Indice del blog, argomenti principali Tutto sullo Yoga Demenziale Fumetti, disegni, arte
Le notizie di Cacao I migliori video della rete, teatro, Jacopo Fo, Dario Fo Tutti gli articoli di Jacopo Fo

I Romanzi e le storie di Jacopo Fo

Il Buddha degli idraulici (seconda parte)

Il testo sapienziale ritrovato a Saragozza che siamo entusiasti di presentarvi in prima mondiale assoluta.
Traduzione dal gaelico di Jacopo Fo.
Continua dalla settimana scorsa clicca qui

33
Magia dell’universo: anche le ragazze con i capelli lisci hanno i peletti del pube riccioluti.
Questo è un grande segno divino dell’allegra voglia di vivere che si nasconde in ogni cosa.
La tua passera è rosa e riccioluta.
Ohh quanto è rosa!
Ohh quanto è riccioluta!
Vorrei che tutti potessero vedere la tua passera.
Le guerre finirebbero immediatamente.

34
Conosco persone senza braccia che sono più allegre e gioviali della maggioranza delle commesse di Benetton e di quelle super maggiorate fisiche che fanno le fotomodelle.

35
Non sei solo.
Dovunque vai, almeno dieci milioni di microrganismi, batteri e virus vengono con te. Tu sei una megalopoli.
Quando qualcuno ti fa arrabbiare, parlane con loro.
Vedrai che ti capiranno, ti daranno ragione e faranno il tifo per te.
Poi, quando ti serve di mollare un pugno ben dato chiedi ai tuoi microrganismi di scoreggiare tutti nella stessa direzione.
Vedrai che sventola.

36
Non sei tu a vivere la tua vita, è lei a vivere te.
Prega che si diverta!

37
Non avrai altro business plan al di fuori di te.

38
Tanto più la notte è nera, tanto più l’alba è vicina.
E' vero. Ma non è detto che tu sopravviva fino all’alba. Sicuramente un giorno o l’altro ti sei chiesto se per caso tutto questo universo è stato creato allo scopo precipuo di rompere i coglioni proprio a te.
Non è così.
Se Dio ti odiava, le zanzare le faceva alte due metri e dotate di lanciafiamme.

39
Avrai tutto il tempo per riposarti quando sarai morto.

40
Una volta scoperte le idee stupide ti vengono a noia e le lasci cadere.  
Cerca di non fartele cadere sui piedi.

41
Ma tu guarda che bel bagno caldo mi sono vissuto! E’ stata un’esperienza sublime, a un certo punto ho sentito il mio corpo espandersi, ho sentito che superavo i limiti del mio fisico e forse levitavo. Ed è stato in quel momento che dal mio orifizio inferiore sono esplose fuori bolle di gas infiammabile che producevano un suono come di terremoto subacqueo. E ho veramente sentito di appartenere all’Universo.

42
Diventa orticoltore della tua anima.

43
ATTENZIONE
La morte dell’anima
Ti contamina.

44
Nessuno sa esattamente come fecero gli uccelli a imparare a volare.
Erano delle lucertole e hanno iniziato a buttarsi giù dagli alberi. Dopo circa 100 milioni di anni sono spuntate loro le ali.
E anche il mal di testa.

45
Essere pacifisti è meglio.
Devi essere pronto a qualunque cosa pur di evitare la violenza.
Inginocchiarti, chiedere scusa, patteggiare, rinunciare.
Ma se proprio vedi che non è possibile evitare lo scontro allora ti consiglio di difenderti usando un televisore.
E se lo butti in testa al tuo nemico dal decimo piano è molto meglio.

46
Non credere a tutto quello che ti raccontano i giornali.
La stampa mente, la tv mente, la radio mente.
E anche la tua mamma non ti ha detto la verità su Babbo Natale.

47
Chi ha detto che chi dorme non piglia pesci?
Dormire è essenziale.
Dormire riformatta la mente, potenzia la creatività, esalta il sex appeal.
Le idee migliori vengono a chi dorme abbastanza.
Quando dormi non inquini.
Nessuno ha mai fatto gravi danni dormendo.

48
“La vita fa schifo” disse la donna delle pulizie alle quattro di notte guardando il cesso della birreria “Il vecchio pirata” di Edimburgo.
Non aveva tutti i torti.

Vuoi picchiare un lottatore di Sumo?
Va bene ma non precipitare le cose.
Il primo passo per realizzare il tuo sogno è trovare un lottatore di Sumo masochista.

49
Se fossimo nati per soffrire le donne invece delle tette avrebbero due rubinetti.

50
In Africa esistono aree poverissime, ancora influenzate dalla tradizione matriarcale, nelle quali si paga per avere il diritto di curare i malati.
Assurdo?
L’unico metodo per lenire la nostra paura della morte è vedere una persona di valore che sa di dover morire e ti dice che comunque ha avuto senso vivere. E poi muore.
Non serve a niente se questa cosa te la dice un filosofo, un guru o un prete. Te la deve dire uno che subito dopo muore veramente.
Sennò sono solo chiacchiere.

51
Per farmi accettare le tue scuse dovresti convincermi che non sei venuto all’appuntamento perché eri morto.
Non mi basta che tu fossi svenuto, ferito, contuso.
Dovevi essere morto, clinicamente morto.
Possibilmente con la testa staccata dal collo.
Allora potrei diventare comprensivo.
(Le scuse sono la leva del Diavolo).

52
La vita non ha senso.
Questo è il problema.
Il senso glielo devi dare tu.
Non è facile.
Devi far finta di essere Dio e chiederti se avresti preferito non creare niente e restare solo al mondo per altri 20mila miliardi di anni.
Dopo così tanto tempo, forse, anche il rischio di mettere al mondo Adolf Hitler ti potrebbe sembrare un’alternativa plausibile.

