tue pulsioni più selvagge e quando hai realizzato un piano ambizioso, vanaglorioso, esaltante e moralmente inaccettabile ci dormi sopra.
Il giorno dopo riprendi quel progetto elaborato dalla parte più malvagia di te e inizi a togliere tutti i reati e le azioni vergognose cercando di sostituirle con qualche cosa di più accettabile per la tua anima pia.
Poi, quando passi all’azione devi tirar fuori quell’energia ossessiva che ti animava quando facevi finta di essere stronzissiamente determinato e usarla a fin di bene.
Se i buoni vogliono essere gentili e vincenti devono giocare a fare gli stronzi. Solo per finta.
PS
Ovviamente ho un po’ esagerato questo gioco dei cattivi che vincono. Ma l’essenza di quel che ho scritto è vera.
E io mi sforzo di essere un grande egoista, narcisista, perfezionista ossessivo e prepotente. Almeno una volta l’anno.
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