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Per nessuna ragione al mondo! - Romanzo di Jacopo Fo (Quarto capitolo)

Per nessuna ragione al mondo!
(L'impossibile a portata di mano)

Capitolo quarto

Per continuare il racconto di questa storia pero' dobbiamo andare per ordine. E tornare a quando Sandra Forte era ancora in vita.
Al giorno in cui Veronica Salce dopo aver trovato suo marito, Antonio Malipiero, intento ad accoppiarsi con Katiuscia Morricone.
Veronica non si era fermata da sua madre. Le due ore che aveva passato li' l'avevano convinta.
Si sarebbe sentita patetica, "sono tornata da mia madre perche' ho trovato mio marito a letto con un'altra". Non avrebbe potuto ascoltarsi dire una frase cosi'.
Aveva deciso di prendere un appartamento in un residence, e ne aveva scelto uno molto caro. Tanto avrebbe messo tutto sul conto che il suo cugino avvocato avrebbe presentato al marito. Alla voce "danni morali e materiali". Si chiese se poteva mettere tra i danni materiali anche una crisi di shopping selvaggio: "Signor giudice, stavo cosi' male che per tenere a bada i nervi non ho potuto fare altro che comprarmi 22 paia di scarpe di Gucci!"
No, sarebbe stato eccessivo. Ma le spese per il residence era sicura di poterle contabilizzare. E comunque era senza vestiti, quindi fece tappa in un paio di boutique per comprarsi qualche indumento.
Non aveva nessuna intenzione di passare la notte a piangersi addosso. In fondo lo sapeva che il suo matrimonio era un fallimento. Meglio cosi'.
Avrebbe passato la serata a farsi corteggiare da qualcuno. Non le mancavano certo i corteggiatori. Aveva 28 anni, i riccioli neri, lunghi, un corpo invidiabile, la bocca carnosa e il naso all'insu'. Poteva trovare un uomo disposto a corteggiarla a qualunque ora del giorno e della notte in qualunque angolo del mondo. Questo lo sapeva per certo.
Ma non voleva niente di troppo difficile o impegnativo.
Cosi' scorse mentalmente la sua agenda alla ricerca degli uomini classificati sotto la "M" come "Maschi per una serata nella quale vuoi dimenticare quanto e' stronza la vita".
Un'ora dopo Roberto Giannetti, arredatore d'interni, quarant'anni, con accento milanese di quelli che si imparano soltanto se hai una nonna molto ricca nata nel raggio di 500 metri da piazza San Babila, parcheggiava in seconda fila la sua Citroen Gs anni settanta, modello grande rana, nera. L'auto di Fantomas, con interni di pelle e radica rossa. E le famose sospensioni con levetta in grado di alzare il pianale dell'auto per percorrere strade dissestate. Un'auto che Giannetti aveva comprato nell'oculata convinzione che potesse far urlare le ragazzine. Giannetti adorava le ragazzine.
Ma per Veronica aveva una passione particolare. Da anni coltivava un rapporto discreto con lei. Era un condensato di galanteria. In questo rasentava il sublime. Si considerava un cacciatore d'altri tempi, capace di tallonare da lontano la sua preda per anni e di piombare su di lei come un falco appena si fosse presentata la situazione opportuna. Presente ma non incombente, estasiato dalla bellezza di lei senza essere invasivo. Un equilibrista, un intarsiatore, un suonatore di clavicembalo, un miniaturista. Presenza e distacco erano i suoi due comandamenti, la sua prassi, il suo schieramento di battaglia.
Ma quella sera sapeva (lo sentiva, lo intuiva, lo prefigurava) che l'inseguimento era finito. Lo sapeva dalla telefonata di Veronica ("inviteresti a cena una donna affranta?") e lo sapeva perche', suo malgrado, aveva in mano una carta ineguagliabile.
Seduti a un tavolo del miglior ristorante giapponese, davanti a un sashimi imperiale, Giannetti calo' la briscola. E mentre iniziava a parlare pregustava con un po' di ritegno l'eleganza dell'intrecciarsi della sceneggiatura della sua vita.
"Ho avuto un tumore."
Veronica non si aspettava niente del genere. Anzi, Roberto le sembrava piu' in salute del solito. Lei, colta alla sprovvista, dopo un piccolo sobbalzo emotivo si tocco' la guancia e chiese: "Quando l'hai saputo?"
"Tre mesi fa..."
"E come stai?"
"Sono guarito."
"Bene, ma Santo Cielo, cosa e' successo? Ti hanno operato?"
"I medici non mi volevano operare perche' dicevano che non c'era piu' niente da fare... Invece sono guarito... miracolosamente... Non si sanno spiegare come sia potuto succedere."
 "E adesso non hai niente?"
"Niente di niente, ho rifatto tutti gli esami due volte perche' i dottori non potevano crederci e pensavano a un errore tecnico..."
"Pazzesco!!!"
Roberto aveva quell'aria soddisfatta che ha la gente che e' riuscita a fregare la diagnosi di un medico. Intimamente tutti odiamo i medici, specie quando questi sono sicuri che devi morire quasi subito.
Come quel tale, mio conoscente, al quale un medico diede due mesi di vita. E dopo due mesi mori' il medico. Sono grandi soddisfazioni. Poi sopravvivi per almeno altri dieci anni anche se tecnicamente non sarebbe possibile.