53
Il mondo non è perfetto. Anzi per dirla tutta ogni tanto fa un po’ schifo.
Ma Dio non ne ha colpa.
Avrebbe voluto creare un mondo migliore ma non aveva i mezzi.
Dio non è onnipotente.
E solo più abile della media dei commercialisti.
Esistono altri Dei che creano mondi perfetti dove la donna meno bella è Marilyn Monroe e il tuo sistema immunitario usa il tritolo contro i virus.
Quando fanno le feste tra Dei tutti prendono per il culo il nostro Dio perché da noi le ragazze rischiano la cellulite.
E lui ci resta male.
Dobbiamo assolutamente darci da fare per migliorare questo universo.
Conviene a tutti.

54
Mai uno che dica che vuol fare la guerra per trombasi la moglie di un generale.
Trovano sempre giustificazioni più decenti.

55
Si sono estinti perfino i dinosauri.
Figuriamoci Berlusconi.

56
Ci sono animali migliori di noi.
Ad esempio gli orsi bianchi sono bellissimi.
Però noi abbiamo i fucili.
Che è meglio.

57
C’è sempre una causa
Per centinaia di milioni di anni gli esseri umani sono stati una specie di giocattolo per il regno animale.
Non avevamo artigli, zanne, unghie retrattili, code a martello, pungiglioni, denti avvelenati.
Non volavamo, non eravamo capaci di andare sott’acqua, non correvamo veloci.
Quando gli altri animali non sapevano checcazzo fare dicevano: “Andiamo a fare male agli esseri umani che sono così deboli e brutti!”
E tigri, leoni, serpenti, orsi, lupi, rinoceronti, elefanti, zecche, cimici, pulci, zanzare, scorpioni, risolvevano così i pomeriggi noiosi.
Merda!
Ci siamo rintanati nelle grotte, abbiamo usato il fuoco per sbarrare l’entrata, abbiamo imparato a costruire asce di pietra, aghi, pentole, muri, trapani, mulini a vento, frullatori col turbo. E quando abbiamo avuto bazooka abbastanza potenti siamo usciti fuori e abbiamo sterminato tutti quegli animali stronzi.
E abbiamo trasformato questo pianeta di cacca in un bel drive-in con asfalto a perdita d’occhio.
Ora i nostri bambini possono giocare in pace.

58
C’è sempre una causa (2)
Quando le tribù africane diventavano troppo numerose qualcuno doveva andarsi a cercare nuove terre.
Quelli più forti e belli scacciavano quelli bruttini con le loro fidanzate rachitiche.
Così di valle in valle i neri più sfigati sono arrivati in Europa, un gelo pazzesco e neanche una pelliccia per scaldarsi il culo.
Una situazione talmente pessima che sono diventati bianchi dal freddo.
Poi i bianchi si sono incazzati e hanno inventato la stufetta elettrica, hanno bruciato tutto il petrolio del mondo, hanno costruito grosse navi e grossi cannoni e sono tornati in Africa a picchiare quelli che li avevano cacciati migliaia di anni prima.
E adesso le ragazze nere più belle fanno sesso con uomini bianchi, ingobbiti.
Il pisello è piccolo ma il televisore è grande.

59
La mente mente continuamente.
Per questo sembri un deficiente.

60
I soldi sono la cosa più veloce che ci sia.
Non fai tempo a depositare mille euro in banca che i tuoi mille euro sono diventati reggiseni, frullatori, auto da corsa, feste mondane, incontri clandestini con ragazze con seni che contraddicono qualunque legge gravitazionale, spari nella notte, lettere d’amore, costolette di maiale, banane, giornali. I tuoi mille euro sono stati moltiplicati, divisi, persi, ritrovati, rubati, sudati.
E quando torni in banca e chiedi di riaverli indietro, i tuoi mille euro te li ridanno tutti stropicciati che non valgono più come prima.

61
Ci sono due modi per svegliarsi
Ci sono persone che per riuscire ad alzarsi la mattina si minacciano: “Alzati che sennò ti licenziano! Sei pieno di mutui! Finirai sotto i ponti! Sei la pecora nera della famiglia!”
Così scendono dal letto e iniziano la loro giornata in salita.
Puoi risolvere questa questione alla svelta.
Basta che quando la tua voce interiore stronza ti minaccia tu le risponda: “Voce, sei una testa di cazzo! Lo sai che esistono altre voci, migliori di te che invece di minacciare incoraggiano?”
E la tua voce interiore cambia.
E magari riesci a vivere decentemente.

62
Ci sono due modi di ricordare
Ci sono persone che ricordano i bei ricordi rivedendoli in prima persona, dai propri occhi, come quando li hanno vissuti.
Altre persone ricordano i loro ricordi migliori in terza persona, come se vedessero la scena seduti a teatro.
In questo modo perdono parte del ricordo e delle sensazioni piacevoli.
E si convincono che la vita è una merda.
Invece è solo amnesia.

63
Tu sei onnipotente!
Guarda un sasso. Digli: “Non muoverti”.
Vedrai che ti ubbidisce.
Ordinare ai sassi di mettersi a volare è stupido.
Perché dovrebbe farlo?
I sassi adorano stare fermi e ascoltare il vento che gli solletica le molecole.

64
Nuvole, come donne distese nel cielo.
C’è tanta di quella poesia in ogni battito di farfalla che anche una merda di vacca a volte riesce a commuovermi.

