Indice del blog, argomenti principali Tutto sullo Yoga Demenziale Fumetti, disegni, arte
Le notizie di Cacao I migliori video della rete, teatro, Jacopo Fo, Dario Fo Tutti gli articoli di Jacopo Fo

Per nessuna ragione al mondo! - Romanzo di Jacopo Fo (Primo capitolo)

Libri - www.commercioetico.itPer nessuna ragione al mondo!
(L'impossibile a portata di mano)
Romanzo di Jacopo Fo

Puoi dire quello che vuoi,
puoi fare quello che vuoi,
ma ci sono cose che non faro'
per nessuna ragione al mondo

Attenzione
Tutto quanto narrato in questo libro e' realmente accaduto.
Tutte le tecniche e i rituali descritti, anche se puo' sembrare incredibile, vengono praticati da centinaia di persone nel mondo.
I nomi dei personaggi di questo romanzo sono stati cambiati. Ogni riferimento a persone con questi nomi e' quindi casuale.

Capitolo Primo

Michele, questo era il suo vero nome. Ma non lo conosceva quasi nessuno. E quei pochi che l'avevano saputo se l'erano ormai dimenticato. In un certo senso neppure lui sapeva dell'importanza di quel nome. Era stato il suo nome di battaglia negli anni della fallita rivoluzione comunista. L'aveva scelto per caso. O almeno lui la pensava cosi'. Avrebbe spiegato: "Mi piaceva. Mi e' sempre piaciuto. Da bambino in casa c'era la decorazione di un carretto siciliano. Una sculturina rozza, dipinta, alta una spanna e larga due. Rappresentava San Michele che trafigge il drago."
Eppure quel nome di battaglia fu all'inizio di tutto.
Quel che accadde non sarebbe mai successo se non avesse avuto un nome segreto. Un'identita' segreta. E in particolare un'identita' segreta che si chiamava Michele.
Pochi comprendono quanto il modo di immaginarsi sia determinante nelle scelte essenziali della vita.

Quando i fatti che sto per narrarvi iniziarono a concatenarsi, Michele, che all'anagrafe era registrato come Gaetano Ferro, non aveva proprio idea della situazione. Ciononostante fu preso da una sorta di nervosismo, di agitazione che lo porto' a decidere di provocare una frattura nella sua vita intraprendendo un viaggio.
Aveva deciso che, arrivato a 50 anni, era il caso di far visita ad alcuni amici che non vedeva da tempo e che erano dovuti fuggire all'estero a causa delle accuse di partecipazione a banda armata e altri crimini connessi, denuncie che avrebbero potuto causare loro almeno un decennio di permanenza nelle peggiori galere della nazione.
Mentre Michele Gaetano sedeva sull'aereo, rattrappito sulla sua poltroncina, si accarezzava il mento rasato e sospirando mentre cercava di trovare un qualche senso intelleggibile alla propria vita.

Il viaggio in se' esula da quel che voglio raccontare ma e' un importante prodromo di cio' che si preparava a capitare.
Fu l'occasione per Michele, Gaetano Ferro, per liquidare una serie di incombenze che rimandava da tempo e rinunciare del tutto ad altre che archivio' come occasioni perse.
Fattosta' che mentre l'inizio della storia si sviluppa Michele e' lontano, dall'altra parte del mondo, non legge i giornali e passa le serate a ubriacarsi e fumare marijuana della migliore qualita' in una zona turistica del Venezuela, dove un vecchio amico, acquisita truffaldinamente un'identita' portoghese, ha aperto un ristorante di pesce (subito dopo la rivoluzione dei fiori, in Portogallo ci fu una grande confusione e molti elementi dell'ultrasinistra, ex perseguitati, si trovarono a ricoprire ruoli di potere all'interno di apparati e ministeri. Approfittarono cosi' dell'incendio di alcuni uffici dell'anagrafe - allora non esistevano archivi elettronici centralizzati - per creare false identita' con l'intenzione di utilizzarle a proprio vantaggio se ci fosse stato un ulteriore colpo di stato fascista... Dopo decenni di dittatura erano diventati prudenti... E, gia' che c'erano, di identita' fasulle ne crearono in abbondanza, con l'intenzione di offrirle, a chi in mezzo mondo, e in particolare in Germania e Italia, lottava con le armi in pugno contro l'Internazionale del Dolore. Nel 1980, quando l'Armata Rossa fu sbaragliata in Italia da un'ondata imbarazzante di pentimenti e le patrie galere si riempirono di militanti comunisti irriducibili, furono parecchi quelli che si salvarono fuggendo all'estero e diventando cittadini portoghesi).