Come era prevedibile Veronica gli chiese: "Come e' successo?"
E lui le racconto' tutto per filo e per segno.
Quando ebbe finito la sua narrazione Veronica, in uno slancio materno, acconsenti' a un contatto intimo abbastanza sfrenato nella casa di lui a un terzo piano di via della Spiga, un indirizzo che era uno status symbol finemente dislocato tra via Monte Napoleone e il parco di piazza della Repubblica.
Ma questo evento non lascio' in Veronica tracce imperiture. Al contrario, ebbe un impatto enorme su di lei tornarsene al residence ("dormire a casa di lui era fuori discussione, troppo intimo") con un'informazione che lievitava in modo affascinante nella sua mente.
 
Giannetti le aveva raccontato che in preda alla disperazione per la sua imminente morte ("era veramente grave, i dottori non mi avevano dato speranze") aveva preso una decisione scapestrata ed estrema. Lui, fin da bambino un renitente a qualunque fede ("non ho mai tifato neanche per una squadra di calcio!") aveva deciso di dare un'occhiata alla concezione spirituale del mondo, visitando una specie di centro olistico parabuddista vicino ad Arezzo, in ambientazione bucolico medioevale.
E li' un giovane santone meridionale, Matteo Marra, con capelli lunghi e neri e occhi infinitamente azzurri, aveva parlato alla sua anima mostrandogli poteri della mente inimmaginabili ("Lo sai che non sono di facili entusiasmi...").
Marra gli aveva dimostrato di saper leggere qualunque segreto gelosamente custodito nella sua anima: "Mi ha guardato, mi ha chiesto come mi chiamassi e poi ha iniziato a parlarmi della mia malattia, della mia paura di morire. Mi ha detto che stavo morendo perche' non riuscivo a elaborare il dolore di aver visto mia madre picchiata da mio padre... E, ti giuro, questo non l'ho mai detto a nessuno sulla faccia della terra e visto che i miei sono morti da un pezzo chi mai potrebbe averglielo raccontato?"
Mentre parlava si vedeva che era realmente impressionato, aveva perso quella leggera affettazione che lo rendeva opaco. "Capisci, mi sono trovato davanti all'impossibile. E sono riuscito a raccontare quello che era successo davanti a un centinaio di persone. Ho raccontato per filo e per segno l'immagine orribile di mio padre che si avventa su mia madre mezza nuda e sanguinante. Proprio io! Mentre parlavo non potevo crederci.
E da li' e' iniziato qualche cosa. Mi hanno chiuso in una stanzetta tutta azzurra, come quella di un bambino piccolo e per quindici giorni mi hanno accudito, imboccato, lavato, massaggiato per otto ore al giorno. Due, quattro, cinque massaggiatori per volta, bellissimo, mi facevano colare addosso sempre sullo stesso punto, un filo d'olio profumato che veniva giu' da un bottiglione, per un'ora di seguito. Mi hanno bombardato di erbe tibetane e incensi e quando sono tornato in clinica i medici non potevano crederci. Guarito!!! Hanno fatto esami e controesami, verificato le diagnosi precedenti e poi mi hanno classificato come "falso positivo". Praticamente il mio corpo, per chissa' quale ragione, avrebbe imitato i sintomi di un male mortale e poi ci avrebbe ripensato."