 

La formazione militare delle ragazze. Pinin

Capitolo 16

Quando mi svegliai ero in una stanza dentro la clinica.
O almeno supponevo che fosse la clinica.
Poi persi di nuovo conoscenza.
Poi entrò nella mia stanza la signora anziana svampita. Quella con il vestito a fiori.
Avevo di fronte un grosso infermiere che mi stava cambiando la flebo. Dopo un attimo non c’era più. Al suo posto apparve la signora svampita che mi aveva detto che non avrei amato nessuna delle tre sorelle, poi si era scoperto che aveva ragione perché le sorelle erano quattro.
Mi sorrise e mi disse: “Alzati coglione, sennò questi ti fanno fuori con le flebo.”.
Mi afferrò per i polsi e tirò fino a mettermi seduto. Aveva una presa da lottatore. Probabilmente si era allenata le dita chiudendo ravioli. A volte le donne anziane hanno una forza mostruosa.
Continuò a trainarmi per i polsi fino a quando fui giù dal letto. I miei piedi erano nudi, il pavimento era freddo e per terra c’era l’infermiere lungo disteso. Aveva un lieve sorriso. Forse stava facendo un bel sogno. Evidentemente la signora svampita l’aveva abbattuto. Pensai di chiederle se avesse usato una siringa o il kung fu. Ma non mi ricordo se gliel’ho chiesto veramente. Poi io ero su una carrozzina a rotelle. La vecchietta spingeva. Fuori c’era il nipote, quello che l’aveva accompagnata via la prima volta che l’avevo vista. Il nipote era sempre molto gentile, e guidava un’autoambulanza. Ma questo lo capii dopo, quando superammo il cartello che diceva Milano 200 km.

La formazione militare delle ragazze. Capitolo 14

Poi, un bel mattino andammo a fare una passeggiata.
Io e Deborah. Mano nella mano. Cuore a cuore. Sole e amore.
Attraverso uno stretto sentiero oltrepassammo una selva di rovi e ginestre e ci trovammo sopra un poggio dal quale si dominava una valle non molto ampia, limitata da una catena di colline basse. Si vedevano solo boschi, pascoli e oliveti. C’era movimento. Esseri umani. Ci facemmo più avanti per vedere meglio. Un ragazzo sbucò dalla macchia. Aveva un fucile in mano e portava una divisa intensamente verde, senza mostrine, e un elmetto.
“La strada è bloccata!” Disse.
“Bloccata da che cosa?” Chiesi io.
“C’è una battaglia. Sta per iniziare.”
Poi ci guardò.
Aveva i capelli biondi, lunghi, sotto l’elmetto, che scendevano fino alle spalle. Disse: “Aspettate un attimo.”
Schiacciò un pulsante che pendeva dal taschino sinistro e disse: “Qui punto 26, ci sono due civili…”
Dopo qualche secondo mi guardò: “Come ti chiami?”
“Giovanni Lanzacurte.”
Ripeté il mio nome. Passò un altro minuto durante il quale io e Deborah ci tenemmo per mano in silenzio.
“Va bene, dicono di passare, vi porto al comando.”
Si girò addentrandosi nella macchia. Lo seguimmo.
Percorremmo mezzo chilometro, poi arrivammo a una radura che era stata circondata da un muretto di sacchi riempiti di terra.
“Eccolo, capitano!” Disse il soldato che ci aveva accompagnati rivolgendosi a un uomo con la barba incolta e una carabina di grosso calibro in mano.
“E’ arrivato dunque!” Disse stringendomi la mano. “Sono Roberto Randazzi, comando io questo battaglione.”
Deborah lo guardava con aria stupita. Poi guardò me. Anch’io ero perplesso: “Come fa a conoscere il mio nome?”
“Ho avuto un messaggio dal comando dell’Armata Rossa. Mi hanno detto che probabilmente sarebbe arrivato.”
“L’Armata Rossa?” Non ci potevo credere. In Italia, nel 2012, mi ero imbattuto in un intero reparto di comunisti armati! Assurdo.
Il capitano concentrò lo sguardo su di me, sembrava trattenesse un’emozione: “Sì, siamo tutti comunisti. E questa è l’Armata Rossa. Un’Armata Rossa piccola, certo. Ma si ricordi che Mao Tze Tung fondò il Partito Comunista cinese con solo 8 compagni. Capisco che sia fuori moda ma ce ne freghiamo. Qui ci sono 513 comunisti armati. Alla vostra destra ci sono quelli della Congregazione a sinistra quelli dell’Alleanza. Si vedono poco perché si sono trincerati. Il nostro compito qui dovrebbe essere quello di impedire che si massacrino. E, a quel che mi dicono, lei potrebbe fermare un’inutile carneficina. Abbiamo montato un impianto di amplificazione abbastanza potente e lei potrebbe provare a dissuaderli”.
