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La teoria delle finestre rotte
(Fonte: Parla con me, Rai 3)
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"le finestre rotte": una realtà
Molto interessante!!!
Le piccole cose che vengono spesso trascurate possono nascondere dei iceberg. Lo stesso punto di vista viene ripreso da un articolo scritto per l'appunto sulle finestre rotte; vale la pena di esser letto www.ticonzero.info
Allibito
Sinceramente mi sembra una cazzata allucinante. Come dire... "questa bottiglia contiene un vino andato a male... uno schifo... diamogli una bella lucidata, una etichetta nuova e vedrai che buono!"
Mi sembra solo una ulteriore forma di controllo in un'America che di controllo ne ha già abbastanza.
Per la criminalità le cose non funzionano così, se uno vuole stuprare una donna o commettere un omicidio non sarà mai dissuaso dalla pulizia della metro. Per queste cose non bisogna "partire dal basso", ma "partire da dietro", dalle scuole, dalla famiglia.
Quello che voglio dire è: se la città stanzia 100.000 dollari, perchè usarli per combattere i sintomi piuttosto che le cause? perchè non impegnarsi nel costruire strutture che facciano da collante per la società?
Uno su tutti, vorrei citare questo articolo di Umberto Galimberti, contenente molte verità sui poveri cugini americani.
http://www.retesociale.it/archivio_news_2005/articolo_galimberti.htm
A presto.
Non allibirti. E' la strategia del CONTESTO!
Caro El Gauchito Gil,
quello che tocchi è un tema centrale della nostra proposta politica-strategica-esistenziale.
L'esempio delle finestre rotte ha dimostrato la sua efficenza contro la criminalità a Bogotà come a Curitiba. Ovviamente l'azione "estetica" non può agire da sola. A New York si erano verificati anche cambiamenti strutturali. Ugualmente l'azione di trasformare Curitiba in una città giardino e quella di invadere con vigili-claun Bogotà furono accompagnate da azioni che incisero sulla povertà e l'ignoranza.
La novità della teoria del contesto sta però nell'affrontare i problemi uno per volta cercando risultati minimi ma immediati e accompagnando quest'azione con la capacità di stupire, di cambiare improvisamente aspetti secondari ma determinanti nel costruire l'immagine che le persone hanno di una certa situazione.
E' un discorso che anche a me ha fatto saltare sulla sedia. Ma ti prego di provare a rifletterci.
Ti faccio un'altro esempio: come fai a reinserire una donna che vive sotto i ponti dentro uno scatolone farle trovare casa e lavoro e rimetterla in sesto?
Ci vogliono anni, tanti soldi, personale specializzato... E ben pochi esempi di successo possiamo annoverare...
Ma c'è un altro modo: cosa succede se cominci tutto pulendo la bottiglia?
Il moralismo cattocomunista ci dice saggiamente che l'abito non fa il monaco.
Ma è una cazzata. In America gruppi di femministe e psicoterapeute hanno portato queste "barbone" in in cebtro di bellezza speciale, le hanno lavate, massaggiate, pedicure, manicure, maschera idratante, coiffeur e 10 mila dollari di vestiti e accessori addosso. Poi le hanno messe davanti a uno specchio: "Ma guarda come sei bella! Ma come stai bene! Ma come sei elegante!!!" E poi le hanno mandate a un colloquio di lavoro e a uno per affittare una casa. Hanno tirato fuori in pochi anni 5000 donne, con un tasso di fuga con i 10 mila dollari di vestiti firmati orologi, braccialetti e borse. E solo il 3% delle donne è scappata con il prezioso guardaroba.
Poi ovviamente le donne sono state seguite per anni da psicologhe e assistenti e si sono sostenute tra di loro ritrovandosi in gruppi di autocoscienza. Ma la molla iniziale del cambiamento è stata innestata proprio da un'operazione "di facciata".
Proprio come fece Bassolino spazzando via i chioschi abusivi dal lungo mare di Napoli appena diventò sindaco. Poi si è fermato ma il principio era giusto...
Credo che questo sia un grosso tema da discutere.
Credo che sia un punto centrale se vogliamo far rinascere il movimento con un progetto vincente.
Ne ho scritto anche in
La politica dei piccoli passi.
Nel capitolo 7 la storia di Bogotà e i clown.
Gli articoli che hai citato
Gli articoli che hai citato sono giustissimi, sono infatti tutti esempi di manovre che partono dalla radice del problema, usando contemporaneamente interventi di facciata. Ma quando si parla di criminalità ho davvero tanta paura che sia solo una scusa per aumentare controlli, generare ansia e timore, insicurezza, rompere il senso di collettività, creare tantissimi singoli individui impauriti. Mi sembra quasi un riproporre quello che succede in Italia quando per abbassare lo smog in una città come Milano si blocca il traffico senza sensibilizzare minimamente i cittadini all'uso della bicicletta, mezzo di trasporto possibilissimo date le dimensioni della città. O si chiudono alla gente intere aree pubbliche come piazze o parchi. Il risultato non è pulizia, ma alienazione. Il crimine non si riduce, ma si sposta semplicemente. I soldi delle amministrazioni sono pochi, credo sia più giusto rinsaldare le fondamenta di un palazzo che la sua facciata; so che è difficile, ma secondo me la causa di tanti crimini non è che il sintomo dello sfibramento del tessuto sociale. Se poi dici che invece questo metodo funziona... allora non so che dire.... sarò rimasto indietro...! :-)
non so... ma questo dipinto mi fa tanta paura...
forse perchè è uno dei mondi possibili?
o esiste già?
ciao
"Broken windows" poco efficace in Italia
La teroria delle "broken windows" è ben conosciuta in Italia da tutti gli aministratori che aderiscono al FISU (forum Italiano Sicurezza Urbana) ed è oggetto di molti interventi progettuali realizzati nelle realtà locali. In Italia viene applicata (male) in particolare riguardo al degrado urbano, cercando di eliminare dalle città gli elementi che costituiscono fonte di insicurezza per i cittadini perchè mostrano un'istituzione poco attenta ai particolari (sporcizia, graffiti, manutenzione viaria e dell'arredamento urbano, schiamazzi notturni).
La conoscenza teorica della "broken windows" non viene comunque tradotta in interventi validi che consentano di arginare il senso di insicurezza dei cittadini e la criminalità tout court.
Enzo Mascolo
Freakonomics
Premetto che a me l'idea dietro alla teoria delle finestre rotte piace. La mia mamma professoressa (o professoressa madre) mi diceva: principiis obsta (cioè, più o meno, contrasta l'inizio di una cosa che pensi non ti vada bene).
Però devo dire, per onestà intellettuale, che la teoria, nel caso specifico del vandalismo e dei piccoli reati nelle città americane, non è confermata. In particolare, Steven Levitt, nel suo libro di successo Freakonomics, sostiene che la spiegazione del calo dei piccoli reati è demografica: invecchiati i baby boomers e diminuita la densità degli adolescenti, i piccoli reati sono diminuiti di conseguenza.