Quella conversazione aveva lanciato dentro la testa di Veronica un seme di curiosita', di voglia di qualche cosa di completamente diverso. Un sentimento di ribellione primordiale che aveva sentito in modo prepotente durante l'adolescenza ma che poi aveva assopito interpretando il copione di saggia prudenza e compostezza che aveva scelto per ridurre gli effetti traumatici dell'impatto con la vita.
Cosi', due giorni, dopo usciva dall'autostrada ad Arezzo e saliva verso le colline coltivate con ossessione geometrica da contadini laboriosi e infinitamente oppressi.

Aveva sentito al telefono suo cugino, l'avvocato. Le aveva detto che sarebbe scorso il sangue.
Aveva parlato anche di danni psicologici e di crudelta' mentale.
Colto in flagrante sul talamo coniugale. Con il video e l'audio dell'amplesso ripreso dalla moglie disperata con il suo piccolo, piccolo, cellulare...
Se il giudice era una donna sarebbe stata la madre di tutti i divorzi.
"Bene!" Aveva sentenziato la madre di Veronica. "Soffrira', avaro com'e'. Ti ricordi cosa mi ha regalato a Natale di due anni fa? Sali da bagno. Comprati alla Rinascente per giunta. Chissa' perche' hai sposato uno che prima di offrirti una caramella la succhiava un po'. Cosa ci trovavi in lui?"
"Sesso" aveva risposto al telefono Veronica mentre viaggiava sulla A1 intasata. Aveva un'auto che poteva raggiungere i 200 e viaggiava a 60 chilometri orari.
Alla risposta "sesso" la madre era scattata: "Ma non dire sciocchezze. A te il sesso non e' mai interessato!"
Veronica aveva stretto le labbra e bestemmiato mentalmente. Odiava sua madre quando fingeva di aver capito tutto su tutti, prima di tutti.

Era arrivata al Centro Olistico "Il calice e la spada" nel primo pomeriggio, aveva posteggiato sulla ghiaia scricchiolante, sotto gli alberi. Una ragazza gentile, vestita con un sahari, l'aveva accolta nell'ufficio che i cartelli indicavano come "spazio di accoglienza".
Le avevano assegnato una camera con bagno in una delle case del piccolo villaggio. Ce n'erano cinque attorno a una villa padronale costruita con blocchi di pietra enormi, squadrati. Intorno giardini, siepi, prati, vigne e boschi.
Aveva bevuto un succo di frutta seduta a un tavolino del bar, col soffitto a volta, ricavato da un'antica costruzione agricola.
Li' dentro faceva fresco.
Matteo Marra, il Maestro, avrebbe incontrato gli allievi del seminario "Guarda dentro di te" nel pomeriggio.