“Io?”
“Sì, sembra che lei sia una persona importante, forse le daranno retta.”
E dicendo così tirò fuori dalla tasca della giacca militare, un radiomicrofono, lo avvicinò alla bocca e produsse uno schiocco con la lingua che si diffuse per tutta la valle con un volume notevole. Sull’amplificazione non avevano fatto economie. I comunisti sono così. Su certe cose non li batte nessuno.
Poi il capitano Randazzi mi mise in mano il microfono.
Cercai con gli occhi lungo il fianco della collina e iniziai a distinguere le due linee degli schieramenti contrapposti. Un mucchio di pietre, una linea di terra appena scavata e ammonticchiata, un tronco d’albero, costituivano segmenti coerenti e artificiali che tracciavano la disposizione dei tre schieramenti. In mezzo, nella parte della valle più prossima a noi si vedevano le divise color verde acceso dei comunisti, raggruppati anch’essi dietro a sbarramenti di pietre, tronchi e sacchi di terra.
Non sapevo proprio cosa dire.
Quasi per prendere tempo dissi: “Sono Giovanni Lanzacurte, perché volete massacrarvi?”
Dopo che le mie parole si furono diffuse nella valle vidi spuntare da più parti uomini e donne che si sporgevano dai loro trinceramenti. Fui preso da una forte emozione e sentii quasi girarmi la testa. Guardai Deborah che mi stava osservando e forse mi voleva incoraggiare con il suo sguardo.
E dissi: “Morire non è una buona opzione.” Altre teste spuntarono dai ripari improvvisati.
“Generalmente vivere è meglio.”
E a questo punto successe qualche cosa nella mia mente, come se un’intelligenza a me sconosciuta avesse preso possesso della mia bocca.
A mia insaputa. Le parole mi uscivano fluide dalla bocca e io per primo mi stupivo per l’audacia di quel che dicevo: “Veramente credete che semplicemente osservando il fluire dei numeri si possa svelare il segreto dipanarsi degli eventi? Veramente credete che un essere umano possa diventare il fulcro di questi eventi e che il corso della storia possa cambiare a seconda che quest’uomo viva o muoia o a causa dei gesti che compirà? Non ha senso! L’Universo è mistero! Perché volete morire? In questa valle ci sono 2743 esseri umani che potrebbero fra pochi minuti trasformarsi in cadaveri a causa di un’ideologia assurda. L’universo è mistero! Nessuno può conoscere il destino. Nessun essere umano è indispensabile per determinare la storia, tutti sono necessari… Uno solo spermatozoo feconda l’uovo ma perché ci riesca 200 milioni di spermatozoi devono nuotare con lui!” Mentre parlavo io stesso mi chiedevo checcazzo stessi dicendo. E perché mi era venuto in mente di dire che erano proprio 2743? Da dove l’avevo imparato?
A quel punto dalla macchia spuntò quella signora anziana che mi aveva detto quella frase quando stavo per strada, all’inizio di questa storia… Quella signora che mi aveva chiamato Michele e che aveva insistito a dire che mi chiamavo Michele anche quando le avevo detto che mi chiamavo Giovanni… E che mi aveva detto che non dovevo scegliere tra le tre Sorelle Tempesta… Quella signora che sembrava un po’ strana e che un ragazzo aveva portato via trattandola un po’ da demente…
Uscì dalla macchia, si avvicinò a me, con un bel vestito a fiori e disse: “Te l’avevo detto che non dovevi scegliere tra le tre donne. Era a questa che eri destinato.” E indicò Deborah con un grande sorriso compiaciuto e materno.
Io mi chiesi: “E questo cosa c'entra?”
Avevo una forte sensazione di incoerenza come se la realtà continuasse a saltare da un contesto a un altro.
Poi, con la coda dell’occhio vidi una cosa che non poteva esserci: un enorme panda di peluche che mi guardò sconsolato ed esclamò: “Certo che sono proprio stronzi!”
Allora ebbi la certezza che la realtà aveva perso ogni coerenza.

