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L'invenzione della ruota per l'acqua

Avra' un impatto sulla storia pari all'invenzione della sua omologa da terra. La ruota per l'acqua contiene un paradigma mentale in grado di incidere sulla struttura intima delle idee: e' un messaggero proteico di un nuovo modo di pensare.
L'idea e' di una semplicita' allucinante: una tanica di plastica a forma di ruota, con un buco al centro. Assomiglia alla ruota di un'auto. Basta un tappo e una corda per trasformarla in un contenitore d'acqua che puoi tirare facendolo rotolare invece di caricartelo sulla schiena, come si e' fatto per secoli. Contiene fino a 50 litri d'acqua. Un uso intelligente della plastica, materiale meraviglioso, resistente, elastico, leggero, malleabile.
E non e' solo una soluzione straordinaria per milioni di esseri umani (per lo piu' donne e bambini) che ogni mattina devono percorrere chilometri a piedi e rompersi la schiena trasportando 10 o 20 litri d'acqua. Per capire l'importanza di questa invenzione, bisogna calcolare che procurarsi l'acqua e', per la maggioranza dei terrestri, un'attivita' che assorbe una parte considerevole della capacita' lavorativa. Quando hai percorso dieci chilometri, di cui cinque con una tanica sulla testa, poi sei gia' stanco e devi ancora procurarti da mangiare.
Ma l'invenzione, come tutte le grandi invenzioni, ha dentro vari messaggi.
La sua semplicita' umilia l'intelligenza e la bonta' di cuore di milioni di scienziati e designer progressisti. Capaci di firmare petizioni e sottoscrivere offerte, ma incapaci di inventare uno strumento cosi' semplice: si poteva idearlo 50 anni fa, si sarebbero risparmiati milioni di morti di fame. Ma nessuno ha avuto l'interesse a farlo. E oggi a inventarla e' stato il Sud Africano Pieter Hendrikse.
Comunque, anche il concetto stesso dell'invenzione contiene una rivoluzione figlia del pensiero laterale: il mezzo di trasporto e cio' che si trasporta si fondono in un'unica struttura. Tradotto in termini filosofici e' il superamento del paradigma "del fine che giustifica i mezzi". La soluzione che stiamo cercando, l'unica capace di salvare il mondo, parte da qui: i fini e i mezzi devono corrispondersi.
In altri termini: la cultura che ha generato un problema non contiene i mezzi per risolverlo. Oppure: la realta' e' intimamente interconnessa, solo l'azione perfetta puo' generare la vibrazione empatica che inizia il cambiamento. Dentro c'e' la sintesi del teorema olistico di Gaia, il pianeta che scambia informazioni autostrutturanti e genera strategie globali naturalmente, cellularmente.
(Su questo vedi Capra, La rete della vita. Essenziale.)

Per maggiori informazioni su Q-Drum, la ruota per l'acqua, http://www.qdrum.co.za/ 

La notizia e' tratta da un articolo del Corriere

Jacopo Fo

La semplicità non paga...

Ciò che è semplice, nella notra società, ha lo stesso valore di ciò che è gratis ed è pari a zero. Ciò che è semplice passa alla storia, ma non porta proventi perché tutti lo possono realizzare, a meno che non si investa su brevetti in esclusiva che costano e che si riservano alle grandi idee, ai grandi progetti.
Ciò che è semplice è facile da comprendere, da utilizzare, da riparare e non produce redditi da formazione, da assistenza o da manutenzione, quindi non conviene.
Ciò che è semplice è per tutti, è di tutti e tutti possono metterci le mani senza aver bisogno di titoli o di grandi capitali. Ecco perché la nostra società è basata sulla burocrazia (e sui relativi intoppi), sulla tecnologia (e non sulla tecnica, la manualità e l'artigianato), sulla scienza (più che sul buon senso) e sulla violenza, sulla prevaricazione quotidiana di chi potrebbe (e dovrebbe) "farla facile" e che invece vive sulle difficoltà del prossimo. Riflettiamoci sopra e diamoci da fare, ove possibile...

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