Aspetto' fino alle quattro meno cinque seduta al bar. Poi ando' nell'ex fienile trasformato in dojo (nella tradizione giapponese il dojo e' il luogo sacro dove si praticano le arti marziali).
Il grande spazio di mattoni grezzi era stato imbiancato con la calce, il pavimento era di legno chiaro, lunghe assi impregnate di olio che emanava un leggero odore di buccia d'arancia. Le pareti erano disadorne, non c'erano oggetti nella stanza. Circa quaranta persone sedevano per terra chiacchierando.
Sulla pedana al centro della sala, sul fondo, una grande poltrona di vimini, imbottita con cuscini rossi, con disegnati simboli floreali. Matteo Marra, il maestro, si accomodo' sulla poltrona esibendo un portamento regale, non era molto alto, aveva folti capelli neri e lunghi e il naso leggermente aquilino. Indossava una giacca di cotone tessuta a mano e decorata di disegni damascati sempre con motivi floreali.
Inizio' l'incontro chiedendo a un giovane di alzarsi e di mettersi in piedi davanti a lui.
Il giovane si mosse imbarazzato raggiungendo la poltrona del Maestro. Matteo Marra lo guardo' con gli occhi che sprizzavano energia e un sorriso appena accennato sotto gli occhi nerissimi.
Il ragazzo aveva una ventina d'anni, i riccioli corti e biondi, una bella faccia e l'aria dimessa.
"Cosa c'e' che non va?" Chiese il maestro.
Il ragazzo inizio' a parlare con evidente difficolta'... "Non mi sento mai a posto... non mi trovo a mio agio con gli amici... nessuna ragazza si innamora di me."
Matteo Marra lascio' che descrivesse balbettando il quadro avvilente della sua esistenza.
La cosa infastidi' Veronica. C'era come un compiacimento da parte di Matteo Marra nel lasciare che il ragazzo sperimentasse per intero le pene di quella confessione pubblica.
Quando il ragazzo termino' di fornire dettagli sulla sua tristezza  il Maestro chiese:
"I tuoi genitori sono qui?"
"Si'." Rispose il ragazzo."
"Possono venire avanti?"
Una donna con due ampie rughe che circondavano la bocca e gli occhi stanchi si alzo'. Indossava un vestito rosa in maglia di cotone molto semplice e aveva i capelli corti, castano chiaro. Si avvicino' al figlio insieme al padre che era un uomo alto con la pancetta e il viso neutro.
Matteo Marra lascio' il suo trono e si avvicino' a loro, tocco' alcuni punti del corpo del ragazzo, poi fece lo stesso con il padre e la madre. Poi ritorno' alla sua poltrona di vimini: "Questo ragazzo non ha ricevuto da suo padre l'iniziazione maschile. E' un problema diffuso nella nostra societa'. Presso le culture primitive il padre, o il fratello della madre, devono trasmettere l'energia maschile Yang al giovane successivamente alla sua prima eiaculazione. Questo avviene in molti modi. Presso gli australiani lo zio  compie un viaggio di 15 giorni insieme al nipote. Non parlano. Camminano, si fermano su alcune colline, in alcuni punti precisi, a contemplare il panorama, per ore. Arrivano poi in un luogo segreto e particolare, ad esempio una caverna con una grande apertura circolare al centro del soffitto, dalla quale entra la luce del sole. E qui lo zio disseppellisce una specie di lunghissimo corno di legno, uno strumento a fiato sacro, e mostra al nipote come suonarlo. Il nipote lo suona. Poi lo nascondono nuovamente. Questo strumento musicale verra' disseppellito solo quando il giovane tornera' in veste di zio con un suo nipote."
Matteo Marra parlava lentamente, con una voce forte e tranquilla. Veronica ascoltava un po' annoiata. Temeva di non essere tagliata per tutti quei discorsi.
Il Maestro concluse la spiegazione dicendo: "L'Occidente ricco ha perso il suo legame con gli archetipi."
Poi si rivolse al ragazzo: "Non c'e' niente che non va in te. Sei un giovane bello e forte. Ma il tuo essere maschile e' assopito, e' ancora bambino. Non hai ricevuto i segni, non hai aperto i canali. Nessuno te l'ha mostrato. Tuo padre non ti ha trasmesso il suo carattere maschile. Nessuno zio ti ha mostrato come suonare il corno della virilita'."