Aprii gli occhi mettendomi a sedere di scatto. Non riuscii a distinguere subito quello che mi circondava. Le immagini arrivavano al mio cervello che però non era in grado di interpretarle. Poi lentamente le immagini acquistarono un senso. Ero in una stanza che poteva essere quella di un ospedale. Intorno a me c’erano alcune persone. Donne.
Una voce disse: “Si è svegliato, accendi il registratore.”
Le guardai. Poi le riconobbi. Erano Deborah, Miriam, Noemi e Ester. Le tre Sorelle Tempesta che nel frattempo erano diventate quattro.
Deborah mi prese la mano e mi disse: “Ce l’hai fatta? Qual è il numero che hai visto? Dillo subito prima di dimenticarlo!”
Mi ricordai il numero. Era 2743. Non me lo sarei scordato.
Debora insisteva: “Il numero, Giovanni, il numero! Te lo ricordi?”
La guardai. Facevo un po’ fatica a mettere a fuoco la vista.
Quando ebbi l’immagine nitida del suo viso lo osservai. Poi dissi: “Col cazzo che vi dico il numero!”
Poi svenni.

Quando lentamente ricominciai a ricevere segnali dal mondo esterno sentii una voce di donna che mi parlava dolcemente: “Giovanni, è stato tutto un sogno. L’irruzione a casa tua, il cadavere, la sparatoria, la distruzione della Fortezza, la fuga, il tempo passato nella casa sulle colline. Giovanni, sforzati di ricordare: sei tu che hai programmato il sogno. Volevi riuscire a ricordarti un numero seppellito nella tua memoria. E' molto importante: è il numero per decodificare il programma, hai impiegato anni per arrivare a questo, se non te lo ricordi dovrai fare un altro sogno artificiale… Me lo hai detto tu di chiederti subito il numero, appena ti svegliavi… Volevi usare le emozioni del sogno per far affiorare il ricordo. Ti ricordi chi sei Giovanni? Tu sei un ricercatore, fai esperimenti sulla mente profonda. Per questo hai deciso di costruire un sogno artificiale. Vuoi riuscire a ricordarti il numero!”
Il numero me lo ricordavo. 2743. Non lo avrei dimenticato. 2743. Ma non lo avrei detto a quella donna in nessun caso. Avevo capito benissimo che volevano imbrogliarmi. Non avevo progettato io quel sogno. Non avrei mai inventato una storia così idiota. E mi ricordavo benissimo chi ero e non ero nessun cazzo di ricercatore scientifico sulla mente profonda. Me lo ricordavo perfettamente chi ero: ero un WEB MASTER. Un Maestro del Web. E il Web era un’arte marziale digitale che io praticavo fin dalla prima infanzia. Ero un Web Master cintura fucsia. La più alta in grado. Le cinture dei Web Master al di sopra dei dieci livelli di cintura nera, sono sette: grigio topo, grigio totano, giallo fluorescente, blu cobalto, verde Veronese, rosso Tiziano, celeste. Poi c’è la cintura fucsia che è oltre e nel mondo ce l’abbiamo solo in 22.
Mi ricordavo tutto perfettamente. Stavolta non mi avrebbero fregato. Ero stufo di giocare al loro gioco.
Non so quante volte lei mi ripeté le stesse frasi. Poi a un certo punto mi resi conto che ero perfettamente sveglio. La guardai: “Mi dispiace Deborah… Non mi ricordo nessun numero”.
“Giovanni, non fare il bambino. Si vede che stai mentendo. Te lo ricordi benissimo il numero. Ma se non me lo dici poi te lo dimentichi. E’ la terza volta che ci provi e quando ti svegli pensi che io sia una tua nemica. E’ un residuo del sogno. E magari non ti ricordi neanche di essere uno scienziato. E che sei mio marito te lo ricordi?
E tutte le volte che abbiamo fatto l’amore te le ricordi?”
Usava la voce come un’arma da guerra. Un’arma con proiettili dolcissimi che avrebbero sciolto persino le mura ghiacciate di Avalon.
“E Timbuktù, la città assediata? Cosa mi dici della città assediata? Un sogno anche quello? Ma un sogno nel sogno non  è un sogno. Allora? Rispondi?”
Lei mi fece uno di quei sorrisi che non si comprano per corrispondenza. Poi mormorò, con una voce soave: “Tesoro, non fare il bambino, su, capisco che sei drogato come una cocuzza ma potresti sforzarti un po’… Proprio non me lo vuoi dire il numero?”
“Hai una voce bellissima, Deborah. E ho anche sognato che i tuoi seni erano incantevoli. E forse sono anche un bambino se mi parli così morbidamente. Ma neppure per tutto il rosolio del mondo sono disposto a vendere la mia anima. Forse non ti ho mai detto che io sono comunque comunista. Non me ne frega un cazzo se è crollato il muro di Berlino. Quelli non erano comunisti. Facevano finta e ci rubavano le bandiere.
Noi non arretreremo di un passo di fronte ai carri armati di Hitler. Figurati se mi compri con un sorriso. Fedifraga!”
Lei mi sorrise: “Soldatino, sei fatto come una pera cotta, la prossima volta ti dimezziamo la dose…” Sorrise di nuovo e mi passò le dita tra i capelli ravviandomi una ciocca che mi pendeva sulla fronte: “E per inciso tu non sei neanche comunista…”
“Come no!?” Scattai io. “Chiedimi una qualunque pagina del Manifesto del Partito Comunista di Marx e Engels! Avanti! E visto che lei non mi faceva la domanda iniziai a recitarlo: Uno spettro ossessiona l’Europa, lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono unite in una Santa Alleanza per braccare questo spettro: il Papa lo Zar, Metternich e Guizot, i radicali di Francia e i poliziotti di Germania.
Quale forza di opposizione non è stata accusata di comunismo dai suoi avversari al potere? Quale è la forza di opposizione che, a sua volta, non ha rinfacciato ai suoi avversari di destra o di sinistra l’epiteto infamante di comunisti?
Da questi fatti si ricavano due conclusioni.
1) Ormai il comunismo è considerato da tutte le potenze d’Europa come una potenza.
2) E' ora che i comunisti proclamino al mondo intero il loro modo di vedere, i loro scopi e tendenze; è ora che oppongano alla favola dello spettro del comunismo un manifesto del partito.”
Lei mise i polpastrelli dell’indice e del medio della sua deliziosa mano sinistra sulle mie labbra impedendomi così di continuare: “Hai intenzione di recitarmelo tutto?”
“Se non ero comunista come mai lo so tutto a memoria?”
“Tuo padre era comunista e ti ha costretto a impararlo a memoria, una pagina a settimana da quando avevi 4 anni. Per questo odi tuo padre e tutti i comunisti. Te lo ricordi questo?”
“Deborah, non so quale potenza criptocapitalista ha comprato la tua anima ma ricordati: le montagne possono sciogliersi e gli oceani evaporare ma un comunista è un comunista. E' un fattore genetico. I pipistrelli hanno le ali, i comunisti hanno fede nella storia. Il capitalismo sta generando dentro di sé, a causa delle sue stesse leggi economiche e sociali, un’umanità di nuovo tipo che si darà una più evoluta forma sociale. E questo sarà il socialismo. Ulteriori evoluzioni porteranno poi al comunismo. Questo è un fatto certo come il il sorgere del sole. Il comunismo non è un’ideologia è la scienza della storia. E sarebbe andato tutto benissimo se non si fosse messo di mezzo quel cretino di Lenin!”
E dopo aver detto questo svenni di nuovo.

 

INDICE CAPITOLI

Capitolo 1 Ottima marmellata d’arance

Capitolo 2 Ragazze educate

Capitolo 3 Una situazione complessa

Capitolo 4 Agguati mentali

Capitolo 5 Eventi indecifrabili

Capitolo 6 La Fratellanza

Capitolo 7 Nera. Ma quanto nera?