Comunque Michele, Gaetano Ferro, era lontano quando l'orologio degli eventi fece il suo click. Dalla parte superiore della clessidra cadde quel granello, apparentemente uguale preciso identico a tutti i precedenti e a tutti i successivi ma concretamente diversissimo perche', essendo il quadribilionesimo che cadeva, recava in se' la qualita' numerica di chiudere un'era e aprirne un'altra.
Nell'istante preciso del click, per essere esatti, Michele, Gaetano Ferro, stava entrando nel ristorante Lisboa di San Jose', piccolo paesino sul mare a sud di Caracas. Una costruzione di mattoni imbiancati. Quando il proprietario, che viveva sopra il ristorante e che anni prima si chiamava Giovanni Scalzi e non Ignazio Cantera, vide l'uomo alto e magro, con la barba brizzolata e i capelli castano scuri spioventi gli occhi grandi e il naso sottile, strizzo' gli occhi azzurri.
"Che mi venga uno stremizio! - disse battendo le mani - Ma tu sei quel disgraziato di Gaetano!!!"
"Ti vedo bene! - rispose Michele - Non ti hanno ancora preso?"
"Mannaggia la morte no! Non sarai venuto per questo?" Chiese il ristoratore sghignazzando.
Poi si abbracciarono. Si sedettero a un tavolo in disparte.
Ignazio Cantera, alias Giovanni Scalzi, grido': "Anita!". Una ragazza color bronzo, decisamente carina, sbuco' dalla cucina: "Anita, questo e' un mio amico, dei vecchi tempi!" Lei si fece avanti con un portamento da regina della giungla, gli sorrise e gli porse la mano: "Bienvenido!"
"Encantado!" rispose Michele.
"Oi! Que galante!" rise lei.
"Portaci del pesce e del vino, por favor!" chiese l'oste.
Mentre lei si allontanava mormoro': "E' una donna straordinaria" e sorrise con tutti i denti che conservava bianchi e sani: "E tu bastardo lavori sempre per la polizia?"
"E' un buon lavoro..."
"Non riesco proprio a capirti. Come cazzo ci sei finito in mezzo? Ogni volta che ci penso mi incazzo! Come puoi lavorare per quelli... Loro ti volevano morto e anche tu volevi morti loro. Non hai parlato quando sarebbe stato facile farlo e toglierti dai guai e poi ti sei messo al loro servizio. E poi vieni in vacanza qui a incontrare i tuoi vecchi amici terroristi..."
"Come diceva Lao Tze, la guerra e' la continuazione della politica con altre armi..."
"Primo: non lo ha detto Lao Tze. Secondo: cosa c'entra la rivoluzione comunista col lavoro di poliziotto?"
"Non sono un poliziotto."
"E' come se lo fossi anche se non porti la divisa."
Michele Gaetano sospiro'. Non aveva voglia di ribattere su quel punto: "Ci sono molte cose che non sai su come funziona il mondo. Ed e' difficile scoprirle stando su una spiaggia in Venezuela..."
"Stronzate Gaetano, stronzate. Il mondo e' molto semplice. Ci sono i potenti e i ribelli. Io sto con i ribelli."
"E cosa fai oltre a mangiare e scopare con le ragazzine del terzo mondo, approfittando dei tuoi piccoli privilegi di uomo bianco istruito?"
"E tu che fai?"
"Aspetto, Giovanni. Come un coltello nel suo fodero. Aspetto di uscire fuori e bere il sangue..."
"Perdirindindina, ti vedo agguerrito. Che succede allora?"
"Ancora non lo so. Ma non credo ci vorra' molto."
Michele era convinto di quel che diceva anche se il tono era un po' scherzoso.
Ma non lo avrebbe mai detto ad alta voce se Giovanni non lo avesse provocato.
Ma era cosi'.
Lo sentiva.
Come aveva presagito la fine del sogno rivoluzionario poco prima che esplodesse.
Allora quella premonizione lo aveva salvato.
Ora sapeva soltanto che stava per succedere qualche cosa.
Anche per questo era partito. Sperava di allontanarsi abbastanza dal luogo della battaglia.
Perche' era certo che la battaglia ci sarebbe stata. E lui temeva di finire in mezzo ai combattenti.