Poi si rivolse al padre: "Ora se vuoi puoi trasmettere a tuo figlio il tuo carattere maschile. Tu sei diventato padre, quindi lo possiedi."
Il padre annui'.
"Vuoi farlo?" Chiese al figlio.
"Si'." Disse titubante.
"Vuoi farlo?" Chiese rivolto poi al padre.
"Si'." Rispose quello.
"Bene, allora tutte le donne si mettano sulla mia destra, tutti gli uomini sulla sinistra. Potete partecipare tutti a questo rito."
Buona parte dei presenti si alzo' e si sposto' nella parte opposta della sala generando una certa confusione che si placo' nel giro di un minuto.
Poi il Maestro disse: "Allora: tutte le donne emetteranno il suono ih, ih, ih" Disse modulando una nota alta con un ritmo veloce. Tutti gli uomini  faranno: ooh, ooh, ooh". Un ritmo veloce su una tonalita' bassa.
"Iniziate!" I presenti cominciarono, la sala fu invasa da una cacofonia sgradevole ma nel giro di pochi secondi le voci iniziarono spontaneamente ad accordarsi. Dopo un minuto si arrivo' a produrre una sonorita' compatta. Il sovrapporsi di due ritmi discordanti produsse un effetto sonoro molto coinvolgente.
Il Maestro si rivolse al padre: "Adesso abbraccia tuo figlio. Mettigli un braccio intorno alle spalle... Ora prendi con l'altra mano i suoi testicoli." Il padre ebbe un attimo di esitazione quindi con un braccio circondo' le spalle del ragazzo e appoggio' l'altra mano sul suo pube. Il ritmo del coro inizio' a crescere. Padre e figlio tremavano per l'emozione. Dopo qualche minuto Matteo Marra disse al padre di sciogliere l'abbraccio e quindi disse al figlio di abbracciare il padre e prendere i testicoli di lui in mano.
Il ritmo dei vocalizzi del coro continuava a crescere e tutti accompagnavano il suono con movimenti ritmati e violenti.
Veronica non aveva mai visto niente di simile. Davanti a lei c'erano segretarie d'azienda, tecnici informatici, operai, piccoli imprenditori, pensionate, studenti, professionisti, e in un attimo si erano trasformati in selvaggi preistorici.
Padre e figlio erano ancora abbracciati.
Matteo Marra fece un gesto alla madre del ragazzo comunicandole cosi' che poteva andare ad abbracciare i suoi cari (ed entrare anche lei nel rito accogliendo la loro parte maschile). Quando anche lei si uni' all'abbraccio il coro ruppe il ritmo e il suono fece tremare tutta la costruzione.
Poi ci fu silenzio.
Tutti si fecero intorno ai genitori e al figlio e li abbracciarono. Si formo' un unico agglomerato umano di corpi che si toccavano.
Anche Veronica si era buttata in quell'abbraccio sentendosi emotivamente toccata.
Dopo qualche minuto Matteo Marra disse: "Andiamo avanti."
L'abbraccio, pigramente, si sciolse e le persone tornarono a sedersi per terra, piu' vicine di prima, alcuni si tenevano per mano.
I genitori e il ragazzo avevano la faccia stravolta, come se avessero scalato una montagna a mani nude. Si sedettero tutti e tre vicini, un po' in disparte, cercando di dissimulare l'emozione.
Avevano l'espressione di chi cerca una faccia qualsiasi e non la trova.
Quando la platea si fu ricomposta il Maestro disse: "Chi altro vuole affrontare il suo problema?"
"Io!" Disse Veronica, con la voce altissima. E subito dopo si stupi' di averlo fatto.
"Vieni avanti." Disse Matteo Marra. Lei penso' di rifiutare... Ma ormai era andata troppo avanti.
Quando Veronica arrivo' davanti al Maestro si sentiva una bambina piccola.
"Qual e' il tuo problema?"
"Non lo so... Sono tornata a casa e ho trovato mio marito a letto con una mia amica. Ma non e' questo il vero problema. Non mi manca niente, ho sempre avuto tutto quello che ho voluto.  Ma sinceramente la mia vita e' un disastro. Non c'e' niente che mi interessi veramente..."
Veronica abbasso' gli occhi. Matteo Marra la prese in contropiede: "Guardami in faccia. Forse qualcuno ha spezzato l'energia dentro di te... Qualcuno ti ha fatto qualche cosa... Ti ha tradito..."
Successe cosi', all'improvviso.