Capitolo 8 Il tripudio della confusione

Capitolo 9 La Fortezza

Capitolo 10 Scatole dentro scatole dentro scatole

Capitolo 11 La Polizia Alchemica

Capitolo 12 Fisso il pensiero fisso

Capitolo 13 clicca qui

Capitolo 14 clicca qui

Capitolo 15 clicca qui

Capitolo 16 Pinin

Capitolo 17 Fine

 

La formazione militare delle ragazze. Capitolo 13

Un’ora più tardi avevo riempito con le mie quattro cose una sacca, avevo pagato il conto per la mia permanenza e stavo uscendo dalla porta.
Incrociai Deborah. Mi guardò con l’aria affranta. Mi venne fuori un leggerissimo sorriso. Non so perché. E mi uscì fuori dalla bocca un: “Peccato… Mi piacevi veramente.”
“Giovanni…” Mi disse lei e sembrava che si mettesse a piangere.
“Ho da fare una cosa con la mia vita”
Tornai a Bologna: andai a trovare una ragazza che conoscevo. Barbara Cannata, una ragazza che aveva una bellissima testa sopra sue spalle stupende.
Parlammo un po’… Dopo un’ora ero seduto con la bocca aperta. Un donna con due seni enormi li teneva appoggiati sulla mia spalla mentre lavorava con un trapano. I dentisti con seni grandi sono i migliori, fungono benissimo da anestetico-rilassante muscolare. “Eccolo!” Disse la dentista estremamente soddisfatta. “Avevi ragione: guarda!”
Con una pinzetta teneva artigliato una piccolissimo cilindro metallico. Quei figli di buona donna avevano finto di togliere un segnalatore da un mio simpaticissimo dente… E invece mi avevano infilato un segnalatore nel simpaticissimo dente.
L’avevo capito perché solo così Deborah avrebbe potuto sapere dove fossi. Mi ero dannato abbastanza ad accertarmi di non essere seguito per sapere che NESSUNO mi aveva seguito.
Quindi scartate le possibilità possibili restano solo le possibilità impossibili. Come dice Sherlock Holmes.
A volte sono molto intelligente. Mi succede così, a  mia insaputa.
Uscimmo dal retro del palazzo della dentista. Entrammo e uscimmo da due grandi magazzini. Prendemmo un taxi al volo, andammo all’università. Entrammo da un’ingresso principale e uscimmo da un’uscita secondaria.
Prendemmo un secondo taxi e a quel punto ero ragionevolmente sicuro che nessuno ci stesse seguendo.

Poi andammo dal fratello di Barbara. Di mestiere aggiusta auto. Mi diede una Lupo di un suo amico che era in viaggio negli Usa. Cioè un’auto che nessuno avrebbe potuto individuare.
Ritornai alla Faggiasca che era notte. Avevo fatto una scommessa. Mi misi di fronte alla porta di una delle camere. Bussai. Passarono 4 secondi prima che la voce di Deborah chiedesse: “Chi è?”
“Sono io”
Lei aprì, l’unica luce era quella del corridoio. Quella donna era bellissima. La sentivo dentro il cuore come una lama.
“Le cose stanno così: potresti mollare tutte queste storie e venire via con me. Ho un’auto pulita e non c’è più niente di strano nei miei denti.”
Mi aspettavo che fosse stupita da quelle parole.
Invece disse solo: “Va bene.” Accese la luce e dopo 60 secondi aveva la sua borsa in mano.
Lasciai 200 euro sul bancone del ricevimento con un biglietto.
Salimmo in macchina e mi venne in mente la battuta di un film: “Saliamo in macchina e andiamo dritto fino a quando si staccano le ruote.” Mi sentivo estremamente determinato.
Guidai in silenzio per 300 chilometri.
Ci fermammo in un motel, prendemmo una camera. Salimmo al terzo piano. Infilai la tessera magnetica nella fessura. La porta si aprì. Entrammo. La spinsi delicatamente contro la parete. Iniziai a baciarla. Con un ritmo che avrebbe potuto andare avanti per mille anni.
Non avevo pensato a infilare la tessera magnetica dentro la fessura che mantiene accese le luci. Così dopo un po’ le luci si spensero. Io continuai a toglierle i vestiti di dosso.
Lentamente. Avevo tempo. Non era una storia di una notte e via. Avevo intenzione di fare sesso con lei almeno mille volte.

 

INDICE CAPITOLI

Capitolo 1 Ottima marmellata d’arance

Capitolo 2 Ragazze educate

Capitolo 3 Una situazione complessa

Capitolo 4 Agguati mentali

Capitolo 5 Eventi indecifrabili

Capitolo 6 La Fratellanza

Capitolo 7 Nera. Ma quanto nera?

Capitolo 8 Il tripudio della confusione

Capitolo 9 La Fortezza

Capitolo 10 Scatole dentro scatole dentro scatole

Capitolo 11 La Polizia Alchemica

Capitolo 12 Fisso il pensiero fisso

Capitolo 13 clicca qui

Capitolo 14 clicca qui

Capitolo 15 clicca qui

Capitolo 16 Pinin

Capitolo 17 Fine

 

La formazione militare delle ragazze. Fisso il pensiero fisso.

Capitolo 12

Lei era diventata il mio pensiero fisso.
Il posto della mente nel quale mi rifugiavo sfuggendo a qualunque altro pensiero.
Riuscivo a dimenticare i complotti e chi mi voleva male, per ragioni peraltro a me sconosciute.
Un posto comodo dentro la mia testa. Avere una donna da amare, da corteggiare, credere per un momento che tutti i problemi possano finire sulle sue labbra.
Nel pomeriggio del terzo giorno l’avevo trovata nella piscina. Dentro la piscina. Una piscina di quelle senza piastrelle, col fondo dipinto con foglie e pesci provenienti da un altro pianeta, e un sistema di lagunaggio per depurare l’acqua… Un piccolissimo torrente scendeva a spirale da una minuscola collina artificiale. Poco più di un metro di altezza, 10 metri di diametro. L’acqua veniva pompata attraverso un tubo interrato sulla cima della collinetta e scorreva giù in mezzo a ghiaia e radici, rotolando sui sassi e finiva di nuovo in piscina, pulita.
Miracoli dell’ossigeno, del movimento, dei batteri e delle piante.

