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Per nessuna ragione al mondo! - Romanzo di Jacopo Fo (Secondo capitolo)

Per nessuna ragione al mondo!
(L'impossibile a portata di mano)

Capitolo Secondo

E proprio nell'istante nel quale Michele Gaetano entrava in quel ristorantino sud americano, dall'altra parte del mondo, a Milano, Veronica Salce, faceva il suo ingresso in scena. Aprendo la porta di casa, sentendo rumori inconfondibili, si avvicinava alla porta della camera da letto sorprendendo il proprio legittimo consorte Antonio Malipiero, intento in un banale tradimento, in posizione missionaria, con una cara amica di Veronica Salce stessa: Katiuscia Morricone.
Questo la indusse a lanciare numerosi oggetti ("un asciugacapelli elettrico, due boccette di profumo, uno sgabello da trucco, due libri rilegati in brossura, una piccola specchiera, un vaso di fiori, un quadro di cm 40x80", come elenchera' poi il marito al proprio avvocato nel vano tentativo di ridurre i danni di una separazione per colpa).
Ma prima di esplodere Veronica Sansa era stata tanto stupita da non trovare niente di intelligente o di utile da dire. Si era portata la mano alla bocca, poi si era toccata i riccioli quasi neri. Poi si era guardata la punta delle scarpe. Mocassini blu per l'esattezza. Poi aveva deglutito.
Passato il primo istante di smarrimento Veronica Salce dimostro' una presenza di spirito e una velocita' di giudizio insospettabili in una donna che, al di la' delle buone letture e di una professione impiegatizia svolta con zelo nell'azienda del padre, non aveva mai mostrato doti particolari, in nessun caso potendo mettere alla prova le sue capacita' nella gestione di situazioni di emergenza.

Intanto i due continuavano ad ansimare.
Dopo una certa quantita' di secondi Veronica Salce ebbe un'intuizione.
Quindi decise di estrarre dalla tasca dell'impermeabile il suo piccolo telefono cellulare multifunzione, premere il tasto in alto a sinistra che attivava la funzione "videocamera", inquadrare il marito e la donna nel visore e premere "play". Aveva pagato 650 euro per garantirsi una telecamera ad alta definizione perche' era sicura che le sarebbe venuta utile.
Aveva avuto ragione. Bisogna sempre vedere il lato positivo delle cose.
Aveva registrato una decina di secondi di avvitamenti, muggiti e rantoli. Poi aveva premuto stop.
Aveva indirizzato la clip al suo avvocato aggiungendo la scritta "voglio il divorzio". E aveva schiacciato "invia".
Una reazione moderna.
Cosi' ebbe fine il suo matrimonio che evidentemente i disegni cosmici prevedevano di distruggere perche' d'intralcio agli eventi successivi.
Veronica Salce scese in strada, fermo' un taxi e si fece portare da sua madre.
Il taxista, che aveva una maglietta con scritto: "Le persone normali mi temono!" la accompagno' a destinazione senza incidenti.
Veronica racconto' sinteticamente a sua madre cosa fosse successo: "Ho trovato quel porco a letto con Katiuscia."
Sua madre le disse soltanto: "Ora te lo posso dire: ho sempre pensato che fosse uno stronzo. E sono anche convinta che votasse Berlusconi senza avere il coraggio di dirlo. E anche quella Katiuscia, che fosse una scema si capiva da quando vi vedevate al liceo. Una con un nome cosi' puo' essere solo una cretina."
Odiava sua madre quando faceva cosi'.
La odiava anche quando le diceva: "Io ho occupato l'universita' nel '68 e mi trovo con una figlia a cui interessano solo le marche delle scarpe."
A sua madre non interessava chi costruiva le sue scarpe. Il che non le impediva di averne settantotto paia. Alcune con tacchi vertiginosi e colori che solo una daltonica avrebbe accostato.
Quando glielo aveva fatto notare aveva risposto che Veronica era il frutto degenere dello yuppismo snob degli anni '80, errore di gioventu', concepita in un momento di depressione con un manager rampante idiota che poi aveva sposato travolta dalla gravidanza e dal sogno plastificato di un destino inossidabile.
Veronica non sopportava che la madre parlasse male del padre. Anche se era morto da un pezzo. E comunque non sopportava che parlasse usando quei virtuosismi verbali alla Neruda.