Matteo Marra le stava parlando lentamente, con la sua voce forte, che tutti udivano nella sala. E lei si rese conto che lui l'avrebbe detto. Avrebbe detto quello. Forse sapeva che sarebbe successo dall'istante nel quale aveva parlato con Roberto Giannetti. Ma non aveva voluto confessarselo.
I lineamenti delicati del viso di Veronica, le labbra piene, le narici buie, gli occhi che seguivano una curva meravigliosa, persero all'istante la loro armonia.
Il Maestro continuo' come se non vedesse la disperazione nei suoi occhi: "Nella tua camera... Avevi... dodici anni... Ti ricordi... Tu guardavi il mare... Il poster sul muro... Tuo padre..."
"No!" Disse lei. Un "no" che parti' con impeto ma le mori' in gola.
"Perche' non vuoi dirlo?"
"Non e' vero!" Sentiva che la testa le girava.
"Puoi liberarti di questa angoscia solo dicendolo."
"Io..." Non riusciva a respirare.
"Vuoi dirlo?"
Silenzio.
"Si'." Disse Veronica capitolando.
"Dillo... Tuo padre ti ha..."
Veronica non riusciva a parlare.
Il Maestro la incoraggio': "Su, puoi dirlo, eri nella tua camera e mentre succedeva guardavi una fotografia del mare appesa al muro. Dai io so cosa e' successo ma devi essere tu a dirlo... Su dillo... Tuo padre ti ha..."
Veronica scoppio' a piangere restando assolutamente composta e immobile.
"Mi ha violentata."
"E..." La sprono' Marra...
"E..." Veronica non riusciva a emettere suoni. Aveva la bocca aperta, una bolla di saliva uni' per un istante le labbra spalancate.
"Mi ha fatto schifo..." La voce le manco' ancora, deglutiva aria, sembrava un pesce strappato dal mare. Poi alla fine riusci' a dirlo: "E mi e' piaciuto."
Il Maestro lascio' trascorrere alcuni secondi di silenzio.
"E' normale. Tuo padre non aveva mai tempo per te. Non ti ascoltava mai. Non giocava mai con te. Non ti abbracciava mai. Qualunque tipo di attenzione per te era preziosa. Non eri in grado di distinguere il giusto dallo sbagliato". Veronica singhiozzava.
Il Maestro continuo': "L'importante era che finalmente si occupasse di te. Ti dimostrasse che esistevi anche tu. Ma tutto questo non ha piu' importanza.  Ora sei una donna, non hai bisogno di tuo padre. Tuo padre e' morto ormai da dieci anni. Puoi seppellirlo. Puoi trovare mille persone che si interessino a te. Sei bella, sei giovane. Vali."
Veronica ora piangeva senza ritegno, i singhiozzi si erano impadroniti del suo corpo.
 "Se vuoi puoi stenderti per terra." Le propose Matteo Marra. Lei lo fece, li', sul pavimento, davanti a lui.
Matteo Marra disse: "Ora avvicinatevi. Ognuno metta una mano sul corpo di questa donna. Confortatela con le vostre mani."
E mentre tutti si avvicinavano a Veronica, Matteo Marra intono' un Ommm lunghissimo. Veronica chiuse gli occhi mentre decine di mani entravano in contatto con lei.
Poi Matteo Marra ordino': "Sollevatela, lentamente."
Decine di mani si insinuarono sotto la sua schiena, il suo collo, la sua testa e le sue natiche, le cosce i polpacci le caviglie e i talloni. E lei si trovo' a fluttuare nell'aria. Poi la girarono. Ora mostrava la sua schiena. Il vestito di maglia di cotone color sabbia le era salito fino a sopra i fianchi scoprendo gli slip bianchi. Il Maestro si avvicino'. Le appoggio' la mano sinistra aperta tra le scapole. Veronica sobbalzo' sentendo un calore rovente al centro della spina dorsale.
Senti' una specie di scossa arrivarle fino alla nuca. Il Maestro continuo' a tenerle la mano in quel punto imprimendole un movimento circolare mentre il viso, il collo, il petto, il ventre, i piedi, le braccia e i polsi di Veronica erano sostenuti dalle mani di decine di persone. Lei si accorse di avere palpitazioni violentissime. Poi il cuore si calmo'. Passarono lunghi minuti durante i quali continuo' a essere cullata e massaggiata. Raggiunse una sorta di torpore.
Infine fu adagiata lentamente in un angolo della sala, una ragazza le si mise accanto abbracciandola.
Veronica, silenziosamente ricomincio' a piangere.

grazie

ne avevo un gran bisogno in questo preciso momento.,. :)

il tutto assomiglia un po' ai riti del "viaggio a Kililan", uno dei tuoi più bei racconti.

un abbraccio forte