La formazione militare delle ragazze. La Polizia Alchemica

Capitolo 11

In una stanza ben illuminata un uomo in camicia e maglione blu sta parlando, in piedi con una coscia che appoggia sul bordo del tavolo. Ha una sessantina d’anni, è brizzolato, i capelli nell’insieme risultano grigi.
Ci sono altre persone nella stanza. Sedute intorno al grande tavolo di legno grezzo e consumato, con gli spigoli arrotondati dall’usura, in parte sbeccati o demoliti dai gesti quotidiani. Un tavolo da lavoro. Seduti intorno al tavolo sono tutti uomini.
Altri, due per l’esattezza, sono in piedi.
Un uomo con spessi baffi neri sta versando del vino da una brocca in un bicchiere che tiene nella destra. Un tipo minuto, vestito color sabbia, sta leggermente in disparte, indeciso se guardare gli altri o fuori dalla finestra. Sembra che stia aspettando di veder arrivare qualcuno.
“Parlate come se fossimo la Polizia Alchemica!” Sbottò Scheletor, con i gomiti appoggiati sul tavolo, dal tono della voce sembrava muovere un’accusa.
Armin, in piedi di fronte a lui, lo guardò di traverso: “Non è un reato.” Poi aggiunse:
“In fondo siamo la Polizia Alchemica, se ne esiste una.”
Scheletor rincarò: “Ma cosa vuol dire se ne esiste una? Hai dei dubbi sul fatto che non esista nessuna Polizia Alchemica?”
Armin, l’uomo coi capelli grigi che stava in piedi, appoggiato al bordo del tavolo, dissentì: “Perché dici che non esiste? Noi cosa siamo allora?”
“Siamo la Polizia Alchemica?”
“Se vogliamo!” Concluse Satanus.
Ci fu silenzio.
Scheletor scosse la testa e mormorò: “Siete scemi dentro.” Ma lo disse rassegnato, quasi con affetto.

La formazione militare delle ragazze. Scatole dentro scatole dentro scatole

Capitolo 10

Il giorno dopo stavo rilassando i miei neuroni camminando lungo un sentiero poco distante dalla locanda, misi un piede in fallo e scivolai sull’erba bagnata crollando rovinosamente al suolo, dandomi un colpo di reni, per evitare l’impatto della testa sul terreno. Ma il colpo di reni pur salvandomi il cranio mi causò uno strappo al collo.
Mentre stavo accasciato per terra a fare i conti con il mio dolore fisico e un certo disprezzo per il mio essere corporeo, un viso femminile estremamente chiaro apparve nel mio campo visivo. Dietro di lei c’era solo il cielo.
Tecnicamente potrei dire che riluceva, se non temessi di esser preso per mistico.
In un primo momento infatti credetti si trattasse di un’allucinazione dovuta alla gran botta in testa che avevo preso (nonostante il colpo di reni e il guizzo del collo. Alcuni quando prendono un colpo in testa vedono le stelle del cielo, altri le stelle del cinema).
Poi una voce celestiale chiese: “Va tutto bene?”
E io ebbi la netta sensazione di essere morto, ormai intento a dialogare con un angelo angelico.
Molto angelico.
“Ce la fai a muoverti?”
Sentii la sua mano toccarmi la spalla mentre si chinava ancor più su di me occupando col suo viso tutto lo spazio visivo. Ed ebbi una netta, violenta, sensazione di essere ancora vivo e pure particolarmente interessato a continuare a vivere.
Lei mi aiutò ad alzarmi, evento durante il quale dimostrai di essere più stoico di Muzio Scevola, quello svaporato di Muzio Scevola, che si bruciò la mano che aveva fallito l’assassinio di un nemico di Roma. Se la bruciò sopra un braciere pronunciando la frase: “Questa mano ha fallito questa mano io punisco!” (Hist manus fallavit! Hist manus ego punintibur!)
Praticamente un cretino.
E questo per dire quanto soffrii.
Comunque, a parte la mancanza di una connessione fluida tra le parti del corpo (mi sentivo quasi decapitato, come dopo un colpo di mannaia che il boia ha sbagliato), ero estremamente vivo e attratto dalla creatura che mi stava sorreggendo e mentre lo faceva emanava un profumo che avrebbe fermato un treno in corsa.
Evitai di dirle: “La lasciano andare in giro con quegli occhi senza porto d’armi?” e evitai anche un “Ho avuto la sensazione che la Grande Dea mi stesse parlando ma ora che ti vedo meglio mi accorgo che tu sei più carina!”. Ma feci uno sforzo per tacere.
Scelsi la linea guardarla in silenzio. E sperai che nel caso stessi sbavando lei potesse illudersi che fosse a causa della botta. Non so se hai mai pensato come dev’essere difficile vivere per le donne troppo belle, e che strana idea l’esperienza suggerisce loro. Dev’essere curioso abitare un mondo dove i maschi per lo più balbettano. E quando entri in un bar senti la temperatura che si alza di due gradi.
Insomma non so come dirlo meglio: lei mi face una certa impressione.
Pensai: se si chiama Deborah mi suicido.
Lei mi disse: “Io sono Deborah.”
Io mi rivolsi al mio Dio e gli dissi: stai esagerando!
Deborah è un nome che mi alza la pressione. Mi ha sempre fatto questo effetto.
Forse per via della canzone di Mina: lunghe ali di fuoco han coperto la luna sopra di me!
Riuscii a sapere che era lì da tre giorni, alla Faggiasca, insegnava storia dell’arte in un liceo, era in convalescenza per una brutta polmonite ed era arrivata da Bergamo fin lì per prendersi un po’ di aria pura. Aveva 26 anni ed era del segno della Vergine ascendente Gemelli. Anno del Coguaro.
Il mio cervello registrò anche una serie di altre informazioni su di lei che non sto a elencare perché le mie gentili lettrici non mi capirebbero.
Poi scomparve dicendo qualche cosa di astruso come: “Ho dimenticato un batuffolo in camera.”
Incomprensibile ma estremamente morbido.

La formazione militare delle ragazze.

Capitolo 9

I telegiornali ebbero un bel da fare a raccontare cosa era successo.
Nella battaglia alla fortezza erano restati a terra 98 cadaveri.
La polizia brancolava nel buio: terrorismo, sette sataniche, trafficanti di droga. I resti di una grande quantità di computer diedero da fare ai tecnici della squadra informatica che in effetti capirono ben poco delle stringhe di numeri archiviati. Conclusero che si trattava di una sorta di alchimia magica… Quindi una setta esoterica…
Quella notte scoprii anche il nome di quelli che avevano attaccato la Fortezza: la Congregazione.
Me lo disse l’uomo con gli occhiali arancione, che mi spiegò che loro, i buoni, avevano scelto come nome l’Alleanza.
Camminammo a lungo per le campagne e lui aveva voglia di parlare.
In testa mi si precisava un quadro sempre più chiaro. La Congregazione e l’Alleanza si combattevano da parecchi anni. Entrambi volevano utilizzare l’analisi della frequenza dei numeri per prevedere le oscillazioni azionarie e accumulare montagne di soldi.
Ma la Congregazione desiderava soltanto usare questo denaro per dominare il mondo. Invece l’Alleanza usava il denaro sottratto dal mercato azionario per compiere opere meritorie e tra queste, fondamentale, sventare i piani di dominio della Congregazione.
Mentre camminavo a fianco dell’uomo con gli occhiali arancione mi chiesi cosa c'entrassi io in quella guerra e perché mai c’ero finito in mezzo.
Avevo rischiato di morire o di uccidere. Per fortuna entrambi i destini mi erano stati risparmiati grazie a un colpo benefico del caso. 
 

La formazione militare delle ragazze. Il tripudio della confusione

Capitolo 8

Avevo sognato di fare a botte tutta la notte. Prevalentemente con lucertole-locuste bipedi che avevano un alito straziante.
Avevo sognato che le facevo a pezzi a mani nude.
E mentre spezzavo ossa e chele e spargevo intestini e sangue verde su prati rachitici mi complimentavo con me stesso. Una roba tipo: “Wow! Non credevo di essere così forte!”
Non serve uno psicanalista per capire che il mio inconscio era stato influenzato dagli eventi degli ultimi due giorni.

Stavo ancora con gli occhi chiusi ma già avevo percepito una presenza nella stanza. Mi fissava insistentemente. Avrei preferito non aprire gli occhi in nessun caso. Ma ben presto mi resi conto che la presenza non avrebbe smesso di fissarmi. Quindi mi rassegnai e guardai.
Miriam era di fronte a me.
Mi osservava con l’espressione che si usa guardando una grossa cacca. Mentre ci si chiede quale bestia può averla fatta così grossa.
“Ciao!” Dissi.
“Che ci fai qui?”
“Passavo...”
“Anche questa volta ti sei scopato mia sorella a tua insaputa?”
“No questa volta no.”
Odio gli scontri interpersonali. Non servono a niente. Ma in questo caso mi faceva piacere vedere che era incazzata. Mi sentivo gratificato.
“Beh, riprenditi. Hai una mattinata intensa. I nostri salvatori vogliono verificare che tu non contenga virus potenzialmente letali per la comunità. Ti aspettano in infermeria.”
“Come la trovo?”
“Segui i cartelli.”
Non disse altro e se andò.
Io sorrisi.

La formazione militare delle ragazze. Eventi indecifrabili

Capitolo quinto

“E’ un cellulare criptato!” Disse Miriam abbastanza soddisfatta di sé.
Sì… figurati… Pensai io. Stavo diventando insofferente.
Forse invece di telefonare potresti spiegarmi. Mi sembra che tu mi abbia coinvolta abbastanza nei tuoi casini!”
Lei mi fece uno di quei sorrisi che si vedono esclusivamente nelle pubblicità delle auto da corsa… Sono sorrisi che le fotomodelle si fanno pagare tantissimo.
“Forse è meglio che ne parliamo in un posto un po’ più tranquillo di un tram… Che ne dici? O pensi sia meglio che facciamo un comizio… Anche una seduta collettiva potremmo fare… Psicoanalisi thriller da tram… Potrebbe venirne fuori una moda di massa…” Dopo queste spiritosaggini mi fece un altro sorriso da auto di lusso. A lei non costavano niente.
Restai senza parole. E’ un effetto che le donne mi fanno.
Ragionano troppo velocemente. A partire da mia madre. Quando le telefono mi fa delle domande difficilissime, tipo “Credi veramente che sia iniziata una fase recessiva?“ E dopo un secondo che mi ha sparato la domanda mi chiede: “E’ caduta la linea o stai facendo un videogames?” Come se passassi la giornata a fare i videogames. Non ti danno un secondo per pensarci su. Non so me facciano le donne. Hanno già tutte le risposte scritte dentro e basta loro pronunciarle a voce alta.
Ho letto che è una questione di sinapsi. Ne hanno molte di più dei maschi. Noi abbiamo immense nuvole di dati che veleggiano nella nostra mente completamente sconnesse dal resto della materia grigia.

Condividi contenuti